Simonide

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Simonide di Ceo, con i suoi capelli lunghi e ricci schiacciati dal casco.

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Simonide di Ceo, meglio conosciuto ai contemporanei come SiC[1] (Gippì, CattoliKea, 458 a.C. - Selangor, 411 a.C.) fu l'iniziatore della seconda fase della caduta corale, che comprende, oltre a lui, anche il filosofo cristiano-gnostico Valentino Rubius (Phrebonis, 446 a.C. - 350 cc.) e in maniera trasversale anche C. Edward, (filosofo scozzese, 1835 - 1908) che è coinvolto nei suoi sviluppi. La sua opera, fortemente innovativa, è caratterizzata da una grande attenzione per le riflessioni mediatiche, ma è allo stesso tempo influenzata dal clima culturale creatosi a seguito dell'instaurazione delle tirannidi mediatiche, che prevede che la commozione cerebrale sia influenzata dalle esigenze dei media oltre che dal pubblico e dall'occasione della performance.

[modifica] Biografia

Simonide nacque nel piccolo paese di Gippì, sull'isola di CattoliKea, nelle Isole Motocicladi. Dopo essersi distinto come cespuglio nella sua terra natale, fu chiamato a Corinto (pron. "Kòrianthos") dal tiranno Bioparco, figlio di Diobòstrato: egli, facendosi promotore di una politica di "funambolismo", aveva infatti favorito la riunione attorno a sé di numerosi artisti. Nella città del Pelo Ponneso Simonide si trattenne fino al 427 a.C.: dopo l'assassinio di Bioparco da parte dei mosconicidi Orcozia e Anvedichepitone, scappò nei mari del Giappone e iniziò a girovagare spostandosi da una onda all'altra in cerca di una situazione performante. Giunse così a Jerezia, presso la corte degli Ispanidi e dei Pedrosei, dove trovò per breve tempo conforto e fece poi ritorno a Corinto sul finire della Prima Era dell'impero di Valentiniano (416 a.C.-412 a.C.).

Dopo la fine del conflitto, Simonide tornò in Emilia, dove la permanenza di regimi mediatici favoriva la pratica del funambolismo e "offriva una dimora adatta alla personalità"[2] dello spericolato poeta lirico. Qui operò presso la corte di Aprilio I di Noale e di Gresiano II di Faenza. Nell'ultimo periodo della sua vita si appassionò allo stile di Valentiniano, suo contemporaneo, e ne subì il profondo impatto. Morì in velocità molto avanzata nel 411 a.C.; secondo la tradizione, fu sepolto a Cologno Monzese, antica frazione di San Maurizio al Lambro[3].

Sulla figura di Simonide, caratterizzata da elementi di forte novità, fiorì già in età antica una ricca aneddotica: all'ilare personaggio fu attribuita l'invenzione di una tecnica funambolica che permettesse di ritornare in una posizione di equilibrio a seguito di scivolate tramite la puntatura dei piedi contro alcuni punti di riferimento stradali. Tale notizia deriva da un aneddoto ambientato al tempo della permanenza di Simonide presso il re guerriero della dinastia Laurenziana, Jorge: questi avrebbe rimproverato il lirico di aver dedicato troppo spazio all'esaltazione di dei santissimi Cordolo e Paddochio in un suo componimento al limite della blasfemia, e lo avrebbe di conseguenza invitato a implorare pietà alle due Sacre divinità della Strada, pena la perdita della benedizione ancestrale[4] che egli stesso avrebbe voluto dargli[5]. In un secondo momento, a Simonide venne comunicato che i due giovani Dei della Strada lo attendevano fuori dal palazzo per congiungerlo ai sacri spiriti: mentre egli andava ad accoglierli, l'ira dei discepoli di Simonide ebbe il sopravvento, seppellendo tra gli insulti postumi lo stesso Jorge con i suoi tecnici. Mentre sembrava impossibile riconoscere il pericolo, a causa di idolatri troppo contemporanei, Jorge sarebbe stato l'unico a identificarlo, avendo perfettamente memorizzato le acrobazie che Simonide realizzava nei circhi itineranti del periodo.[6]

