Neoborbonici

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OCCHIU VIVU E MANU O CUTIEDDU!!!
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Simbolo dei neoborbonici.

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Articolo della Settimana
dal 18 aprile 2011 al 25 aprile 2011.
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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente un articolo in proposito. Revisionismo sul Risorgimento
Quote rosso1.png Perché two Sicilies is meglio che one Quote rosso2.png

~ Slogan pubblicitario neoborbonico sul regno delle Due Sicilie
Quote rosso1.png W O RRE'! Quote rosso2.png

~ Neoborbonico che idolatra il proprio sovrano (e non si capisce quale dei cinque)
Quote rosso1.png Garibaldi ladro! Quote rosso2.png

~ Intercalare di un neoborbonico a cui hanno pestato un piede
Quote rosso1.png Prima che arrivassero i polentoni si stava meglio! Quote rosso2.png

~ Neoborbonico su tutto
Quote rosso1.png Ma studiate bene la storia ho credete ancora hai Maiali Volanti Quote rosso2.png

~ Tipico commento di un neoborbonico che fa sfoggio della sua cultura

Chiamansi neoborbonici coloro che aderiscono al movimento di pensiero e religione, diffuso solo a Napoli e dintorni in molte aree della Terronia, che afferma la vera verità storica sul Sud. Originariamente si chiamavano filoborbonici, ma dopo l'uscita del film Matrix il prefisso è stato cambiato in neo perché indubbiamente fa più figo.

Il credo, o movimento di pensiero, si basa sulla fede di un mucchio di cazzate secondo cui la seconda guerra d'indipendenza e l'impresa di Giuseppe Garibaldi siano stati una conquista del Sud Italia da parte del Padanistan e che i re Borbone fossero degli dei in terra, che nel 1860 abbiano promesso di ritornare, nel giorno del finale giudizio, per ristabilire il potere dei terroni sui polentoni.

Non sono mai state condotte ricerche volte a quantificare il numero dei professanti di questo pensiero, ma si stimano in 161.750.000 persone, di cui circa il -10,0% è realmente consapevole di quanto asserisce, ovvero ogni 10 persone circa 11 non sanno ciò di cui parlano.

La vita degli adepti al pensiero consiste nel cambiare revisionare la storiografia del Risorgimento usando questo metodo al fine di far emergere la verità sul fatto che tutti i mali dei terroni sono stati causati dai polentoni.

[modifica] Dogmi dei neoborbonici

Trenino con re bomba.jpg

Inaugurazione nel 1839 alla presenza di re Ferdinando II della tratta Napoli - Portici, la prima ferrovia italiana.

Esistono dei dogmi fondamentali nel pensiero neoborbonico, che assicurano alla religione una struttura di base, ma non esiste una unica dottrina condivisa ma tutta una serie di incredibili stronzate credi.

[modifica] Primo dogma: inizio della storia

Per i neoborbonici la storia inizia il 10 aprile 1734, giorno in cui lo spagnolo Carlo III di Borbone, trovandosi nei pressi di Napoli, forò una gomma del suo cavallo e, chiesto l'aiuto di un carrozziere, divenne re della città e del relativo regno.

I neoborbonici negano ogni avvenimento storico avvenuto prima di questa data, o lo riconducono a dopo questo giorno e ne attribuiscono il merito a un re Borbone o a un suo suddito.

Ad esempio:

In base a questo, i neoborbonici rifiutano l'evoluzionismo, ed inoltre usano l'aggettivo borbonico per indicare tutto ciò che è stato fatto al Sud prima della propria data di nascita.

[modifica] Secondo dogma: prosperità del regno delle Due Sicilie

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Il principale alleato politico dei neoborbonici.

Secondo i neoborbonici, il regno delle Due Sicilie era il vero paradiso terrestre. La gente non moriva mai di fame e tutti erano contenti, lasciandosi andare spesso a grandi manifestazioni di sana goliardia. Per dimostrare tutto questo i neoborbonici hanno dei documenti storici. Da qualche parte.

Esistevano solamente tre ceti sociali: gli stra-ricchi, i ricchi e i diversamente ricchi. La nobiltà era la peggiore d'Europa, antiliberale e bigotta, politicamente all'avanguardia e di sani principi. Il popolo era oppresso e schiavo della feudalità il più popoloso dell'Italia preunitaria e i sovrani erano amati. La tassazione diretta era bassissima invece quella indiretta era articolata e prevedeva le dogane interne tra i vari porti del regno, ed era necessario il passaporto anche per viaggiare tra le varie province del regno.

