La rabbia

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FILM DI CUL...TO

Qualcuno ha definito questa pellicola "capolavoro inarrivabile".
Qualcun altro ha pensato che fosse "spazzatura intollerabile".
È il momento di agire! Rendi il Cinema migliore: accoppa un critico!

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La rabbia (Prima parte)
Film La rabbia locandina.jpg
Se te incazzi fai due fatiche!
Paese: Italia
Regista: Pier Pablo Pisolini
Casa produttrice: Tor Pagnotta Production™
Sceneggiatura: Pier Paolo Facciotuttoio
Anno: 1963
Genere: Documentario asociale
Colore: Manco a pagallo
Suono: Dolby Sul Round
Interpreti e personaggi
Nessuno
Quote rosso1.png Quando sarà inarrestabile il ciclo della produzione e del consumo, allora la nostra Storia sarà finita. Quote rosso2.png

~ Pasolini sul consumismo imperante.
Quote rosso1.png Quando il consumatore arriverà ad indebitarsi per acquistare i prodotti, allora saranno finiti i soldi. Quote rosso2.png

~ Pasolini sul consumatore imprudente.
Quote rosso1.png Quando si arresterà il ciclo della produzione e del consumo, qualcuno metterà in cassa integrazione mille operai. Quote rosso2.png

~ Pasolini sul capitalismo opportunista.
Quote rosso1.png Quando il consumatore indebitato accetterà di prostituirsi per acquistare altri prodotti, allora: EVVAI!! Quote rosso2.png

~ Pasolini sul consumatore visto come opportunità.

La rabbia è un film del 1963 diviso in due parti: la prima scritta e diretta da Pier Paolo Pasolini, la seconda da Giovannino Guareschi. Per chi si fosse perso il secondo, stiamo parlando del creatore dei personaggi di Don Camillo e l'onorevole Peppone. Tuttavia, considerando che nell'articolo si terrà conto solo della parte di Pasolini, non ce ne frega una prestigiosa minchia né di lui né della simpatica coppietta.
È realizzato attraverso il montaggio di materiale di repertorio dei cinegiornali, archivi storici di diversi Paesi, interviste alla vicina impicciona, chiacchiere da barbiere, nonché fotografie da libri d'arte e da rotocalchi. È in sostanza un riassunto degli anni '50 ma analizza, in modo fortemente critico e polemico, i fenomeni e i conflitti socio-politici di quel decennio.
Diciamo la verità: "il film è palesemente una grande rottura di coglioni" e quindi, se avete di meglio da fare (tipo andare a spolverare la tomba della vostra bisnonna sepolta in Colombia) non fatevi scrupoli. Però è anche vero che per certi versi è un documentario attualissimo, alcune cose sono ancora come allora, altre possono essere spiegate come una conseguenza di quei fatti. E comunque Bogotá sarà lì anche domani.
Ricapitolando:

  1. si parla di un periodo in cui, in varie parti del mondo, si menano ancora come fabbri;
  2. siamo in pieno clima guerra fredda, riuscire a capire "chi sta con chi" è più difficile che decifrare il manoscritto Voynich;
  3. il colonialismo non si è estinto, si è solo trasformato in un controllo economico;
  4. l'Italia è un paese devastato dal conflitto, la Repubblica è nata da pochi anni e il pannolino è pieno di cacca;
  5. le mafie si fregano le mani per gli appalti della ricostruzione;
  6. in Parlamento siede già Andreotti.

C'è anche una notizia positiva: proprio perché c'è tanto da fare l'economia viaggia a mille, grazie anche agli aiuti finanziari del Piano Marshall. Qualcuno sostiene che questo ci renderà una colonia economica degli States, che prima o poi gli americani ci presenteranno il conto, e che sarebbe stato meglio fare da soli, magari mettendoci solo più tempo. Il buon senso prevale sulle malelingue: tanti soldi uguale tante mazzette (e comunque il debito se lo "accolleranno" le generazioni a venire).
Ma torniamo al film, tenendo in conto che le persone attualmente in grado di ricordare quegli anni (e non sono molte) vi riescono a fasi alterne e per non più di sei-sette minuti al giorno, è plausibile che il film interesserà lo 0,0000000004% della popolazione mondiale, contando anche chi ha il cinema più vicino a circa trenta chilometri da casa, le nazioni in cui i cinema sono vietati per legge e quelle in cui al cinema non ci va nessuno perché esplodono con le persone dentro.

[modifica] Trama (si fa per dire) illustrata

Quote rosso1.png La guerra è finita, si torna alla normalità. Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno, tutto si presenta come "normale". L'uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettere. Si perde l'abitudine di giudicarsi, di giudicare. Quote rosso2.png

~ Voce narrante all'inizio del film.

E qualcuno ne approfitta[1].

[modifica] Curiosità

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L'abuso della sezione «Curiosità» è consigliato dalle linee guida di Nonciclopedia.

Però è meglio se certe curiosità te le tieni pe' ttìa... o forse vuoi veder crescere le margherite dalla parte delle radici?

[modifica] Note

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ perché trovare "normale" cose come la mazzetta, il pizzo e i privilegi della casta, fa il gioco del nemico (nota dell'autore di questo articolo)

[modifica] Voci correlate

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