Kunta Kinte

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Quote rosso1.png Badrone, berché io lavare oggi, se domani di nuovo sborco? Quote rosso2.png

~ Kunta Kinte riflette sull'inutilità dell'igiene intima
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Kunta Kinte allo stato brado

Kunta Kinte è l'autore del famoso libro Radici, romanzo autobiografico di un tale che afferma di essere di essere il principe (rectius: figlio del capotribù) di una tribù di negri uomini di colore africani, catturato e venduto come schiavo lavoratore forzosamente assunto per essere impiegato nella raccolta del cotone in Virginia (USA). Il tomo è considerato come una sorta di Bibbia dagli aderenti all'associazione umanitaria denominata Ku Klux Klan, che non perdono occasione per leggerlo durante le loro assemblee e farsi un sacco di risate.

Dal libro sono stati tratti vari films, miniserie, fotoromanzi, spin-off.

[modifica] Trama del libro

Il piccolo Kunta Kinte vive sereno nell'incontaminata Africa, nutrendosi di bacche, frutti e di quegli sventurati Omi bianchi boni che hanno la sfiga di capitare nelle vicinanze del suo villaggio. Impara sin da tenera età l'uso della lancia, del coltello, ad accendere il fuoco e sparare con il fucile mitragliatore. Il padre, capo villaggio, è fiero del proprio figlio e lo porta spesso nei villaggi vicini a far razzia di donne e capi di bestiame.

Un brutto giorno un drappello di Omi bianchi boni, più numeroso del solito ed armato di fucili e bombe a mano, riesce a non finire pasto dei cannibali e cattura il selvaggio Kunta Kinte allo scopo di portarlo nel nuovo mondo per civilizzarlo e trovargli un onesto lavoro. Inizia così l'odissea del protagonista, che si rivela un insopportabile rompiballe[citazione necessaria]. Già durante il viaggio, effettuato a bordo di una nave da crociera in compagnia di tanti amici, non perde occasione per lamentarsi del vitto e dell'alloggiamento. Almeno 80 pagine del libro sono una tiritera senza fine di richiesta pretestuose e lamentose oltre ogni limite di sopportazione.

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Badrone, pizza con peperoni la sera molta indigesta!

: Quote rosso1.png Badrone, catene trobbo strette! Quote rosso2.png

oppure

: Quote rosso1.png Badrone, io vuole mangia Omi bianchi boni Quote rosso2.png

o ancora

: Quote rosso1.png Badrone, pastasciutta trobbo al dente! Quote rosso2.png

o anche

: Quote rosso1.png Badrone, io avere chiesto pecorino per sbaghetti, non parmigiano! Quote rosso2.png

Il personale della crociera tenta di fargli capire che non si mangiano le persone, che le catene servono ad impedire che possa cadere in mare in caso di tempesta, che la pastasciutta viene servita al dente e con parmigiano in tutti i migliori ristoranti, ma lui niente, insiste e fa mille capricci.

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Kunta Kinte intento a raccogliere il cotone.Ricostruzione digitale in 3D

Giunto in America gli trovano un bel lavoro come impiegato in una ditta che si occupa della coltivazione e raccolta del cotone. A lui però l'occupazione non aggrada: altre 130 pagine piene di lamentele perché sono cattivi con lui, lo fanno lavorare sotto il sole e rischia di ustionarsi la pelle per via dei raggi ultravioletti. Tutti sanno invece che gli uomini di colore, in virtù appunto del fatto di essere colorati di nero, non si ustionano mai, nemmeno se li metti sul fuoco a cuocere[citazione necessaria]. Kunta Kinte invece ambisce ad avere un ruolo manageriale, sostenendo di essere attivo e dinamico. FINE DEL LIBRO.

Questo mattone lungo complessivamente fantamila pagine, che nelle intenzioni dell'autore voleva essere una denuncia del trattamento a suo dire inumano cui erano sottoposti gli uomini di colore, venne stampato in un certo numero di copie circa alla fine del XIX secolo. A quei tempi ovviamente la sorte di un pugno di negri non interessava nessuno, di modo che il libro finì, nel migliore dei casi, per essere usato per accendere il caminetto nelle fredde sere d'inverno. Soltanto negli anni '60 del XX secolo venne riscoperto in concomitanza con la nascita dei movimenti per il riconoscimento dei diritti dei neri. Da allora è un best seller.

[modifica] Le frustate

Nero viene frustato.jpg

Badrone, ho sonno! Facciamo Ottone IV Imperatore del Sacro Romano Impero e non se ne parla più, ok?

