NonNotizie:Il PDL si autoelimina nelle elezioni regionali 2010

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3 marzo 2010

Manifesto n°1Manifesto n°2
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Roma - Se c'era una regione nella quale il PDL era assolutamente certo di trionfare nelle imminenti elezioni, questa era il Lazio; in seguito all'omicidio politico del povero Marrazzo a colpi di donne col pisello, la popolarità del presunto centrosinistra è crollata tra i benpensanti di Roma e dintorni. Gli amici di Silvio avevano già preparato lo champagne e le escort per festeggiare l'imminente vittoria della propria candidata, Renata Polverini, mentre gli esponenti del PD procedevano con solerzia nel proprio intento di lasciare meno roba possibile al futuro governo di centrodestra, fregandosi le penne e le graffette dalle scrivanie degli uffici delle sedi della Regione Lazio.

Ma, una volta arrivato il momento di climax del gongolamento degli esponenti del PDL, è successo l'inaspettato. Forse è la prova che Dio esiste e ha uno strano senso dell'umorismo. Oppure, forse è giunto per PDL il momento di raccogliere i frutti dati dalla sua politica di assegnare posti di rilievo a parenti, amici, amici di parenti, parenti di amici e ragazze distintesi nella nobile arte della fellatio, mentre la gente che ha studiato viene mandata a pulire i cessi. Fatto sta che, negli ultimi giorni, le liste civiche e regionali della Polverini sono state escluse una dopo l'altra dalle elezioni, per mancanze nella compilazione o per semplici ritardi.

La prima a saltare è stata la lista per la provincia di Roma, non ricevuta dal tribunale entro i termini utili. L'individuo fattosi carico d'un compito così delicato, un certo Alfredo Milioni, sì è presentato in ritardo perché impegnato a mangiarsi uno sfilatino "in tutta tranquillità". Molta tranquillità. Di sicuro abbastanza da farlo arrivare mentre la donna delle pulizie stava chiudendo gli uffici. Come direbbe Vasco Rossi, insomma, è colpa di Alfredo. Come se non bastasse, è stato escluso anche il listino regionale Polverini Presidente; sullo spazio in cui era stampata la dicitura "Non scrivere qui" qualcuno aveva scritto "OK". Il Partito Delle Lacune non se la passa di certo meglio in Lombardia; la lista del Governatore Formigoni è stata esclusa perché, ad un attenta rilettura, il tribunale ha rilevato la presenza di più di 500 firme appartenenti a personaggi del Signore degli Anelli.

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Inutili i ricorsi alla Corte d'Appello, tutti respinti eccetto quello per la Lista Civica Regionale, e così il PDL resta fuori da Lazio e Lombardia. Sia Formigoni che la Polverini hanno prima reagito con un "Non ci possono escludere!", per poi tuonare: "Quegli sporchi comunisti non ce la faranno a buttarci fuori a calci! Protesteremo! Faremo ricorso al TAR! Al Consiglio di Stato! Al Parlamento Europeo! Scenderemo in piazza! Rivoluzione! Alle armi! Alle armi!". Nelle prossime 48 ore si attende dunque il giudizio del TAR, oltre che il passaggio alle fasi di patteggiamento, depressione e accettazione.

I commenti nell'allegro mondo della politica, ovviamente, non si sono fatti attendere. Mentre la radicale Emma Bonino, saltellando in cerchio, afferma "Noi abbiamo tutte le firme e le carte a posto, pappappero!", l'intero Partito Democratico ringrazia: "Dopo quindici anni in cui siamo stati noi a farci fuori da soli ed a lasciarvi il posto, era ora che ci ricambiaste il favore!". Non tutte le opposizioni sono felici dell'avvenimento, anzi dalle parole di Pierferdinando Casini traspare una certa amarezza "Porca puttana, lo sapevo che dovevo candidare Zingaretti, altro che sosteniamo il PDL!". Gli esponenti del PDL parlano dell'esclusione delle liste come "Vulnus Politico della Res Publica" e di "Ius Primae Noctis". Sandro Bondi dice che "non si può privare il popolo del proprio diritto di pretendere al governo delle persone che non sanno neanche rispettare delle scadenze o compilare dei moduli". Il coordinatore Denis Verdini rincara la dose: "La decisione dei tribunali e delle corti d'appello non ci fermerà. Insomma, da quando ci è iniziato a fregare qualcosa di regole e leggi?". Qualcuno ha provato ad avanzare l'ipotesi di risolvere tutto creando un'apposita legge ad listam, ma è stato subito bloccato da Maroni: "E quando cazzo facciamo in tempo?". La reazione più forte, però, è stata quella del ministro Ignazio La Russa: "Queste esclusioni sono un'ingiustizia. Faremo di tutto per rovesciare la situazione, a costo di ricorrere a soluzioni al limite della legalità, quali il Televoto. Se ha funzionato per ripescare Pupo e i Savoia, può funzionare pure per noi."

Le reazioni degli altri leader del centrodestra sono state piuttosto caustiche; il ministro Umberto Bossi, tra un "negri di merda" ed un "Padania! Padania! Padania!" ha bollato i membri del PDL come "dilettanti allo sbaraglio". Non è da meno la reazione dell'ex-Duce Gianfranco Fini, che afferma: "Non ne posso più delle castronerie di Silvio. Gli ho dato il partito. Gli ho dato il culo. Gli ho trovato una candidata per il Lazio che non solo è un ex-sindacalista, ma è persino capace di chiudere qualunque domanda, risposta o discorso chiedendosi perché nessuno pensa alle famiglie. Basta. Lei mi ha deluso per l'ultima volta, Silvio." Dopodiché ha chiuso il pugno in direzione della telecamera ed iniziato a digrignare. Chissà cosa voleva fare.

Il destino delle due liste si deciderà nelle prossime 48 ore. Silvio & Friends confidano nel giudizio del TAR, ma, nel frattempo, decidono comunque di scendere in piazza per manifestare contro la fredda e brutale burocrazia che minaccia di proibire al partito più amato degli italiani di partecipare alle elezioni. Noi di Nonciclopedia seguiremo gli sviluppi della vicenda. Nel frattempo, ci uniamo a tutti coloro che sostengono la Polverini. Renata, siamo con te!

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