James Monroe

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James Monroe in tutta la sua modestia.

Quote rosso1.png La mia presidenza sarà ricordata come "L'era dei buoni sentimenti". Allora, sporco negro, ti sbrighi sì o no a lucidarmi le scarpe? Quote rosso2.png

~ James Monroe si insedia alla Casa Bianca.
Quote rosso1.png Se perseveriamo, non possiamo fallire. Quote rosso2.png

~ James Moroe esorta i suoi schiavi a tirare con più forza quel carro pieno di lastre di granito su cui lui è tranquillamente seduto.
Quote rosso1.png A me piacciono i presidenti. Anche un mio tris-bis-nonno è stato Presidente. E forse è per questo che mi piacciono così tanto i presidenti. Quote rosso2.png

~ Marilyn Monroe evidentemente calata di qualcosa.

James Monroe (nel salotto di casa sua, 28 aprile 1758New York, 4 luglio 1831) è stato il 5º presidente degli Stati Uniti, famoso per aver sviluppato la Dottrina Monroe, che incentrava la sua ideologia nella frase "L'America agli Americani". Questa dottrina verrà ripresa poi da Theodore Roosevelt per quanto riguarda il famoso Corollario Roosevelt: "L'America agli Americani e il mondo pure".

Durante la sua presidenza è stato il Re della Liberia, che lui rinominò Monrovia. È anche stato l'ultimo presidente degli Stati Uniti ad andare in giro vestito con: parrucca incipriata con treccia finta, tricorno e calzoni al ginocchio secondo il vecchio stile del 18° secolo, cosa che gli fece avere l'appellativo di "L'ultimo idiota che va in giro vestito da idiota".

[modifica] Primi anni

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Una delle tante persone in cerca di pubblicità, che si spacciano per discendenti di Monroe.

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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente un articolo in proposito. James Monroe

James Monroe nasce nella casa dei suoi genitori da qualche parte in Virginia, per festeggiare il lieto evento il padre, Dunsparce Monroe fece ardere vivi 12 schiavi. Da giovane frequentò una scuola gestita dal reverendo Archibaldo Campobello, che viste le su grandi doti di apprendimento, soprattutto nella trigonometria (gli piacevano le tangenti), gli fece ottenere il diploma in scienze politiche già a 12 anni.

Alla morte del padre nel 1774, Monroe ereditò la sua piccola piantagione e gli schiavi; il futuro presidente a dispetto di suo babbo aveva uno smodato interesse per i danari, per tale motivo decise di aprire una partita Iva e aderire alla Confederata, Commercio Cotone e Schiavi, con sede in Virginia. A 16 anni Monroe intraprese una relazione clandestina con suo zio materno, l'influente giudice Joseph Jones; la cosa suscitò subito sdegno e scandalo, ma il giudice insabbiò la faccenda, facendo credere a tutti che si trattava di una calunnia messa in giro dal Re d'Inghilterra, inasprendo i già tesi rapporti che l'allora colonia americana aveva con la corona inglese. Quello stesso anno Monroe, per evitare di essere troppo sotto i riflettori, decise di iscriversi all'Università di William & Kate, delegando il controllo della sua piantagione a suo zio.

All'università James si rivelò una mezza schiappa, tanto che stava per essere cacciato con ignominia, ma proprio nei giorni in cui si stava per decidere il suo destino, Monroe decise di arruolarsi volontariamente nell'esercito indipendentista, facendo uno sproloquio nell'auditorium universitario in cui esortò altri imbecilli volontari a seguirlo nella sua impresa. Appena entrato in guerra James Monroe si slogò una spalla durante la sua prima e ultima operazione: razziare un arsenale di spade e moschetti scarichi presso il palazzo del Governatore. La struttura era presieduta da 24 uomini anziani, che vennero presi di sorpresa e massacrati di botte dalle milizie indipendentiste; Monroe picchiò talmente forte i malcapitati che alla fine la spalla gli cedette slogandosi. Per quell'impresa alla fine del conflitto venne insignito della "Medaglia al Merito Militare", di una bella laurea onoris causa e dell'immancabile pensione di guerra.

[modifica] Piantagioni e schiavitù

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James Monroe si rivolge ai suoi schiavi.

Dopo la guerra Monroe decise di coronare il suo sogno di diventare un grosso possidente terriero, così vendette la sua piccola proprietà e acquistò una grossa proprietà in svendita, in quanto totalmente improduttiva. Per cercare di dissodare il terreno Monroe ricorse a ogni genere di sistema: fece lavorare frotte di schiavi giorno e notte, utilizzando i cadaveri di quelli che morivano di fatica come concime, arrivò pure ad irrigare i campi con del plutonio liquido, ma non ci fu nulla da fare. L'idea di aver speso un mucchio di soldi, ma ancora di più, l'idea di essere stato fregato, spinsero Monroe alla disperazione, e come si sa un uomo disperato farebbe qualunque cosa per tirarsi fuori dai guai.

