Marina Abramović

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Ebbene sì. L'autore di questo articolo dichiara ufficialmente:
Quote rosso1.png Non ce l'ho fatta! Quote rosso2.png

Quote rosso1.png È impossibile trovare qualcosa da dire su Marina Abramović che sia più demenziale della realtà stessa. Parlarne normalmente genera così tante idiozie da mettere in crisi le fondamenta stesse di Nonciclopedia. Quote rosso2.png

L'autore si scusa e rimane disponibile per chiunque volesse punirlo con il supplizio dello sparticulo.

Marina Abramović è un'artista performativa, ovvero una di quei tizi che fanno cose strane tipo il vecchietto dei Simpson che si calava le brache e cantava "Quella cavalla lì non è la stessa più", ma nei musei invece che in mezzo alla strada.

Si autodefinisce "grandmother of performance art", definizione veritiera, perlomeno per quanto riguarda la prima parola. Il suo lavoro vuole esplorare i limiti del corpo e le possibilità della mente, cosa che milioni di persone fanno ogni sabato sera in birreria, e senza tirarsela tanto.

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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente un articolo in proposito. Marina Abramović

[modifica] Vita

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Marina Abramović nel posto in cui avrebbe fatto meglio a rimanere.

Marina Abramović nasce a Belgrado nel 1946, da una famiglia molto influente: suo nonno era un patriarca della chiesa serbo-ortodossa, dopo la morte proclamato santo. Entrambi i genitori erano stati partigiani durante la seconda guerra mondiale. Insomma qualcosa di utile all'umanità l'avevano fatta, o quantomeno non avevano peggiorato la vita a nessuno.

Lei invece studia all'Accademia di Belle Arti di Belgrado dal 1965 al 1972. Cosa ci fosse di tanto impegnativo da studiare per metterci sette anni non si sa, ma pazienza. Dal 1973 al 1975 lavora, come insegnante all'Accademia di Belle Arti di Novi Sad, mentre crea la sua prima performance sparandosi ripetutamente alla tempia davanti ad un pubblico attonito con una pistola a tappo. Nel 1976 lascia la Serbia per trasferirsi ad Amsterdam, cosa che influisce in modo evidente nello sviluppo della sua arte.

[modifica] Opere, se così si possono definire

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Marina Abramović e un tizio con un autocontrollo invidiabile.

[modifica] Rhythm 10, 1973

Nella sua prima esecuzione la Abramović esplora elementi di ritualità gestuale, come le corna, il dito medio e il gesto dell'ombrello. Esegue il famoso gioco russo nel quale si tiene la mano aperta con le dita separate e si tirano coltellate cercando di non colpirsi, l'operazione viene registrata. Dopo essersi tagliata venti volte riascolta la registrazione e tenta di ripetere gli stessi movimenti, cercando di non bestemmiare gli stessi santi che aveva bestemmiato in precedenza, fino a completare l'intero calendario di Frate Indovino.

Il significato di questa performance è che tagliarsi con un coltello fa male e bestemmiare non basta, ma aiuta.

[modifica] Rhythm 0, 1974

La performance è stata eseguita a Napoli, posando su un tavolo vari strumenti di piacere e dolore; fu detto agli spettatori che per un periodo di sei ore lei sarebbe rimasta passivamente priva di volontà e che loro avrebbero potuto usare liberamente quegli strumenti su di lei.

Dopo i primi cinque minuti erano spariti portafoglio, orologio e ogni tipo di gioielli, dopo dieci vestiti, scarpe e biancheria intima, dopo un quarto d'ora arrivò un furgone a caricare il tavolo e tutta la roba che c'era sopra. Tra gli spettatori nacque un gruppo spontaneo di difesa quando alcuni cercarono di estrarle un rene per venderlo al mercato nero.

Il significato di questa performance è che restare fermi passivamente privi di volontà per sei ore è veramente da deficienti. A Napoli è da folli.

[modifica] Rhythm 5, 1974

L'artista[l'ha detto Voyager!] dà fuoco ad una grande stella imbevuta di petrolio e salta tra le fiamme, dopodiché perde i sensi. Nessuno si accorge della differenza. Gli spettatori si rendono conto che è davvero svenuta quando iniziano a sentire odore d'arrosto e la estraggono, forse un po' troppo presto.

