John Locke

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John "Sir Isaac Belli Capelli" Locke.

Quote rosso1.png Ogni uomo è soggetto a sbagliare, e la maggior parte, per via della passione o dell'interesse, vi è spinta. Che coglioni... Quote rosso2.png

~ John Locke sull'umanità.
Quote rosso1.png Se bene intendo, persona è il nome di questo io. Dovunque un uomo trovi ciò che egli chiama sé stesso, là, io penso, un altro può dire che si trova la stessa persona. È un termine forense, inteso ad attribuire le azioni e il loro merito; e perciò appartiene solo agli agenti intelligenti, suscettibili di una legge, e di felicità e infelicità. Quote rosso2.png

~ John Locke durante una supercazzola.

John Locke (Inghilterra, 1632 - sempre Inghilterra, 1704) fu un famoso filosofo, fisico, salumiere, sosia di Isaac Newton e personaggio di Lost.

[modifica] Vita

John Locke nasce nel 1632 nella patria dei denti gialli, dalla relazione tra un essere umano di sesso femminile e un ufficiale giudiziario di sesso maschile, che combatté nella guerra civile inglese al fianco dei roundheads, strane creature dalla testa a forma di palla da basket che ce l'avevano col re Carlo I perché preferiva il cricket.
Durante il periodo in cui Oliver Cromwell si credeva Dio, John va a studiare ad Oxford, dove perfeziona il suo accento alla Stanlio & Ollio e diventa "maestro delle arti" e "baccelliere", ossia l'addetto all'apertura dei baccelli dei piselli, prima di trovare nelle patatine una laurea che lo fa assumere come insegnante di retorica e greco alla veneranda età di 26 anni.

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John Locke sulla copertina di Playgirl del marzo 1654.

Nel 1666 inizia a studiare medicina e scienze naturali, arrivando a lavorare con famosi medici e scienziati naturali come Quello là e Quell'altro lì. In questo periodo non ha ancora conseguito la laurea, ma se ne sbatte le palle e inizia a praticare medicina, chiedendosi con stupore cosa sia quel liquido rosso che cola fuori da tutti i suoi pazienti. Nel 1675, dopo aver schivato per un pelo la denuncia di un paziente a cui aveva trapiantato per errore un frullatore al posto del fegato, decide di ritirarsi in Francia per far calmare le acque; qui, non trovando in libreria l'ultimo libro di Raffaele Morelli, si dedica agli scritti filosofici di Cartesio, anche perché Hegel non è ancora nato, quindi di criticarlo non se ne parla. Tornato in Inghilterra, riprende la sua professione di medico abusivo in compagnia di un amico dal nome alquanto virile: Lord Ashley, per gli amici Shaftesbury, all'epoca Presidente del Consiglio dei Ministri del Re. Dopo una congiura ordita dal figlio naturale di quel mandrillone di Carlo II, che voleva il trono dello zio Giacomo II per sostituire il suo scomodo sedile a perno, Shaftesbury viene accusato di "tradimento et orrida nomenclatura", così scappa in Olanda, dove morirà in seguito sniffando papaveri.
Temendo di fare la stessa fine, Locke compra una valigia nuova e va anche lui in Olanda, dove sostiene strenuamente Guglielmo d'Orange, però urlando a voce molto alta, per farsi sentire anche in Inghilterra. Nel 1689 torna in Inghilterra, siccome all'andata aveva scordato di chiudere il gas.
Essendo l'uomo più liberale del suo tempo, avendo addirittura il coraggio di toccare i neri senza guanti di lattice, John riceve molti incarichi importanti, tra cui quello di consigliere per il commercio delle colonie e quello di Primo Ministro dei Vasi da Notte. In contemporanea ai suoi investimenti sulla schiavitù, dimostra la propria tolleranza scrivendo molto sulle qualità dei neri, in particolare ponendo l'accento sulla loro forza muscolare e la loro capacità di lavorare a lungo sotto il sole.
Si spegne serenamente nel 1704 nel suo letto di platino, in un castello fatto d'oro massiccio.

[modifica] Pensiero filosofico

Locke inizia una delle sue opere più importanti, Saggio sull'intelletto umano esclusa la mia ex che è una stronza, raccontando al lettore i cazzi suoi:

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Locke impallidisce nel rileggere uno dei suoi scritti.