Così nel 1783 James Monroe si buttò in politica e, grazie anche ai suoi trascorsi militari, riuscì ad entrare nel Partito Democratico-Repubblicano e a farsi eleggere al Congresso degli Stati Uniti; grazie a questa nuova posizione il futuro presidente riuscì a tessere una grande quantità di amicizie che gli permisero di acquistare nuovi schiavi da mandare a morire nelle sue scarse piantagioni. In ogni caso Monroe fu poco lungimirante nel gestire le sue proprietà, i suoi schiavi e il suo danaro; il futuro presidente sperperava gran parte dei suoi guadagni conducendo una vita berlusconiana e comprando ogni sorta di cazzata gli capitasse sotto gli occhi, come ad esempio: le lenzuola di pelo di mammuth appartenute al re barbaro Odoacre, o ancora i sottobicchieri in pelle di oca marsicana appartenuti a Franco Marini.

Alla lunga lo stile di vita di Monroe lo spinse a non interessarsi quasi più delle piantagioni, lasciando gli schiavi allo stato semi brado e senza stipendio e delegando le operazioni di sorveglianza a dei mercenari provenienti dai peggiori gulag sovietici. Le condizioni di vita brutali a cui erano sottoposti spingevano molti schiavi al suicidio. Monroe non poteva accettare una cosa simile, o almeno non prima che quegli sfaticati gli rendessero almeno i soldi spesi per comprarli e mantenerli, per questo motivo in una delle rarissime visite che fece ai suoi possedimenti arringo gli schiavi dicendo:

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«Allora. Se qualcuno dovesse suicidarsi prima di avermi fatto guadagnare 1000 dollari con il suo lavoro, non riceverà la medaglietta di "impiegato della settimana", sono stato chiaro?»

Le minacce terrorizzarono a tal punto gli schiavi che nessuno tentò più il suicidio, ma uno di loro, tale Danielo Albomerlo, decise di darsi alla fuga; quando Monroe lo venne a sapere esclamò:

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«C'è solo una parola per definire un uomo che sputa sul lavoro che gli dai e sulla minestra di acqua di palude e verdure marce che gli servi una volta al giorno per tutti i giorni a gratis: "Farabutto"!»

In seguito si scoprì che Danielo Albomerlo si era dato alla macchia per ritrovare i membri della sua famiglia che Monroe vendette in giro per l'America; una volta che lo venne a sapere, Monroe commentò così:

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«Quella nullità umana ha volontariamente lasciato il posto fisso a tempo indeterminato che gli avevo dato, solamente per andare a trovare quei rimbambiti dei suoi genitori e quella meretrice di sua sorella? Ma siamo impazziti? Io alla sua età avrei fatto carte false per stare lontano dai miei genitori e quando me ne sono andato di casa non mi sono mai sognato di ritornarci, neanche per stare al capezzale di quel trombone del mio vecchio.»

[modifica] Elezione e presidenza

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Monroe durante la sua discesa in campo a reti unificate.

Monroe cominciò a pensare alla presidenza quando ormai i debiti della sua azienda diventarono insostenibili e c'era il rischio di non poter onorare le rate dei prestiti e dei mutui che aveva fatto in giro. La sua discesa in campo venne fatta con un annuncio a reti unificate:

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«"L'America è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di proprietario terriero. Qui ho appreso la passione per la libertà. Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a una monarchia politicamente ed economicamente fallimentare. Per poter compiere questa nuova scelta di vita, ho rassegnato oggi stesso le mie dimissioni da ogni carica sociale nelle piantagioni di cotone che ho fondato. Rinuncio dunque al mio ruolo di imprenditore e di schiavista per mettere la mia esperienza e tutto il mio impegno a disposizione di una battaglia in cui credo con assoluta convinzione e con la più grande fermezza. [...]"»

Come ci si può ben immaginare, in molti ci cascarono e James Monroe divenne il 5° Presidente degli Stati Uniti.

[modifica] Politica interna

Monroe non fece in tempo a piazzare le sue chiappe sulla sua nuova poltrona alla Casa Bianca che venne subito accusato di conflitto di interessi. Il neo Presidente comunque non ebbe problemi di sorta vista la grande maggioranza che aveva messo insieme; per altro l'unico partito avversario, quello federalista, contava solamente una trentina di iscritti in tutta la nazione. In ogni caso le politiche di Monroe ci misero poco a creare malumori all'interno della maggioranza, anche perché l'idea di abolire l'articolo 18 sullo statuto degli schiavi (quello che non obbliga i padroni a riconoscere i figli avuti da rapporti incestuosi con le schiave) non fece molto piacere ai capigruppo alla Camera Thomas Jefferson e James Madison.

