Tufera

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[modifica] Etimologia

Tufera, temine pololare della Campania, non deriva da tufo, che è una pietra costituita da polveri vulcaniche costipate, ma da Tofa, vale a dire gentildonna del popolo abile con la bocca.

Questa abilità non è innata, ma deriva da un lungo ed intenso esercizio quotidiano ripetuto più volte al giorno e su soggetti diversi, talora scelti a caso. Si tratta di una vera e propria forma artistica, tant'è che della Tufera si dice, metaforicamente, che "canta a microfono".

[modifica] Caratteristiche

È tassativamente richiesto che la tufera possieda labbra carnose, petto ampio (che consenta prolungate apnee), passione suttoria; inoltre deve possedere collo muscoloso, salivazione abbondante, gola profonda, deglutizione perfetta e gradienza per gli sciroppi, soprattutto quelli a base di latte di mandorle e liquidi della stessa densità e colorazione.

È inadatta a questa professione un'aspirante tufera che soffra di artrosi cervicale, oppure che possieda denti acuminati, spigoli taglienti nella dentatuta o prognatismo. Adattissime invece sono le aspiranti con dentature artificiali asportabili (il cosiddetto tuferaggio gengivale).

[modifica] Materiali e metodi

Il lavoro della tufera inizia sempre dalla preparazione dell'oggetto a secco. Infatti, solo dopo averlo accuratamente soppesato, al fine di valutare con precisione lo sforzo aspiatorio da produrre, la tufera procede con risucchi graduati e sempre più intensi, sapientemente alternati con il fischio: dunque il ritmo del lavoro viene cadenzato da fischio e risucchio che si susseguono.

Per rispetto alla tradizione religiosa (solitamente le tufere sono devote), l'operazione va eseguita genuflessa e perciò la Tufera deve possedere spiccate abilità atletiche, senso dell'equilibrio e forza fisica nelle gambe in quanto le è vietato aggrapparsi (per non lacerare pantaloni).

Comunque è consigliabile che essa non fumi durante l'operazione, non soltanto perché ciò diminuisce il volume di respirazione, ma perché, con la sigaretta in bocca, potrebbe toccare con la brace l'oggetto del lavoro, suscitando proteste molto veementi da parte del possessore.

[modifica] Riferimenti storici ed attualità

Un breve elenco delle Tufere attualmente in esercizio convincerebbe il lettore del successo di questa emerita professione. Per linearità di ragionamento dobbiamo qui escludere le false Tufere, cioè quelle che interrompono le operazioni prima che si giunga al risultato proposto, senza deglutire, e quelle che si spacciano per Tufere al fine di ricavarne mercede, ivi compresi i troi. Comunque, siccome questi ultimi mostrano talora grande abilità nelle tecniche tuferiche, faremo qualche eccezione.

[modifica] Toponomastica

Furono grandi Tufere Madame di Pompadour, a cui venne dedicato il nome successivamente assunto dall'operazione tuferica, S. Clara Bocchetti, la Marchesa di Selva (BN) dopo la quale il paese fu ribattezzato Bocca della Selva, la Baronessa Falco, che diede nome alla località dove sorge l'aereoporto di Palermo (Bocca di Falco), e le due Contessine Bonifacio (da cui Bocche di Bonifacio). La patria toponomastica, dunque, riconosce il merito di queste grandi Tofe e Tufere del passato, ma non meno ricco di Tufere si presenta il presente, anche se, frammiste a queste, troviamo molti troi, zoccoli, puttani ed altri entusiasti imitatori delle Tufere. Alcune, tra le più esperte e raffinate, sono annidate, addirittura, nel Parlamento Nazionale.

[modifica] Nota

A rigor di logica devono essere escluse dal titolo di "Tufera" tutte quelle che sono dedite alla ntufatura e' mazz (penetrazione sodomitica mediante un grosso pene). Questa pratica rientra in altra categoria troiologica ed il termine ntufatura è usato come metafora del riempimento totale.

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