Lingua piemontese

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Vittorio Emanuele II di Savoia
Padre del suo Popolo,

decora con gran croce e gran cordone e lunga minchia l'autore di tale articolo e vi invita a lasciarvi sedurre dall'accento frizzantissimo della
Bela Rosin.
Rosine, Rosolio e Tauromachia, Signora mia.

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Quote rosso1.png Ël piemontèis a l'é na lenga maravijosa! Quote rosso2.png

~ Detto tipico piemontese
Quote rosso1.png Piemontèis fauss e cortèis, italian fauss e vilan. Quote rosso2.png

~ Proverbio patriottico italiano
Quote rosso1.png Bòja fauss! Quote rosso2.png

~ I piemontesi su tutto.
Quote rosso1.png Nèh? Quote rosso2.png

~ Idem come sopra
Quote rosso1.png Cito, nàpoli, torna dond it ses vnù, gnorant mangiasavon dël picio! Quote rosso2.png

~ Esclamazione di un autoctono alla vista di uno sfortunato malcapitato nel territorio.

La lingua piemontese è una lingua romanza sviluppata dall'intelligence gallica guidata da Asterix per capire e allo stesso tempo non farsi capire dai romanzi. Non è un dialettuncolo, ma una delle lingua padane che piace di più alla Lega Nord per il suo elevato tasso di consonanti per vocale (minimo 4 a 1), che la avvicina molto al bellissimo polacco. Assomiglia parecchio anche al lombardo, al ligure, al romagnolo, però il piemontese è la più francesina e montanara di tutte queste lingue. Il piemontese tuttavia è poco parlato, perchè i suoi parlanti, sebbene siano ancora un buon numero, sono taciturni, mangiano pesante e ti indicano la tortuosa via per Chialamberto se rivolgi loro domande stupide o di carattere strettamente personale.

La lingua piemontese si è sviluppata molto per i cazzi suoi per due ragioni:

  • la conformazione orografica del territorio molto chiusa[1], che ha dato origine alle vocali chiuse.
  • l'assenza di un corridoio ferroviario ad alta velocità. Se ci fosse stato, la lingua piemontese avrebbe ricevuto influenze lessicali dall'ucraino e dal portoghese. E invece niente.

Così il piemontese è stato influenzato solo dal francese. In effetti ogni quarant'anni in Piemonte si teneva una festa che poteva durare dai 2 ai 25 anni chiamata "Occupazione Francese". Oggi questa festa non si usa più, ma è interessante che il piemontese riesca a suonare come il francese senza per questo lasciar dubitare del desiderio di Ciòrgna dei suoi locutori. Tuttavia, volgendo lo sguardo alle incertezze del futuro, una cosa è certa: Quando il corridoio ferroviario ad alta velocità sarà finito, la lingua piemontese sarà morta, sepolta e sommersa, e riceverà solo più l'influenza di Cthulhu. Poi magari a Cthulhu il piemontese ci piace tanto e gli dona nuova vitalità adottandolo come lingua della cultura nella sua cazzo di città, che difatti il nome in piemontese ce l'ha già.

[modifica] Storia

Impero automobilistico piemontese anno 1989.jpg

La massima espansione dell'impero automobilistico piemontese, quando, nel 1989, in tutte le aree che sulla mappa sono segnate rosa culetto, il mercato automobilistico del posto era dominato da una ditta il cui amministratore delegato era un madrelingua piemontese.

Dall'abitudine degli antichi Galli di stuprare la moglie quando la polenta servita per cena non era stata cotta a sufficienza, la lingua piemontese ha appreso i metodi più idonei per stuprare le vocali quando la frase non è corta a sufficienza. Una dolce parola latina come foeniculum in piemontese diventa dunque fnoj, con la "o" che, manco a dirlo, si pronuncia "u".

