Strage di Bologna

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A causa del divieto di amministrare la giustizia vigente nel nostro Paese, l'articolo che segue parla di un fatto che non ha spiegazioni e/o colpevoli. Quindi ce li siamo inventati di sana pianta.
Può anche darsi che i fatti narrati non siano mai accaduti e che siamo tutti vittime di un'allucinazione collettiva.

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Articolo della Settimana
dal 25 febbraio 2013 al 4 marzo 2013.
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Fumare uccide, ma a volte anche la pigrizia.

Quote rosso1.png Si scoppia dal caldo, qui dentro. Esco a prendere una boccata d'aria! Quote rosso2.png

~ Turista che ha avuto il culo di salvarsi.
Quote rosso1.png Nella sala d'attesa c'è sicuramente più fresco! Quote rosso2.png

~ Turista che non ha avuto la stessa fortuna.
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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente un articolo in proposito. Strage di Bologna

La strage di Bologna ebbe luogo nella stazione ferroviaria di Bologna, sebbene alcuni canali pseudoinformativi, a cui crede un sacco di gente, la collochino altrove, da New York a Gallarate. Gli amanti del sensazionalismo e della cronaca splatter hanno dichiarato che essa è senz'altro uno degli atti terroristici più gravi accaduti in Italia dal secondo dopoguerra, ma a quei tempi non esisteva ancora il reality show. A differenza di altri tragici avvenimenti, in questo caso sono stati individuati dei responsabili che sono stati condannati in via definitiva. Resta però una sensazione strana, come quando usciamo dallo studio del dentista e ci accorgiamo di avere un altro dente cariato. Gli antropologi del centro commerciale la chiamano sindrome dell'allodola davanti allo specchio. A causa della strage sono morte 85 persone e oltre 200 sono state ferite gravemente.

[modifica] Pochi minuti prima

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Nemmeno il quotidiano della Santa Sede restò insensibile di fronte alla strage.

Bologna, 2 agosto 1980, mattina. Tempo di vacanza, di anni di piombo e strategia della tensione, ma la gente si divertiva a vivere. La stazione ferroviaria era un brulicare frenetico di persone che andavano e venivano. Nel bel mezzo dell'estate c'era chi partiva, chi tornava, chi si era perso, chi si era riperso, chi elemosinava spiccioli per la pera del mattino. Soprattutto c'erano turisti a bizzeffe[Ma non eravamo a Bologna?]. E c'era anche il caldo estivo: già alle nove il sudore prodotto dall'imponente massa umana avrebbe potuto risolvere il problema della siccità in mezzo Sahara; i venditori di grattachecca in trasferta facevano affari d'oro, la birra scorreva a fiumi come in Sardegna e nell'aria c'era un grande tanfo di ascelle. Non erano neanche le dieci che i treni del mattino avevano accumulato ritardi non inferiori ai tre giorni, ma in fondo non era un grosso problema, si andava in vacanza o si tornava da essa, non c'era da timbrare il cartellino. Non c'era angolo di stazione libero da presenza umana, il sovraffollamento era paragonabile ad una selezione per concorso nel pubblico impiego. Nella sala d'attesa di seconda classe i passeggeri bivaccavano ininterrottamente da ore, forse giorni. Qualcuno, in attesa di un treno che non arrivava mai, vi aveva spostato la propria residenza allestendo tendopoli dotate di frigo-bar, televisione a carbone e sala biliardo. Era stato addirittura aperto un ufficio postale, una drogheria e un lavasecco. I più intraprendenti e prepotenti esercitavano un diritto di prelazione sugli attigui cessi pubblici. Una città nella città. Alle 10:24 il bucato era già steso ad asciugare e molte massaie preparavano quantità industriali di piadina e tagliatelle col ragù, cantando i motivi più in voga di Raoul Casadei. Insomma, la vita scorreva normale. Tempo pochi istanti e sarebbe scorsa un po' troppo.

[modifica] L'esplosione

Treno in orario e bomba in orario.jpg

2 agosto 1940: Treno in orario... 2 agosto 1980: Bomba in orario.

