Spazio 1999

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Prima di 2022: i sopravvissuti, ancora prima di 2001: Odissea Nello Spazio.
Arriva negli schermi di tutto il mondo d'Europa d'Italia di pochi italiani un telefilm pensato per tantissime alcune due stagioni.
Denso di innovazioni, amorevolmente copiate da Star Trek

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Articolo della Settimana
dal 5 novembre 2012 al 12 novembre 2012.


Quote rosso1.png Una detonazione tale da spostare la Luna fuori dalla sua orbita ne avrebbe causato la frantumazione e originato un'incredibile pioggia di detriti sulla Terra, ammesso che delle scorie nucleari possano innescare una reazione esplosiva di qualsiasi origine! Quote rosso2.png

~ Isaac Asimov o "della stroncatura sul nascere".
Quote rosso1.png Un universo popolato di sistemi tale da rendere praticabile il viaggio della Luna alla deriva come in Spazio 1999 sarebbe stato incandescente data l'eccessiva vicinanza delle stelle! Quote rosso2.png

~ Un ironico Asimov si diverte ad infierire.
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La locandina scatenava due emozioni nell'immediato: la consapevolezza dell'elevata qualità dello show e il rammarico di non aver accettato l'invito a cena della novantenne prozia Adelaide.

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Una difficile prova per un attore proveniente dal teatro classico.


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Sì, lo sappiamo che su Wikipedia è presente una pagina più seria intitolata: Spazio 1999. E allora? Questa è molto più bella.

Spazio 1999 (per i sudditi della regina Space: 1999, ché loro ci tengono, ai due punti) è una serie televisiva italo-britannica di fantascienza ideata nel 1973 da Gerry e Sylvia Anderson i quali, essendo inglesi, trovavano disdicevole impiegare il tempo a trombare e quindi facevano di queste cazzate. Lo spunto era collocare un evento apocalittico in un profetico fine millennio, senza ovviamente copiare robe precedenti. Il meteorite grosso l'avevano già usato, il cataclisma climatico pure, la catastrofe nucleare "sputtanatissima", ira divina, vespe, godzilli vari, cavallette, zombie, eruzioni, non c'era niente che non avesse già tentato di spazzar via la Terra almeno una decina di volte.

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«Già, la Terra!! Alla Luna non c'ha mai pensato nessuno!!»
(Gerry Anderson illuminato dal lampo di genio.)
Ora, a qualcuno sarebbe subito venuto in mente che di quel sasso disabitato non frega una minchia a nessuno, ma Gerry era euforico e sottovalutò il problema. La moglie invece era la classica donna del Sussex, cicciottella ma concreta, e pose immediatamente il quesito:

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«Ma se non trucidiamo un fottìo di persone, che catastrofico sarà?»
(Sylvia Anderson mentre "smonta" il marito.)
Il marito ne convenne e ci pensò un buon quarto d'ora, durante il quale buttò giù tre Irish coffee, due Tom Collins e la trama del pilot:
  1. base lunare con parecchia gente dentro,
  2. esplosione spaventosa con uscita dall'orbita terrestre,
  3. Luna a zonzo nell'universo con i superstiti.

Non era il caso di tenere i piedi per terra, con la scusa di essere "alticcio" tanto valeva spararla grossa.

Produzione

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La produzione dovette affrontare una causa con la Edilcarrelli di Genova, che li accusò di aver copiato un loro brevetto.

Spazio 1999 nacque come sottoprodotto di un aborto spontaneo. I coniugi Gerry (Calogero) e Sylvia (Pinuccia) Anderson avevano ideato numerose serie televisive di fantascienza, tra cui UFO, nel biennio 1969-1970[1]. L'idea di partenza era di crearne un sequel ambientato sulla Luna, in una base spaziale costantemente sotto attacco alieno. Il progetto fu accantonato quando Gerry Anderson si rese conto che gli venivano sistematicamente negati i finanziamenti necessari, adducendo le scuse più balorde: smarrimento del codice IBAN, mancata iscrizione al registro delle imprese, epidemia di pediculosi, assalto alla diligenza, sciopero dei COBAS e così via. Nel 1973, dopo aver drasticamente modificato il progetto iniziale, Anderson reperì un po' di grana dalla rete televisiva inglese ITC, i cui vertici si resero conto poco dopo della cazzata commessa, e proposero alla RAI di collaborare al progetto. Le due emittenti divisero equamente le spese, ma gli introiti furono suddivisi tra lo 0,0000001% alla RAI ed il restante all'ITC. In Viale Mazzini sono tuttora convinti di averlo messo nel culo ai boriosi Inglisc. Nello stesso anno fu realizzato il cosiddetto episodio pilota, la cui "pizza" fu però dimenticata dagli Anderson in una rosticceria di Soho, dove pare sia stata usata a lungo come sottopentola. Le riprese dei 24 episodi della prima serie si protrassero fino al 1975, tra innumerevoli difficoltà e sfighe di varia natura: sembra che la nuvola di Fantozzi abbia stazionato sul set per tutta la durata delle riprese. La seconda serie, anch'essa di 24 episodi, fu realizzata nel 1976, con difficoltà ancora maggiori dovute all'influenza nefasta della maledizione di Montezumolo.

Dopo aver realizzato la prima serie Sylvia Anderson divorziò da suo marito. Rimasto solo e senza il becco di un quattrino, Gerry si procacciò i fondi per la seconda serie in America. Dovette però accettare di lavorare con Fred Freiberger, noto nell'ambiente per essere il più grande affossatore di produzioni televisive di sempre. Fu lui, infatti, a produrre il miserabile flop della terza serie di Star Trek, dell'ultima serie dell'Uomo da sei milioni di dollari e di The wild wild west. L'appellativo di Serial killer di serie televisive era dunque più che meritato.

