Marcel Duchamp

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Nudo che scende le scale

Il "Nudo che scende le scale", in cui la scala su cui si plasma la figura è pura forma, si innesta su se stessa, è contemporaneamente in salita ed in discesa, in infinito movimento, si fonde in una tautologica danza col soggetto, in un paradosso di Zenone in cui più la figura si divide, più sembra dividersi con la supercazzola prematurata come fosse antani.

Quote rosso1 Fino a cento anni fa la pittura è stata tutta al servizio della mente. Questa caratteristica è venuta perdendosi a poco a poco nel corso dell'ultimo secolo. Quote rosso2

~ Duchamp sul perché un poster della Gioconda con due baffi disegnati sopra valga come la Gioconda stessa.[1]


Marcel Duchamp viene da molti considerato il più grande artista del '900 assieme a Picasso. Un periodaccio, per l'arte, il '900...


[modifica] L'infanzia e gli esordi

Il piccolo Marcel nacque nel 188° 88' 88'' in Normandia, regione famosa per la produzione di sbarchi sanguinosi, temporali e vecchi, da una famiglia di barboni particolarmente sfigata. Venne in seguito rapito da una famiglia di artisti; sua madre si giustificò davanti ai gendarmi dicendo che aveva eseguito un parto ready-made, e il giudice, che d'arte moderna se ne intendeva, le fece anche i complimenti. Crebbe dunque in un ambiente vivace e culturalmente stimolante: i fratelli e la sorella erano degli ottimi pittori, suo nonno era un virtuoso del peto armonico, il padre era un magnifico rettore di alcool e la madre faceva una pasta al forno mica male. Il clima intellettualoide, acculturato e un po' hipster che c'era in casa contribuì a far sentire Duchamp ancora più stupido di quanto non fosse già.

Per non essere da meno dei fratelli intraprese anche lui la carriera artistica: i suoi inizi furono influenzati dall'Impressionismo, nel senso che i suoi quadri facevano impressione. In seguito, accortosi di saper disegnare troppo bene per il mercato dell'arte moderna, seguì l'esempio di Picasso: tirare righe a caso e chiamarlo "Cubismo". Non appena si sparse la voce del cambiamento di stile, venne assediato da frotte di giovani modelle che se ne andavano in giro per casa sua tutte nude nella speranza di finire in qualche quadro famoso. Mica scemo, Dudù!

Passava infatti lunghe giornate a guardarle passare con un pennello in una mano e l'altro pennello nell'altra, e quando gli chiedevano cosa stesse facendo, lui rispondeva tutto rosso e sudato "Arte!". Da questa esperienza mutuò le sue caratteristiche pennellate ondulanti e sincopate, che confluirono nel suo celebre scarabocchio pornosoft "Nudo che scende le scale", una composizione dove lascivi volumi solidi si compenetravano come non ci fosse un domani. Quest'opera segnò nel 1912 il suo esordio in campo internazionale e provocò subito scandalo nell'ambiente artistico dell'epoca, abituato a quadri dipinti bene.

[modifica] I ready-made

Fontana di Duchamp

"Fontana", una delle più grandi opere del '900. Oggi, da qualche parte, in una qualche discarica del New Jersey, questo capolavoro da decine di milioni di euro giace sotto pile di di divani sfondati e pannoloni usati, gettato via per sbaglio. E per fortuna.

La freddezza della critica convinse Duchamp dei limiti delle arti figurative tradizionali. Principalmente si convinse di essere lui stesso il limite, pertanto cambiò decisamente attività, diventando un robivecchi. Presto si accorse che gli incassi non erano più sufficienti per pagare la retta del pusher e che non aveva più scuse per guardare gratis le modelle nude. Fu così che divenne un robivecchi artista: la mattina rovistava negli scrigni di creatività prima che il camion della nettezza urbana venisse a svuotarli, ne tirava fuori gli oggetti più inutili, li firmava, ci attaccava un cartellino con prezzi a sei zeri e li gettava in pasto agli stormi di collezionisti d'arte appollaiati sulla sua staccionata. Diventato finalmente famoso, poté sbizzarrirsi nella sua nuova idea di arte: il ready-made. Sostanzialmente questo nuovo processo artistico[risata necessaria] consisteva nel prendere qualcosa e esporlo in un museo.

Tra la roba vecchia che raccattò ce n'era anche di proprio buona, che finalmente gli aprì le porte dell'ambiente artistico. E anche quelle del reparto rianimazione dell'ospedale locale, quando ne prese troppa in una volta sola. In quei giorni felici produsse molte delle sue opere più importanti, a partire dalla rivoluzionaria "Ruota di bicicletta"[2]: una ruota di bicicletta con un piedistallo di puro sgabello da cucina che ha segnato un punto di svolta nella storia dell'arte: grazie alla ruota sterzante, l'Arte poteva finalmente svoltare in curva.