Contrariamente ai cupio fransèis e quebechèis, i piemontesi leggono tutte le schifezze che scrivono. Se i francesi scrivono tre sillabe per leggerne una con il naso e le altre due con il culo, vale come regola generale che i piemontesi scrivono tre sillabe, poi scelgono una e una sola vocale a piacere, eliminano fisicamente tutte le altre vocali e leggono le consonanti rimanenti appoggiandosi a quell'unica vocale, che se è una E, allora dev'essere pronunciata DUVEEEEERTA (aperta).

Inoltre dall'abitudine degli antichi Liguri di sbattere le porte in faccia a chi chiede soldi [2], la lingua piemontese ha appreso come sbattere la lingua contro il fondo del palato per cavare fuori tutte le bellissime nuove consonanti che la bocca umana può produrre, a cominciare dalla N faucale.

Il piemontese è una lingua parlata su un territorio tutto sommato piccolo, che i suoi locutori si sono ritgliati nel corso dei secoli fra due popoli tendenti ad allargarsi, connotati da una spocchiosa grandeur: gli sclerati francesi de la baguette e gli imbruttiti milanesi della fighetta. Questo particolarismo piemontese, mantenuto con sforzo eroico e piuttosto privo di senso, nel tempo ha permesso ai subalpini di creare un impero basato su bagna càuda, scuole salesiane, Pandini Fiat e dolcetti a base di Nutella.

I piemontesi fino a metà Novecento parlavano di ingegneria aerospaziale, sociologia e letteratura comparata in piemontese, e usavano l'italiano solo per le barzellette sconcie e le barzellette sui politici italiani. Un bel momento sono stati costretti a sovvertire questo loro buon costume.

A partire da metà anni 50 il Piemonte è stato l'obiettivo principale dell'invasione meridionale del Settentrione, per vendicare il gesto infausto di cent'anni prima, operato dai piemontesi , che erano andati a conquistare gli stati terroni per diffondervi la bagna cauda, gli agnolotti e altri traguardi della civiltà. Mentre l'invasione piemontese ebbe risultati deludenti[3], l'invasione meridionale ebbe effetti definitivi sul Piemonte. A metà anni 60 i drigenti piemontesi hanno firmato un armistizio con i meridionali in cui garantivano l'abolizione totale del piemontese, l'introduzione del calabbro e del pugliese come lingue co-ufficiali, la diffusione dell'organetto e del tamburello come nuovi strumenti tipici e la cessione di Torino alle forze d'occupazione.

Torino all'epoca fu divisa in zone di occupazione proprio come Berlino: c'era la zona dei siculi, la zona del Gargano e via dicendo. La diaspora dei torinesi ha avuto per meta la profonda provincia e le vallate più inculate. Nel 1989 l'ultimo dirigente Fiat piemontese, Vittorio Ghidella, è stato sostituito da un Nàpoli (pronuncia: nàpuli) chiamato Romiti e la città ora langue nella decadenza e sono tutti disoccupati e parlano tutti italiano, condito di saporitissime "Inchia!", "Cozzìo" e "Coddue"

A qualche rappresentante del'antica stirpe autoctona ogni tanto scappa ancora qualche esclamazione in piemontese, magari sul posto di lavoro, (e.g. "Crin-a la piciòira, sa fotocopiatris a va 'mé n'angign spara-pèt", Porca puttana, questa fotocopiatrice funziona come una macchina spara-peti), ma tutti si girano verso di lui e ci gridano "Leghista dimmerda, siamo in Italia si parla in italiano". È in occasioni come questa che il sangue piemontese ribolle, in quanto, essendo in Piemonte, egli crede di trovarsi in una sede tutto sommato idonea per parlare piemontese. Tuttavia egli non si scompone e, falso e cortese, sorride e annuisce. Sa che basta andare a Cuneo o ad Asti, che sono quelle zone del Piemonte dove la gente parla come cazzo le pare, senza tutti sti complessi, proprio come nel resto d'Italia.