Quote rosso1.png Hanno cambiato tutto perché un gruppo di capoccioni americani ha deciso che la serie deve fare qualcosa che a dir loro la renda commerciabile. Fred Freiberger qualcosa di buono lo fece, ma nel complesso non credo che il suo apporto fu positivo, penso che in realtà introdusse un cazzo in culo metodo di lavoro commerciale e molto convenzionale! Quote rosso2.png

~ Martin Landau tesse le lodi di Freiberger.
Quote rosso1.png Preferisco lavorare per un po’ con gente adulta! Quote rosso2.png

~ Barry Morse dà man forte a Landau.

Nonostante queste ottime premesse, la seconda serie si risolse in un fiasco colossale sia a livello di ascolti sia a livello di critica. Non visto, Freiberger stappò lo champagne: per l'ennesima volta aveva fatto centro.

Trama

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La serie aveva degli ottimi spunti d'azione, uniti a scene ad elevata drammaticità.

È il 9 settembre 1999. Sulla Terra sono in atto guerre a nord, rivoluzioni a sud, disordini a est e soprusi ad ovest. È in corso anche la periodica pulizia etnica sull'Etna. Gli Svizzeri continuano a dichiararsi neutrali, ma da qualche tempo hanno iniziato a tifare Milan. Insomma la pace regna sovrana nel mondo. La mattina di quel giorno, John Koenig prende ufficialmente possesso del suo nuovo ufficio da comandante, all'interno di una stazione scientifica permanente denominata Base Alpha. Sulla Luna. Le prime avvisaglie della crisi economica globale avevano spinto i governi ad attuare vari piani anti-spreco, tra cui la mobilità. John Koenig, astrofisico statunitense di chiara fama e discutibili gusti musicali, era una delle prime vittime di tale provvedimento. Il governo l'aveva presa larga: prima gli aveva chiesto se era un tipo romantico, poi se aveva un pigiama pesante di flanella, alla fine gliel'aveva venduta così:

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«Pensa, adesso, per studiare la Luna, non ti servirà più quell'ingombrante telescopio, sarà sufficiente un semplice microscopio
Koenig assume quindi il comando della base lunare, con l'incarico di organizzare e gestire una spedizione sul fantomatico pianeta Meta, individuato nel cosmo sulla scorta di visioni mistiche avute da Antonino Zichichi in seguito all'ingestione di un piatto di cozze[2].
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Alcune scene dalla serie: Maya la mutaforma in una sua riuscitissima trasformazione; il computer di bordo aveva Windows Vista, si capisce dall'errore sul video e soprattutto dalla faccia della donna; le tute spaziali furono rubate nottetempo dal set di 2001: Odissea nello spazio; la dottoressa Russell "amava" studiare le razze aliene.

Ma le cose si mettono subito male: una serie di strani incidenti e misteriosi decessi frenano i preparativi per la missione.

  • una delle navicelle Eagle si sfrena, travolgendo due addetti al rifornimento;
  • un tecnico collaudatore fa delle modifiche per potenziare il lunar buggy e, alla prima accelerata su un dosso, un pilota finisce nel vuoto cosmico.

Come se non bastasse, si sviluppa, e cresce senza sosta, un fetore insopportabile campo magnetico che pare avere origine da un magazzino sulla cui porta sta scritto: "Raccolta e compostaggio della frazione umida". Trascorre qualche giorno e il puzzo campo magnetico diviene così forte che su tutta la base vengono proibiti gli oggetti metallici, soprattutto quelli a punta, mentre viene incoraggiato un uso massiccio di deodorante. Finalmente John Koenig decide di ispezionare il magazzino dell'umido, e scopre con grande sorpresa che in realtà è pieno zeppo di scorie nucleari in avanzato stato di decomposizione, provenienti per giunta dall'Unione sovietica, cosa che lo fa andare su tutte le furie. Ma ormai è troppo tardi: il 13 settembre 1999, proprio quando Koenig sta provando davanti allo specchio un duro comunicato da inviare alla NASA, al ministero della difesa e a quello dell'ambiente, avviene nel magazzino incriminato una tremenda esplosione, tanto forte da far uscire la Luna dalla sua orbita terrestre.

Quote rosso1.png Bene: adesso la Luna si spatascia sulla Terra, e vai con morti, catastrofi, disastri. Proprio quello che piace a me! Quote rosso2.png

~ Telespettatore medio degli anni '70.

E invece no. La Luna, uscendo dall'orbita, vaga per lo spazio e addirittura nella base Alpha si salvano un bel po' di persone, che giammai torneranno sulla Terra e si renderanno conto di quanto in realtà sia affollato l'universo, conoscendo razze e civiltà aliene ora pacifiche, ora cagacazzo. La morale sarebbe quella di porre interrogativi sul senso della vita. Sarebbe bastato aspettare pochi anni per avere tutte le risposte dai Monty Python.
Questo doveva forse bastarci, però a pensarci bene, se da una parte è vero che: "Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito", è anche innegabile che: "Tintarella di Luna, tintarella color latte!" e quindi "a buon intenditor..."

Personaggi e interpreti

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Il cast fu scelto nell'Ospizio Nostra Signora dell'Attempato a Novara.

