La famosa invasione degli orsi in Sicilia

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Quote rosso1.png È giunta l'ora di mostrare i coglioni,
scendiamo in piazza e spariamo ai terroni! Quote rosso2.png

~ Re Leonzio guida la carica

La famosa invasione degli orsi in Sicilia è un romanzo scritto, illustrato e letto unicamente da Dino Buzzati.
L'opera è una decisa critica al Carroccio: per questo motivo, l'autore fu arrestato dalle autorità leghiste e incarcerato nel campo di concentramento di Brembate di Sopra, dove si ammalò e morì a causa delle forti esalazioni di ossobuco e polenta.

In Padania La famosa invasione degli orsi in Sicilia è considerato ancor oggi un testo sovversivo. Come qualunque altro libro, del resto.

[modifica] Trama

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Re Leonzio mette in guardia i suoi sudditi contro i pericoli dell'omosessualità.

Il libro narra delle vicende di un gruppo di onesti orsi di stirpe nordica che vive sulle montagne della Sicilia (una regione di fantasia). Durante un esperimento nucleare condotto da Antonino Zichichi, il quale voleva aprire una scatoletta di tonno senza perdere tempo con l'apriscatole, gli orsi vengono bombardati dai raggi gamma e diventano grossi, forti e feroci come orsi.
I plantigradi scendono a valle, guidati da Re Leonzio e dal suo urlo di battaglia:

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«Lo statuto speciale ficcatevelo su per il c...»

Una dopo l'altra, devastano le principali città siciliane: Palermo, Messina, Nunsacciu, Nunvidi, Nunceru e Sicerudurmivu.
Gli uomini si difendono a colpi di lupara e cannoli avvelenati, ma non basta. Re Leonzio stacca a morsi la faccia a Totò Cuffaro e si insedia sul trono.

Col passare del tempo, i nobili animali iniziano a corrompersi e ad assumere comportamenti da meridionale, come girare in motorino senza casco, bere, copulare per strada, imbrogliare sul rimborso spese e dire: "Baciamo le mani!"
Re Leonzio, mortalmente ferito in un agguato teso dalle cosche di Milano 2, ordina agli orsi di tornare in Padania, dove ritroveranno la pace, l'acqua calda e la corrente.

[modifica] I personaggi

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Nell'ottavo capitolo orsi e umani firmano una storica alleanza.

  • Re Leonzio: è il capo degli orsi. Si distingue dagli altri perché porta una grande sciabola e una canottiera bianca, sempre la stessa. Coraggioso, buono, di larghe vedute in fatto di immigrazione clandestina, a metà romanzo viene colpito da un ictus e non riesce più a ricordarsi chi gli ha ristrutturato la casa.
  • Tonio: figlio di Re Leonzio. Era un bambino quando si perse nei boschi alla ricerca di una toilette. Torna dopo quindici anni senza averla trovata.
  • Orso Salnitro: ministro dell'Interno del governo di re Leonzio, in realtà punta a fare le scarpe al sovrano. Per rilassarsi suona la batteria e colleziona improbabili occhiali dalla montatura rossa.
  • Orso Babbone: il più forte di tutti gli orsi, è fedelissimo al re.
    Leonzio gli dice: "Picchia i baluba", e lui li picchia.
    Leonzio gli dice: "Brucia i barboni", e lui li brucia.
    Leonzio gli dice: "Togliti quelle dita dal naso", e lui picchia i barboni.
  • Orso Frangipane: uno dei più assennati e scaltri consiglieri di Re Leonzio, si dimette dopo aver mostrato una maglietta raffigurante Maometto.
  • Gatto Mammone: il terrore degli orsi. È un mostro leggendario con sette code e quindici fratelli, tutti sistemati in Regione.

[modifica] Analisi critica

Secondo il critico T.D. Munnon, un nome che mi sono appena inventato, il libro è allo stesso tempo una fiaba, una metafora politica e un ottimo oggetto contundente da lanciare contro i venditori che ti fermano per proporti un abbonamento Sky.

[modifica] Voci correlate

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