Julius Evola

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Un raggiante Julius Evola ritira il premio Briscolista dell'anno 1943.

Julius Evola, il cui nome vero era Giulio Cesare Andrea Evola, noto come il Barone del virus evola (Curva nord S.S. Lazio, 17 novembre 1898 – Curva sud Roma, 11 aprile 1974) è stato un noto imbianchino dadaista, filosofo razzista e apprendista stregone italiano. Più volte campione mondiale di briscola e tressette nei circoli esoterici nazisti delle SS, è poi divenuto famoso come il primo maestro paralitico di Yoga della storia ed è diventato il guru di intere generazioni di bombaroli neofascisti alternativi e un po' new age. Di recente è balzato all'attenzione delle cronache scandalistiche per essere stato riconosciuto come il nonno segreto di Emilio Fede.

[modifica] Giovinezza

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Un quadro di Julius Evola nel pieno della sua maturità pittorica.

Nato a Roma da una famiglia di emigranti siciliani dediti da generazioni alla raccolta delle arance, il giovane Giulio millanta fin da bambino origini nobili inesistenti, fregiandosi impropriamente dell'appellativo di Barone, e all'età di diciassette anni si ribattezza "Julius" per sembrare più figo agli occhi delle coetanee che cerca di trombarsi con tutti i mezzi, ricorrendo talvolta anche all'uso della magia. Il giovane Julius infatti si rivela presto un apprendista stregone e non nasconde la sua ammirazione per il famoso mago culattone britannico Aleister Crowley con il quale condivide l'interesse per la droga. Come ogni giovane dandy del suo tempo, Julius si bombarda con ogni genere di stupefacente, preferendo il connubio oppio/etere etilico/allucinogeni ma essendo un cultore dell'esoterismo ha subito pronta la scusa delle "sperimentazioni sciamaniche" e in tal modo si salva in calcio d'angolo ogni qual volta parenti e amici gli danno del tossico. Allo scoppiare del primo conflitto mondiale si arruola come ufficiale di artiglieria e le rumorose esplosioni degli ordigni lo ricoglioniscono ancora più delle droghe, infatti al rientro a casa è convinto di essere diventato un artista. Nel 1920 diventa il principale esponente del Dadaismo italiano proprio perché in Italia fu l'unico ad aderire a tale movimento imbrattando con la pittura qualche sedia e un tavolino e scarabocchiando frasi sconnesse sui muri sotto l'effetto degli stupefacenti.

[modifica] Le tesi sulla Razza

Finite tutte le scorte di droga e dovendo tornare per forza di cose alla lucidità, Julius si rende conto che le sue opere d'arte sono in realtà delle cagate pazzesche, a questo punto abbandona la pittura e cerca di fare carriera come mago e come sacerdote pagano tradizionalista romano, ma anche qui gli va male perché con l'avvento del Fascismo, Mussolini stringe un patto con la Chiesa Cattolica Romana Apostolica. Sdegnato dalla scelte del Duce, Julius preferisce frequentare i circoli ricreativi nazisti e stringe amicizia con simpatici personaggi come Heinrich Himmler e Reinhard Heydrich con i quali condivide l'interesse per l'esoterismo, per le mignotte e per i pintoni di birra. Julius però è di sangue siciliano e dai tratti somatici ricorda molto più un arabo che un normanno, dunque per non essere deriso dai suoi nuovi amici si inventa tutta una serie di teorie strampalate su un fantomatico "razzismo spirituale", così quando Himmler lo chiama "terrone" e Heydrich gli da dell'arabo, Julius risponde che lui è ariano dentro e che il suo spirito è più nordico di tutti loro messi assieme. Di tanto in tanto cerca di convincere anche il Duce ad adottare le sue idee sulla razza dello spirito, ma con scarsi risultati, inoltre è nota a tutti l'usanza di Mussolini di grattarsi le palle ogni volta che vedeva Evola comparire sotto casa sua.

[modifica] Gli anni del dopoguerra

Nel 1945 Evola è solito passeggiare tranquillamente per le strade di Vienna durante i bombardamenti sovietici, anzi in particolare ama proprio prendere il caffè al bar nell'ora di punta dei cacciabombardieri. Una mattina durante il solito cappuccino e brioche viene colpito da cinquanta bombe aviotrasportate e scaraventato per l'aria rimanendo miracolosamente illeso grazie ai poteri magici con i quali si era fatto scudo, purtroppo subito dopo non si accorge di attraversare la strada al momento sbagliato e viene investito da un asino in corsa con conseguente paralisi agli arti inferiori; da quel momento è costretto a vivere sulla sedia a rotelle. Percependo una pensione di invalidità e non avendo un cazzo da fare, Evola negli anni del dopoguerra continua i suoi studi esoterici scrivendo un casino di libri, tra i più famosi ricordiamo "Fenomenologia del Mago Zurlì", "Metafisica della Fellatio", "Cavalcare la topa" e "Lo Yoga della viulenza" e collabora inoltre con numerose riviste come Playboy, Le Ore e Topolino fino al 1974.

[modifica] Voci correlate

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