Lo zoccolo duro

  • John Koenig: il suo cognome teutonico e il suo sguardo glauco e glaciale farebbero pensare ad origini prussiane. In realtà è un fottuto yankee appassionato di Quark, scacchi, kendo e puzzle. Assume il comando della Base Alpha pochi giorni prima della catastrofe, guadagnandosi così la nomea di portasfiga. Celibe, non nasconde una certa attrazione per il Dott. Russell, che sembra ricambiare, ma in ogni episodio della serie sono state tagliate tutte le scene hot che li coinvolgevano. Peccato. Una sua caratteristica importante è il fatto che Koenig urla, sempre. Urla quando è incazzato ma anche quando è calmo, felice, rilassato etc etc etc. Il doppiatore italiano era afono alla fine di ogni puntata. È interpretato da Martin Landau, che si dice vanti ascendenze ora sarde, ora rumene, ma mai austriache.
  • Helena Russell: nella versione italiana il suo nome è stato giustamente italianizzato in Helen. Interpretata da Barbara Bain (al secolo Millicent Fogel. A causa di tale nome era regolarmente sfottuta dalle compagne di scuola e ha sofferto a lungo di depressione). Capo dello staff medico, oltre a curare col Serenase© raffreddori, mal di denti e dermatiti, ama studiare le razze aliene con cui gli AlfaniAlfano.jpg[3] entrano in contatto. I maligni insinuano che si sia accoppiata più volte con alieni di varie tipologie, facendo invece la preziosa col comandante Koenig. Va detto che i due attori all'epoca erano sposati, quindi tutto è possibile.
  • Victor Bergman: inglese, è l'Archimede Pitagorico del gruppo. Ideatore di apparecchi geniali come l'impareggiabile asciugacapelli a sabbia e il mirabolante affetta-uova crude, sparisce misteriosamente nella seconda serie, senza che la produzione se ne preoccupi minimamente. D'altronde, non si era neanche preoccupata di pagare l'interprete, l'attore Barry Morse, conosciuto anche come — ••• • — • — • • — • — • — — — — — — — • — • • • • •
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30 - 60 - 30, e non sono centimetri...

  • Paul Morrow: interpretato da Prentis Hancock, attore per hobby e salumiere per vocazione, è uno scozzese, baffuto come un tamarro riminese in versione "acchiappo", vicecomandante e addetto alle telecomunicazioni. Quando c'era lui sulla Base Alpha la posta pneumatica arrivava sempre in orario. Nella seconda serie viene sostituito da Tony Verdeschi, che gestirà le cose con un lassismo tipicamente italiano, facendo rimpiangere i bei tempi andati.
  • Alan Carter: questo personaggio è il primo di una serie che suscita dissidi e malumori tra la RAI e la ITC. L'attore australiano Nick Tate avrebbe dovuto interpretare un italiano di nome Alfonso Cattani, ma i produttori anglosassoni modificarono nottetempo la sceneggiatura, creando così il personaggio di Alan Carter, anch'egli australiano e spericolato comandante della flotta delle Aquile. "L'attore è australiano, ha un forte accento australiano, abbiamo dovuto creare un personaggio australiano!" - così si giustificarono i vertici dell'ITC. "Allora potevate anche prendere un canguro. E soprattutto grazie per averci avvertito!" - la replica piccata dei vertici RAI.
  • Sandra Benes: forse ungherese, ma il cognome è diffuso dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno, tecnico informatico, dapprima intreccia una tresca col pilota Mike Ryan, ben presto risucchiato con Aquila e tutto da un buco nero, quindi cede all'irresistibile fascino dei baffi di Paul Morrow, e trascorre interi pomeriggi a pettinarglieli. Interpretata dall'attrice anglo-franco-birmano-borneo-portoghese Zienia Merton, nel copione originale doveva essere un'italiana di nome Sandra Sabatini, ma ecco ancora una volta la simpatica modifica della sceneggiatura, eseguita con l'impeccabile stile dello humour inglese. Ma gli italiani non apprezzarono, e per tutta risposta riempirono di zucchero i serbatoi di tutto il parco mezzi britannico.
  • David Kano: mancava un negro nella serie, ed eccolo qua, perché sulla Luna il razzismo non esiste. Interpretato da Clifton Jones, è un ingegnere informatico che smarrisce di continuo le password. Nigeriano, porta il nome della capitale del suo paese, caratteristica comune tra gli africani, basti pensare ad Afric Simone, Malika Ayane (che oltre al nome ha pure la voce da negra) e lo stilista Rocco Marocco.
  • Robert Mathias: il vice del Dott. Russell, interpretato da Anton Phillips. A lui tocca il lavoro sporco, come i cateterismi, i clisteri, le broncoaspirazioni ed il riordino della sala operatoria. Mentre lui sgobba, il Dott. Russell si prende tutti i meriti, per questo ha l'umore orientato sull'incazzoso andante con moto.
  • Tanya Alexander: addetta alla consolle, probabilmente una PS1, magari una PS2, la Xbox tenderei ad escluderla. Interpretata da Suzanne Roquette Parquette Parquet Arquette, che dovrebbe essere la cugina di secondo grado di Rosanna Arquette o magari di Patricia Arquette (mica cazzi). Nella serie, a parte la sua attività nella base che non si è mai capita, impersonava la ragazza di buona famiglia e timorata di Dio, che vede l'uscita dall'orbita come una punizione nei suoi confronti per essersi masturbata. Si sente in colpa per due puntate, poi parla con la Benes e quando questa le dice: "Tanto oramai, anche fosse... la frittata è fatta!", inizia a darla via a blocchetti da dieci con una in omaggio.
  • Gerald Simmonds: stronzissimo politicante americano, dirigente dell'Amministrazione Spaziale. Dotato di un cinismo ributtante, non usa lo sciacquone dopo aver cacato. Trovatosi suo malgrado a condividere il destino degli Alfani, muore dopo pochi episodi perché l'attore che lo interpretava, Roy Dotrice, aveva un impegno urgente.