Sia nel libro sia nelle successive pellicole cinematografiche, si trova imperitura la famosa scena delle frustate, resa famosa dal fatto di essere incomprensibile nel messaggio che vuole trasmettere, di modo che viene utilizzata più che altro per ingenerare nei telespettatori una sorta di falso buonismo scevro da ogni logica, se non addirittura morbosità[citazione necessaria].

L'episodio è questo: Kunta Kinte, come ognuno dei lettori si sarà già reso conto, è un nome a dir poco ridicolo. Per questo motivo, quando giunge in America, i suoi protettori gli consigliano di cambiare nome e farsi chiamare Toby (in italiano tradotto con Fido), nome magari non originalissimo ma che un cane, ad esempio, ben potrebbe portare senza vergognarsene minimamente.

Il protagonista invece rifiuta il suo nuovo nome e pretende, esibendosi in uno dei suoi estenuanti capricci, di continuare a chiamarsi Kunta Kinte, senza curarsi dell'evidente cacofonia di siffatto appellativo. I suoi datori di lavoro, esasperati da queste continue prese di posizione che peraltro rallentano la produzione di cotone, decidono allora di legarlo ad un palo e scudisciarlo sino a che non avrà imparato a dire per bene il suo nuovo nome.

Alla terza frustata Kunta Kinte tenta di patteggiare con il nome di Edoardo Vittorio Amedeo Carlo, Re d'Albania ed Imperatore d'Etiopia; all'ottava opta per il più modesto Corrado III, Marchese del Monferrato; alla dodicesima infine cede e mormora tra le lacrime Toby, a riprova dell'efficacia pedagogica del corretto uso della frusta[citazione necessaria]. Dal che si evince lo scarso spessore psicologico del personaggio: se davvero gli piaceva il nome Kunta Kinte avrebbe dovuto lasciarsi frustare a morte senza cedere; se invece voleva soltanto fare il piantagrane avrebbe fatto bene a dire subito quel cazzo di nome Toby, in tal modo risparmiandosi i colpi di frusta.

[modifica] L'incidente al piede

Altro episodio del libro che val la pena segnalare proprio per la sua incomprensibilità, è quello relativo la disgraziata perdita di parte del piede del protagonista. Capita questo: dopo alcuni anni trascorsi in catene per aiutare l'azienda nella raccolta del cotone, i suoi datori di lavoro, progressisti convinti, si convincono che ormai a Kunta Kinte Toby sia passata la voglia di mettersi nei pasticci. Decidono allora di lasciarlo libero, proprio come se fosse davvero un essere umano. Invece di dimostrarsi grato per questo bel gesto di fiducia, il protagonista ne approfitta per fuggire, con l'intenzione di costruirsi da solo una nave di tronchi e tornare in Africa. Ovviamente il fuggitivo viene ripreso poche ore dopo il bislacco tentativo di fuggire, coprendosi di ridicolo[citazione necessaria]. A questo punto la dirigenza aziendale decide di punirlo facendogli uno scherzo, ossia legandolo e facendo finta di volergli tagliare un pezzo di piede, in modo da fargli passare la voglia di riprovarci. Qualcosa tuttavia non va per il verso giusto, Kunta Kinte Toby si divincola e lo scherzo si tramuta in tragedia: l'ascia gli taglia un pezzo di piede per davvero.

Amorevolmente soccorso e medicato, i datori di lavoro gli restituiscono la sua vecchia occupazione nonostante sia un invalido, anche perché per raccogliere il cotone bastano le mani e poter camminare, mica serve fare le corse! Il libro allora si dilunga in una lunga tiritera antirazzista e piena di luoghi comuni sulla dignità umana, la cattiveria dei bianchi e via discorrendo. Resta il fatto che al giorno d'oggi nessuna azienda riprenderebbe a lavorare uno divenuto invalido con contratto a tempo determinato in scadenza, a meno di poter contare su congrui incentivi statali di riduzione delle imposte contributive e previdenziali[citazione necessaria]. Invece il protagonista, non pago di aver conservato il suo lavoro nonostante il tentativo di fuga, dimostra di essere a tal punto irriconoscente da lamentarsene pure!

[modifica] Epilogo del personaggio

Grazie alla guerra di secessione americana e conseguente abolizione della schiavitù, Kunta Kinte diventa un uomo libero. Si dedicherà con profitto in tutte quelle attività regolarmente praticate dagli uomini di colore: giocare a basket, fare l'accattone, spacciare eroina, stuprare le donne bianche e riciclare il denaro sporco.

[modifica] Voci correlate

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