Patto Gentiloni

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Il Patto Gentiloni è un accordo politico-elettorale stretto nel 1913 tra Giovanni Giolitti e Vincenzo Ottorino Gentiloni, bis-bis-bisnonno di Paolo e contemporaneo di Silvio Berlusconi.

[modifica] La genesi

Exquisite-kfind.png Non ti basta? C'è anche Manuali:Stringere un patto con il diavolo

In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio. Dal Vangelo secondo Giovanni (Giolitti).

Giovanni Giolitti mezzobusto.jpg

Giolitti preoccupato dell'avanzata socialista, mentre è sprofondato nella sua poltrona e sorseggia un whiskey con un ottimo sigaro cubano.

Più precisamente, correva l'anno 1913.

Un anno prima, Giolitti si era appena rovinato con le proprie mani, allargando il diritto di voto, con il rischio che vincessero i socialisti.

Per evitare tale pericolo, Giovanni Giolitti manifestò l'intenzione di fondare la Democrazia Cristiana.

Era però ancora vietata ai cattolici la partecipazione alla vita politica italiana, a causa dell'anatema lanciato da Pio IX dopo la Breccia di Porta Pia, perciò non fu possibile.

Giovanni Giolitti dovette accontentarsi di fondare il Partito Liberale Italiano. Non era quello che voleva, ma poteva già dirsi soddisfatto per non aver fondato il Partito Democratico o Forza Italia.

D'altronde, anche i cattolici erano preoccupati. Solo Gentiloni viveva ancora sereno, ignaro che, 80 anni più tardi, un suo discendente sarebbe sceso in politica facendolo passare in secondo piano. Vincenzo Ottorino Gentiloni presiedeva l'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che, dato che i cattolici non potevano partecipare alle elezioni, era un fulgido esempio di ente inutile.

Giovanni Giolitti incaricò, perciò, Vincenzo Ottorino Gentiloni di prendere accordi e far sottoscrivere un patto segreto ai candidati liberali.

[modifica] Il contenuto

L'accordo era il seguente. I candidati si sarebbero presentati nelle liste del Partito Liberale Italiano, ma metà dei candidati sarebbe stata scelta dai cattolici, mentre l'altra metà avrebbe firmato un impegno ad attuare il programma dei cattolici.

I punti dell'accordo erano sette: Eolo, Pisolo, Mammolo, Gongolo, Dotto, Cucciolo e Brontolo.

Con questo stratagemma, la lista liberale riuscì a fare il pieno di voti, arrivando al 51%, ma contando ugualmente meno di zero.

Infatti, i cattolici sfruttarono i liberali eletti con i loro voti per ottenere il rispetto delle promesse, ma poi li mandarono a fanculo e, nel giro di un anno, Giolitti fu costretto a dimettersi.

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