Sono le ore 10:25 quando l'ala ovest della stazione, dove si trova la sala d'attesa di seconda classe, viene disintegrata, assieme all'antistante parcheggio dei taxi e al retrostante primo binario, da un'esplosione talmente forte che non viene udita da nessuno. Almeno questa è la prima sensazione: in realtà tutte le persone che circolavano all'intorno dell'edificio riportano danni permanenti ai timpani, se non sono già state dilaniate dal botto. I più attenti noteranno che la pubblicità della Amplifon diventerà sempre più martellante a partire da quella data.
Quando la visibilità tornò accettabile, si presentò uno spettacolo terrificante: la città nella città, con la sala d'attesa che la conteneva, era sparita nel nulla, frazionata in una montagna di polvere impalpabile. Uguale destino ebbe l'antistante parcheggio di taxi. Il primo binario, dove era in sosta il treno Ancona - Chiasso(forse troppo...in questo caso), i cui macchinisti ebbero la sciolta per quattro settimane, si ritrovò con trenta metri di pensilina accartocciata su sé stessa.

[modifica] L'ordigno

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Qualcuno aveva notato quella strana valigia abbandonata.

Ci volle del tempo, ma alla fine si riuscì a risalire alla vera natura dello scoppio ed alla sua matrice dolosa e niente affatto accidentale. Apparve chiaro che anche in questo caso gli organizzatori dell'atto criminale avevano fatto le cose in grande e con maniacale precisione.
La bomba era composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta "Compound B", potenziata da 18 kg di nitroglicerina per uso civile e tanta cattiveria. Secondo gli esperti artificieri della Vesuvio Boom s.n.c di Gennaro Pandolfi & Figli, convocati sul posto per la loro decennale esperienza con esplosivi illegali, si era davanti a persone con addestramento militare. L'ordigno era stato piazzato strategicamente per aumentarne l'effetto distruttivo.
Nella sala d'attesa era infatti presente un distributore automatico di gomme da masticare rotonde, chiamate negli anni '70 cicche. Per chi se le fosse perse, erano grandi come un'oliva ascolana, altamente cariogene, colorate in modo sgargiante con additivi non molto tossici e, soprattutto, dure come la capoccia di Renzo Bossi. Secondo i bene informati, Ridge Forrester deve il suo "mascellone" proprio all'utilizzo smodato delle cicche durante la pubertà.
Lo spostamento d'aria, causato dallo scoppio, infranse il contenitore e sparò a Mach-2 i letali proiettili in ogni direzione.

[modifica] I soccorsi

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L'autista del bus 37 guarda inorridito il massacro.

La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie. I mezzi di soccorso, dato il grande numero di feriti, non erano sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, furono quindi impiegati anche auto private, taxi e autobus di linea. Agide Melloni era alla guida di quello della linea 37, che divenne, insieme all'orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage. Altri tempi ed altri uomini, come sarebbe andata oggi? Proviamo ad immaginarlo...

  • Dopo 13 secondi dallo scoppio, automobili e taxi antistanti la stazione svaniscono. Dalle prime impressioni è come se si fosse creato un vortice spazio-temporale e fossimo tornati al 1700. Se non fosse per un braccio che spunta dalle macerie, avente al polso un Casio a cristalli liquidi, verrebbe da crederci.
  • I viaggiatori si sono allontanati in fretta, alcuni fuggendo a piedi e altri rubando un'auto, lasciata nella confusione con le chiavi inserite.
  • I soccorsi arrivano, ma sono pochi uomini. La maggior parte sta facendo il secondo lavoro per pagare il mutuo, molti il terzo per rifarsi dell'IMU, un paio sono in vacanza (o almeno diranno così ai vicini).
  • Tra quelli arrivati: il 12% ha un certificato medico che non gli consente di alzare pesi, per il 24% "scavare" non rientra tra le mansioni del suo inquadramento contrattuale, gli altri sono dirigenti.
  • Agide Melloni sarebbe stato sospeso e multato per non aver rispettato la direttiva 7412 bis, che vieta categoricamente di usare il bus per andare "a zonzo".
  • Probabilmente l'autobus 37 avrebbe effettuato una sola corsa fino al Policlinico S. Orsola, poi avrebbe finito il gasolio.

O magari no.