[modifica] Scrittura

Se mentre state spremendo lo strumento a forza di girare per vari film per adulti su internet oppure discutendo in un blog di come risovere il riscaldamento globale capitate di leggere qualche frase che in un primo momento vi sembra itagliano, ma poi man mano che scorrete nella lettura vi sembra di più francese o lombardo, ma alla fine non riuscite a capire che razza di lingua è questa, non scervellatevi: è semplicemente il piemontèis. Se poi vi rendete conto che ogni tanto compare una strana lettera: "Ë", avete la sicura conferma che sia piemontese. Questo dimostra che l'alfabeto del piemontese è altresì semplice: difatti presenta le stesse lettere dell'alfabeto itagliano, tranne che la sopracitata lettera "Ë" che praticamente non viene pronunciata (sì, avete capito bene), la "J" (che a volte si pronuncia "i", e a volte "GL"), il dittongo "EU" (che si legge esattamente come in francese!!), e addirittura una roba scritta così: "N-". Se non siete cittadini piemontesi non potrete mai scoprire in qual misterioso modo si pronuncia codesta lettera. Se invece lo siete, non spremete inutilmente le vostre meningi, la pronuncia vien da se.

Proseguendo la nostra lezione di piemontèis, si ricordi inoltre che:
  • La "O" si legge U;
  • la "U" si legge come la U francese o come la Ü tedesca
  • La "Ò" si legge O ed è SEMPRE accentata
  • Infine la "V" è la lettera più semplice: non compare quasi mai ma quando appare si pronuncia a volte V e a volte U. È talmente semplice che nemmeno il sottoscritto è mai riuscito a capire come funziona, e si arrangia come può.


Semplice, no? Bene, ora che avete capito come scrivere il piemontese mettetelo in pratica ed andate in un blog pieno zeppo di vittimisti neoborbonici a spiegarli come l'Italia sia venuta male solo perché loro non hanno ben saputo interpretare la parte delle brave colonie.

[modifica] Varietà locali

Il piemontese è tutto sommato una lingua unitaria. Pensate che un casalese riesce a farsi capire da un torinese senza difficoltà, cosa che per esempio non accadrebbe tra i coloni liguri o tra gli antipatici cugini lombardi, che per capirsi tra di loro dovrebbero parlare a gesti, un po' come farebbe uno spagnolo con un polacco.

Nonostante ciò, persino questa splendida lingua presenta delle differenze locali, come illustreremo sui prossimi teleschermi.

[modifica] Dialèt turinèis

Cattedrale di Novara.jpg

Varda che bela la Mòle 'd Turin!

È il piemontese classico, quello d.o.c. da cui derivano le altre varianti paisanòte. È parlato dal 98% della popolazione torinese, cioè da immigrati, terroni e operai della Fiat. Il restante 2%, essendo torinesi d.o.c., non lo sa parlare. Questo dialetto è spesso incomprensibile dai non piemontofoni per via delle troppe consonanti.

[modifica] Dialèt astësan

È il dialetto parlato nelle collinette astigiane. Presenta un vocabolario ricchissimo di parole e di sinonimi per indicare il vino e insultare gli odiati cugini alessandrini.

[modifica] Dialèt lisandren

Viene parlato ad Alessandria d'Egitto. A differenza del normale piemontese tutte le a spariscono inspiegabilmente e al loro posto compaiono delle o: per esempio la frase: dame un auter tòch ad pan (in italiano "dammi un altro pezzo di pane") in alessandrino risulterebbe dòme in òuter tòch ad po'.

Detto tipico:

  • Trat an Tani! Modo simpatico per mandare a quel paese i teron, i barbon, i rompebal e i pirlotti milanesi.

[modifica] Dialèt bielèis

Dialetto parlato dagli amanti della Menabrea.

Filastrocca tipica:

  • S'i veuiri gnì, gnì. S'i veuri gni gnì, gnì gni. Gni dì dë gnì e peui gnì gni! Eh?

[modifica] Artìcoj Anlià

[modifica] Vardè ëdcò

[modifica] Nòte

  1. ^ In Piemonte per questo motivo c'è poco ricambio d'aria, difatti anche l'aria dopo un po' puzza di gasolio e frittura di kebab.
  2. ^ tramandata anche ai moderni liguri, ndr
  3. ^ "ehi, un momento, perchè avete spostato la capitale a Roma?
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