Velvet Underground

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ATTENZIONE: QUESTA PAGINA È ROCK!!!
Quote rosso1.png Accidenti, Velvet Underground è proprio rock. Sì insomma, capisci quello che voglio dire? Non dico punk, metal o house, parlo di rock; e non un rock poco rock, ma vero rock rock. Un rock che ti entra nelle vene e ti penetra nell'anima senza lasciarti andare... proprio rock insomma.
L'house, il metal e il punk sono lenti. Velvet Underground è rock.
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Quote rosso1.png E mentre tutti stanno a dire che sono froscio io mi trombo Nico Quote rosso2.png

~ Lou Reed sulla sua sessualità
Quote rosso1.png Eh, no, Lou, ci sono prima io Quote rosso2.png

~ John Cale sull'affermazione precedente
Quote rosso1.png Ehi, c'è qualcuno tra voi che mi vuole consolare? Quote rosso2.png

Quote rosso1.png Qvando kapirete che io zono tonna e non imparentata con dei paztori zarti? Quote rosso2.png

~ Nico sul suo nome
Quote rosso1.png E mo'? Quote rosso2.png

~ Moe Tucker quando Lou Reed se ne andò dalla band
Quote rosso1.png Ehi, questa "Sunday Morning" è dolce e rilassante, è la colonna ideale per lo spot dell'Enel! Quote rosso2.png

~ Pubblicitari creativi su una canzone triste che porta al suicidio
Quote rosso1.png John Cale, l'uomo che dotato di Viola stuprava i padiglioni acustici, la viola più sessuale del Rock! Sì, come un transone. Quote rosso2.png

~ The Man sofferenza
Quote rosso1.png I Velvet Underground seppero dare alla musica rock quel qualcosa in più, che mancava a moltissimi altri mediocri creati ad arte dalle major. Quote rosso2.png

Scaruffi sui Velvet Underground

Quote rosso1.png I Velvet sono i Velvet. Voglio dire, quegli acuti assordanti, quei ritmi sincopati, quel gran tocco di bellona di Maureen e i suoi battiti tribali e scalmanati, quegli spettacoli live dove nessuno capiva un cazzo, Andy Warhol, quelle sensazioni e quei ritmi che ti percuotevano il cranio, quel nichilismo, tutte quelle droghe, quelle esperienze estreme. Quote rosso2.png

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Quote rosso1.png Per me il voto sarebbe 10 ma siccome ho dato 9.5 a Captain Beefheart e non posso superare quel voto, do un 9 pieno, come al secondo di quella allucinata di Diamanda Galas (che ho ascoltato poco fa, e mi ha dato ottime sensazioni), è tra l'altro lo stesso voto dell'album di debutto dei Suicide che mi sono piaciuti, ma poi dal primo via via hanno iniziato a fare i Beatles, una cosa che non è successa con i Velvet, che hanno peggiorato dal secondo via. Quote rosso2.png

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Quote rosso1.png Non sono convinto, ma lasciamo così, ho ancora 9'000 Vinili da ascoltare, e tanto adesso vado a penalizzare quelli che mi hanno rovinato la band negli anni '60 e mi riferisco ai maledetti di Liverpool. Quote rosso2.png

Scaruffi sui Velvet Underground


I Velvet Underground sono al contempo la migliore e la peggiore cosa capitata alla musica rock dai tempi dei folks di Cousins e Demoss alla fine del diciannovesimo secolo. Capaci di sperimentare qualunque tipo di musica, prima di qualunque altro essere umano, band, entità, e pure qualunque tipo di droga prima di qualunque altro fattone. Oggigiorno, d'altra parte il loro germe artistico ha invaso qualunque cosa, d'altra parte se "Siamo devastati e pompiamo nelle casse" è anche merito delle jam session tra i Velvet, che contribuirono a spaziare verso ogni dove. Industrial, heavy metal, EBM, furono anche generi da loro affrontati e scoperti, tra deliri psichedelici, e sole luci bianche. Ah, detengono la paternità pure del drone doom metal. Si dice che siano stati i patriarchi della prima forma d'indie music, e il secondo miracolo dopo Mozart nella storia della musica occidentale. E tutto questo è strano, pensando a cosa ci ha offerto Lou Reed in tempi recenti, con i Metallica, ha effettuato un operazione di smembramento, Lulu un album che farebbe impallidire pure Nico.