Gli infiltrati della seconda serie

  • Maya: l'attrice Catherine Schell, aveva fatto una comparsata nell'episodio della prima serie "Il pianeta incantato". Nella seconda serie è Maya, un'aliena unica superstite della sua razza che si unisce agli Alfani, subentrando al desaparecido Victor Bergman. Possiede la caratteristica di assumere la sembianze di qualsiasi cosa, animata o no. Può trasformarsi indifferentemente in calamaro gigante o in spazzolino da denti, in licaone o in radicchio trevigiano, con effetti ora risolutivi, ora imbarazzanti. Il personaggio venne creato per fornire un punto di vista alieno in opposizione a quello umano. I maligni notano una pur vaga scopiazzatura di Mr. Spock di Star Trek, ma sono in errore: Maya è decisamente più carina[L'hanno detto anche i gay].
  • Tony Verdeschi: fiorentino[4], nella seconda serie prende il posto di Paul Morrow, ed è interpretato da Tony Anholt. Finalmente gli inglesi si erano decisi a far comparire un personaggio italiano nella serie, dopo tante promesse non mantenute. Ecco le fasi salienti della vicenda:
Produttori inglesi : Quote rosso1.png Volevate un italiano? Eccovelo! Adesso però restituiteci il nostro pudding: ci serve per l'ora del tè! Quote rosso2.png
Produttori italiani : Quote rosso1.png Ah, quel coso... occhèi, non l'ha voluto neanche il cane! Quote rosso2.png
  • Bill Fraser: interpretato da John Hug, appare nella seconda serie come il classico tipo che non c'entra un cazzo col contesto. Le sue mansioni non sono chiare: a volte fa le pulizie, a volte armeggia pericolosamente con le strumentazioni di bordo, come quando, volendo prepararsi una granita al tamarindo, manomette l'impianto di condizionamento della base, provocando un principio di congelamento generale. La situazione viene risolta da Maya che si trasforma provvidenzialmente in una stufa a pellet, con annesso pellet.

Guest stars

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Orso Maria Guerrini sul set dell'ultimo episodio della prima serie: Il testamento degli Arcadi.

Nessuno degli attori sottoelencati ammetterà apertamente di aver partecipato, sia pure come ospite, a Spazio 1999. Le dichiarazioni che seguono sono state estorte con la forza, con la minaccia e con l'inganno.

  • Christopher Lee. "Mai avuto a che fare con gli italiani. A parte i Rhapsody of Fire, che però hanno il nome inglese!"
  • Joan Collins. "Io su quel set di sfigati? È totalmente falso! Allora possiamo dire pure che mi sono sposata cinque volte!"
  • Peter Cushing. "Dopo aver partecipato a Spazio 1999 tutti mi hanno voltato le spalle. E mi confondono con quel medico che ha scoperto l'adenoma ipofisario ACTH-secernente dandogli il suo nome!"
  • Ian McShane. "Vi sbagliate, non ho mai partecipato a Spazio 1999. Ma porca troia, sono stato Giuda nel Gesù di Nazareth di Zeffirelli e nessuno se lo ricorda!"
  • Brian Blessed. "Che cazzo volete da me? Nessuno sa che esisto!"
  • Patrick Bowles. Che cazzo vuoi tu? Io sono più sconosciuto di te!"
  • Orso Maria Guerrini. "Growl!"
  • Gianni Garko. "Mobbasta veramente, però! Una volta per tutte: Non sono il padre di quello là! Si è appropriato del mio nome a mia insaputa!"
  • Carla Romanelli. "E va bene!! L'ho fatto! Avevo girato Una cavalla tutta nuda e L'infermiera, almeno quella volta non dovevo stare spogliata!".
  • Giancarlo Prete. Purtroppo ci ha lasciato nel 2001. Un medium ha dichiarato: "Chiacchieriamo spesso nelle sedute spiritiche, e lui ride di gusto perché voi non saprete mai se ha partecipato a Spazio 1999!"
  • David Prowse. "A me ha portato fortuna: sono diventato Dart Fener in Guerre ascellari Guerre Stellari!"[citazione obbligatoria]

La base lunare

L'efficienza della base Alpha era frutto del sapiente posizionamento dei punti cardine della struttura.

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La base Alpha in una foto presa dall'Eagle.