In seguito scoppiò lo scandalo Road-Gate, in cui saltarono fuori delle intercettazioni che rivelavano che erano state pagate delle tangenti per l'assegnazione degli appalti per la costruzione del raccordo autostradale Vandalla-Cumberland. Altra questione che il Presidente dovette sbrigare fu la questione indiana; infatti Monroe, come molti altri del suo partito, considerava gli indiani come un branco di selvaggi, che andavano deportati e convertiti alla democratica e cristiana civiltà civile americana. Ad essi disse:

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«Voi indiani che vivete allo stato selvaggio come cacciatori, avete bisogno di una misura maggiore di territorio per sostenervi. Il ché è incompatibile con il progresso e i valori della vita civile. Pertanto o diventate civili come noi oppure vi ammazziamo tutti. Decidente alla svelta perché i coltivatori di cotone a cui ho venduto i terreni su cui state in piedi adesso hanno fretta.»
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Il manifesto elettorale di Monroe.

Gli indiani però non volevano proprio diventare stronzi come i visi pallidi, così dopo aver ponderato a lungo, inviarono una videocassetta in cui tutti in coro mandavano Monroe a fanculo; quando il Presidente visionò il contenuto della cassetta, incaricò quello psicopatico di Andrew Jackson di sterminare tutti gli indiani:

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«Come hanno osato quei barbari incivili di mandare me, il Presidente degli Stati Uniti, a Fanculo? Non la passeranno liscia! Julius, manda a chiamare Jackson, ma prima portami una cartina geografica, voglio capire in quale Stato si trova questo Fanculo.»

[modifica] Politica estera

Negli esteri Monroe è meglio noto per la sua Dottrina Monroe, che presentò nel suo messaggio al Congresso del 42 dicembre 1823:

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«Francamente io me ne fotto di quello che succede fuori dai confini del mio paese. Normalmente me ne fotto anche di quello che succede fuori dai confini di casa mia, ma questo è un altro discorso. Pertanto noi non solo non ci interesseremo di ciò che accade in Europa o nel resto del globo, ma rimarremo neutrali di fronte a qualsiasi conflitto che non ci riguarda direttamente. Ma nel contempo, se qualcuna di queste nazioni in guerra dovesse uscirne fuori sufficientemente mal ridotta da permetterci di conquistarla in un paio di petosecondi, allora in vero, io vi dico che in essa esporteremo la nostra democrazia

[modifica] Decesso

Allo scadere del suo secondo mandato James Monroe chiese la fiducia al suo partito per potersi ripresentare alle elezioni successive, ma le varie beghe giudiziarie unite ai suoi debiti spinsero i big del partito a non ricandidarlo. Il presidente uscente non prese bene la cosa e commentò così la decisione dei suoi colleghi:

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«I membri del Congresso hanno fatto un uso criminoso delle intercettazioni che riportavano fatti privati riguardanti la mia persona e pertanto privi di qualsivoglia valore politico e legale. Questo grave attentato alla democrazia è stato creato ad arte per eliminarmi dalla scena politica, per spingere alcuni falchi del mio stesso partito ad impedirmi di presentare nuovamente la mia candidatura alla tornata elettorale di quest'anno. Pertanto sarò costretto a sporgere le mie inevitabili querele, che saranno volte a ristabilire la mia onorabilità e la mia presenza alla Casa Bianca.»

Le dichiarazioni di Monroe si dimostrarono però un gigantesco bluff, infatti l'assurda mole di debiti e denunce di insolvenza lo avevano lasciato senza il becco di un quattrino; questo lo obbligò a vendere tutti i suoi beni e i suoi possedimenti (schiavi inclusi) per ripagare tutto. In seguito si ritrovò a dover essere ospitato a casa di una delle sue figlie, la quale non volendolo avere tra i coglioni lo rinchiuse in una casa di riposo per vecchi presidenti rincoglioniti, dove passò il tempo a mangiare crusca e bere Tavernello. In seguito Monroe fece richiesta al presidente Jackson per diventare senatore a vita, ma morì ancora prima che il segretario del presidente avesse modo di bruciare la lettera insieme all'altra posta indesiderata.


Preceduto da:
Il Madison Square Garden
1809 - 1817
Stati uniti delle americanate.png
Andrew Johnson
Presidente degli Stati Unilaterali
1817 - 1825
Succeduto da:
Crapa pelada
1825 - 1829

[modifica] Note

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...


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