La Repubblica Dominicana non va confusa con Dominica, un altro paese caraibico, perché i dominicani sono per indole persone leggermente suscettibili. Il reato di confondere le due nazioni è severamente punito dal codice penale dominicano con tredici anni di reclusione in una stanza assieme a Fabio Volo o, in alternativa, con l'ascolto obbligato di tutta la discografia di Amedeo Minghi. Entrambe queste pene sono catalogate dall'ONU come altamente lesive dei diritti umani.
Il territorio della Repubblica Dominicana è un'isola, cioè uno dei luoghi geografici più noiosi da commentare. C'è mare dappertutto, tanto da uscire dalle fottute pareti - ma questo accade solo nel caso di gravi inondazioni, cioè in media dodici volte l'anno.
La Repubblica Dominicana occupa la metà dell'isola caraibica di Hispaniola, confinando quindi a ovest con Haiti. Inizialmente i due stati erano uniti, ma poi ci fu un burrascoso divorzio che occupò le prima pagine dei rotocalchi scandalistici per mesi e intristì molto le figlie della coppia, le Piccole Antille.
Il territorio dominicano è principalmente montuoso, anche in spiaggia. Secondo recenti studi effettuati dal Cambridge Institute of Geology and Prostitution, l'80% delle montagne sarebbe in realtà composto da rifiuti provenienti dai vicini Stati Uniti d'America, e questo fatto ha meritatamente conferito alla repubblica Dominicana il soprannome di Napoli Caraibica.
Non ci sono fiumi rilevanti, ma la rete fognaria a cielo aperto è molto graziosa e spesso meta di turisti, per lo più coprofaghi.
Si scrive Dominicana e non Repubblica Domenicana, questo perché la nazione prende il suo nome dal suo programma televisivo più popolare, Buona Dominica, talmente famoso da dare il nome anche a un celebre giorno della settimana.
Il clima dominicano è prevalentemente tropicale. Fa un caldo fottuto dalle sette del mattino alle cinque e cinquantaquattro del mattino dopo. Dalle cinque e cinquantacinque fino alle sei e cinquantanove la temperatura raggiunge inspiegabilmente lo 0 Kelvin.
La massima espressione del genio architettonico dei dominicani.
La storia dell'isola di Hispaniola, prima conosciuta con il nome di Nou-wae Nou-e (letteralmente: Isola che tra qualche anno sarà conosciuta come Hispaniola) affonda le sue narici radici nel passato dei caraibi abitati dalle tribù precolombiane. Ma siccome noi ce ne sbattiamo allegramente delle inutili civiltà autoctone, cominceremo a raccontare la storia della Repubblica Dominicana partendo da Colombo, facendo finta che i Maya non siano mai esistiti. Forza Europa!
Cristoforo Colombo sbarcò sull'isola il 5 dicembre1492. In realtà Colombo voleva soltanto fermarsi al distributore della Esso lì vicino per fare benzina alle caravelle e far fare la pipì al secondo ufficiale di bordo, che se la stava tenendo dal 3 agosto, ma poi si convinse a restare un po' più del previsto anziché proseguire per New York per la serata di apertura del nuovo negozio di Prada sulla 5th Avenue, come era in programma.
Al ritorno di Cristoforo Colombo, la Spagna reclamò l'isola di Hispaniola come suo dominio, dando inizio al fenomeno del colonialismo. Dall'odierna Repubblica Dominicana vennero importate molte risorse naturali, come l'oro, il legno, la pietra e il cibo, ossia tutto quello di cui Isabella di Castiglia necessitava per vincere la sua partita ad Age of Empires. Nel 1510 venne anche aperto il primo villaggio Alpitur, multinazionale che attualmente possiede l'isola.
La popolazione indigena fu duramente colpita dall'imperialismo spagnolo. Molti degli autoctoni, che venivano trasferiti in Spagna come bottino, si lasciavano morire di fame, di sete o di intestino pigro. La loro popolazione, dai quattro milioni originari, si ridusse drasticamente, tantoché ora gli indios rimasti fanno tutti parte del pubblico di Forum.
Nel 1791, una rivolta di schiavi giudata da Antonio Zequila (faceva lo schiavo nella Repubblica Dominicana, ecco perché è famoso!) guidò all'indipendenza la vicina colonia di Haiti. I dominicani allora chiesero a gran voce l'intervento dei cugini haitiani per sovvertire la loro sorte di schiavitù e oppressione.
Dominicani : Ehi, amici haitiani? Visto che voi vi siete liberati dal giogo dell'oppressione e bla bla bla, non è che dareste una mano anche a noi? Per piacere piacerino?
Haitiani : Puppa!
Dominicani : E dai, se venite vi prepariamo anche i biscottini.
E così il prode condottiero Zequila liberò i dominicani dalla dominazione spagnola, richiedendo in cambio solo un mondo più egalitario e dei frollini alla cannella.