  1. Sala comando. Era il centro nevralgico della base, da qui potevano essere controllati anche tutti i dispositivi periferici come la recinzione elettrificata anti-armadillo, la rampa di attracco dell'astronave Eagle e le microcamere nascoste nel bagno delle donne.
  2. Ambulatorio. La dottoressa Russell ci teneva in modo maniacale, sempre con lo straccetto a pulire e mettere in ordine. Unico problema: la mania, tutta femminile, di cambiare posto alle cose ogni sei minuti, che comportò spesso episodi spiacevoli, come quando tentò di curare l'ascesso dentale di Maya con la pomata per le emorroidi del capitano.
  3. Laboratorio. Il santuario del Prof. Victor Bergman, una fornace inesauribile di invenzioni utilissime. Sue le armi, i dispositivi di comunicazione e lo scopino del cesso a forza centrifuga.
  4. Alloggi. Gli ufficiali avevano il loro spazio privato, molto ospitale malgrado fosse grande come una cella di Alcatraz. Per gli altri, camerata enorme (tipo Caritas) con letti a castello a tre piani e puzza di piedi ovunque.
  5. Sala simulazioni. un goffo tentativo di mascherare quella che in realtà era una sala giochi. Nella quarta puntata della seconda serie la dottoressa Russell la chiude a chiave (che poi mette in mezzo alle tette) poiché era preoccupata da una dilagante assuefazione da videogame: non funzionavano i condizionatori perché l'intero reparto manutenzione passava le giornate sul Pac-man.
  6. Zona fumatori. A seguito di un provvedimento restrittivo del comandante Koenig, era l'unico punto della base in cui si poteva fumare. Fu necessario dopo che Paul Morrow (che "spippettava" in bagno di nascosto) aprì la finestra per "spuzzare" l'ambiente e causò la morte di due colleghi che stavano cagando.
  7. Sala generatori. Unico punto della base in cui trombare in tutta tranquillità. Il rumore garantiva la possibilità di sfogo anche al tecnico informatico Sandra Benes, chiamata da tutti "la lince" per via della somiglianza delle sue grida durante l'orgasmo con la sirena del noto antifurto.
  8. Garçonnière del comandante. Direttamente collegata alla sala comando per ovvi motivi di urgenza. Se al comandante scappa di farsi fare un pompino durante un attacco di intercettatori zenniti, non è che può stare lontano per mezz'ora.
  9. Sala riunioni. Inizialmente aveva questa funzione poi, dalla sesta puntata, divenne una pratica stanza armadio per l'enorme collezione di scarpe della Russell.
  10. Serra botanica. C'erano molte piante della terra, lo scopo era di trapiantarle sul suolo di Meta una volta raggiunto il pianeta. Tuttavia, quando la Luna esce dall'orbita ed inizia la sua deriva, tutto questo perde di senso. I maschi si coalizzano in poco tempo e, lavorando in gran segreto, la trasformano in un campo di calcetto coperto.
  11. Hangar principale. Il luogo meno frequentato della base, specie se il Cap. Alan Carter ha bevuto troppo limoncello o sta insegnando a guidare l'Eagle a qualche "bella manza". Con la solita e banale scusa di fargli impugnare come si deve la cloche, si è "sifonato" quasi tutta la popolazione femminile di Alpha.
  12. Torrette per il birdwatching. Erano state costruite in previsione di dotare la Luna di una sua atmosfera respirabile, di un parco giochi con le altalene e tre zoosafari. La ditta che vinse l'appalto lo aveva giurato: "Finiamo un lavoro che abbiamo aperto e in due mesi facciamo questo!". Purtroppo erano quelli della Salerno-Reggio Calabria.
  13. Mensa. Qui si consumano i pasti sotto il controllo della dottoressa Russell, che è anche dietologa e fissata per il pollo liofilizzato. Durante la settima puntata della prima serie, il luogo viene conquistato da una forma di vita aliena che ne approfitta per prepararsi la coratella, segue sanguinosa rissa dell'equipaggio per accaparrarsi gli avanzi.
  14. Bagno degli uomini. Direttamente accessibile dagli alloggi, dotato di tre vasche idromassaggio, sauna, filodiffusione, televisore al plasma[5] e quotidiani (portati espressamente con la Eagle ogni giorno).
  15. Bagno delle donne. Posizionato all'estrema periferia della base, due docce con acqua quasi calda, wc alla turca e specchi di legno[6], uscendo dovevano lasciare obbligatoriamente venti centesimi alla signora che teneva pulito.
  16. Bunker segreto. "Certo che non è segnato!! Che segreto sarebbe?" (ma dico io!)

Dotazione del personale

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La terrificante arma a raggi colorati, c'erano rossi, gialli, verdi e blu. Con le pile scariche era utilizzabile come sparapunti.

Oltre alla tuta in acrilico (che faceva sudare come un portuale di Addis-Abeba ad agosto) l'equipaggio aveva sempre con se due dispositivi essenziali: l'arma a raggi e il Commlock.
L'arma prevista nella serie anticipava di circa un lustro la spada Jedi di Guerre Stellari, ma era altrettanto letale. Si trattava di una sparapunti dotata di un micro reattore nucleare a fusione tiepida. Scegliendo il colore sulla pulsantiera potevi ottenere quattro formidabili raggietti colorati, ognuno con proprietà peculiari.

  • Blu (Raggio paralizzante). Chi ne veniva colpito restava "ibernato" per circa due minuti, durante i quali poteva essere sbeffeggiato con sonore pernacchie (scherzo molto in voga sulla base), stuprato ripetutamente senza che ne conservasse il ricordo, oppure legato e reso inoffensivo.
  • Verde (Raggio euforizzante). Il soggetto colpito iniziava a ridere a crepapelle, questo lo rendeva in poco tempo incapace di nuocere o comunque accomodante. Il merito era dell'innovativo procedimento di atomizzazione della marijuana studiato dal Prof. Victor Bergman, che permetteva di sparare la droga direttamente nel cervello del nemico. Ovviamente non avrebbe avuto alcun effetto su alcune forme di vita particolari, tipo: Renzo Bossi, Fabrizio Corona e Nicole Minetti.
  • Giallo (Raggio abbagliante). Colpiti gli occhi dell'aggressore lo rendeva cieco per un paio d'ore. Fu del tutto inutile durante l'invasione dei bocellidi, una forma aliena proveniente da Andreas B.
  • Rosso (Raggio impaurente). In realtà era del tutto inoffensivo, ma il colore evocava ancestrali paure e il soggetto colpito iniziava a correre in preda al terrore gridando a squarciagola "Accorruomo!!" se era umano, oppure "Accorralieno" se era extraterrestre.
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Il dispositivo di comunicazione Commlock, per maneggevolezza e peso se la batteva col martello di Thor.