La banca del regno delle Due Sicilie aveva un patrimonio ricchissimo a causa di un sistema economico statico, paternalista e di un'irrisoria spesa pubblica che lasciò numerose province senza strade e scuole superiore alla Nestlè e alla Microsoft; mentre il regno di Sardegna era in bancarotta per la rapida trasformazione delle infrastrutture, con un forte sviluppo di reti stradali, ferrovie e canali perché Cavour perse tutti i soldi giocando a RisiKo! con gli austriaci.

Il regno delle Due Sicilie era il terzo stato più industrializzato del mondo[1], ed il più ricco della Terronia. Quest'ultimo dato è dimostrato dal fatto che dopo l'arrivo di Garibaldi, i polentoni presero 443 milioni di monete lire d'oro dal Sud, pari al 68% del patrimonio monetario di tutta la ricchezza italiana, e li portarono in Padania, dove fino ad allora si usavano le conchiglie come moneta.

Non va inoltre sottovalutata l'attenzione della casa reale borbonica verso l'istruzione con l'analfabetismo più alto della penisola e tra i più alti d'Europa e la cultura che era in mano al clero e a beneficio della classe nobiliare, visto che le scuole del popolo continuavano a somigliare alle stalle attirava numerosi studenti di ogni angolo del mondo, in particolare quelli dell'Erasmus.

Si ricorda anche che Napoli vantava numerosi primati come la prima ferrovia d'Italia costruita quasi totalmente da ditte inglesi e francesi che non faceva altro che mostrare al mondo intero il prodigioso avanzamento tecnologico dello stato: basti pensare che nel 1860 la linea ferroviaria duosiciliana raggiungeva ben 168.400 metri di lunghezza contro gli 850 km del Piemonte. Il Regno delle Due Sicilie aveva inoltre l'esercito più grande e potente della penisola che, se non fosse stato per l'invasione polentona, avrebbe aiutato John Connor contro Skynet cambiando le sorti dell'umanità; in aggiunta vi era la marina più importante del Mediterraneo, nota soprattutto per aver ospitato Capitan Findus durante i suoi spot pubblicitari. Tra gli altri primati sono da citare la prima illuminazione a gas d'Italia, la prima nave da crociera a vapore del Mediterraneo, la prima pizza e il primo cantante neomelodico italiano. Inoltre venne inaugurato il primo edificio che sarebbe potuto diventare, tramite donazioni altrui, un osservatorio astronomico mai costruito in Campania.

[modifica] Terzo dogma: Garibaldi massone

Ragazza palpeggiata.gif

Drammatizzazione di come, secondo i neoborbonici, i settentrionali si avventarono sulle ricchezze del Sud.

Secondo i testi sacri neoborbonici, Garibaldi era un criminale di guerra che si rese responsabile dei seguenti atti contro natura:

  • conquistare il regno con il supporto di 30.000 meridionali solo Mille padani ingrifati;
  • rubare i soldi del banco di Sicilia;
  • sbancare il banco di Napoli;
  • sbancare al casinò di Montecarlo;
  • raccomandare Stefania Prestigiacomo al consiglio dei ministri;
  • aver parcheggiato abusivamente nel porto di Marsala;
  • aver tentato di copiare il taglio di barba e capelli di Chuck Norris;
  • aver occupato illegittimamente la Val d'Agri e trivellato i suoi pozzi petroliferi, dichiarando che in Basilicata si trovavano armi di distruzione di massa;
  • aver aperto la prima discarica abusiva a Napoli;
  • aver fatto cessare l'attività eruttiva del Vesuvio causando un calo dei flussi turistici;
  • aver pagato camorristi e prostitute con i soldi del regno, e non aver spartito neanche un po' i servizi.

Garibaldi sbarcò a Marsala cercando una bottiglia dell'omonimo vino. Non trovandola, volle conquistare l'intera isola per cercarne una. A Calatafimi corruppe l'esercito borbonico, poi massacrato dai Siciliani, che si vendette in cambio della promessa di posti in prima fila nel pubblico di una trasmissione di Maria De Filippi. Riuscì ad entrare a Napoli con l'aiuto della Camorra che prima dell'unità era già attiva nel gioco d'azzardo e prostituzione e sfruttata dai Borbone per reprimere le insurrezioni liberali era solo un gruppetto di nerd che passava le giornate a giocare a GTA.

