NonNotizie:Crisi finanziaria: la Camorra rischia la bancarotta

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1 ottobre 2008

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Per la caccia ai liquidi, il pizzo si afferma come mezzo più utilizzato dalle aziende coinvolte

La terribile crisi finanziaria generata dai mutui subprime sta colpendo un'altra affermata multinazionale: la Camorra.

Già a maggio la SCU, in crisi di liquidità, era stata assorbita dalla 'Ndrangheta colla collaborazione della Banca d'Italia; già il mese scorso la Mafia aveva rischiato l'amministrazione controllata prima che intervenissero investitori stranieri a salvarla, oggi tocca all'impresa che da decadi controlla Napoli e la Campania.

Negli ultimi tempi i titoli in borsa della Camorra s.r.l. han perso il 26% del loro valore, con una capitalizzazione ridotta ad un decimo del periodo pre-crisi. Tutte le agenzie di rating, da Moody's a Bloomberg, danno per scontato che se la situazione non cambierà, per la Camorra ci sarà la bancarotta, forse entro questa settimana.

I vertici societari stanno disperatamente cercando di raccogliere liquidi mettendo in vendita asset pregiati della gloriosa Camorra, che già due volte nel corso dell'anno, per colmare le terribili perdite in bilancio, è dovuta ricorrere ad emissioni straordinarie di obbligazioni ed azioni. La settimana scorsa si era parlato di una cordata di investitori stranieri (mafia russa, Yakuza e triadi) disposta ad intervenire in extremis per salvare la compagnia, ma ieri il Presidente del Consiglio Berlusconi ha dichiarato perentoriamente che "La storia del nostro Paese è ad essa legata indissolubilmente e la Camorra riveste un'importanza strategica all'interno del sistema Italia... non possiamo permettere che una compagnia di bastone come la Camorra venga ceduta a stranieri." Si è quindi ventilata l'ipotesi di un prestito-ponte o addirittura di una nazionalizzazione, ma queste opzioni non sono scevre di difficoltà; anzitutto il ministro Tremonti ha dichiarato che le casse dello Stato non sono in grado di coprire il deficit della Camorra, inoltre esponenti degli impiegati dell'azienda hanno già espresso le loro rimostranze per la perdita di autonomia dell'azienda. Epifani, ras della CGIL, ha dichiarato la disponibilità del sindacato a trattare ma solo su basi ragionevoli.

L'editoriale de Il Sole 24 ore di stamattina condannava l'eventuale nazionalizzazione come una perdita per il bilancio statale per coprire le responsabilità dei manager, ma un articolo sullo stesso giornale calcolava che lo Stato avrebbe molto da guadagnare dall'operazione perché passata la tempesta finanziaria avrà acquisito beni per migliaia di miliardi.

L'Unione Europea ha criticato la nazionalizzazione della Camorra perché l'operazione sarebbe alla fine di un "buy-back", in quanto Camorra, 'Ndrangheta, Mafia e SCU, attraverso delle controllate detengono la maggioranza assoluta delle azioni dell'Azienda Italia.

L'unica cosa sicura è che gli hedge funds si sono già gettati sulla preda: Bush&Mengele, Putin, Fondo Gambadilegno, SPECTRE e soprattutto Al Qaeda (il fondo di proprietà della famiglia Bin Laden) hanno già acquisito sottocosto il 10% delle azioni dell'azienda. Alla prossima assemblea degli azionisti gli hedge faranno sicuramente sentire la propria voce e molti analisti scommettono che cercheranno di entrare nel consiglio d'amministrazione.

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