Sfortuna

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Non ti basta? C'è anche Sfiga


Questo individuo sembrerebbe essere stato colpito da un raro caso di "sfortuna". Ma forse no. Magari gli piace.

Sfortuna, ovvero: Se Fai Ora RompiTi Una Narice Adesso.

Con questo semplice ma ingegnoso acronimo non possiamo sicuramente dire di aver attribuito un significato logico o quantomeno sensato al termine "sfortuna". Però sarete tutti d'accordo con me sul fatto che acronimi così non se ne vedono da parecchi fantastiliardi di anni.

Indice

[modifica] Origini del termine

Le teorie sulle origini di questa misteriosa quanto occulta parola si contano ormai sulle dita di un pollice. Infatti non ci sono teorie. E se ce ne fossero anche state, questa mia affermazione le ha annullate tutte quante tranne una. E quell'una è questa, che dice appunto che non ci sono teorie. Quindi ci limiteremo a dire che sfortuna è veramente un bel termine, simpatico e tutto.
L'unico che si spinse a parlarne fu Seneca, nelle Epistulae Morales Ad Lucilium. Poi sappiamo tutti com'è finito.

«Un marito si rivolge alla moglie mentre lei lo assiste al capezzale. L’uomo è malridotto, consapevole di avere ancora poco da vivere.

“Cara – le dice – tu mi sei sempre stata vicina, in ogni momento della mia vita. Eri con me quando mi ruppi una gamba in montagna, e mi aiutasti a raggiungere l’ospedale…” “E anche al mare, quando caddi dalla barca e venni ferito dall’elica del motore, tu fosti pronta a soccorrermi!” “Per non parlare di quella volta che caddi dalla scala in casa, preparando l’albero di Natale, o di quell’altra volta che mi schiantai contro un muro con la macchina… e ti ho sempre avuta accanto, pronta ad aiutarmi e consolarmi…” “E anche ora, che sto per andarmene, continui a stare con me, come sempre. Sai, cara… mi viene un dubbio…”
E la moglie: “Quale dubbio, tesoro? Dimmi…”

“Non sarà che porti sfortuna?”»
(Seneca, Epistulae Morales Ad Lucilium)

[modifica] Significati

Questo ha tutta l'aria di essere un lampante esempio di sfortuna.

Nel corso della storia, il termine "sfortuna" è stato utilizzato per indicare così tanti tipi di situazioni, fatti, condizioni, pantaloni, bimbirillioni e fancarulli che si tende ora a marcarlo come il termine PoLiMoRfO, un termite che appunto è rimasto orfano più volte. Non chiedetemi perché.
Passiamo ora in rassegna i vari periodi che hanno segnato la storia di questo sfortunato vocabolo (ah ah ah! ah.)

  • 740 a.C: non esisteva ancora.
  • 666 a.C.: nascita sulla carta del TPM (Trio che ti Porta Sfiga) con Jessica Fletcher, il piccolo Conan e Tonino Guerra.
  • 220 a.C: non esisteva neanche adesso.
  • 100 a.C: stava per esistere ma poi ha cambiato idea dopo aver saputo che Johnny Smith l'aveva predetto.
  • 1-33 d.C.: anni di predicazione del sedicente mago Gesù Cristo, la cui religione porterà sfiga a miliardi di persone nei secoli a venire.
  • 11 d.C: per la prima volta il termine appare, ma solo perché uno starnutì pochi petasecondi prima di dire la parola "fortuna" (quindi non può essere considerato un effettivo primo utilizzo).
  • 1960 d.C: la gente ormai stanca di aspettare l'uscita del termine, dichiara guerra all'Everest.
  • 1990 t.v.b: l'Everest risponde con un esercito di colibrì e acciughe sott'olio. Chiaramente pulite dall'olio, se no viene una schifezza.
  • 1995 p.m: Marco Masini incombe per dare le ferie al TPM.
  • 2000 h.t.t.p.: viene scoperto il pandoro da passeggio. Ma di "sfortuna" ancora niente.
  • 2004 s.p.a.: anno pressoché tranquillo, ormai la popolazione mondiale capisce che aspettare il momento con ansia sarebbe totalmente privo di senso e decide di darsi al badminton subacqueo.
Portavoce ufficiale del concetto di "sfortuna".
  • 2006 d.C: viene finalmente dato il via ufficiale all'esistenza di questo termine. Per la precisione oggi. 10 dicembre 2006. Sì perché fino adesso è stato stabilito che non ci fossero teorie adatte per l'origine, quindi l'origine è automaticamente adesso. Oggi, 10 dicembre 2006, è stata riconosciuta per la prima volta ufficialmente l'esistenza del termine "sfortuna". Ora servirà anche fornire un significato, ovvero:
«Dicesi "sfortuna" l'atto di andare a dormire dimenticando di aver lasciato 5 Kg di gatto sul fornello, non curandosi del fatto che se il gatto mai dovesse decidere di alzarsi, il fornello rimarrebbe scoperto e sensibile a intemperie e pericoli di vario genere, quindi in sostanza devi ricordarti di fissare il gatto in qualche modo al ripiano che ospita il fornello. Tipo usando chiodi (anzi no, il Vaticano potrebbe citarti in causa per violazione del copyright), allora boh..vendono dell'ottimo scotch in ferramenta. Fa 45 gradi. Insomma vedi tu dài...»


[modifica] Lista di porta-sfortuna

  • Un menagramo è un individuo la cui mera presenza è sufficiente a catalizzare la sorte avversa, ma si badi bene: sempre sugli altri, mai su di sé... mannaggia a lui.
  • Il tredici, il diciassette e il quattro (quest'ultimo in Giappone);
  • Alessandro Manzoni
  • Rompere uno specchio;
  • Far cadere il sale;
  • Far cadere la dinamite;
  • Aprire un ombrello in casa;
  • Augurare «buona fortuna» o «auguri» prima di un evento importante;
  • Augurare «ti possa venire un cancro» o «va' a morì ammazzato» dopo un evento importante;
  • Un gatto nero che attraversa la strada;
  • Passare sotto una scala appoggiata a un muro;
  • Una scala appogiata a un muro che attraversa la strada;
  • Passare sotto un gatto nero;
  • Marco Masini;
  • Le parole "È maligno", se dette da un medico;
  • Le parole "È positivo", sempre se dette da un medico;
  • Mariottide

[modifica] Voci correlate

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