Strage del Rapido 904

Da Nonciclopedia, l'enciclopedia libera...

Anni di piombo.jpg
Divieto di giustizia.jpg

A causa del divieto di amministrare la giustizia vigente nel nostro Paese, l'articolo che segue parla di un fatto che non ha spiegazioni e/o colpevoli. Quindi ce li siamo inventati di sana pianta.
Può anche darsi che i fatti narrati non siano mai accaduti e che siamo tutti vittime di un'allucinazione collettiva.

Anni di piombo inverso.jpg
Rapido 904 a San Benedetto Val di Sambro.jpg

Le FF. SS. non rifusero i danni ai passeggeri in quanto "come da avvisi presenti in ogni stazione, essi erano stati ampiamente messi al corrente circa i rischi derivanti dall'intraprendere un viaggio in treno".

Logo di Wikipedia sballonzolante.gif
Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente un articolo in proposito. Strage del Rapido 904
Quote rosso1.png Come sale veloce quel treno che si tuffa nelle gallerie,

come fanno i delfini nei giorni d’agosto
seguendo chissà quali vie.
Ma di colpo è un mare di fuoco,
la tempesta si schianta d’intorno.

Il biglietto era solo d’andata e non c’è ritorno.
Quote rosso2.png

~ Un tizio tristissimo Leoncarlo Settimelli.

La strage del Rapido 904 avvenne a bordo del Rapido 904, le prove a testimonianza di ciò sono schiaccianti. Definita anche strage di Natale, rappresenta il colpo di coda dell'ormai agonizzante terrorismo degli anni '70. No, un momento. Essa rappresenta l'inizio dell'epoca nota come guerra di Mafia dei primi anni '90 del XX secolo. Ma no, non è così: c'entra il terrorismo camorristico coi pantaloni a zampa d'elefante... No. non va bene, non è corretto neanche così! Mettiamola in questo modo: diciamo che si tratta di terrorismo camorfioso. O maforra terroristica, boh, suonano bene entrambi.
Il fatto è che questa strage si colloca in un contesto socio-temporale altamente ambiguo, a cavallo di due periodi storici profondamente differenti: agli slanci creativi ed innovativi degli anni '70 fa seguito una sensazione di indolente consapevolezza che galleggia in fiumi di Ramazzotti, Aperol ed eroina, al ritmo martellante della new wave. Chi ha trascorso l'adolescenza in quel periodo ha oggi buone probabilità di essere un vecchio rincoglionito senza alcuna prospettiva per il futuro.

[modifica] L'attentato

Quote rosso1.png È da un po' che non mettono le bombe sui treni! Quote rosso2.png

~ Uno che pensava di saperla lunga.
Quote rosso1.png Già, figuriamoci se lo rifanno adesso, sotto le feste! Quote rosso2.png

~ Un altro che pensava di saperla lunga (sono tanti, eh!).

Il 23 dicembre 1984, alle ore 19:08, sul treno Rapido n. 904, partito da Napoli alla volta di Milano, si verificò un'esplosione talmente forte che, a 60 km di distanza, la casalinga Priscilla Carota coniugata Scornaienchi si rivolse così a suo marito:

Wikiquote.png
«Belisario, hai scoreggiato di nuovo?»
E invece il signor Belisario era innocente. Il treno stava percorrendo la Grande Galleria dell'Appennino, tra Bologna e Firenze, 18 km rettilinei in cui la velocità raggiunta dai convogli si attestava oltre i 150 km/h. Una carica di esplosivo radiocomandata, collocata sulla vettura n. 9, esattamente a metà del treno, scoppiò al km 9 del tunnel, nel suo centro esatto. Sul colpo morirono 15 persone e 267 restarono ferite. Successivamente i morti aumentarono a 16. Subito dopo l'esplosione, i macchinisti attivarono il freno di emergenza, cosicché il convoglio si arrestò nel bel mezzo del tunnel. A causa dello scoppio era andata distrutta anche la linea elettrica, insieme a tutti i finestrini delle carrozze. Lo scoppio, il buio e il freddo invernale contribuirono a creare un'atmosfera di intensa e vibrante apprensione, ma non ci sarebbe stato alcun cartello "fine del primo tempo" a stemperare la tensione, rinfrancare gli animi e consentire al pubblico di recarsi al bar o al cesso. Uno dei controllori, al suo ultimo viaggio in servizio prima della pensione, benché ferito, riuscì ad organizzare i soccorsi chiamando da un telefono di servizio all'interno della galleria. Se avesse avuto un cellulare non ce l'avrebbe mai fatta poiché, come tutti sanno, dentro le gallerie non c'è campo.

[modifica] I soccorsi

Kit pronto soccorso elio.jpg

I soccorsi erano equipaggiati con: bombola "baloon time", maschera di un simpatico verde asia e un set di palloncini multicolor.