Il Commlock era il dispositivo portatile di comunicazione della base Alpha. Era stato interamente progettato dal Prof. Victor Bergman, noto per riuscire a rendere complicato anche uno stuzzicadenti. In effetti era impossibile utilizzarlo senza aver dietro il libretto di istruzioni, le sue 371 funzioni erano ampiamente spiegate nell'opuscolo, che contava due pagine meno della trilogia de Il Signore degli Anelli. A guardarlo veniva da ridere: la forma era a metà strada tra un microfono Geloso e un pestacarne, però aveva una miriade di bottoncini, tanto da sembrare quasi una cosa seria. I tasti da 1 a 9 non erano certo utilizzabili per comporre il numero di un interno della base, troppo facile.
Era tutto organizzato in pratici menu vocali, per cui se volevi telefonare ad esempio alla dottoressa Russell la procedura era la seguente:

  • Benvenuti nel servizio clienti, se vuoi conoscere le ultime offerte digita 1, se sei appena arrivato sulla Luna digita 2, se per caso ti interessa un buon libro digita 3, se possiedi la tessera "Alpha Gold" digita 4, per parlare con un sacerdote digita 5, hai visto mai vuoi sapere il tuo oroscopo digita 6, se vuoi un numero interno digita 7. (... 7)
  • Se la persona cercata è uomo digita 1, se è donna digita 2, se è una forma di vita aliena digita 3. (... 2)
  • Se la persona ha meno di 30 anni digita 1, se ne ha tra 30 e 60 digita 2, se è oltre i 60 digita 3. (... qui si faceva difficile... 3)
  • Non risultano persone così vecchie nella base, digita 9 per tornare al menu principale, 1 se pensi che qualcuno abbia mentito sulla propria età. (... 1)
  • La persona cercata è donna e "attempatella" digita 1 per confermare, 9 per il menu principale. (... 1)
  • Se la donna cercata è bionda digita 1, mora digita 2, castana digita 3, calva digita 4. (... 1)
  • Se la donna cercata ha un incarico importante digita 1, se non conta molto digita 2, se è raccomandata digita 3, se fa la puttana digita 4. (... ... ... 1 e speriamo bene!)
  • Se la donna cercata è la dottoressa Russell digita 1, se ti sei rotto le palle digita 2, se vuoi fanculare il Prof. Bergman digita 3.

A questo punto, solitamente, te ne freghi di chi cerchi e ne approfitti per digitare 3.

La copertura del Commlock era di circa 300 metri in condizioni favorevoli (quindi in spazi aperti e senza altre interferenze magnetiche). Ad esempio, attraversare la dozzina di pareti metalliche presenti dalla sala comando all'hangar poteva comportare qualche problema di comunicazione:

Wikiquote.png
«Carter, questo è un inc...skhhhhrrr!...co uff...shhhh!...ciale, inter..shhhh!..cetta la nave...shhh... Art...shhhh...iana!»
(Ordine perentorio del comandante Koenig.)
Wikiquote.png
«Ricevuto capo! Porto il guanciale e la pancetta per l'amatriciana.»
(Il capitano Carter che obbedisce e non si fa troppe domande.)

Astronavi e mezzi

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Dai primi concept molto grezzi ai magnifici risultati finali.

Come in tutta la produzione degli Anderson, i mezzi futuribili sono i protagonisti. Il disegno dei modellini da realizzare sottrasse non poche ore di sonno alla coppia, la grafica computerizzata emetteva i suoi primi vagiti e nessuno ci badava, per cui, nel disegnare i mezzi, occorreva tener conto della difficoltà di doverli poi costruire realmente. Lo stile ricalcava quello del Discovery One del film 2001: Odissea nello spazio ma, abbandonata l'oramai obsoleta forma "a sonaglino della Chicco", il disegno evolse in una forma molto attuale per l'epoca, ossia: "alla membro di John Holmes".
Per i mezzi di superficie si sfiorò il divorzio. Da una lato Gerry, che preferiva un mezzo imponente, che potesse trasportare truppe d'assalto, con almeno due cannoni a impulsi fotonici, che viaggiasse su cuscino d'aria e consumasse bio-carburante. Dall'altro la pragmatica Sylvia, che trovava "bastevole" qualcosa di simile alle macchinette elettriche del campo da golf.
Gerry ne fece una questione di orgoglio maschile, lui portava i pantaloni e quindi spettava a lui la decisione, Sylvia invece usò la frase n°7 dell'opuscolo Lo Zen e l'arte di infinocchiare tuo marito:

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«Tutto questo discutere mi sta facendo venire una forte emicrania.»
(Sylvia Anderson: cintura nera di "ricatto sessuale".)
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L'Eagle: i ricercatori del MIT affermarono che avrebbe potuto volare davvero, dal nono piano, almeno per 3 secondi.

Quindi nella serie troviamo principalmente due mezzi:

  • le versatili astronavi da trasporto chiamate Eagle (Aquila), equipaggiate con cannone laser da difesa[raggetto blu], simili a una enorme baguette di plastica,
  • il veicolo lunare Moon Buggy chiamato anche Amphicat, un piccolo mezzo anfibio colorato di giallo simile ad una grossa carriola, con un numero di ruote variabile in base alle estrazioni del Lotto sulla ruota di Napoli.

Il numero iniziale di astronavi Eagle dichiarato nel primo episodio è inferiore a quelle distrutte durante la serie. Da questo si evince che le Aquile si riproducono e che gli "aquilotti" (non visibili per tutta la serie) restano nascosti sul lato oscuro della Luna finché non sono adulti. Gli Amphicat invece sono solo un paio (uno più grosso e uno piccino) perché andare a zonzo sul suolo lunare, oltre che essere scomodo, non serve a "una ceppa!".

Effetti speciali

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I tecnici intenti a guadagnare il premio Migliori effetti speciali del secondo millennio considerando la paga di merda che ci danno.

La produzione dei modellini e dell’arredamento futuristico degli interni della base fu molto accurata per l'epoca. Il direttore degli effetti speciali Brian Johnson e buona parte del suo team avevano già collaborato nel capolavoro di Stanley Kubrick e continuarono per i film Alien e L'Impero colpisce ancora. Insomma, erano il meglio che si potesse trovare, da sobri.
Purtroppo la loro dipendenza dalla grappa alla liquirizia era conosciuta in tutto l'ambiente, a nulla era valso il tentativo di disintossicarsi bevendo Caffè Borghetti. Riuscivano a lavorare tra le 7.00 e le 8.15, poi i fumi dell'alcool avevano la meglio.

