... quella razza codarda e superstiziosa composta da personaggi mogi-mogi schivi-schivi rinchiusi perennemente nella propria cameretta ad adulare bambolette di plastica ed altro...
~ Arumi in Abenobashi dà una puntuale definizione del genere.
Lei non ha capito, prof, io sono Super Vegeta!!!
~ Otaku su interrogazione a sorpresa.
Kame... hame... HAAAAAAA!
~ Otaku ad un bullo che vuole pestarlo.
Gli otaku sono esseri semiumanoidi appartenenti al più ampio phylum dei nerd.
Basano la loro precaria esistenza su manga, anime e videogiochi, da cui prendono stili di vita, modi di parlare, mangiare, uccidere e fare sesso. Quest'ultimo è però considerato un'utopia, sia perché gli otaku detestano gli altri esseri umani per le loro ridotte dimensioni di tette e/o pene, essendo abituati agli hentai, sia perché comunque rimangono sempre dei nerd.
Leggono principalmente manga e guardano anime che parlano di guerre, mostri, mondi inesistenti e magici dove l'eroe figo di turno sconfigge tutti i cattivi, possibilmente dopo averle prese a morte per il 90% della serie, e alla fine non si scopa mai la sua compagna, che gliela darebbe dall'inizio della storia.
Questi otaku si possono riconoscere per la loro indole non molto socievole, dato che tendono a tenersi in disparte, aspettando il momento in cui un drago d'oro squarcerà il cielo e verrà a consegnargli divini poteri con cui potranno salvare o dominare il mondo. Nel frattempo i loro amici continuano la loro vita sociale senza minimamente curarsi dei suddetti otaku.
Appena però viene nominato il nome di un manga/anime che conoscono, il loro comportamento cambia di colpo, trasformandoli in cyborg che sparano a macchinetta tutte le informazioni che hanno accumulato, e spingendoli spesso a recitare a memoria interi volumetti o episodi del suddetto manga/anime, senza che nessuno glieli abbia chiesti.
Esiste poi una sottospecie, gli splatter otaku, che si nutrono solo di manga/animein cui muore almeno un personaggio a pagina, e nei modi più orribili. Le opere predilette sono quelle a sfondo apocalittico/blasfemo/vampiresco. Questo tipo di otaku si può facilmente riconoscere in quanto tende a uscire di notte, a leccare il sangue dalle ferite degli altri e a minacciare di morte chiunque gli rivolga la parola.
Appartenenti principalmente al sesso femminile, questi otaku tendono a leggere tutto ciò che sbrodola miele dalle pagine, come amori impossibili, che li convincono che in tutte le storie d'amore ci si debba comportare in quel modo; è inutile dire che la percentuale di successi con l'altro sesso rasenta lo zero.
Gli esemplari femmina non sono facilmente riconoscibili, tranne quando abbordano un ragazzo, mentre i pochi esemplari maschi sono spesso ricondotti ad altre specie immonde che popolano il nostro pianeta come gli emo e i truzzi, e come tali sono pestati a sangue dal resto della comunità.
Tra le shoujo otaku è possibile trovare due varianti: le rarissime yuri otaku e le non meno rare yaoi otaku, sempre più in aumento. Nel secondo caso, abbiamo donnicciuole che sbavano sognando improbabili relazioni omosessuali tra ragazzi efebici. Se per caso vi imbattete in una seguace dello yuri, magari accompagnata da un'altra ragazza, munitevi di telecamera.
Un hentai otaku che gioisce dopo aver trovato una ragazza con la decima di reggiseno.
Passano la maggior parte della loro vita su Internet, in siti appositi, che fungono da vivaio per questa particolare specie che non può riprodursi, ma solo provare piacere individuale. Benché privi della possibilità di accoppiarsi, questi otaku tendono ad aumentare sempre di più, ragion per cui si pensa che essi si riproducano per partenogenesi.