Quote rosso1.png Raga, questa è un'occasione d'oro per collaudare il piano d'emergenza! Quote rosso2.png

~ Il coordinatore della Centrale Operativa di Bologna.
Quote rosso1.png Quale piano d'emergenza? Quote rosso2.png

~ Il vice-coordinatore, colto lievemente impreparato.

Il personale viaggiante del Rapido 904 riuscì a mettere in moto la macchina dei soccorsi nonostante le oggettive difficoltà. Nella concitazione, però, non fu subito chiaro chi si andasse a soccorrere e perché: l'unica certezza era che c'era un treno fermo in galleria. Fu perciò deciso di inviare un locomotore elettrico per trainare il convoglio, ma a causa del black out elettrico l'idea si risolse in un fallimento totale. Si optò dunque per un locomotore diesel, che però appestò l'aria all'interno della galleria. Anche i non fumatori ivi presenti si trovarono dunque col rischio di sviluppare tumori e patologie cardiache centuplicato. Si cercò di tamponare il problema portando in galleria delle bombole d'ossigeno, ma nell'urgenza non si andò troppo per il sottile: ad un venditore di palloncini nelle sagre paesane fu requisita la dotazione di bombole di elio, così ad un certo punto sembrò che ci fosse un raduno dei parenti di Donald Duck e di Topo Gigio.

Nella vicina stazione di San Benedetto Val di Sambro vennero prestati i primi soccorsi ai feriti e trainato il convoglio. Qui finalmente venne allestito un ponte radio funzionante e fu possibile organizzare il trasporto dei feriti più gravi verso l'Ospedale Maggiore di Bologna. La Società Autostrade, per agevolare tale operazione, mise gratuitamente a disposizione un casello poco distante, salvo ritoccare verso l'alto i pedaggi nel giro di un paio di settimane.

Il piano d'emergenza era stato messo a punto all'indomani della strage di Bologna e prevedeva la cooperazione tra forze dell'ordine e mezzi di soccorso, la razionalizzazione delle vie d'accesso agli ospedali del capoluogo felsineo e l'impossibilità di presenziare per Gabriele Paolini. L'attentato al Rapido 904 costituì la prima vera opportunità di sperimentarne l'efficacia. La cosa più difficile fu ricordare in quale cassetto era stato chiuso il manuale operativo, operazione che richiese un'ora buona di spremitura di meningi. Fortunatamente questo fu l'unico ritardo e gli operatori coinvolti si comportarono in maniera a dir poco esemplare. Dopo questa esperienza il servizio centralizzato di Bologna Soccorso sarebbe diventato il primo nucleo attivo del servizio di emergenza 118.

Quote rosso1.png Raga, addio assenteismo, addio fancazzismo. Ci siamo fottuti con le nostre mani! Quote rosso2.png

~ Il coordinatore della Centrale Operativa di Bologna encomia il suo gruppo.

[modifica] Le indagini

S.Benedetto appare nella strage del rapido 904.jpg

Giacché più volte nominato, S.Benedetto decise di fare una apparizione straordinaria durante le indagini; purtroppo però, nessuno poté dargli udienza a causa del gran fermento delle stesse.

La macchina dei soccorsi aveva funzionato egregiamente, avrebbe saputo fare altrettanto la macchina della giustizia? Si partiva da pochi punti fermi, tutti in comune con la strage dell'Italicus di dieci anni prima: tanti morti, tantissimi feriti, un treno sventrato e la Grande Galleria dell'Appennino involontario teatro del misfatto in entrambi i casi.

Quote rosso1.png È chiaro come il sole: i terroristi hanno voluto celebrare il decennale della strage dell'Italicus! Quote rosso2.png

~ Il questore Cleto Cervellone deciso a chiudere le indagini.

Si ripresero in mano i polverosi fascicoli delle stragi nere e si procedette col metodo ampiamente collaudato in precedenza: si rastrellarono circoli anarchici e covi di neofascisti, si cercarono collegamenti col terrorismo internazionale, la banda della Magliana, la Loggia P2 e i servizi segreti deviati. Alla fine il guazzabuglio di congetture fu tale che, a tre mesi dall'attentato, l'unica cosa sicura era che nessuno ci aveva capito una mazza.

Frigorifero pieno di esplosivo.jpg

La svolta nelle indagini: una investigatrice di primo pelo, grazie ad una straordinaria intuizione, si insospettisce sui contenuti del frigorifero del covo.

