NonNotizie:Bocciato il trailer di Videocracy alla Rai

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27 agosto 2009

Donnie D'Arcore.jpg

L'ennesimo documentario su Silvio Berlusconi si prepara a sbancare i botteghini

Roma - La storia ci insegna che spesso e volentieri gli artisti e in particolare i cineasti si sono lasciati guidare nella creazione delle loro opere dalle proprie convinzioni politiche. Film e documentari dichiaratamente super partes, spesso contenevano in realtà chiari attacchi politici verso il governo in carica o il regnante di turno.

Esempi concreti di questa meschina pratica si possono trovare nella cinematografia internazionale fin dalla nascita del cinema stesso: la locomotiva dei Fratelli Lumiere che sembrava piombare sulla sala gremita di spettatori fece precipitare le ferrovie in un periodo di crisi (per un certo tempo tutti preferirono spostarsi a piedi piuttosto che prendere il treno), e più recentemente l'interpretazione di Jar Jar Binks in Star Wars, parodia spudorata di Muammar Gheddafi, portò ad un immotivato odio verso la Libia che tuttora permea i cuori di mezzo mondo.

Era lecito attendersi che, nel terzo millennio, l'arte potesse finalmente affrancarsi del tutto da questa perversa spirale di odio politico ed essere in grado di parlare a tutti con un'unica voce, ma così non è stato. Proprio oggi veniamo a sapere infatti che ancora una volta il comunismo, questa piaga sociale che ha mietuto più vittime dell'olocausto e della Chiesa messi insieme, si è messo all'opera per piegare il servizio pubblico ai propri scopi malvagi.

Videocracy avrebbe dovuto essere un documentario sulla Tv Commerciale italiana, sullo sviluppo di questa negli ultimi venti anni e il conseguente confronto con la Tv Pubblica. Dico avrebbe dovuto perché casualmente, con tutte le Reti che hanno fatto la storia della televisione nostrana, l'autore di questa fiction faziosa è andato a prendere di mira proprio le reti del nostro amato premier Silvio Berlusconi. Gli attacchi al cavaliere sono all'ordine del giorno e di questa storia non avremmo saputo nulla, se non fosse che i guerriglieri bolscevichi del grande schermo hanno tentato di far passare lo sporco trailer di questa vergogna cinematografica sulle reti pubbliche!

Per fortuna la Rai, servizio pubblico pagato con i soldi dei contribuenti, ha immediatamente fiutato l'attacco di parte nascosto nel trailer e ha risposto per le rime a questi sovversivi. "Quando il regista di questo scempio farà un film anche sulle reti televisive possedute da Franceschini, allora per la parcondicio potremo passare i trailer uno di seguito all'altro o ancor meglio sovrapposti, in modo da non favorire nessuno dei due".

"È come se fosse vietato passare in RAI un documentario sul fascismo perché c'è la destra al governo" sarebbe stata l'insensata risposta dell'opposizione a questo scandalo "Allora con Berlusconi Presidente del Consiglio dovremmo smettere di parlare di pedofilia, di massoni, di mafia, di barzellette, di cazzi di gomma, di escort, di abuso di potere e soprattutto di conflitto d'interessi". "Esatto." avrebbe quindi affermato in un comunicato ufficiale Giorgio Napolitano, costretto a chiarire ancora una volta gli obblighi della sinistra italiana che, come purtroppo constatiamo, non ha ancora imparato a stare al proprio posto e fare un po' di sana autocritica invece di sputare veleno.

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