Walter Mazzarri

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Walter Mazzarri.jpg

Mazzarri infuriato perché l'arbitro gli ha concesso SOLO tre rigori.

Quote rosso1.png Sono stato zitto in questa settimana, ho rivisto la partita 4-5 volte e a mente fredda c'è stato un momento in cui mi volevo dimettere, ho avuto voglia di smettere. L'errore tecnico ci può stare, ma qui sono state violate le regole. Quote rosso2.png

~ Mazzarri dopo aver perso con la Juventus in Supercoppa italiana
Quote rosso1.png Sono stato zitto in questa settimana, ho rivisto la partita 4-5 volte e a mente fredda c'è stato un momento in cui mi volevo dimettere, ho avuto voglia di smettere. L'errore tecnico ci può stare, ma qui sono state violate le regole. Quote rosso2.png

~ Mazzarri dopo aver perso con la Roma in campionato
Quote rosso1.png Sono stato zitto in questa settimana, ho rivisto la partita 4-5 volte e a mente fredda c'è stato un momento in cui mi volevo dimettere, ho avuto voglia di smettere. L'errore tecnico ci può stare, ma qui sono state violate le regole. Quote rosso2.png

~ Mazzarri dopo aver perso con il nipotino a dama

Walter Mazzarri (San Lagnoso, Livorno, 1 ottobre 1961) è una prefica professionista e allenatore di calcio a tempo perso.
È considerato uno dei tecnici meglio preparati della propria generazione, generazione che, è giusto ricordarlo, annovera cime del calibro di Gian Piero Gasperini e Roberto Donadoni. Fino al 2013 poteva vantare l'invidiabile peculiarità di non essere mai stato esonerato in più di vent'anni di carriera.
Poi è andato ad allenare l'Inter.

[modifica] Giocatore

Bambino piange.jpg

Walter ai tempi del Follonica.

Dopo le trafile nelle giovanili del Follonica, Walter Mazzarri viene notato dai dirigenti della Fiorentina.
Mentre divelle un parchimetro, ma l'importante è farsi notare.

Scatto, dribbling, visione di gioco: queste le qualità che a Mazzarri mancano completamente. Ha però una vistosa fossetta sul mento, e tanto basta per meritargli il soprannome di "nuovo Antognoni". Compagni e avversari preferiscono invece chiamarlo Walter Matthau, per la sua abilità nel gettarsi a terra a ogni minimo contatto.

Con la Fiorentina non riesce però a esordire in Serie A. Troppo forte Melchiorre Schiattarella, il poliomelitico portaborracce titolare. Mazzarri fa le valigie e fischiettando allegramente si dà a una vita da globetrotter, retrocedendo di una categoria all'anno: Pescara in serie B, Cagliari in serie C, quindi Reggiana, Puteolana, Marrapollese, Real Val d'Orcia, Wisla Cracovia, Porto, Portogruaro, Gabicce Mare e Dopolavoro Acciaierie Valbruna.

Chiude la carriera con una lunga militanza nel Licata, in serie Tristezza, dove nel 1988 viene eletto miglior giocatore del torneo e premiato con un lopez alla coscia che in pronto soccorso giudicano guaribile in quindici giorni.
Mazzarri si ritira nel 1994, dopo un commovente giro di campo e il conseguente arresto per vagabondaggio da parte della municipale di Licata. In suo onore, la società ha deciso di ritirare per sempre il cassonetto dell'umido.

Conta tre presenze nella Nazionale Guardoni.

[modifica] Allenat(t)ore

[modifica] Gli esordi sui palchi di periferia

Walter Mazzarri pollice in alto.JPG

Mazzarri si congratula con Bruno Cirillo per la sua corretta posizione tattica.
In tribuna.

Dopo aver tentato di appendere le scarpe al chiodo ed essersi martellato una mano, Mazzarri diventa allenatore. Di Pokemon.
Successivamente, Renzo Ulivieri lo vuole come suo assistente a Bologna, a patto che se ne stia buono in panchina e faccia la cacca nella lettiera.

Il grande carisma, le felici intuizioni tattiche e la celerità nel reperire il macchiatone che tanto piace a Ulivieri gli permettono di fare strada. Nel 1999 gli viene affidata la Primavera del Bologna, con la quale vince un campionato moldavo poi revocato dalla giustizia sportiva. L'anno dopo ottiene il patentino di allenatore al supercorso di Coverciano con la tesi 1000 modi per abbordare una velina al Pepenero, che diventerà una lettura obbligata per tutti quelli che vogliono avvicinarsi a questa professione.

Nel 2002, dopo essersi affrancato dall'ingombrante presenza di Ulivieri segregandolo nel bagagliaio della sua Yaris, Mazzarri ottiene la sua prima panchina. A chiamarlo è l'Acireale, in C2, alla disperata ricerca di un capro espiatorio per i fallimenti societari. Il lavoro di Mazzarri va oltre ogni più rosea aspettativa e a fine stagione l'Acireale si piazza secondo in campionato, arrendendosi solo ai pulcini del Rodengo-Saiano.
Seguono importanti esperienze all'Aci Trezza, con un decimo posto finale, e all'ACR, dove Mazzarri impara il bans della banana.

[modifica] I primi melodrammi

Nel campionato 2003-04 viene ingaggiato dalla squadra della sua città, il Livorno, in Serie B. Mazzarri fissa subito l'obiettivo:

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«Voglio mangiare cacciucco fino a svenire.»
Mazzarri vince premio.jpeg

Mazzarri riceve il Premio Piangina 2007 e, da vero piangina, protesta per non averlo vinto l'anno precedente.