La svolta giunse per un caso del tutto fortuito: nel marzo 1985 erano stati arrestati a Roma per commercio illegale di merce illegale Guido Cercola e Giuseppe Calò: il nomignolo di quest'ultimo, "Pippo", aveva attirato l'attenzione degli agenti, in quanto, secondo essi, tradiva inequivocabilmente l'abitudine di assaggiare la roba prima di smerciarla. Nel maggio successivo fu individuato il loro covo, all'interno del quale venne rinvenuto un apparato tipo scatole cinesi: una valigia che ne conteneva altre due più piccole, in cui si trovava un apparato ricetrasmittente che conteneva le pile per farlo funzionare. Dentro le pile c'erano dei dischi di zinco alternati a dischi di rame, immersi in una soluzione acidula. Gli agenti rimasero stupefatti: quanto doveva essere perversa e malata la mente che aveva concepito un simile marchingegno? A completare il quadro furono trovate antenne, cavi elettrici, mozziconi di spinello, due plettri un po' usati, venti cerini e sei sigarette. Insospettiti dalla mancanza di una chitarra, i poliziotti notarono che il frigorifero, anziché essere pieno di birre, conteneva una certa quantità di esplosivo, lo stesso usato per la strage.

È il 9 gennaio 1986 quando Cercola e Calò vengono formalmente accusati di aver eseguito materialmente la strage: a loro carico erano stati raccolti innumerevoli indizi ed essi stessi avevano fatto delle piccole ammissioni. Per ottenerle, gli inquirenti non avevano esitato a torturarli mediante la visione forzata e continuata di tutte le puntate dell'Almanacco del giorno dopo; prima di andare a dormire dovevano scrivere un resoconto dettagliato delle puntate visionate in giornata e se commettevano qualche errore dovevano ricominciare da capo. Emerse altresì una serie di collegamenti con varie organizzazioni malavitose e con un tedesco di nome Friedrich Schaudinn, esperto di trenini elettrici ma soprattutto di dispositivi radiocomandati identici a quello usato per la strage: ne furono trovati diversi in casa di Pippo Calò, che non fu creduto quando dichiarò:

Wikiquote.png
«Non pensate male, uno è il telecomando del garage, un altro è per la mia automobilina radiocomandata e l'ultimo aziona la pompa di calore!»
Con queste premesse in mano, agli inquirenti non restava altro che inquadrare l'ideologia che aveva concepito l'attentato. Calò e Cercola potevano essere neofacisti, veterocomunisti o vegani, camorristi o infiltrati di qualche organizzazione paramilitare. Si scoprì che erano un po' tutte queste cose qua e si andò a processo.

[modifica] I processi e le condanne

Quote rosso1.png Ma siamo sicuri che questi due hanno fatto tutto da soli? Quote rosso2.png

~ Il pubblico ministero davanti allo specchio.
Quote rosso1.png Gilberto, perché parli da solo chiuso in bagno? Quote rosso2.png

~ La moglie impicciona del pubblico ministero.

Stavolta, a differenza di altri misteri italiani, sembrava tutto abbastanza chiaro: c'era la strage, c'erano gli indiziati, c'erano delle cose molto simili a prove, c'erano i giudici, c'erano i tribunali, c'era l'associazione dei parenti delle vittime. Caso forse unico, non si era verificato alcun tentativo di depistaggio: depistatori abituali si erano misteriosamente autodepistati. I processi si sarebbero dovuti concludere in breve tempo e con esito positivo. È andata veramente così?

La Corte di Assise di Firenze il 25 febbraio 1989 rifilò l'ergastolo a Pippo Calò, Cercola e ad altri personaggi legati ai due (Alfonso Galeota, Giulio Pirozzi e Giuseppe Misso, camorrista detto 'O Direttore Sanitario in quanto boss del Rione Sanità), con l'accusa di strage. Inoltre, condannò a 25 anni di galera il crucco Schaudinn, più una serie di altre pene ad altri personaggi emersi dall'inchiesta, per il reato di banda armata. Finì nel calderone anche qualche ignaro passante.

Al secondo grado la sentenza fu emessa il 15 marzo 1990. Le condanne all'ergastolo per Calò e Cercola vennero confermate. Misso, Pirozzi e Galeota vennero invece assolti per il reato di strage, ma condannati per detenzione illecita di esplosivo, con la seguente motivazione: "Detenere esplosivo è diverso da farlo detonare: ci sono ben due vocali che fanno la differenza". Il tedesco Schaudinn venne invece assolto dal reato di banda armata, ma rimase incolpato della strage e condannato a 22 anni, con la seguente motivazione: "Anche se non deteneva l'esplosivo, poteva benissimo farlo detonare. Il cambio di vocali si è dimostrato anche in questo caso determinante, la Settimana Enigmistica lo ha acclarato in maniera inoppugnabile".

Papa carnevale.jpg

Il giudice Carnevale impartisce la sua ennesima assoluzione urbi et orbi.