[modifica] Le prime reazioni

Lo sdegno percorse immediatamente tutta la penisola, oltrepassò lo stretto di Messina e finì a farsi un bagnetto su una spiaggia di Marsala, d'altra parte come dargli torto, era agosto e c'era una canicola da far paura. Le istituzioni non restarono nemmeno stavolta con le mani in mano, il meccanismo era oramai ben oliato, la reazione del primo ministro fu immediata...

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Francesco Cossiga istruisce un suo collaboratore.

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«Caterina! Mi chiami Musumeci del SISMI, è urgente!»
(Francesco Cossiga appena informato dell'accaduto.)
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«...dimenticavo! Mi chiami anche il Maestro Venerabile... No! Non quello della scuola... l'altro!»
(Francesco Cossiga spiega alla segretaria.)

Ad alcuni giornalisti non sembrò vero. Erano stufi di scrivere articoli sui ritiri delle squadre di calcio, sugli "amorazzi estivi" di Marina Lante della Rovere e, soprattutto, su quel rompicoglioni di Bernardo, l'orso polare dello zoo di Torino che (a causa di un'indigestione di acciughe) non andava di corpo da sei giorni.
Anche per le Ferrovie dello Stato la cosa "cascò a fagiolo". Quel giorno i treni a lunga percorrenza avevano accumulato ritardi variabili tra le trecedici e le settordici ore, grazie all'art.673 del contratto di fornitura del servizio, risparmiarono almeno cinque containers di dobloni d'oro di rimborsi.

Quote rosso1.png ...il supplemento rapido non sarà rimborsato in caso di calamità naturali e, più in generale, in tutti i casi imputabili ad azioni tipiche delle teste di cazzo!! Quote rosso2.png

~ Art.673 del contratto di fornitura del servizio delle FF.SS.

Per tanti altri fu soltanto sgomento e dolore.

[modifica] Le indagini

[modifica] La storia è maestra (inascoltata) di vita

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Arriverà mai l'ora della verità? C'è un sacco di gente che l'aspetta, ma accumula ritardi siderali, peggio dei treni.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri era in quei giorni Francesco Cossiga, e forse ciò può fornire un senso almeno parziale della linea investigativa che si decise di intraprendere. Va anche ricordato che i testi di studio su cui si formavano poliziotti e carabinieri non venivano aggiornati da decenni. L'approccio alle indagini fu quindi di tipo classicheggiante, come accadde per la strage di piazza Fontana: all'origine dell'esplosione dovevano esserci cause fortuite, accidentali, tipo una caldaia che esplode... No. Non è uno scherzo, e nemmeno una battuta di pessimo gusto, ed il fatto che rischi di diventare un tormentone è alquanto irritante. Alcuni agenti che avevano contatti con i sorci che abitavano da sempre gli scantinati della stazione, effettivamente stanarono colà una vecchia caldaia, che fu ammanettata senza tanti complimenti e sottoposta a snervanti interrogatori, durante i quali più di un inquirente rischiò di perdere la calma:

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«Vuoi "cantare" sì o no? Questa reticenza ti creerà solo problemi. Vuoi forse fare un volo dal quarto piano
La situazione era quanto mai critica per la caldaia, pervicacemente chiusa nel suo ostinato mutismo, ma per sua buona sorte intervenne un oscuro manutentore della stazione:
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«Commissario, non per insegnare a babbo come si fanno i figli, ma in pieno agosto, col caldo che fa, la caldaia è sempre spenta: la accenderemo solo a ottobre! Non può essere stata lei. Non questa qua. Non questa volta!»
Gli investigatori furono costretti a rilasciarla, ma le misero sotto controllo il telefono per qualche tempo. Furono i familiari delle vittime a dare la sveglia alle forze dell'ordine: "Che ne direste di iniziare a lavorare sul serio"? Leggermente piccata la replica della questura: "Calmini, eh! Guardate che non ci mettiamo niente a sbattervi tutti dentro per adunata sediziosa!"

[modifica] Indagine su cittadini al di sopra di ogni sospetto

La polizia brancolava nel buio, specialmente dalla sera alla mattina, nonostante l'impiego di fotocellule. Ma intervenne con decisione il quotidiano L'Unità, già dal 3 agosto, affermando che i responsabili della strage andavano ricercati tra i raggruppamenti di estrema destra.