[modifica] Nascita

Successe un dì dell'ormai lontano 1964, che un giovane ebreo nuovayorchese, tal Reed Lou in arte Lou Reed, stava cercando d'inventarsi un uso creativo per la sua collezione di cucchiaini della Hobby & Works, trovandolo nell'eroina. S'appassionò così tanto a questo nuovo hobby che le sue visite ad Harlem, al 125 di Lexington Avenue, divennero frequenti. Stufo che il suo amico fosse perennemente ritardatario e incazzato per via del fatto che avesse aumentato il prezzo della droga del 15%, facendolo salire a 26$, Lou decise di vendicarsi di lui, prima cercando di metterlo in cattiva luce nell'ambiente dei tossicodipendenti, poi, accortosi che era pedinato da strani tizi con una pistola in mano, tra cui il famigerato uxoricida "Hey" Joe, pensò bene di trasferirsi in un'altra zona della Grande Mela, dove, con alcuni intelletualoidi perdigiorno come lui, tra cui il concertista frustrato John Cale e lo studente fuoricorso Sterling Morrison, fondò una band, giusto per scrivere tal brano "Waiting for the Man", che sputtanava il vecchio "amico". Racattata come batterista un'amica di Sterling, nota come la ragazza più brutta del paese da cui provenivano entrambi, tale Maureen Tucker detta "Moe" per via del suo intercalare "E mo'?" imparato dalla nonna, che era casertana, la band cominciò a sfidare sia l'ambiente della malavita che quello, più congeniale, della musica.

[modifica] Esordi

Dopo gli esordi nelle cantine più puzzolenti dell'East Side, pagati in natura, cosa che interessava Lou ed eventualmente Moe (cagata da qualcuno per la prima volta in vita sua) ma non gli altri due componenti della band, i quattro (no, non mi riferisco a quei quattro) si spostarono al Greenwich Village, noto quartiere degli artisti ispirato ai Navigli di Milano. Lì, tra Bob Dylan, Fugs, Ramones e Cramps (queste ultime due band non erano ancora nate, peraltro), si trovarono a loro agio. Mentre Lou faceva incetta, nei mercatini librari, di alcune operette morali scritte da illuminati autori, John s'esercitava con la sua viola elettrica, spaventando l' intero isolato con dei suoni strazianti, aiutato in questo dalle selvagge percussioni di Moe mentre Sterl rimaneva in silenzio improvvisando scale blues.


Amatissimi da tutti i gestori dei locali del Village, i quattro non potevano che puntare più in alto: un giorno beccarono il noto artista Andy Warhol in giro per i negozi di idraulica alla ricerca dell'ispirazione per qualche nuova opera e cominciarono a fare dello stalking (compreso quello di tipo sessuale) nei suoi confronti per convincerlo a scritturarli. Stufo di vedersi spuntare la testa ricciuta di Lou anche nella tazza del cesso e non credendo più alla scusa che si trattasse di semplice feticismo, Andy alla fine prese sotto la sua ala protettiva i ragazzi, ormai emanciati per la gran fame perché non accettati più manco nelle cantine, e li fece entrare nella sua "Factory" per tenere compagnia a quella giovenca di Nico e quello stallone di Joe Dalessandro. Tra Lou e Andy v'era del tenero, almeno da qualche indiscrezione d'una certa Edie Sedgwick.