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«...essendosi cinque o sei amici miei riuniti nella mia stanza a discutere di argomenti molto diversi dal presente soggetto, ben presto ci trovammo in un vicolo cieco... e dopo aver fatto alquanti sforzi senza con ciò progredire verso la soluzione... a me venne il sospetto che avessimo adottato un procedimento errato; e che prima di applicarci a ricerche di quel genere, fosse necessario esaminare le nostre facoltà e vedere con quali oggetti il nostro intelletto fosse atto a trattare e con quali invece non lo fosse...»

Inutile dire che quasi sempre la reazione dei lettori era:

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«Zzzzzzzzz...»

Ciò che Locke vuole dire è che, prima di cercare di risolvere un problema, è bene chiedersi, analizzandolo criticamente, se si possa fare qualcosa a riguardo o se sia possibile soltanto accontentarsi di "una quieta ignoranza". John aveva elaborato questo pensiero già quando andava a scuola: quando non capiva come risolvere un problema matematico, durante le verifiche era solito scrivere "Non so risolvere il problema, quindi mi accontento di una quieta ignoranza"; al che il professore era solito scrivere "Non sai risolvere il problema, quindi ti accontenti di un quieto 2".

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Cartesio, dall'aldilà, legge il Saggio con aria di sufficienza.

Il filosofo e inventore di piani Cartesio e il produttore di pancetta Francis Bacon avevano fatto gli sboroni, proponendo ciascuno un metodo che avrebbe garantito una conoscenza assoluta in qualunque ambito del sapere umano. Ma in questo periodo Locke, pur avendo quasi sessant'anni, è ancora nella fase adolescenziale della ribellione, così decide che Bacon e Cartesio erano due cazzari. Dice che è possibile conoscere le idee più complesse solamente grazie alle idee più semplici, chiare e distinte, altrimenti, per citare Locke stesso, "non si capisce un ciufolo".

Dei quattro libri che compongono il Saggio, in tre Locke ripete, in circa 217 modi diversi, che le idee innate non esistono, ma ogni conoscenza nasce dall'esperienza; pertanto, se non ci si scatafascia giù da un burrone almeno una volta, non si sa cosa si prova a farlo. Per provare che non esistono idee innate, come quella di Dio, di infinito o di sandwich al tonno, Locke dice che, se un'idea è innata quando è universale, allora non esistono idee innate perché non esistono idee universali, visto che molti principi non vengono presi per veri da idioti, bambini, e neppure dai cani parlanti. Narrano le leggende che il quarto libro tratti il tema de "la certezza e l'estensione della conoscenza umana, ed insieme i fondamenti e i gradi della credenza, dell'opinione e dell'assenso", ma non si sa se ci sia un fondo di verità, dato che nessuno è mai arrivato oltre il terzo libro sano di mente.
Più avanti Locke critica anche l'idea del rapporto causa-effetto, sostenendo che tale rapporto può esistere, ma che tale esistenza non può essere dimostrata; aveva infatti cercato di dimostrarlo ripetutamente, andando dietro ad un asino e prendendolo a legnate fino a farsi sferrare calci in faccia: così facendo non riuscì a dimostrare l'esistenza del rapporto tra causa ed effetto, ma scoprì che gli zoccoli degli asini sono molto duri.

[modifica] Opere

  • Epistola sulla tolleranza (sottotitolo: Perché anche i negri, sotto sotto, sono un po' bianchi)
  • Due trattati sul governo
  • Un altro trattato sul governo
  • Ancora un trattato sul governo, ma prometto che questo è l'ultimo (finito in punto di morte)
  • Pensieri sull'educazione - Dedicato ai figli dei vicini, che erano soliti rompergli le finestre a pallonate.
  • Saggio sull'intelletto umano (sottotitolo: Perché anche quelli che al semaforo ti suonano appena scatta il verde, sotto sotto, sono un po' intelligenti)
  • Saggi sulla ragionevolezza del cristianesimo - Commissionatogli da Dio in persona.
  • Questioni concernenti la legge di natura - Ispiratogli dall'aver visto un documentario sulla pantera pigmea vietnamita.
  • Note sulle epistole di san Paolo Villaggio

[modifica] Voci correlate

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