Qualche anno più tardi, però, Napoleone Bonaparte volle riconquistare l'isola, per farne il centro del suo impero coloniale e soprattutto perché aveva già dato un anticipo all'Alpitour per le ferie di quell'estate. Vane furono le resistenze dei dominicani, nonostante l'intervento del redivivo Zequila. Napoleone lo convinse alla resa semplicemente offrendogli un lavoro come giullare di corte e quattro Gocciole al cioccolato.
Alla reconquista napoleonica fece seguito un periodo di grande instabilità politica per la futura Repubblica Dominicana, nel lasso di pochi anni venne dominata da francesi, tedeschi, inglesi, spagnogallesi, alieni, nani, pirati, pirati informatici, pirati della strada, dagli esportatori di droga colombiani, e infine dall'esercito delle marmotte sataniche. Che la controllò fino al 1992. In quell'anno la Repubblica Dominicana scoprì in sè la forza di ribellarsi nuovamente all'invasore.
Dominicani : Ehi, amici invasori? Visto che noi siamo un povero popolo privato delle proprie radici e bla bla bla, non è che la potete smettere di opprimerci? Per piacere piacerino?
Invasori : Puppa!
Dominicani : E dai, abbiamo sentito che c'è tanto posto per organizzare una bella invasione, laggiù in Iraq e in Afghanistan.
Ottenuta quindi l'indipendenza, la Repubblica Dominicana è diventata una potenza di primo piano nel panorama mondiale, se si escludono tutti gli stati Europei, Asiatici, Africani, quelli del Commonwealth, gli Stati Uniti, l'Antartide e tutti gli altri stati che non sono isole e il cui nome non è composto da due parole comincianti per R e D. La nazione è inoltre un membro dell'ONU, ma in realtà quel burlone di Kofi Annan ha sostenuto la sua candidatura solo per prendere in giro l'ambasciatore dominicano per i suoi vestiti non all'ultima moda.
Paloma Patagarroso, primo ministro della Repubblica Dominicana dal 1994 al 2003.
La Repubblica Dominicana è, come da nome, una repubblica. Molti avrebbero preferito una monarchia dittatoriale assoluta come in Vaticano, ma quando i padri della patria acquistarono la nazione su eBay, il nome era già quello e si sono dovuti adeguare. Al momento di precisare il tipo di democrazia, si decise di prendere esempio dall'Italia e instaurare pertanto una repubblica parlamentare basata sulla corruzione e sul nepotismo.
Il Presidente della Repubblica Dominicana è detentore dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziaro, e li amministra come cazzo preferisce. È inoltre il capo delle forze armate, della corte costituzionale e del Parlamento, nomina il Consiglio di Gabinetto, rende esecutive le leggi approvate dal Congresso e può farsi la doccia per primo quando torna dalla spiaggia e consumare tranquillamente tutta l'acqua calda senza che nessuno gli dica niente. Come stabilito dalla Costituzione, El Presidente viene eletto ogni quattro anni tutti i candidati che si presentano alle libere e democratiche elezioni. Che poi ogni quattro anni si presenti sempre il solito candidato sponsorizzato dai cartelli della droga è semplicemente una coincidenza.
Uno dei diritti fondamentali dei dominicani è la partecipazone assoluta nelle decisioni politiche del proprio paese. Tutti i cittadini, per legge, hanno infatti il diritto di scolarsi un bicchiere di rum insieme a El Presidente mentre discutono dei problemi politici del paese e della linea istituzionale che il governo deve adottare per risolverli. In realtà El Presidente tende a non ascoltarli quasi mai, si limita ad annuire e a pensare quando siano più brutti di lui i suoi connazionali.
L'attuale presidente è Leonel Fernández, che è anche vicepresidente, ministro degli interni, degli esteri, dei confini nazionali, e ministro del turismo sessuale ad interim. Tutti gli altri incarichi sono ricoperti da Dario Franceschini.
La principale fonte di reddito dei dominicani è la pesca. A Santo Domingo viene praticata una particolare forma di pesca, prevalentemente da ragazze sui diciotto anni, che consiste nel catturare, anziché pesci, ricchi turisti americani. Invece di usare amo e verme, le pescatrici, che vengono anche chiamate addescatrici, utilizzano altri strumenti perfettamente naturali e a impatto zero.
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La lingua ufficiale della Repubblica Dominicana è il dominicano, una particolare forma di spagnolo. Curiosamente, oltre il 59% della popolazione, parla perfettamente il bergamasco.
Lo stato delle strade della Repubblica Dominicana è talmente disastrato che ci invidiano la Salerno-Reggio Calabria.
Le guide turistiche non sconsigliano di bere l'acqua del rubinetto, perché nella Repubblica Dominicana non c'è acqua corrente.
Se visitate la Repubblica Dominicana, state attenti alle zanzare. In questa nazione sono così numerose che hanno perfino un proprio partito e svariati seggi in Parlamento.
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