Sembrava fatta. A questo punto fece il suo trionfale ingresso sulla scena, come un vero Deus ex machina, il giudice Corrado Carnevale. Il 5 marzo 1991 la 1ª sezione della Corte di Cassazione, da lui presieduta, annullò la sentenza di appello, con la seguente motivazione, redatta dallo stesso Carnevale: "Perché quelle facce? Cos'altro volevate aspettarvi da me?". Il sostituto Procuratore generale Antonino Scopelliti era contrario e mise in guardia i giudici dal far prevalere l'impunità del crimine. Per questo ricevette una telefonata anonima dal contenuto inequivocabile:

Wikiquote.png
«A Scopellì, vedi de farti 'na bella carrettata de cazzacci tua!»
La Suprema Corte di Cassazione annullò con rinvio la sentenza d'appello, disponendo quindi un nuovo giudizio. Il 14 marzo 1992 furono confermati gli ergastoli per Calò e Cercola, mentre a Schaudinn furono rifilati 22 anni. Misso si vide la condanna commutata a tre soli anni per detenzione di esplosivo, mentre le condanne di Galeota e Pirozzi vennero ridotte a un anno e sei mesi: tutti e tre vennero assolti dai reati di strage, con la seguente motivazione: "Stiamo iniziando a romperci le palle".

Quello stesso giorno Galeota e Pirozzi, insieme alla moglie Rita Casolaro ed alla moglie di Giuseppe Misso, Assunta Sarno, mentre ritornavano a Napoli, furono vittime di un agguato: la loro auto fu speronata e mandata fuori strada da alcuni killer della camorra che li seguivano sull'autostrada A1, all'altezza del casello di Afragola/Acerra. Sul terreno rimasero Galeota e la Sarno, quest'ultima finita con un colpo di pistola in bocca. Soltanto Giulio Pirozzi e sua moglie riuscirono miracolosamente a uscire vivi da quella che fu una vera e propria esecuzione di camorra, anche grazie al sopraggiungere di un’auto della polizia stradale dal senso inverso di marcia, che impedì ai killer di completare il lavoro. Pirozzi, benché ferito gravemente, si salvò anche perché si era finto morto nel corso della sparatoria. In seguito tentò, senza successo, la carriera cinematografica come cadavere nei film polizieschi.

Il 24 novembre 1992 la Cassazione, durante un periodo di ferie del giudice Carnevale, confermò la sentenza, riconoscendo la "matrice terroristico-mafiosa" dell'attentato.

Quote rosso1.png Ma finora hanno parlato di camorra! Quote rosso2.png

~ Esemplare di Homo attentus.
Quote rosso1.png Ma sì, mafia, camorra, sempre di quella è! Quote rosso2.png

~ Esemplare di Homo accomodans.

Il 18 febbraio 1994 la Corte di Assise di Appello di Firenze concluse il giudizio anche per il parlamentare dell'MSI Massimo Abbatangelo, tirato in ballo dai suoi camerati. Abbatangelo fu assolto dal reato di strage, ma venne condannato a sei anni di reclusione per aver consegnato dell'esplosivo a Giuseppe Misso, nella primavera del 1984. Le famiglie delle vittime fecero ricorso in Cassazione contro quest'ultima sentenza, ma persero e dovettero rifondere le spese processuali, con la seguente motivazione: "Questo significa non sapersi accontentare: vi abbiamo già ergastolato un po' di gente, ma è disdicevole accanirsi contro un politico, anche se forse potreste avere ragione".

Guido Cercola morì in carcere a Sulmona il 3 gennaio 2005, soffocato da una porzione di lacci di scarpe alla carbonara. Aveva terminato la scorta di spaghetti dimenticandosi di ripristinarla.

Il 27 aprile 2011 la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Totò Riina per la strage, precisando che Riina va considerato il mandante della strage. Secondo la DDA napoletana l'attentato si inserì in un disegno strategico di Riina per far apparire l'attentato come un fatto politico e come risposta al maxi processo a Cosa Nostra.

Wikiquote.png
«Così ci abbiamo ficcato dentro anche un mafioso. E che mafioso! Contenti adesso?»

[modifica] Quindi, tutto è bene quel che finisce bene?

Rapido 904 I nomi delle vittime.jpg

Per loro è finita. Male.

Uomo che porta granata gigante con carriola.jpg
Le stragi famose

Strage di Porcella dalla Finestra - Strage di piazza Lontana - Strage di Noia Sauro - Strage di Petoano - Strage dei questuanti di Milano - Strage in piazza con la pioggia - Strage dell'Itaglianicus - Strage di Urtica - Strage di Polognia - Strage del Ripido 904 - Strage dell'Osel - Febbre Strage del sabato sera - Strage di InCapaci - Strage in via DiMeglio - Strage alle Tuin Tauers - Strage di Erba, l'avevo detto di non calpestare le aiuole - Strage di Spareggio - Strage in Svervegia Norvegia

Strumenti personali
wikia