[modifica] Gli show alla Factory

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Lou Reed a 24 anni durante le registrazioni di "VU & Nico"

Immaginate di essere in uno scantinato con muro in mattoni rosso mattone, attorniati da luci stroboscopiche, talmente rintronanti che in confronto le moderne discoteche sono illuminate con delle candele, filmati proiettati in ogni dove e, sul palco, quattro invasati che suonano ad altissimo volume e dei ballerini che si frustano a vicenda, attorniati da un tipo di pubblico che non trovereste in nessun rave party, manco a cercarlo col lanternino. Può sembrarvi una descrizione al limite dell'inverosimile, quindi adattissima alla Nonci; in realtà è la presentazione d'uno spettacolo medio dei Velvet Underground sotto la sapiente direzione del Gran Capo Andy.

Quando non impegnati a suonare, gli hobby preferiti dei quattro erano, nell'ordine di preferenza: drogarsi; ubriacarsi; menarsi; sodomizzarsi; guardare i Superamici. Lou era ormai chiamato trovare un nomignolo divertente relativo al fegato grazie a tutte le epatiti che prendeva, mentre John aveva brevettato un nuovo fischio per i cani, basato su una nona minore ritardata fatta sulla sua viola, d'indubbio successo. Moe sperava di diventare ricca e famosa e di fare tanti soldi per potersi permettere finalmente una plastica, mentre Sterl era impegnato a farsi fare, tramite un medico mai laureatosi che esercitava illegalmente in quel di Hell's Kitchen, un certificato falso che confermasse un presunto handicap mentale per poter evitare d'essere spedito in Vietnam.

[modifica] L'arrivo di Nico e il primo album

Attorno al dorato mondo della band cominciò ad aggirarsi la bionda Nico, dalla voce vellutata e dall'ottimo accento newyorchese. Nononostante in apparenza glaciale come un filetto di merluzzo della Norvegia, la cantante era ambiziosa e immaginava per la band un futuro bello roseo, almeno come la pelle prima delle frustate, quindi tanto valeva farsi aman... ehm, amico chi contava di più fra loro: siccome Lou s'atteggiava a leader dei quattro, s'appropinquò a lui, facendo avvenire o' miracolo: per un breve periodo della sua vita, il chitarrista ebbe dei rapporti eterosessuali, cosa che gettò nello sconforto i suoi fan.

Rosicone, John, l'altro che s'atteggiava, probabilmente con maggior ragione, a leader del complesso, rivendicò i suoi diritti di eterosessuale, anche perché non aveva intenzione di rifarsi con quel maschiaccio di Moe: da quel momento cominciarono i primi attriti tra i due vecchi amici.

Andy intorbidò tutto imponendo la sua protetta come cantante dei VU che s'alternasse a Lou: in un ambiente in cui la massima ambizione era farsi male, era diventato sadico anche lui.

[modifica] VU & Nico

In quel favoloso '66, mentre dall'altra parte del paese la spensierata gioventù locale surfava, era dedita all'amore libero, si faceva d'acidi e si lasciava mazzolare dalla polizia durante le manifestazioni contro la sporca guerra chez Charlie, a New York i VU cercavano d'imporre la loro moda proto-dark e, considerando come portava i capelli Cale, anche proto-emo. Nella città che aveva visto Dylan emettere i suoi primi rantolii di senso compiuto e la nascita di forme d'arte improponibili altrove, quei quattro cazzoni depressi venivano considerati peggio di novanta minuti di fila sul Ponte di Brooklin durante l'ora di punta e furono scacciati di peso da tutti i locali; così cominciò un favoloso tour per gli USA, a suonare per gli apertissimi studenti dei colleges della provincia più profonda (Minnesoreta e così andando), che andavano nelle sale per spararsi uno shake e venivano storditi da Venus in Furs, lenta come la linea Sassari-Cagliari e stridula come del polistirolo sfregato contro una lavagna: tentato linciaggio dopo tentato linciaggio, i quattro arrivarono in California, dove rischiarono d'essere trattati peggio (tranne Lou, che nella gaia San Francisco si divertì tantissimo). Furono salvati dall'avvenenza di Nico, che ipnotizzava i maschiotti nei locali in cui suonava la band, ma anche in quel caso i VU dovevano fare fronte alla concorrenza portata avanti da una banda di avieri dell'era di Jefferson.