Quote rosso1.png Marescià, secondo me questi comunisti stavolta c'hanno ragione! Quote rosso2.png

~ L'appuntato Calcedonio Caccavalle mentre sfogliava L'Unità.
Quote rosso1.png Butta via quel giornalaccio, cretino! Anzi, No! Aspetta un attimo, fammi dare un'occhiata... Quote rosso2.png

~ Il maresciallo Temistocle Caccavella colto da improvvisa ispirazione.

Si cominciò così, tanto per far credere all'opinione pubblica che c'era una pista calda da seguire. Il 26 agosto successivo la Procura della Repubblica di Bologna spiccò ventinove mandati di cattura nei confronti di ventotto appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari, NAR per i camerati (un mandato era stato erroneamente spiccato due volte), tra cui vale la pena citare Roberto Fiore e Massimo Morsello, futuri fondatori di Forza Uova; Aldo Semerari, psichiatra e criminologo ambiguo, che il 1 aprile 1982 fu vittima di un pesce d'aprile che forse si spinse oltre le intenzioni iniziali; Francesca Mambro, perché una donna nel gruppo ci voleva; Giuseppe Valerio Fioravanti, senza il cui fondamentale contributo la vita sociale degli anni '70 e '80 in Italia sarebbe stata di una noia mortale. Nel 1981 vengono tutti scarcerati in vista degli imminenti Mondiali di Spagna.

[modifica] Depistaggi, teorie alternative e cazzate in libertà

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Cossiga e Andreotti in un momento di ilarità.

I servizi segreti italiani trovarono negli anni a venire una valida motivazione esistenziale creando false piste, inventando moventi, vendendo finte cure dimagranti a prezzi esorbitanti. Così venne inventata di volta in volta la pista franco-tedesca, l'ipotesi cambogiana, il complotto delle Faer Oer, fino alle immancabili teorie sugli alieni, le piramidi e il calendario Maya. Non possiamo dimenticare nemmeno la Loggia PS2 e la Banda della Magliana, che sono un po' come il prezzemolo che dove lo metti sta bene. Per qualche mese si indagò anche su Giuseppe Pinelli, poi giunse la notizia che era già morto e fu ritenuto un alibi credibile. Ovviamente i tempi di indagine si dilatarono un pochino.
Lo stesso Cossiga, quando fu Presidente della Repubblica, ritirò fuori la convinzione della colpevolezza della caldaia, che nel frattempo però era stata sostituita e risultava quindi irreperibile. ma chi poteva avere interesse a incasinare le indagini?
A un certo punto gli inquirenti si posero questa domanda e iniziarono ad indagare su sé stessi. Saltò fuori che in effetti alcuni investigatori in libera professione avevano volutamente condotto indagini insensate al solo scopo di prolungare la durata del loro contratto di lavoro, un po' come fanno gli operai stagionali delle squadre antincendio, che si improvvisano piromani per poter lavorare qualche settimana in più.
Fa tristezza, non c'è dubbio, ma col mutuo da pagare e tante bocche da sfamare a volte non si va tanto per il sottile.

Altra brillante teoria, rilanciata ancora una volta da un Cossiga ormai incontenibile, fu quella che vedeva coinvolti i ribelli palestinesi e il gruppo Separat capeggiato da Ilich Ramírez Sánchez, noto come comandante Carlos, già implicato nell'"affaire Pizzaballa". Costoro, in pratica, dovevano trasferire un carico di esplosivo dalla Libia ad Israele via Bologna: qui si sarebbe verificato un incidente non voluto. Altre piste più o meno contorte, più o meno verosimili, più o meno schizofreniche si sono succedute nel tempo, portando ad un guazzabuglio di indagini che sono costate un fracco di quattrini, portando la nazione all'attuale crisi economica. La ricerca maniacale del pelo nell'uovo, del pelo sulla lingua e del pelo sul carro di buoi ha creato la società attuale, imbelle, frivola e vanagloriosa. Un uccellino va in giro a dire che i veri responsabili della strage, impuniti ed al sicuro, avrebbero esclamato, a fronte di tale imbarbarimento dei costumi:

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«Se non è stato uno spreco di esplosivo questo...»