La particolarità di questi individui sta nel loro disprezzo verso Madre Natura, che ha provvisto gli esseri umani di corpi dalle misure limitate: nel loro mondo ideale le ragazze (e per ragazze si intende dai 7 ai 60 anni) hanno misure come 200-60-90 e i ragazzi hanno un membro di almeno mezzo metro. La loro disperata ricerca di esseri umani che rispondano a questi requisiti li ha deviati verso l'autoerotismo e la partenogenesi.
Icona raffigurante il leggendario Uomo Fumetto secondo la credenza popolare.
Gli otaku escono raramente dalle proprie abitazioni. La maggior parte della vita, più che a dormire o mangiare, viene passata a sedere davanti a un computer, dove grazie ad internet parlano con altri membri della loro specie. Interessante notare come si può spingere un otaku al suicidio se questo viene rinchiuso in un luogo privo di linea ADSL.
Le rare volte che escono, gli otaku si riuniscono principalmente nelle fumetterie, dove abitano gli unici esseri che traggono beneficio da questa specie, cioè i leggendari Uomo Fumetto (sostantivo indeclinabile).
In alcuni periodi dell'anno però gli otaku si riuniscono in vere e proprie fiere, spesso recintate e controllate dall'esterno da monatti, per evitare fughe mortali. In queste fiere sono soliti spendere tutti i risparmi della loro vita, e a volte anche travestirsi da personaggi di manga, anime e videogiochi il più delle volte con scarsa somiglianza all'originale.
Si disegnano sigilli e marchi sulla pelle, da liberare per l'eventuale arrivo di nemici.
Salutano con un "Kamehameha!" o un "Shoryuken!", spesso colpendoti per davvero.
In casa loro ogni mobile è usato esclusivamente per contenere manga e fumetti.
Non parlano italiano, e nemmeno giapponese, ma un ibrido mostruoso e inascoltabile.
Leggono i fumetti senza aprirli, per non rovinare la copertina; per questo c'è chi dice che abbiano una vista a raggi X.
Se osi anche solo pensare che le puntate che danno sulla Mediaset siano vagamente paragonabili a quelle doppiate in lingua originale, in qualche modo se ne accorgeranno e ti diranno che non capisci un cazzo.
Se gli apri un fumetto sei morto, almeno fino a quando non ti ricordi che sei più forte di loro e li pesti a sangue.
Si personalizzano il PC con ogni tipo di immagine del loro anime o manga preferito, tanto da renderlo irriconoscibile.
Soprattutto quando sei in loro presenza non osare confondere la sacra tecnica della scuoladihokutofusaconladepolarizzazioneastraledeicavalieridellozodiaco con la kamehamehaallaquindicesimapotenzadellasacrascuoladinanto... un vero otaku morirebbe colto da diarrea solo al sentir paragonare queste due.
Di solito te li trovi al bar che anziché chiedersi "Come mai il diesel in Italia adesso costa come la benzina e quindi che cazzo ho comprato a fare una fottuta macchina fottuto diesel?", si pongono le più giuste domande quali "Cosa accadrà in questo numero? Riuscirà ad infilarle il suo stantuffo gamma nelle orecchie?", seguita da grave perdita di sangue dal naso causa cartone in faccia.
Considerano al pari se non superiore alla Bibbia la rivista Shonen Jump.
Per loro le sigle giapponesi degli anime sono la massima espressione artistica in campo musicale, neanche gente come Mozart o Beethoven può paragonarsi a loro. Quelle italiane invece fanno cagare, nonostante le sappiano tutte a memoria, soprattutto quelle degli anni ottanta.
Considerano il doppiaggio giapponese il migliore del mondo, mentre quello italiano (ovviamente) fa schifo.
Guardano gli anime ma non sopportano il fatto che altri oltre a loro lo facciano, non sono degni.
Se vedono una donna nuda o meglio ancora vestita di sola biancheria intima, si infilano prontamente degli stuzzicadenti nel naso per procurasi copiose epistassi.
Appena conosceranno il tuo nome lo stupreranno abbelliranno con suffissi tipo -chan, -kun, -san o, se ti venerano, -sama. E le cose si metteranno molto male.
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