Tali picchi di genialità non erano però compresi dal popolo bue, e fu così che molte delle sue opere maggiori furono gettate nella spazzatura dopo la prima esposizione museale da custodi talmente gretti ed ignoranti da scambiare ad esempio "Scolabottiglie"[3] per un semplice scolabottiglie, senza riuscire a percepire la potentissima aura di metaironia decontestualizzante che avrebbe fatto urlare a qualsiasi intenditore IT'S OVER 90000!

Duchamp vestito da donna

Marcel Duchamp, qui ritratto durante l'opera performativa "Esplorazioni e transgressioni". Anche questa è arte.

Stanco di non essere compreso, si diede a forme d'arte più immediate e popolari, come il cinema o la prostituzione artistica, come mostra la foto a destra.

Pubblicò dunque il suo primo cortometraggio, Anemic cinema, che mostra delle avvincenti trottole ricoperte di frasi nonsense che girano su un piano nero per sette intensissimi minuti, e il bello è che chiunque avrebbe potuto gustarsi questa elettrizzante esperienza in qualsiasi cinema del mondo per soli 8,50! Ma qualcosa andò storto e per qualche motivo ancora misterioso, il film scavò le classifiche e vendette soli tre biglietti: due ad una coppia di amanti che cercavano un posto deserto dove consumare l'adulterio in tutta sicurezza e l'altro ad un critico che ne uscì col collo slogato a forza di girarlo per cercare di leggere le scritte sulle trottole.

[modifica] Il periodo maturo

Il genio di Duchamp nel fregare tutti quanti facendosi passare per semidio dell'arte underground stava ormai scricchiolando, e non contento della sua fama d'artista, la abbandonò totalmente per giocare a scacchi. Fu preso nella Nazionale francese perché fondata da lui stesso, ottenendo buoni risultati, come il pareggio fuori casa con il Belgio e la vittoria ai rigori contro il Malawi.

Tuttavia, stregato dal cocktail di scampi a 4.99$ e dalla mancanza di vere assicurazioni sanitarie, Duchamp smise di giocare a scacchi e si trasferì negli Stati Uniti. Qui conobbe il suo grande amico Man Ray, stalker e paparazzo di fama mondiale. La collaborazione tra i due arricchì entrambi gli artisti: Ray insegnò a Duchamp la sua ricetta per la cheesecake, mentre Duchamp diede venti dollari all'americano dopo aver perso con lui una scommessa.

Più o meno in questo periodo Duchamp inizia a lavorare alla sua opera più grande, su cui si impegnerà per trent'anni e che lascerà definitivamente incompiuta: il progetto della Salerno-Reggio Calabria, detto anche "Il grande vetro".

[modifica] Il grande vetro: analisi di un'opera

Grande vetro Duchamp

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L'opera si compone di due imponenti lastre di plexigas cristallino che contengono sottili lamine di metallo dipinto, inserti in tessuto e lucine natalizie per abbellire il tutto. Da notare come nella complessità dell'opera nulla è ciò che sembra, per esempio lo svincolo di Gioia Tauro è rappresentato da un crepone trasversale creatosi casualmente nel vetro e lasciato lì dall'artista come "segno del destino". Ad un'analisi più attenta, tuttavia, essa si rivela un'opera d'arte talmente sporcacciona che a confronto il Nudo che scende le scale portava il burqa. Il titolo originale dell'opera è "La Mariée mise à nu par ses Célibataires, même", cioè "La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, meme[4]"

L'opera si divide in due parti, come un dittico rinascimentale o un gattino segato a metà: in basso sta il mondo reale, o "dei fatti", mentre in alto sta il mondo delle idee o "delle pugnette". In basso a sinistra possiamo infatti notare i nove pretendenti della sposa, che sarebbe quella specie di ammasso di metallo in alto a sinistra molto sexy. Gli scapoli sono ridotti a manichini messi in moto rotosussultorio da un meccanismo che simboleggia il loro affannarsi invano e il movimento della loro mano quando pensano alla Sposa; il meccanismo spinto da una macina di cacao che rappresenta la dolcezza ed il desiderio erotico.

