Strage della questura di Milano

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Divieto di giustizia.jpg

A causa del divieto di amministrare la giustizia vigente nel nostro Paese, l'articolo che segue parla di un fatto che non ha spiegazioni e/o colpevoli. Quindi ce li siamo inventati di sana pianta.
Può anche darsi che i fatti narrati non siano mai accaduti e che siamo tutti vittime di un'allucinazione collettiva.

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«C'è stata l'età della pietra, quella del bronzo e l'età ferro, gli anni di piombo sono stati così chiamati per sottolineare una palese involuzione della razza umana. Col senno del poi possiamo considerarla "una leggera flessione" se la poniamo al confronto con la New economy, ma "torniamo a bomba"
(è il caso di dirlo).
»
Busto di Calabresi e vittime della questura di Milano.jpg

Il fattore scatenante e l'esito della strage.

La Strage della questura di Milano fu un attentato terroristico avvenuto il 17 maggio 1973 alle ore 11, ad opera di Gianfranco Bertoli, in conseguenza del quale: si spaventarono i gatti nel raggio di tre isolati, il cav. Cristofallo fu svegliato di soprassalto (la notte prima aveva fatto tardi al raduno degli alpini) e la signora Barison fu costretta a ripulire di nuovo il soggiorno dalla polvere.
Per il resto tutto procedev Inoltre, cinquantadue persone rimasero ferite e quattro persero la vita.
Quel giorno veniva inaugurato un busto in memoria del commissario[1] Luigi Calabresi, ucciso un anno prima. La cerimonia era presieduta dall'allora ministro dell'Interno Mariano "vroom-vroom" Rumor, vi partecipavano inoltre: alte cariche della polizia, alcuni curiosi (interessati più che altro al rinfresco), i familiari del commissario, altri curiosi (però a dieta) e, non visto, il fantasma di Giuseppe Pinelli che ancora "svolazzava" da quelle parti.
La bomba non colpì il ministro perché, dopo aver guardato ripetutamente l'orologio come avesse altro da fare (tipo andare dall'amante, al cesso, a ritirare lo stipendio, a pagare una multa), si era allontanato in modo repentino poco prima dell'esplosione.
L'attentatore fu subito arrestato e si affrettò a dichiarare che, col suo folle ma simbolico gesto[citazione necessaria], voleva vendicare la morte dell'anarchico Pinelli. Tutto questo, accadeva in barba al massiccio controllo esercitato dai servizi segreti.

Quote rosso1.png La situazione a Milano è sotto controllo. Negro ha fatto sapere, tramite Alan Ford, che la donnola è dal farmacista, dove si incontrerà col capostazione e gli consegnerà il formaggino. Quote rosso2.png

~ Informativa del SID n. 1547/A del 14 maggio 1973.
Quote rosso1.png A regà, nun ho capito un cazzo! Le cose so' due: o state a usà er codice dell'anno scorso, o me state a pijà p'er culo! Quote rosso2.png

~ Informativa del SID n. 1547/B del 14 maggio 1973.
Quote rosso1.png AHAHAH!!! Stavamo a scherzà! Ora siamo seri: Convocare un gran bel mignottone giovane per le ore 11 di dopodomani, presso Hotel Manin a Milano (vicino la questura). Quote rosso2.png

~ Informativa del SID n. 1603/A del 15 maggio 1973.

[modifica] Riassunto delle puntate precedenti

Protesta per la morte di Giuseppe Pinelli.jpg

Per accusare gli anarchici qualche elemento c'era.

Altrimenti non ci si capisce un'emerita ceppa di ca
Tanto per inquadrare il contesto:

  1. Il 12 dicembre 1969, subito dopo la strage di piazza Fontana, viene arrestato l'anarchico Pinelli e portato nella questura di Milano per essere interrogato.
  2. Tre giorni dopo Giuseppe Pinelli, ancora nel mezzo dell'interrogatorio, ha una non poi così incredibile[citazione necessaria] "...alterazione del centro di equilibrio con successivo spasmo attivo" e precipita dalla finestra del quarto piano. Il commissario Calabresi è il responsabile del fermo ma, nel momento in cui accadono i fatti, si è momentaneamente assentato dalla stanza per comporre un sonetto in rima baciata[da verificare].
  3. Questa "versione ufficiale" stride con alcune testimonianze e, ancor più, cozza col buon senso. Come sempre accade: "se qualcosa cozza c'è chi s'incazza". La cosa viene mal digerita dagli anarchici e dalla formazione extraparlamentare Lotta Continua, il nome di Calabresi finisce in cima alla lista, dalla parte Cattivi della lavagna.
  4. Il 17 maggio 1972 il commissario Calabresi ha uno screzio con alcuni proiettili (a lui decisamente ostili) e ci lascia le penne.
  5. È passato un altro anno, in questo periodo si sono rafforzate le voci insistenti che parlano di complotti, servizi segreti e depistaggi. Gli animi sono più che mai caldi[2].

[modifica] La ricorrenza

Mariano Rumor onora Luigi Calabresi.jpg

Il ministro Rumor, agli inizi di maggio, era molto occupato. La sua agenda contava più appuntamenti di quella di Cicciolina. La cerimonia in onore del commissario Calabresi andava fatta, dopo lo sforzo effettuato per salvaguardare quel sant'uomo e le estenuanti riunioni notturne con SID, SISMI, CIA e quegli esaltati di Ordine Nuovo, era un atto dovuto.
Rumor diede una rapida occhiata alle cose previste in agenda e fece le correzioni del caso.