[modifica] I processi e le condanne

Un bradipo tetraplegico è in grado di bruciare sullo scatto la macchina della giustizia italiana, lo sanno tutti. Lo stesso bradipo vincerebbe anche se la giustizia avesse un vantaggio notevole: non vale in tal caso il paradosso di Achille e la tartaruga. Il processo di primo grado ebbe inizio il 19 gennaio 1987, ma era passato tanto, troppo tempo, e i magistrati componenti la corte non ricordavano più perché si erano riuniti, perciò se ne tornarono a casa. Si giunse quindi al 25 ottobre 1989, data di inizio del processo d'appello.

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Revisionismo storico.

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«Scusate, ma in primo grado com'era finita?»
(I dubbi del giudice istruttore.)
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«Lo chiedi a me? L'istruttore sei tu
(Il giudice a latere.)
Se nessuno ricordava l'esito del primo grado di giudizio, ugualmente nessuno aveva la più pallida idea sull'oggetto dell'appello. Eccoci dunque al 18 luglio 1990, giorno della sentenza: se di quella di primo grado non c'era traccia, di questa era evidente la coerenza, direttamente proporzionale alla comicità di Martufello. Gli imputati furono tutti assolti. Nelle motivazioni si legge: "perché francamente non ci abbiamo capito un cazzo, non sappiamo neanche di che cosa abbiamo dibattuto, e poi adesso dobbiamo andare in ferie". Il 12 febbraio 1992 le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione stabilirono che il processo d'appello doveva essere rifatto, in quanto "la sentenza è illogica, priva di coerenza[ma come?], non ha valutato in termini corretti prove e indizi, non ha tenuto conto dei fatti che precedettero e seguirono l'evento, immotivata o scarsamente motivata, in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che nemmeno la difesa aveva sostenuto".

Nel mese di ottobre del 1993 ebbe inizio il secondo processo d'appello, conclusosi il 16 maggio 1994 con la sentenza che confermava l'impianto accusatorio del processo di primo grado, del quale tutti ignoravano i contenuti. Il 23 novembre 1995 la Corte di Cassazione confermò la sentenza del secondo processo d'appello. Alla fine della fiera, cos'era venuto fuori?

Furono condannati all'ergastolo, come esecutori materiali, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio "Giusva" Fioravanti e Francesca Mambro; ci furono condanne più lievi per l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'agente del SISMI Francesco Pazienza, gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte per aver depistato le indagini. Dal 2000 al 2007 sono state condannate a vario titolo altre persone facenti capo ai servizi segreti deviati, alla delinquenza comune, alla destra extraparlamentare. Tutti, nessuno escluso, si sono sempre dichiarati innocenti. E se qualcuno di loro non avesse tutti i torti?
Dei mandanti non si è mai saputo alcunché, gli stessi giudici sentenziarono:

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«Ma cos'è questa storia dei mandanti ad ogni costo? Un pinco pallino qualunque non può alzarsi una mattina e piazzare una bomba in stazione senza che glielo abbia suggerito qualcuno? Questo mandantismo esasperato sta francamente iniziando a scassare la minchia

[modifica] E dopo?

  • La stazione di Bologna è piena di simboli che ricordano la strage, dall'orologio fermo alle 10:25 alla lapide commemorativa, dallo squarcio volutamente lasciato sul muro dell'ala ovest al pavimento originale della sala d'attesa nel punto esatto in cui scoppiò la bomba. I viaggiatori che vi corrono in lungo e in largo per non perdere le coincidenze non se ne accorgono neppure.
  • Francesco Cossiga è morto nel 2010, portandosi nella tomba l'immensa quantità di cazzate a riguardo che non ha fatto in tempo a propinarci.
  • I magistrati bolognesi tuttora non ricordano su cosa hanno dibattuto nel processo di primo grado. Alcuni di loro non ricordano più neanche di essere stati magistrati.
  • Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti hanno terminato di scontare l'ergastolo rispettivamente nel 2008 e nel 2009, come stabilisce la legislatura[ma...?]. Ora sono persone libere. L'autore di questo articolo talvolta si sorprende a guardarsi dietro le spalle.
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Uomo che porta granata gigante con carriola.jpg
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