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«Non possiamo... hic! tenerlo sollevato con le mani... hic! si vede!!»
(Uno del team "Magic Johnson" al lavoro.)
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«E se ci mettessscimo le tutine nere ...hic! come i cosi... i ... i mimi!!!.. hic!»
(Uno del team "Magic Johnson" molto sveglio.)
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«AHAHAHAHAHAHAH i mimi!!! AHAHAHAHAHAH ma come ti vengono?! AHAHAHAHAH!!!»
(Il team "Magic Johnson" che se la spassa.)
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«AHAHAH i mimi!! Che sagoma!!! AHAHAHAHAHAH!! Oddio che ridere!!! AHAHAHAH»
(Uno del team "Magic Johnson" che si "scompiscia".)

Ridendo e scherzando però il lavoro si fece e, considerando che erano gli anni '70, il risultato fu di buona foggia, festeggiarono con ripetuti brindisi e qualche Taranto.

Merchandising

Sulla scia del successo televisivo, il mercato fu invaso da una miriade di prodotti ispirati alla serie. Spesso era il solito ciarpame inutile (pupazzetti, magliettine, portachiavi e qualche serramanico), altre volte invece erano cose molt quasi interessanti.

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Uno dei punti più bassi nella produzione di figurine Panini, secondo solo all'album degli arbitri del '79.

  • Dalla prima serie fu tratto un album di figurine edito dalla Panini, la N°74 (che mostra Sandra Benes mentre si accoppia con due tentacoli di un Kaptixiano) è rarissima e vale quasi quanto quella di Pizzaballa.
  • La casa editrice AMZ pubblicò una serie di libri illustrati. Le foto furono ricavate dalle pellicole 16 mm e non da quelle di scena. Ad una settimana dall'arrivo in edicola seguì: Bolla di Scomunica del Sant'Uffizio (firmata da Paolo VI tre volte per essere sicuro), decreto legge in regime d'urgenza che vietava espressamente che una casa editrice potesse chiamarsi AMZ e, per finire, ordigno esplosivo rivendicato dagli anarchici di Caserta.
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I libri e il gioco da tavolo ispirati alla serie.

  • Nel 1976, la Clementoni mise in commercio il gioco di società da tavolo, con tanto di astronavi Eagle in miniatura, la Luna che cambia posizione nel cosmo ed addirittura un rudimentale computer con scheda perforata, capace di visualizzare, in modo casuale, un numero da uno a sei simulando il dado. Questo sulla versione base. La Deluxe comprendeva: un mini reattore nucleare capace di portare la stanza a gravità zero, un assemblatore molecolare (copiato dal Dolce forno della Harbert) in grado di creare nuove forme di vita mixando, a caso, il DNA di due cose messe all'interno. Secondo voci non confermate Clarence Seedorf sarebbe nato (per scherzo) da questo gioco, mischiando nel "fornetto" un pelo pubico di Pelé e una caccola di Romeo Benetti.
  • La ditta di giocattoli inglese Dinky Toys, già nota per aver prodotto gadget della serie "Star Trek" ed "UFO", mise in commercio un modellino in metallo della Eagle al prezzo di 8000£ di allora, corrispondenti al pieno di una Fiat 600 multipla. In Italia il successo fu entusiasmante, le vendite si attestarono attorno alle 60 unità, ben oltre le aspettative dei produttori.
  • La casa di modellismo Airfix propose delle scatole di montaggio delle Eagle, contenenti 2380 pezzi da assemblare. Le istruzioni però erano scritte in modo confuso e generavano un disturbo schizoide con comportamento ossessivo-compulsivo. Alcuni si ritrovavano una strana costruzione a metà tra la Tour Eiffel e la Torre di Pisa, altri ricavavano un grosso mezzo somigliante a volte ad un Leopard 1 altre a un carretto del gelataio. Mio cugino, che all'epoca aveva 11 anni, ottenne una riproduzione fedelissima della corazzata USS Missouri ma, dopo averla smontata, non riuscì più a replicare l'impresa.

Messa in onda e puntate

La messa in onda fu ovviamente a tradimento, nessuno poteva supporre tanto ardire. Il pubblico aveva appena iniziato a dimenticare la serie UFO ed eccoti l'ennesima mazzata. Come sempre accade in questi casi, la serie venne trasmessa prima in Inghilterra, nel 1975, l'anno successivo in Italia. Il motivo principale va ricercato nelle difficoltà di doppiaggio:

Direttore del doppiaggio : Quote rosso1.png Eagle... come si può rendere in italiano? Quote rosso2.png
Fattorino della produzione : Quote rosso1.png Forse Aquila? Quote rosso2.png
Dir. del dopp. : Quote rosso1.png Naaaa, pensavo una roba tipo "Hotel California"! Quote rosso2.png
Fattorino : Quote rosso1.png E perché mai? Quote rosso2.png
Dir. del dopp. : Quote rosso1.png Gli Eagles, hai presente? "...Welcome to the Hotel California..." Quote rosso2.png
Fattorino : Quote rosso1.png Ma sono astronavi, non alberghi! Quote rosso2.png
Dir. del dopp. : Quote rosso1.png Ma te che cazzo ne sai, togliti dalle balle! Quote rosso2.png
Fattorino : Quote rosso1.png Oh, sì, dimmi altre cose carine! Quote rosso2.png

Se la seconda serie vide la luce e fu trasmessa oltremanica nel 1977, in Italia si dovette aspettare fino al 1980. In entrambi i casi non fu seguito un ordine logico/cronologico nella messa in onda degli episodi, semplicemente perché non c'era, o meglio, c'era ma era talmente insulso che si preferì farne a meno. Da allora fino ai giorni nostri, la serie è stata replicata varie volte, anche sulle emittenti a pagamento, cosa che parrebbe fuori dalla grazia di Dio, ma a pensarci bene esiste molta gente disposta a spendere capitali per farsi cospargere di merda: è giusto che chi ha i soldi li spenda come meglio crede. In fondo è questa la vera morale nascosta di Spazio 1999.