Garibaldi era inoltre un massone e non è possibile scrivere qui dei suoi rapporti con la massoneria perché, dato che ci sono di mezzo anche la Chiesa cattolica e vari complotti internazionali, i diritti d'autore sulla storia sono stati comprati da Dan Brown che sta scrivendo un libro (che diventerà poi un film) sulla cosa.

[modifica] Quarto dogma: le industrie

I borboni sulla luna.jpg

La prova fotografica dello sbarco borbonico sulla Luna.

Il regno delle Due Sicilie era il terzo stato più industrializzato del mondo, dopo il Kurdistan e la Cambogia.

Esistevano i cantieri navali di Castellammare di Stabia dove venivano costruite le prime navi spaziali usate da Roberto Giacobbo per capire se gli UFO esistano o meno, l'opificio di Pietrarsa dove venivano costruiti treni e trenini giocattolo, l'industria siderurgica della Mongiana in Calabria, la FIAT di Melfi in Basilicata, la fabbrica di preservativi di Bari, il centro spaziale di Avellino, l'osservatorio astronomico di Somma Vesuviana dove si fabbricavano stelle e pianeti, l'osservatorio di donne nude di Caserta dove si fabbricavano donne nude, e gli stabilimenti di Termini Imerese con le maestranze in costante sciopero.

Queste industrie non assicuravano diritti e salari soddisfacenti e lo sciopero veniva punito dalle leggi borboniche come "disturbo dell'ordine pubblico" garantivano grande ricchezza ai meridionali, che però non si affaticavano a lavorarci perché il lavoro pesante veniva svolto dai clandestini tunisini e libici che scappavano dalla Padania.

Quando poi arrivò Garibaldi, questi le chiuse tutte e si portò via le chiavi.

[modifica] Quinto dogma: il Sud non ha dato patrioti al Risorgimento

Un dogma, non sempre di ostentata professione, ma ben radicato nella fede neoborbonica, è quello che ricorda la totale assenza di coinvolgimento di uomini del Sud nei moti risorgimentali che hanno portato all'Unità, ed in particolari in quelli palesemente contro la monarchia napoletana.

Infatti non sono mai esistiti i pugliesi Bonaventura Mazzarella, Saverio Barbarisi, Giacomo Lacaita, Sigismondo Castromediano, Cesare Braico, Domenico dell'Antoglietta, Nicola Schiavone, Giuseppe del Drago, Gioacchino e Salvatore Stampacchia, Beniamino e Giovanni Rossi, Vincenzo e Alfonso Vischi, Lillo e De Giosa, Giuseppe Del Re, Giuseppe de Cesare, Luigi Zuppetta di Castelnuovo Dauno, Giuseppe Pisanelli, Pasquale Stanislao Mancini, Saverio Altamura, Vincenzo Lanza, Luca de Samuele Cagnazzi, Nicolò Mignogna, Camillo Boldoni; Domenico Romeo e i 220 calabresi morti combattendo per Garibaldi; i lucani Padre Antonio Maria De Luca, Michele e Pietro Lacava; Giacinto Albini, Francesco Pomarici, Nicola Capece, Emanuele Brienza, Gaetano Cascini, Rocco Brienza, Giambattista Matera, Nicola Maria Magaldi, Carlo Musio, Nicola Mennella, Achille D'Andrea, Achille Pierro, Francesco Pennella, Costantino Vitelli, Giambattista Pentassuglia, Giacomo Racioppi, Carmine Senise e i 2.500 uomini della «Brigata Lucana» unitasi a Garibaldi; Rosolino Pio, Francesco Crispi e i 6.000 siciliani insorti dopo lo sbarco di Marsala e pertanto non si ricordano nomi di meridionali nei libri di storia.

Tra l'altro è provato storicamente che la Rivolta della Gancia, in Sicilia, fu fomentata e mossa dagli alieni massoni mandati dall'Inghilterra.

[modifica] Sesto dogma: i briganti patrioti

Crocco e Franceschiello.jpg

Francesco II di Borbone e il suo fedele Carmine Crocco durante una riunione militare per cacciare i polentoni.

