Tifoso

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Un tifoso è una persona gravemente affetta da tifo, una grave malattia che colpisce la memoria delle persone appassionate di sport come il calcio...mmm... il calcio... il calcio...eh?

Il paese che presenta i casi peggiori di questa malattia è senza alcun dubbio l'Italia (soprattutto per quanto riguarda il calcio). Tuttavia non è da sottovalutare la potenza distruttiva della tifoseria di tutte le altre attività sportive.

Indice

[modifica] Diffusione del morbo e conseguenze

Non ti basta? C'è anche Dittatura del tifosariato

Questa malattia è molto contagiosa; si diffonde per via corale negli stadi e chiunque la contragga oltre a perdere le sue facoltà mnemoniche è colpito da un forte desiderio di lanciare ogni tipo di oggetto in campo (più pesante e letale è, più si sentirà soddisfatto), gridare contro i tifosi avversari o pogare felicemente contro la falange della polizia. Una volta uscito dallo stadio (sempre che riesca uscirne sano e salvo) il tifoso avrà ovviamente perso ogni ricordo delle sue azioni, e sarà pronto a giurare di essersi semplicemente protetto, innocente come un angioletto e sconvolto da tutta quella violenza, dagli attacchi avversari.

[modifica] La cura

Questa malattia non è curabile, ma svanisce con il passare del tempo (o, più rapidamente, con una gamba rotta o con la morte, unica soluzione per tutti i mali). Colpisce persone di tutte le età, misteriosamente per la maggior parte di sesso maschile. Quando a essere contagiate sono le donne, in genere è per via del fatto che esse stesse praticano lo sport prescelto, o che il loro ragazzo/fidanzato/marito/amante lo pratica a livello agonistico (se si tratta semplicemente di un piacere dilettantesco, il poverino viene spesso tacciato di infantilismo).

Nel caso delle donne, in genere dopo un breve periodo di tifoseria sfrenata tutto torna normale. Ovviamente non serberanno alcun ricordo di quel lasso di tempo e quando qualcuno proverà a ricordarglielo si beccherà solo insulti ("Io???Quando MAI sono stata una fan dell'hockey? Idiota!!).


[modifica] Il rapporto del tifoso con la televisione

Non potendo permettersi di andare ogni domenica allo stadio ed essendo molto pigro, il tifoso medio passerà gran parte della sua miserabile vita sparapanzato sul divano di casa a godersi le adorate partite. In questi casi qualunque rumore sarebbe in grado di renderlo una bestia fuori controllo, per cui nelle sue vicinanze vi conviene camminare gattoni, controllare il respiro e far finta di essere più piccoli di quanto già non siate.

Il tifoso sprofonda in una totale apatia finché non accade qualcosa che lo rende incredibilmente felice o sdegnato (una palla in buca o un'espulsione, per esempio). Allora si risveglia d'improvviso e comincia a bestemmiare con ira, o nel primo caso a bestemmiare con gioia. Egli si ritiene il Supremo Conoscitore del suo sport prediletto, il Più Grande Tifoso della sua squadra del cuore, l' Innappellabile Giudice a proposito dell'operato dell'arbitro (se la sua squadra perde, è venduto, in caso contrario il suo lavoro è bene o male accettabile). Se malauguratamente vincesse il nemico il suo umore sfocerebbe in qualcosa che si può definire "non-osare-rivolgermi-la-parola" in quanto si riterrà ufficialmente in lutto. Se il nemico, per usare il modo di dire più fine, e che il tifoso usa maggiormente, se la prendesse in culo, il minimo da aspettarsi sarebbe una sequela di insulti soddisfatti agli abbacchiati giocatori avversari e l'irresistibile tentazione di abbracciare chiunque.

Da notare che i tifosi di alcune squadre perennemente perdenti ormai hanno acquisito come abituale l'umore "non-osare-rivolgermi-la-parola". Da evitare accuratamente.

[modifica] Voci correlate

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