Marina Abramović più tardi commentò su questa esperienza:

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«Ero molto arrabbiata perché avevo capito che c'è un limite fisico: quando perdi conoscenza non puoi essere presente; non puoi performare e rischi di scuocere.»

Il significato di questa performance è duplice: innanzitutto vuol dire che ogni tanto anche Marina Abramović si rende conto delle cazzate che fa. In secondo luogo che gli spettatori di Marina Abramović sono ancora più rincoglioniti di lei.

[modifica] Art Must Be Beautiful, 1975

L'artista[eeeh?] si spazzola i capelli per un'ora con una spazzola di metallo nella mano destra e contemporaneamente si pettina con un pettine di metallo nella sinistra mentre ripete continuamente "L'arte deve essere bella, l'artista deve essere bello", poi si guarda allo specchio e capisce che è tempo perso, così si sfregia il volto e si rovina i capelli.

Il significato di questa performance è che le donne davanti allo specchio ci mettono sempre una vita e alla fine il risultato è comunque una schifezza.

[modifica] Freeing The Body, 1975

Marina Abramović si avvolge la testa in una sciarpa nera e inizia a muoversi a ritmo di un tamburo africano, ballando finché non è completamente esausta e collassa a terra.

Il significato di questa performance è che un bianco non può ballare i ritmi africani perché non ha il ritmo nel sangue.

[modifica] Freeing The Memory, 1976

L'artista[buona questa!] pronuncia tutte le parole che è in grado di ricordare, in tutte le lingue che conosce. La performance termina quando Padre Merrin getta la spugna e se ne va.

Il significato di questa performance è che se dici parole a caso, e non sei Beppe Grillo, vuol dire che non stai bene.

[modifica] Freeing The Voice, 1976

L'artista[ma anche no] inizia ad urlare fino a quando non ce la fa più.

Il significato di questa performance è che Marina Abramović era fatta come un cavallo da corsa.

[modifica] Imponderabilia, 1977

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Il naso di Marina Abramović non rendeva facile il passaggio agli spettatori.

Marina Abramović e il suo compagno stanno nudi uno di fronte all'altra in un corridoio stretto e gli spettatori per passare devono per forza strofinarsi addosso a loro. La performance si concluse quando arrivò uno spettatore di 300 kg che passando stritolò le costole di Marina Abramović e rese per sempre impotente il suo compagno.

Il significato di questa performance è che a Marina Abramović e al suo compagno gli piaceva farlo strano.

[modifica] Dragon Heads, 1990

Marina Abramović è seduta immobile su una sedia circondata da un cerchio formato da blocchi di ghiaccio, con cinque pitoni digiuni da due settimane, e pure con le emorroidi, che le strisciano addosso. L'esecuzione si conclude con il decesso delle povere bestie, che hanno preferito morire di fame piuttosto che darle anche un solo morso.

Il significato di questa performance è che anche gli animali devono mangiare bene.

[modifica] The Artist Is Present, 2010

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Marina Abramović e l'avversario che le diede più filo da torcere.

Marina Abramović è seduta a un tavolino per 736 ore di seguito con lo sguardo fisso nel vuoto, gli spettatori possono sedersi di fronte a lei e fare a chi ride per primo. L'esecuzione si conclude quando gli spettatori si rendono conto che quella che hanno davanti non è Marina Abramović ma un manichino impagliato.

Il significato di questa performance è che i manichini impagliati sono imbattibili nelle gare a chi ride per primo.

[modifica] Those That The Football, 2012

Marina Abramović si fa intervistare da Victoria Cabello a Quelli che il calcio. Per non far mancare l'elemento di autolesionismo tipico delle performance di Marina Abramović, uno del Trio Medusa la insegue mentre sta uscendo dallo studio e le rompe una sedia in testa.

Il significato di questa performance è che Marina Abramović aveva un'esibizione in programma a Milano pochi giorni dopo e aveva bisogno di un po' di pubblicità.

[modifica] Voci correlate

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