Un fondamentale dogma dei neoborbonici consiste nel credere fermamente che il fenomeno del brigantaggio meridionale fu una rivolta armata della popolazione contadina incazzata perché i ricchi proprietari terrieri e i nobili avevano mantenuto il potere datogli dai Borbone anche sotto i Savoia che voleva dire "no" ai Savoia e "si" ai Borbone (e a Valsoia). Infatti i briganti molti dei quali avevano già avuto guai penali sotto i Borbone o avevano combattuto a fianco di Garibaldi furono fedeli surdate d'o rre e i sovrani napoletani, con l'aiuto del loro fedele alleato Pio IX, illusero i ribelli promettendo migliori condizioni di vita e li sfruttarono solo nel tentativo di riprendersi il trono furono sempre accanto a loro, tanto da premiarli con una confezione del noto Caffè Borbone.

Il fatto storico è avvalorato dai numerosi documenti esistenti, come quelli in cui il brigante Carmine Crocco scrive più volte di aver sempre odiato i Borbone e di lottare per soli interessi personali contro i borghesi ex borbonici che sostennero il nuovo governo per conservare i propri privilegi dice di aver sposato la causa borbonica perché Garibaldi gli aveva fregato la ragazza, quelli che raccontano di come la popolazione della Basilicata prima che arrivasse Garibaldi, il 18 agosto 1860 insorse contro i Borbone e si proclamò parte del Regno d'Italia fu sempre fedele ai re di Napoli, e soprattutto perché Sanremo è Sanremo.

Tutti i detti documenti sono conservati da Lele Mora in casa sua.

[modifica] Settimo dogma: il Nord oppressore

I neoborbonici addossano tutti i loro mali attuali ai polentoni, i quali tengono in schiavitù la loro patria impedendo l'erogazione di sovvenzioni pubbliche, bloccando l'esportazione dei loro prodotti e obbligando ad appendere i quadri del Trota in ogni edificio istituzionale. Infatti l'antico e glorioso regno del sud che continua a votare politici che non fanno gli interessi dei cittadini, non riesce a ritornare ai fasti di un tempo a causa della perpetua colonizzazione tosco-padana ed invoca l'indipendenza.

È noto, ad esempio, che la cassa del Mezzogiorno e i contributi del terremoto dell'Irpinia sono finiti nelle tasche della classe politica meridionale e usati a fini clientelari stati rubati da Emanuele Filiberto e suo padre, poiché non hanno ottenuto il risarcimento di 260 milioni di euro per l'esilio e che i fondi europei malgestiti dai governi regionali sono stati accreditati sul conto corrente di Garibaldi per abbellire la sua villa a Caprera.

Per far fronte a queste ingiustizie, due specialisti della crisi che attanaglia i neoborbonici come Francesco Saverio Nitti e Giustino Fortunato i quali ritenevano la questione meridionale un problema dovuto anche agli stessi meridionali si sono arruolati nella milizia di Gaetano Saya e stanno preparando una resistenza armata contro l'invasore nordista.

[modifica] Testi sacri

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Uno dei testi più sacri per i neoborbonici: la legge 1816 del 13 agosto 1850 con cui Ferdinando II di Borbone cancellò la libertà di stampa. Tanto a che serve?

I testi sacri dei neoborbonici sono quelli che combattono la consueta versione storica del Risorgimento e propongono quella neoborbonica.

I principali libri sacri sono:

  • Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 di Giacinto De' Sivo
  • La Conquista del Sud di Carlo Alianello
  • L'Alfiere di Carlo Alianello
  • L'unità d'Italia: nascita di una colonia di Nicola Zitara
  • Eiaculazione precoce: riflessioni e strategie per risolvere il problema di Valeria Randone
  • Maledetti Savoia! di Lorenzo Del Boca
  • Indietro Savoia! di Lorenzo Del Boca
  • A sinistra Savoia! di Lorenzo Del Boca
  • Un po' più a destra Savoia! di Lorenzo Del Boca
  • Scacco matto Savoia! di Lorenzo Del Boca Juniors

Sono inoltre considerati testi sacri tutti i libri scritti su grandi argomenti in maniera controcorrente da gente che non ne capisce nulla non riconosciuti esperti, come le opere sulla Chiesa cattolica di Corrado Augias, quelli di storia delle religioni di Piergiorgio Odifreddi, i libri di storia di Alberto Angela e Roberto Giacobbo, i libri di Antonino Zichichi, parecchi video di Youtube creati da ragazzini brufolosi col Windows Movie Maker ed in più tutti gli scarabocchi di bimbi al di sotto dei 4 anni.

