Johann Gottlieb Fichte

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Questo è Fichte travestito da albero, con la testa che fa capolino.

Quote rosso1.png Fichte un dito in culo Quote rosso2.png

~ Qualcuno su Fichte
Quote rosso1.png Io so'Io e voi nun siete un cazzo Quote rosso2.png

~ Marchese Onofrio Del Grillo a proposito del nichilismo di Fichte
Quote rosso1.png Deutschland, Deutschland Über Alles Quote rosso2.png

~ Fichte mentre canta sotto la doccia
Quote rosso1.png Oh prof, beccati sto non-io Quote rosso2.png

~ Studente mentre scaglia un gessetto in faccia a Fichte

Johann Gottlieb Fich(t)e, detto dagli amici Fichte più che per comodità per prenderlo per il culo, fu un filolipo tedesco vissuto a Lipsia tra il 1799 e il 1999.

[modifica] Vita

Nato a Lipsia da un rapporto incestuoso tra Cecchi Paone e Nonna Papera, ci visse fino alla morte avvenuta tecnicamente per "impigliamento del paracadute su uno stendibiancheria". Con lui la filosofia conobbe una svolta epocale perché fece capire a tutti che un discorso razionale non era un discorso caratterizzato da consequenzialità logiche ma un discorso in stile salsiccia. Ovvero una sequenza di stronzate.

Due figure lo influenzarono nell'infanzia: la madre Gerolama che lo spinse a interrogarsi sull'essenza dell'"io" a suon di cazzotti, e il criceto Barabba, impagliato giovanissimo per motivi religiosi.

A vent'anni iniziò a produrre libri: continuò a scrivere al ritmo di un libro ogni 14 anni per tuuuutta la vita. Interruppe gli studi solo per aggiustare un binocolo nel 1832 e per sposarsi con una ruota di una Nissan nel 1846.

[modifica] Bibliografia

  1. Critica a Manuelito "el toro loco" Kant, 1819
  2. L'essenza dell'"io", del "me" e del "non me in quanto più te che me", 1839
  3. Come costruire una zuppiera in pasta di sale, 1859
  4. Discorso alla nazione tedeschese, 1879
  5. Espressione dell'uomo in quanto "portatore di ciabatte", 1899

[modifica] Pensier about the significat of the "me"

Il pensiero di Fichte parte da una critica a Immanuel Kant: per Fichte tutto il pensiero dell'eminente collega si poteva riassumere nella formula "FENOMENO + NOUMENO = @".

Secondo Fichte, Kant non coglieva la vera essenza dell' "io" in quanto realtà imminente.

Cerca di spiegarlo con un disegno in pennarello verde a pagina 6 della sua opera prima, Critica a Kant: "Se "io" è uguale a "essenza di io", non può essere uguale a "assenza di io" ne a "poco poco io" ne a "0,00001 di io"". E qui è chiarissimo il messaggio che voleva lanciare al mondo: se Kant vedeva l'"io" come "io", Fichte vede l'"io" sempre come "io", ma visto con gli occhiali verdi e rossi che danno al Cinema 3D.

Si dice che Fichte formulò la teoria del non-io in quanto produzione dell'io quando era sulla tazza del cesso e guardò in basso.

Il concetto viene poi espresso ancor meglio nelle sue opere seguenti. In Pasta di sale Fichte azzarda che la differenza tra l'"io" immanente e il "io" trascendente è solo che il primo ci devi nascere, il secondo puoi diventarlo conservando i bollini che trovi nelle confezioni di alcuni cereali, come i "Phoftkhyes", prodotti solo a Lipsia. Tutto risulta più chiaro se espresso nella formula IO + ME = NON IO TRASCENDENTE + 3,14

Nel Discorso, sua opera principale di 4 pagine più 2 pagine con gli adesivi da staccare e riattaccare dove si vuole, arriva a definire l'"io" come "una cosa talmente trascendente che non si può nemmeno definire noumenica".


Ma è nel libro Uomo come portatore di ciabatte che troviamo la frase che, con pochi e semplici concetti descrive il pensiero di Fichte: "Se l'uomo è "io" trascendente e non "io" immanente, deve per forza NON essere un noumeno ed essere quindi un fenomeno del mondo reale; Essendo l'"io" stesso un noumeno l'uomo non può essere "io" immanenete senza essere esso stesso l'essenza dell' "io"; non potendo NON essere essenza di "io" (quindi trascendente) e dovendo essere fenomeno del mondo reale (quindi io immanente), l'uomo può NON essere essenza di "io" (sia trascendente che immanente) ma essere esso stesso solo un fenomeno del mondo reale, riducendo l'"io" a noumeno del mondo reale, sebbene abbia valore dicotomico perché l'uomo comunque NON può non essere fenomeno oggettivo e percettibile nel mondo reale".


Grazie a Fichte l'uomo moderno ha trovato risposta a tutte le sue domande più angoscianti.

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