Alla fine, basta la buona volontà e si riesce a far tutto.

[modifica] L'attentato

Uomo che porta granata gigante con carriola.jpg

Secondo gli inquirenti, la strage fu causata da una bomba a mano ad alto potenziale.

La preparazione fu scrupolosa. Gianfranco Bertoli capì subito che era impossibile "piazzare", in anticipo, un ordigno esplosivo a tempo nella questura di Milano. Scartò anche l'idea di rubare una gazzella della polizia ed entrare a tutta velocità per "arrotare" il ministro (il traffico in via Fatebenefratelli non consentiva l'adeguata rincorsa). Nemmeno legarsi addosso mezza quintalata di tritolo e farsi saltare, roba da talebani e inoltre, sarebbe stato complicato incassare l'assegno dei "servizi" da defunto.

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«Come sarebbe a dire: "cosa c'entrano i servizi segreti?"!! Ok, spiego.»
(Autore che alza gli occhi al cielo pensando: "beata ingenuità".)

Nel 2002 il generale Nicolò Pollari (ex-direttore del Sismi), ha confermato che Bertoli è stato un informatore del Sifar prima, e del SID in seguito, il suo nome in codice era Negro. Per il SID la fonte fu chiusa nel 1966 ma, in seguito, il suo nome compare nell'elenco fornito da Andreotti alla Commissione Stragi nel 1990, dal quale risulta essere appartenuto all'associazione segreta Gladio.Tanto per essere ancora più chiari:

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«Gianfranco Bertoli sta agli anarchici come Ruby Rubacuori sta alle Suore Missionarie Oblate dell'Assunzione

Ora che abbiamo "inquadrato il soggetto", sarà facile capire come ha fatto il Bertoli a: recarsi in un kibbutz israeliano, rimediare una bomba a mano assai potente, portarla tranquillamente in Italia e usarla per l'attentato.
Sono le ore 11 del 17 maggio 1973, Bertoli al grido di: "Muoia Rumor e tutto l'inquinamento acustico!" lancia la granata, qualcuno fa appena in tempo a dirgli "Guardi che il ministro è già..." BOTTA FORTE!!!!! ...fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii[4]...
L'effetto della deflagrazione è devastante: 52 persone rimangono ferite e 4 muoiono. Solo dopo si scoprirà che lo scoppio era stato causato da una bomba a mano che, per causare tutto quel bordello, doveva pesare non meno di 7-8 kg. L'attentatore fu subito immobilizzato ed arrestato.

[modifica] Il processo

Gianfranco Bertoli al processo.jpg

Il giudice mise in dubbio il vero movente della strage.

Bertoli si proclamò anarchico individualista, seguace delle teorie di Max Stirner. Non aveva la benché minima idea di chi fosse Stirner, durante il processo sbagliò anche a più riprese a nominarlo, si contarono: sei Spiffer, tre Stripper e addirittura un paio di Rapper. Comunque, figuriamoci se lo poteva conoscere un giudice e, anche fosse, non gli sarebbe importato un fico secco.
Secondo le indagini del PM Guido Salvini, confermate dalle testimonianze di Vincenzo Vinciguerra (autore l'anno prima della strage di Peteano), l'obiettivo sarebbe stato proprio Rumor, ma non per il caso Pinelli. Le due ipotesi più verosimili sono:

  1. non aver proclamato lo stato d'assedio (quando era presidente del Consiglio) in occasione della strage di piazza Fontana;
  2. avergli rubato la sua Littorina Rivarossi ALn 556 da collezione.

Qualcosa non tornava comunque, due più due lo sanno far tutti (a parte ovviamente i "fattoni russi" che si sparano la Krokodil) e, in effetti, l'ordigno era stato lanciato tra la folla e non quando il ministro era ancora presente alla commemorazione. Sarebbe come tirare il riso fuori della chiesa quando gli sposi stanno già in luna di miele[5].
Forse c'era una terza ipotesi, sul massacro aleggiavano forti sospetti su rami deviati dei servizi segreti, che avrebbero spinto gruppuscoli di estrema destra ad armare Bertoli, questa tesi fu confermata dal primo processo. In appello fu rovesciata e si tornò a quella dell'"anarchico isolato", costantemente affermata dallo stesso imputato[6].
Nel 1975 Bertoli fu condannato all'ergastolo. Agli inizi del 2000 ottenne il regime di semilibertà[ma...?!], piombò nella tossicodipendenza da eroina e morì il 17 dicembre dello stesso anno, a Livorno. Qualcuno dirà:
"Perché proprio a Livorno? Faceva parte del piano? Era voluto dal Sifar? Era un'idea di Licio Gelli? C'entrava per caso Andreotti?".
No!!
Ma sei sicuro?
Siiii!! (Certo che ve stà a pijà brutta! Vedete i complotti dappertutto.)

[modifica] Bibliografia

[modifica] Note

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ santo e martire
  2. ^ e le pistole ben oliate
  3. ^ probabilmente andrà per le lunghe
  4. ^ timpano fuori uso
  5. ^ forse poteva venirmi un esempio migliore considerando l'argomento tragico
  6. ^ anche perché: è sempre meglio l'ergastolo di una pallottola in testa

[modifica] Voci correlate


Uomo che porta granata gigante con carriola.jpg
Le stragi famose

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