Italo Svevo
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Italo Svevo, pseudonimo di Aaron Hector Schmitzperlungtrangsdeng, è stato uno scrittore italiano di necrologi. La cosa buffa è che il suo non l'ha scritto lui, né l'ha letto.
[modifica] Autopsia
Nacque nel 1861, in piena guerra fredda, sul confine tra Italia e Svezia (fatto che gli suggerirà poi il nome d'arte), da una famiglia ebraica di origini aliene.
Gli studi universitari proseguono di pari passo con le sue avventure libertine in un bordello privato diretto dal rettore, Alessandro Cecchi Paone, ed entrambe le cose gli procurano enormi soddisfazioni.
Nel 1800 e qualcosa pubblica il suo primo libro, "Una vita", il cui scarso successo è causa della pubblicazione, l'anno successivo, del libro "Una vita buttata alle ortiche".
Qualcosa di buono, in compenso, lo fa nella vita privata, abiurando l'ebraismo e sposando la cugina... ci sapeva fare, non c'è dubbio.
Il suo romanzo "Senilità" raggiunge inaspettatamente un successo senza precendenti, tanto che per contare il numero di copie vendute servono due mani (ad ogni copia venduta non corrisponde un dito, però, ma l'intera mano).
Successivamente va a lavorare nell'azienda del suocero/zio, una piccola impresa familiare di pompe funebri, e lo scoppio della prima guerra mondiale fa fare alla ditta affari d'oro. Tutti questi soldi permettono finalmente a Svevo di corrompere i giurati del premio Strega, facendo conoscere Svevo anche a san Marino, in Vaticano, a Campione d'Italia e in Liechtenstein. Che dire, bisogna sapersi accontentare. Deciso a invadere il mercato inglese rapisce James Joyce, ma l'ansia gli fa perdere il controllo della sua Fiat Duna che si schianta contro il Pirellone. Muore in ospedale, per le fatali ferite... provocate dal crollo dell'ospedale.
[modifica] Gli interessi letterari e la poetica riciclata
In Svevo confluiscono liquidi seminali contraddittori e opposti, come quello positivista e zuccherino di Darwin, quello amarognolo di Marx, quello piccante dell'innominabile e quello pieno di colesterolo cattivo di Freud. Da essi Svevo, da buon ingegnere biochimico, crea l'essere perfetto, che racchiude in sé tutti i pregi e nessun difetto.
Ora potrei entrare nei dettagli e dirvi cosa ha preso esattamente da ognuno, ma questo implicherebbe il fatto che io lo so, e certamente non siete così illusi. Quindi mi gioco lo switch e cambio argomento.
Piuttosto che di poetica, nel caso di Svevo sarebbe più giusto parlare di critiche buttate alla cazzo di cane contro tutto e tutti: egli rinnega (come già aveva rinnegato l'ebraismo) gli ideali romantici, la moglie, il cognome (adottando lo pseudonimo), il sesso, i figli, la cittadinanza cubana, l'amicizia con Usain Bolt e la doccia.
[modifica] Le opere in dettaglio
- Una vita e Una vita buttata alle ortiche: il protagonista di questa trilogia monca è Alfonso, un inetto vinto non da cause esterne come accade per i personaggi di Verga, ma dalla sua omosessualità latente, da una sfiga di dimensioni planetarie e una bambola vudù che lo raffigura nell'atto di riuscire a spararsi in un piede con una pistola scarica. Il lavoro in banca non soddisfa Alfonso, che comincia una relazione con la figlia del direttore. Alla richiesta del capo di partecipare a un menage a trois, egli si suicida sparandosi all'altro piede con un coltello e morendo dissanguato in una vasca da bagno piena di ghiaccio.
- Senilità: Emilio Solfrizzi e uno scrittore di biglietti di auguri. Si innamora di Amanda Knox, una prostituta, non sapendo la sua professione, mentre la sorella direttrice di un pornoshop comincia a collezionare statue falliche in casa. Una sera Amanda fa rubare tutte le statue al fratello Raffaele, gettando nello sconforto Emilio e la sorella. Lei si suiciderà iniettandosi purè di patate in vena, mentre lui si fa esplodere in un centro commerciale al grido di "Per Allah!".
- La coscienza di Zeno: nell'introduzione veniamo a sapere che un certo dottor Cosini per fare un pesce d'aprile al figlio Zeno ha pubblicato il suo diario segreto. Quindi tutto il romanzo ha la struttura di episodi scollegati tra loro. I più toccanti sono:
- La morte di mio padre, in cui rivela di aver sognato di prendere a schiaffi il padre morente per vendetta dopo che egli aveva detto ai compagni di classe del figlio che Zeno se l'era fatta addosso fino ai 15 anni
- La moglie, l'amante, la vicina di casa, la massaggiatrice, la soldatessa alle grandi manovre, la figlia, una passante e la Buonamici: compilation delle notti in bianco passate da Zeno, indeciso sulla posizione - in classifica! - di ciascuna
- Storia di un'impresa commerciale: rivelazioni shock sul caso Parmalat, con intercettazioni telefoniche e lettere compromettenti tra Zeno, Calisto Tanzi, Rupert Murdoch e Camillo Ruini