I fatti, come sempre, gli daranno ragione.
Il Livorno, nel frattempo, si classifica penultimo sopravanzando soltanto il Como allenato da Hector Cuper. L'anomala formula decisa dal segretario della Lega Calcio Adriano Galliani, forse in preda a un'intossicazione da bromuro di potassio, prevede però che le prime 23 classificate salgano in massima serie e che solo l'ultima retroceda. Il Livorno e Igor Protti ritornano così in Serie A dopo 54 anni di assenza.

L'anno dopo Mazzarri passa alla Reggina, che conduce per tre volte alla salvezza pur schierando Rolando Bianchi in attacco. L'ultima stagione ha del miracoloso: la Reggina si salva all'ultima giornata nonostante una blanda penalizzazione di 85 punti per aver tesserato un giocatore dal nome ridicolo come Ciccio Cozza. Durante Reggina - Udinese alcuni testimoni oculari affermano di aver visto addirittura Rolando Bianchi calciare il pallone in direzione della porta avversaria. Un trionfo!
Secondo un calcolo noto solo ai tifosi reggini, senza penalizzazione la formazione calabrese avrebbe vinto campionato, Coppa Italia, Champions League e Torneo Sei Nazioni.

La tappa successiva è Genova, sponda Sampdoria. È qui che Mazzarri assurge a re indiscusso della recriminazione, prendendosela a seconda del momento con l'arbitro, i guardalinee e con la moglie che gli ha inamidato troppo i colletti delle camicie. Ottiene comunque risultati di rilievo, qualificando la squadra alla Coppa UEFA e insegnando a Cassano la consecutio temporis. Il suo rapporto con i blucerchiati si conclude dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia con la Lazio, sconfitta della quale Mazzarri incolpa:

Mazzarri napoli.jpeg

Wikiquote.png
«Ué arbitro, chilla era CHIARA OCCASIONE DA GOL!»
(Mazzarri su Cavani che è stato ammonito dopo essere entrato in tackle sulla faccia del portiere)

[modifica] Non ci resta che piangere

Nel 2009 il povero Donadoni, allora allenatore del Napoli, si perde nel reparto elettrodomestici dell'Auchan e al suo posto viene ingaggiato Mazzarri. La mano del tecnico livornese si vede subito, come testimoniano le numerose ecchimosi sui corpi dei giocatori: il 3-5-2 con cui manda in campo il suo Napoli è un meccanismo perfetto in cui ogni reparto adempie al proprio dovere:

E là dove non arriva il bel giuoco, arrivano i piagnistei!
Grazie a questa strategia Mazzarri conduce gli azzurri a risultati che a Napoli non si vedevano dai tempi in cui Maradona si sniffava pure le linee del campo, prima su tutti la conquista di una prestigiosissima Coppa Italia che fa esclamare giustamente al patron De Laurentis:

Wikiquote.png
«Siamo i campioni del mondo dello sport!»

Insignito dello scomodo titolo di erede di Totò ed Eduardo De Filippo, Mazzarri continua a regalare immense prove attoriali. Nel 2011, dopo una sconfitta con gli svedesi dell'Elfsborg, frigna perché il pallone, a suo dire sgonfio, ha inficiato il risultato. Nel 2012 ha un violento diverbio col giornalista Mario Sconcerti e riesce a prenderlo a ceffoni nonostante sia collegato telefonicamente.

Nei quattro anni partenopei, oltre a fare incetta di Nastri d'argento, Mazzarri è l'unico a parlare pubblicamente del vergognoso disegno antimeridionalista attuato dalle squadre del nord.

Citazione Mazzarri.jpg

In pieno Inter style!

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«Come mai il Milan ha diciotto scudetti e il Barletta nemmeno uno? Solo una coincidenza? Io non ci credo!»
(Mazzarri in una delle sue migliori performance)

[modifica] Ed è subito Broadway!

Seguendo un copione che si ripete dal 1995, nell'estate del 2013 Massimo Moratti, travestito da animalista, avvicina Mazzarri e gli chiede di firmare una petizione contro l'abbandono dei cani in autostrada. Mazzarri accetta, ignaro che quello che sta firmando è il contratto che lo lega all'Inter per due anni.
Nella partita d'esordio, vinta 2-0 col Genoa, Mazzarri si fa cacciare per proteste contro il cielo troppo nuvoloso.
Dopo un avvio promettente, impreziosito da una vittoria in trasferta per 7-0 contro un Sassuolo che aveva capito che si giocava a Milano, la sua Inter accusa un calo di forma e si ritrova a metà classifica, situazione che Mazzarri risolve addossando le colpe al massaggiatore. A fine stagione l'Inter si classifica quinta e Mazzarri, comprensibilmente compiaciuto, non manca di sottolineare che la squadra è riuscita a salvarsi con ben trentasei giornate d'anticipo.
Nell'estate 2014 l'allenatore livornese firma un rinnovo per due anni, nonostante gli emissari del neopresidente interista Erick Thohir avessero tentato di impediglierglielo spezzandogli una mano. L'inizio di campionato è balbettante: con la consueta professionalità, Mazzarri cerca di tenere il gruppo coeso scaricando le responsabilità sui molti infortuni, sulle scie chimiche, sul Mossad e su Francesco Schettino.
I suoi sforzi sono però inutili, e il 14 novembre viene esonerato per la prima volta in carriera. Nelle stesse ore viene diramata un'allerta pioggia nella zona di Appiano Gentile.


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