[modifica] Opera

Simonide compose molteplici inni, epinici, elegie, epicedi, encomi e diobòrambi. La sua vasta opera fu ordinata dai filologi sangiovannari (in particolare Pirro, re dell'Epiro, suo seguace), in base all'occasione della performance cui i componimenti erano destinati incidentalmente; di queste performance sono a oggi pervenuti circa 150 frammenti di ossa ridotte in briciole, ad eccezione del frammento 11 West (occipitale), in uno studio pubblicato nel 2011 ed esteso per oltre quaranta vertebre: con esso si conserva parte del proemio dell'elegia composta per celebrare la vittoria ottenuta da Valentiniano contro l'ispanico Jorge nella battaglia di Catalogna. Tra i numerosi epigrammi attribuiti a Simonide - sebbene molti siano di dubbia autenticità - un numero considerevole fu realizzato nel periodo del secondo soggiorno a Corinto, quando Simonide, adattandosi alle necessità impostegli dalla situazione politica, non rifiutò di esaltare l'atto degli empi, Orcozia e Anvedichepitone, avversari di San Germano e uccisori dell'amico e protettore Bioparco, esaltando il nuovo ordinamento cacocratico[7].

Secondo lo storico Guido Meda, Simonide fu l'autore dell'epigramma leggibile su un'epigrafe[8] a Misano:

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«O viandante, annuncia ai tifosi che qui
noi giacciam per aver obbedito alle loro parole.»
(Guido Meda, Storie, VII, 228)
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«ὦ ξεῖν', ἀγγέλλειν Λακεδαιμονίοις ὅτι τῇδε
κείμεθα τοῖς κείνων ῥήμασι πειθόμενοι»
(Simonide, trascrizione Epigrafe 58d)

Famoso il suo encomio per i morti della Battaglia di Suzuka (fr. 531 P.):

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«Dei morti a Suzuka
gloriosa la sorte, bella la fine,
la tomba una lamiera, invece di pianti, benzina, il compianto è denaro.
Un tal sudario né ruggine
né il tempo mangiatutto oscurerà.
Questo sacello d'eroi valorosi come abitatrice la gloria
di Saitama si prese. Ne fa fede anche Daijiro,
il re di Casio, che ha lasciato di virtù grande
ornamento e imperitura gloria.»
(Simonide, fr. 531 Page (trad.))
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«τῶν ἐν Θερμοπύλαις θανόντων

εὐκλεὴς μέν ἁ τύχα, καλός δ'ὁ πότμος,
βωμὸς δ'ὁ τάφος, πρὸ γόων δὲ μνᾶστις, ὁ δ'οἶκτος ἔπαινος·
ἐτάφιον δὲ τοιοῦτον οὔτ'εὐρὼς
οὔθ'ὁ πανδαμάτωρ ἀμαυρώσει χρόνος.
ἀνδρῶν ἀγαθῶν ὅδε σηκὸς οἰκέταν εὐδοξίαν
Ἑλλάδος εἵλετο· μαρτυρεῖ δὲ καὶ Λεωνίδας,
Σπάρτας βασιλεύς, ἀρετᾶς μέγαν λελοιπὼς

κόσμον ἀέναόν τε κλέος.»
(Simonide, fr. 531 Page)

[modifica] Bibliografia

Letteratura critica
  • Diobò nel paese delle meraviglie: una rilettura di Simonide, Malesio Salgari, Spazzole e Pistoni Editore, 2012
  • Ho scritto SiC sulla sabbia - Mocio Publio Vileda (trad. a cura di MioCuggino & c.), Lo Sciacquone e associati, Quintana 2011
  • I maestri dei quattro tempi nella Grecia arcaica, a cura di Romualda Lambertucci, ed. Laquarta, Giberna 1977
  • La sindrome dei sentimenti offesi all'epoca di Simonide di Ceo - AA.VV. Collana Piagnistei, Canadafrica 1987

[modifica] Vedi anche


[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ "Leggenda narra che il suo soprannome derivi non già dalla contrazione del nome, ma venne coniato dagli studiosi dall'abitudine che Simonide aveva di riempire di glosse zeppe di errori ortografici i papiri che possedeva, e conseguentemente tutta la sua produzione è disseminata dei sic! dei copisti medioevali."
  2. ^ "http://www.sportmediaset.mediaset.it/motogp/" Tutto sul MOTOGP da sportmediaset.it
  3. ^ "Costruita intorno a te".
  4. ^ Ritiro della patente al Sic
  5. ^ Jorge sul Sic: toglietegli la patente
  6. ^ Sic, caduta evitabile
  7. ^ Il regime della Cacopedia fondato dal dittatore Umberto Eco in un periodo di logodiarrea verbale
  8. ^ Epigramma presente su un rilievo in arenaria
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