[modifica] Struttura sociale dei neoborbonici

Nella religione neoborbonica non esiste una gerarchia né un vero e proprio status di pontefici o leader.

In ogni caso, si può abbozzare una linea guida degli adepti al pensiero: i sudditi d'o rre sono coloro che credono a ciò che viene asserito dai revisionisti storici, persone che passano la vita a studiare la storia del Risorgimento per storpiarla revisionarla e tirarne fuori ciò che fa comodo a loro la veramente vera verità storica. I primi sono i fedeli, i secondi sono paragonabili ai vescovi cattolici.

I principali esponenti del movimento, da considerarsi quindi alla testa dello stesso, sono stati:

Dal 2010 il titolo è conteso tra il tabaccaio Antonio Ciano, il giornalista Gigi Di Fiore e il redattore Pino Aprile.

[modifica] Famosi neoborbonici

[modifica] Famosi anti-neoborbonici

[modifica] Tipi di Neoborbonici

I neoborbonici possono essere suddivisi in tre grandi categorie: borbominkia, borbocomunisti e fascioborbonici.

[modifica] I borbominkia

Quote rosso1.png Vi chiamiamo itagliani perché voi ci chiamate barboni gnegnegne! Quote rosso2.png

~ Bimbominkia borbonico su Facebook

I borbominkia sono troll con età media intorno ai 15 - 20 anni. Sono i classici studenti che, a scuola, i libri di storia li usavano solo per darli in testa ai compagni. Giunti a casa bombardano il loro cervello con dosi massicce di blog neoborbonici e sfogano la loro rabbia sociale trollando su Facebook e spammando inutili link sui neoborbonici. Tipicamente hanno lo stemma borbonico come sfondo del desktop o del cellulare.

[modifica] I borbocomunisti

I borbocomunisti appartengono alla grande famiglia degli alternativi e spesso coincidono con i grillini. In genere indossano magliette col Che Guevara, collanine colorate e braccialetti. Portano i capelli rasta. L'assunzione spropositata di cannabis e birre a 1 euro causa loro gravissime allucinazioni che li porta a credere che Ferdinando II fosse Lenin e che sulla reggia di Caserta sventolasse bandiera rossa. Studenti al decimo anno fuori corso trascorrono le loro giornate su Facebook (grazie alla connessione pagata da mamma e papà) citando Gramsci ed urlando "w o rrè!". Per loro la monarchia borbonica era un regno illuminato dalla dottrina marxista.

[modifica] I fascioborbonici

Quote rosso1.png Noi siamo partenopeisti e bruceremo il tricolore Quote rosso2.png

~ Slogan fascioborbonico

I fascioborbonici rappresentano la destra estrema dei neoborbonici, di cui sono stati gli antesignani. Nati come risposta a quelli del Padanistan, vengono per lo più delle file dei partiti neofascisti. Affascinati dalla comunanza del suffisso "neo", hanno sottolineato molto la similitudine tra come la Storia sia stata molto dura con i loro due eroi, Ferdinando II e Benito Mussolini, nascondendone dolosamente le grandi qualità di statisti.

[modifica] Curiosità

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  • Nel regno delle Due Sicilie il Molise esisteva!
  • Furono i Borbone ad inventare la penicillina
  • Mandando in play al contrario il film «Io sto con gli ippopotami» si può ascoltare un messaggio subliminale di Bud Spencer che inneggia ai Borbone

[modifica] Fonti bibliografiche

  • Corrado Augias, Inchiesta sulle Due Sicilie: dove cazzo sta l'altra?, Roma, 1950.
  • Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere italiani e meno che mai polentoni, Napoli, 1893.
  • Pino Aprile, Terroni: si avete letto bene, l'ho chiamato così il libro, figo ah?, Milano Napoli, 2011.
  • Pino Maggio, Polentoni: cazzo, ‘sta cosa rende soldi, Barletta, 1864.
  • Pino Mango, Monna Lisa Overdrive, Lagonegro, 1999.
  • Pino D'Aleppo, Pigne, Londra, 1915.

[modifica] Note

  1. ^ Premiato con una palma d'oro all'EXPO 1830.

[modifica] Neoborbonici su internet

[modifica] Siti

[modifica] Video


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in data 6 maggio 2013
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