Dopo quest'estenuante esperienza, i quattro furono messi sotto contratto dalla Verve ed entrarono in studio d'incisione, prodotti da Tom Wilson... ehm, qui dicono Andy Warhol e così sia[1].

Per la prima volta la band dovette comprimere i propri pezzi: però, non esistendo ancora l'mp3 e il peer-to-peer, si poterono limitare alla sola durata dei brani. Fu uno strazio per John rinunciare a tutte le infioriture di viola che rendevano Venus in Furs lunga 38 minuti netti, mentre Lou dovette tagliare il 90% della sua sentita dichiarazione d'amore alla sua eroina.

Ma ecco la presentazione dei brani, uno per uno:

  • Sunday Morning: Canzone messa all'ultimo minuto per accontentare uno sponsor. Molto amata dagli emo, è un invito alla depressione.
  • Waiting for the Man: Ne abbiamo parlato sopra.
  • Femme Fatale: Nico sfoga le sue fantasie segrete... o l'autore del brano?
  • Venus in Furs: ...ora avrete capito perché i VU sono il complesso più amato da Sircana.
  • Run, Run, Run: Lou racconta le gloriose tappe del tour lungo gli States.
  • All Tomorrow's Parties: Cose noiose che accadevano alla Factory.
  • Heroin: Mamme, babbi, fratelli maggiori: non fate ascoltare ai pargoli di casa questa canzone, potrebbero travisarne il significato come avete fatto voi per primi!
  • There She Goes Again: Ah, finalmente un po' di beat! Testo vagamente misogino (ma tanto l'autore è Lou).
  • I'll Be Your Mirror: Invito al suicidio di coppia.
  • The Black Angel's Death Song: I VU pongono le basi anche del metallo.
  • European Son Un po' d'avanguardia, giusto per accontentare Andy.

Il disco ebbe un insuccesso clamoroso: entrò a forza nella top 200 di Billboard per fermarsi attorno al 170° posto o giù di lì. Ma, a posteriori, la sua influenza fu grandissima. Era stato infatti scritto nel Grande Libro dal profeta Brian Eno:

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18l'oggetto discoidale entrerà in possesso di un centinaio di mortali
ma 19 questi cento diventerano tutti degli illuminati.

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Il disco fu pubblicato in ritardo perché un certo musicista greco-siculo-napoletano-francese voleva che fosse il suo album d'esordio il primo a uscire per l'etichetta Verve. In fondo non poteva lasciare il passo a dei lerci ubriaconi!

[modifica] Nico molla...

Indecisa tra le avance di John e quelle di Lou, la bionda teutonica cerco di rifarsi col membro meno esposto della band, Sterling, suo innamorato segreto da lungo tempo. Ma, ormai alla soglia dei 30 e sentendosi vecchia, crebbe nella sciantosa la voglia di carne fresca: c'era un giovinotto brufoloso, tal Jackson Browne, che desiderava tanto diventare un musicista famoso per poi fare il figo con le fregne del liceo: ebbe ben di meglio. Il "pye-pye" di Nico alla band fu conseguente.

[modifica] White Light/White Heat

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I giovani VU reduci dal festino notturno alla Factory che ispirò Lou per il testo di Sister Ray

Mentre i maschi della band (Lou compreso) cercavano di consolarsi con un'amica, tal Federica, dalla casa discografica arrivò l'ordine di pubblicare un album nuovo, possibilmente meno deprimente e più commerciale del primo. Fu presa subito in parola, e i quattro entrarono in sala d'incisione per pubblicare quello che sarebbe diventato un classico della bubble-gum music, White Light, White Heat.

La seduta, durata il tempo d'una mezza dozzina di pomiciate di Tom Wilson con le groupies presenti (circa 8h13') fu memorabile: il tecnico del suono minacciava il suicidio se la band non controllava il casino proveniente dagli altoparlanti e i quattro continuavano a rassicurarlo che si trattava solo d'un contrattempo che avrebbero risolto al più presto, fottendosene altamente appena tornava dietro il banco del mixer.