La critica

Di criticoni saputelli è pieno il mondo. Stanno tutti quanti lì, come avvoltoi, ad aspettare la sortita di qualsivoglia novità, per buttarcisi sopra e massacrarla senza pietà, a prescindere dalle oggettive imperfezioni riscontrabili. Nemmeno Spazio 1999 sfuggì alla torma degli implacabili demolitori del lavoro altrui. Ma era come sparare sulla Croce Rossa. Eppure, quanto più la serie veniva massacrata dal punto di vista narrativo, scientifico, recitativo, della regia e degli effetti speciali, tanto più essa acquisiva maggiori proseliti, tutti vittime dalla pandemia di sospensione dell'incredulità.

Doppiaggio

Quote rosso1.png Martin Landau recita da cani! Quote rosso2.png

~ Michele Kalamera, il notissimo[citazione necessaria] doppiatore italiano dell'attore.

Il doppiatore del comandante Koenig/Landau, ovvero l'attore Michele Kalamera, di cui è nota la voce ma non il volto, tantomeno le sue capacità recitative, ha così definito Martin Landau, vincitore anche di un Oscar, tanto per gradire. In particolar modo riteneva troppo affrettato e nevrotico il modo di Landau di dire le battute e con un espressione sempre troppo accigliata. Ma il Kalamera avrebbe dovuto accorgersi che è proprio del personaggio, già di per se stesso irreale, essere così. Cioè: il comandante di una base lunare che per via di un'esplosione vaga senza meta nello spazio deve essere per lo meno un po' incavolato. Però c'è da dire che ognuno ha i doppiatori che merita ed evidentemente Martin Landau si meritava questo.

Fuori dal set

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Coppie anche fuori del set. John ed Helena, Maya col fusperiano Belfagor e Paul con l'ameba Clarence di Tarkis III.

Quote rosso1.png Non saremo fighi come Star Trek, ma abbiamo trombato come ricci! Quote rosso2.png

~ L'intero cast al termine delle riprese.

È noto il legame matrimoniale tra Martin Landau e Barbara Bain, trasposto nella serie col comandante Koenig che limona, in maniera alquanto pudica, col dottor Russell. In effetti la serie, per quanto sbalestrata ed improbabile, è stata teatro di flirt, storie fugaci ma anche amori durevoli e passioni fulminanti. L'immagine a lato sintetizza, invero solo parzialmente, l'atmosfera di reciproca attrazione tra i protagonisti, molti dei quali hanno continuato a frequentarsi, con tutti gli alti e bassi delle storie d'amore vissute col corpo e con l'anima, anche dopo le riprese, per molti anni a venire[yeeaaarrghh!].

Finale posticcio

Esiste, nascosto da qualche parte nel cassetto dei calzini di Gerry Anderson, il finale mai realizzato della serie, intitolato Children of the Gods (Figli degli Dei). Si tratta di una storia che si sviluppa in un contesto di distorsione spazio-temporale, in cui i protagonisti sono due bimbi discendenti degli alfani. La vicenda è però talmente melensa e sdolcinata che lo stesso Anderson se ne vergognava, quindi non se ne fece nulla. Fu comunque pubblicata, con opportune variazioni e sotto forma di romanzo piccante, dalla collana Harmony.

Il messaggio finale

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Il tanto atteso finale della serie.

Il 13 settembre 1999, data della presunta catastrofe lunare, si tenne presso Los Angeles una convention rievocativa chiamata Breakaway, come il titolo del primissimo episodio. Vi fu proiettato un cortometraggio intitolato Message from Moonbase Alpha, scritto da Johnny Byrne. Zienia Merton ritorna dopo ventitré anni nei panni dell'analista dati Sandra Benes, in un ultimo ed accorato messaggio di saluto alla Terra:

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«Stiamo per abbandonare la Luna e trasferirci per sempre su un pianeta che abbiamo chiamato Terra Alpha. Non ci cercate, oramai siamo troppo lontani. Da quando abbiamo oltrepassato i bastioni di Atirax 3 abbiamo perso l'orientamento e l'attrezzo che ha costruito il Prof. Bergman, e che ha chiamato in onore di suo figlio Tom, ci ha fatto sbagliare strada diverse volte e ci siamo persi! Sappiate però che abbiamo proliferato, certe trombate!! Non è che ci sia stato tanto altro da fare, ora la nostra discendenza è diventata adulta e pratica l'amore libero. Ah! Dimenticavo... abbiamo ripristinato la serra botanica e, grazie agli studi della Russell, ci crescono piante di marijuana alte come sequoie. Ripeto... non ci cercate!!»
(Sandra Benes nell'accorato messaggio.)

Il monologo di Sandra viene considerato il lungamente atteso epilogo della serie, quindi nessuno si aspetti sequel a ripetizione tipo TNG, Dallas o Sentieri. Questa storia è finita per davvero.

Aquila Spazio 1999.jpg

Note

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ Biennio pregno di avvenimenti irripetibili, dal festival di Woodstock allo scudetto del Cagliari.
  2. ^ Non furono le cozze a fargli male, ma il piatto.
  3. ^ Così son detti gli abitanti della Base Alpha.
  4. ^ La pronuncia corretta è "Verdes'hi".
  5. ^ Erano decisamente "avanti".
  6. ^ Altrimenti ci passavano davanti la giornata.
Caricamento segnale dal Satellite in corso
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