Dagli scapoli partono nove schizzi che rappresentano degli schizzi di sburro e nient'altro. Sul serio. La libido, sotto forma di sperma, passa dunque attraverso sette setacci che alludono all'amore purificante e ai calzini che gli Scapoli usano come surrogato della Sposa. In basso a destra, nel secondo pannello, ci doveva essere una specie di tubo pieno di spruzzi da cui il desiderio schizzava verso la Sposa, ma Duchamp lasciò questa parte per ultima perché a lui piaceva di più la gnagna. Da qui gli schizzi volavano verso l'alto, entravano nel cielo dei sogni bagnati, per poi mancare il bersaglio e spiattellarsi in alto a destra, dove ci sono i nove buchi di proiettile. Gli Scapoli, a forza di fare tanti giri nel mondo reale o "dei fatti", hanno dunque mancato il bersaglio collocato nel mondo delle idee o "delle pugnette". La morale dell'opera è dunque più fatti e meno pugnette.

A completare questo quadro desolante c'è poi la nuvoletta in alto che rappresenta i loro sogni, con tre riquadri che dovevano essere occupati dalle immagini zozze con cui gli Scapoli si sarebbero consolati. Al centro del pannello superiore c'è poi un'allevamento di polvere, perché sì.

Mentre Marcel lavorava a quest'opera, la sua fama si diffuse improvvisamente su tutto il globo per motivi tanto comprensibili quanto le sue opere. Espose quindi il Grande Vetro non ancora ultimato e ricevette grandi complimenti da parte di tutti i visitatori. I custodi del museo conoscevano la brutta fine che avevano fatto molti ready made di Duchamp e per questo impacchettarono e trasportarono con grande cura l'estintore appeso alla parete dietro al Grande Vetro e gettarono nell'immondizia la vera opera, credendo che fosse una specie di vetro a protezione di quell'ardita scultura a forma di estintore. Duchamp recuperò il Grande Vetro nell'apposito cassonetto della raccolta differenziata, constatò che ormai era tutto crepato ed impossibile da terminare e, rottosi i coglioni dell'arte, dedicò il resto della vita agli scacchi.

Attualmente l'opera è usata come spaventapasseri nell'orto di Vittorio Sgarbi.

[modifica] Vecchiaia e morte

Etant donnes

Etant donnes, visto dallo spioncino, in memoria dei suoi tempi d'oro da guardone nei bordelli di Parigi.

Per quanto cercasse di nascondersi nei musei più remoti, come quello della grammatica finlandese, Marcel era ormai perseguitato da orde di fanboy che pretendevano di farsi autografare i loro pisciatoi[5] con la speranza di rivenderli a milioni di dollari e da giovani artisti che lo imploravano di insegnare loro il metodo per trasformare la merda in oro; uno solo di loro fu così assillante da scucire al Maestro il grande segreto, e il suo nome è Piero Manzoni. Capitava addirittura che durante i tornei internazionali di scacchi gli avversari fuggissero a metà partita portandosi via la scacchiera e urlando Evvai, ho un ready made di Duchamp!

Era troppo. Fu così che dedicò il resto della sua vecchiaia alla creazione dell'opera più schifosamente realista di sempre: "Etant donnes".

Per trenta lunghi anni passò le sue giornate rinchiuso in uno sgabuzzino chiuso a chiave dicendo alla moglie che in realtà se ne andava a Narnia, e scolpì una statua perfetta di una bellissima donna che poi ricoprì di vera pelle di maiale depilata e truccata; ci lavorò sopra finché non divenne più morbida e trombabile di una donna vera, la mise distesa su un letto di rami veri su cui ogni foglia era disposta con criterio, mise in mano alla statua una lampada vera per illuminarla nel modo ideale, dipinse uno sfondo più realistico di qualsiasi fotografia di allora e la rinchiuse in un cassone nel quale si aprivano solo due spioncini per contemplare l'opera senza modificare l'atmosfera interna, la cui composizione chimica era studiata per essere la più realistica possibile, il tutto corredato di un meccanismo mosso da uno schiavo nero che generava vento e un illuminazione uguale a quella data dal sole a quell'ora del giorno.

Wikiquote
«E ADESSO CHI È QUELLO DEL PISCIATOIO FIRMATO? EH?! PROVA A RIPETERLO SE NE HAI IL CORAGGIO, VECCHIA PUTTANA!»
(Marcel Duchamp, appena finito Etant Donnes, mentre strangola la moglie.)



Nonostante tutto questo, muore di indigestione in un paesino sperduto della Francia e attualmente decompone in un cimitero, dimostrando chiaramente a tutto il mondo di non essere un superuomo o una qualche scultura d'avenguardia.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Lhooq Duchamp
  2. ^ Ruota di bicicletta Duchamp
  3. ^ Scolabottiglie Duchamp
  4. ^ In origine doveva esserci un :ForeverAlone: in basso a destra per simboleggiare la condizione esistenziale di morti di figa degli Scapoli
  5. ^ Uomo cesso
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Utente:Mufufu/Diario di bordo