Ecco quanto partorito in quella memorabile giornata:

Nonostante le atmosfere indubbiamente positive dell'LP, questo arrivò appena 199esimo in classifica: tra i quattro subentrò aria di crisi. L'inizio della fine per la band? Leggete la prossima puntata qua sotto!

[modifica] ...John Cale se ne va...

Tra Lou e John non correva più buon sangue; anzi, c'era il rischio che prima poi cominciasse a scorrerne dopo una sempre più probabile baruffa tra i due. Passavano il tempo ad accusarsi di qualunque cosa, dal diffondersi dei rumori molesti (qui Lou aveva la meglio su John) sino alla diffusione delle malattie veneree (qui John aveva la meglio su Lou).

Lou voleva sbattere John fuori dalla band e si rivolse al giudice Santi Licheri presentando la causa di divorzio ed entrando nel suo studio truccato da entreineuse della Quinta Strada per far colpo su di lui. Ma il giudice, vero maschio sardo, che ancora a quasi 90 anni dava il benservito a letto a qualunque donna sotto la menopausa, non si lasciò impietosire dalle lacrime di Lou e accolse le richieste dell'avvocato difensore di John, che così si poté costituire parte offesa. Il verdetto fu impietoso: Lou avrebbe dovuto pagare derrate alimentari e nuovi strumenti musicali a John per i dieci anni successivi. Così si scisse uno dei più grandi sodalizi della musica rock: non date ascolto alla versione ufficiale romanzata per mettere in buona luce l'operato di chi fu allora sconfitto.

[modifica] L'arrivo di Doug Yule e il terzo album

Allontanatisi anche dal mondo della Factory, i tre cercarono prima un sostituto per John, poi una nuova major per cui incidere. Alla fine, il rimpiazzo fu trovato nel promettente Doug Yule, giovane arrampicatore sociale che aspirava a fare le scarpe al leader e conquistare il mondo a nome altrui.

La major fu la Atlantic di Ahmet Ertegun, che ormai si stava occupando anche di musicisti bianchi, dopo due decenni d'interesse esclusivo per la black muzak.

Il risultato finale di questo doppio matrimonio fu il terzo LP (omonimo) della band, di cui si presentano i brani:

Nel frattempo Doug

[modifica] ...ed anche Lou

Rimasti in balia dei capricci di Doug, i VU s'erano parecchio trasformati, anzi sformati, perché la band s'era allargata e Lou non pareva intenzionato a farla tornare snella (in componenti) come un tempo. Erano infatti entrati il cugino di Doug per sostituire Moe che stava cominciando a sfornare figli[2]; il padrino di Doug era riuscito a imporsi come seconda chitarra; il fratello di Doug era tecnico del suono; uno zio di Doug era diventato il loro nuovo roadie. La sorella di Doug volle diventare una groupie, ma Doug, che aveva appreso la legge dell'onore da un compagno di stanza italoamericano ai tempi del college, onta provò per quelle richieste fituse e a schifio fece finire la carriera artistica della sorella. Il produttore cadde nella trappola tesa dal malefico Doug contro Lou, nominandolo nuovo leader della band. Lou, all'epoca impegnato con le registrazioni del nuovo LP, non la prese molto bene e, dopo aver augurato al bassista buona fortuna, se ne andò, nonostante la disperazione dei due compagni rimasti.

Il risultato delle registrazioni lasciate a metà da Lou è il deludente Loaded,

[modifica] Eredità

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[modifica] Note

  1. ^ ma in fondo, ve ne fotte qualcosa di chi ha prodotto un LP quando lo state ascoltando? Manco fosse George Martin, David Bowie o Brian Eno!
  2. ^ tanto che oggi, dopo circa una ventina di parti, è ricordata come la Motriarca

[modifica] Voci correlate

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