Indro Montanelli

Da Nonciclopedia, l'enciclopedia libera...

Montanelli.jpg

«Vediamo quali cazzate ci saranno scritte oggi su "Il Giornale"...»

Quote rosso1.png L'unico consiglio che mi sento di dare – e che regolarmente do – ai giovani è questo: combattete per quello in cui credete. Perderete, come le ho perse io, tutte le battaglie. Ma solo una potrete vincerne. Quella che s'ingaggia ogni mattina, davanti allo specchio. Quote rosso2.png

~ Montannelli e le sue battaglie a favore della chirurgia estetica.
Quote rosso1.png No, Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un'arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l'archivio. Quote rosso2.png

~ Montanelli difende Marco Travaglio dall'accusa di essere l'attentatore di Belpietro.
Quote rosso1.png Quando mi viene in mente un bell'aforisma, lo metto in conto a Montesquieu, o a La Rochefoucauld. Non si sono mai lamentati. Quote rosso2.png

~ Montanelli commenta il titolo di un suo articolo choc: “Anche gli illuministi francesi contrari alla discesa in campo di Berlusconi. Montesquieu: «Silvio come il Re Sole».”.


Indro Montanelli è stato il più importante e il più celebre giornalista italiano del Novecento a portare questo nome.
È tristemente noto per essere stato il fondatore de "Il Giornale", sottraendo così al duro lavoro nei campi un'intera generazione di giornalisti quali Alessandro Sallusti, Maurizio Belpietro e Vittorio Feltri.

[modifica] Biografia

[modifica] Infanzia e gioventù

Montanelli ritratto.jpg

Montanelli a sedici anni, nella foto profilo di Facebook.

Talento assai precoce, manifesta fin da giovanissimo la sua predisposizione per il giornalismo; scrivendo a soli 6 anni, durante un compito di grammatica a scuola, il suo primo articolo, dal titolo "Il", seguito in rapida successione da altri graffianti pezzi come "Un", "Gli" e "La".
Cade in depressione non appena accortosi di essere l'unico essere umano nell'universo a portare un nome del genere.
Condivise questo male per tutta la vita con il suo coetaneo Amintore Fanfani.

Durante i primi anni del ventennio fascista, Montanelli frequenta il liceo, dove si distingue per l'originale abbigliamento, per il temperamento goliardico e per la versatilità del suo pensiero: il giovane Indro amava infatti presentarsi alle lezioni indossando una camicia nera e si divertiva a somministrare per burla olio di ricino ai compagni di scuola o ad infarcire i propri temi in classe di massime del tipo: "Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà.".

Terminate le scuole superiori, Montanelli si iscrive all'università, dove ha l'occasione di incrementare ulteriormente la propria indole liberale.
Durante la carriera universitaria Montanelli dimostra il proprio attivismo politico e sociale, partecipando alle attività di varie associazioni studentesche, quali "Manga Nello", circolo culturale che proponeva la lettura settimanale di fumetti giapponesi che narravano le gesta di giovani "duri e puri", "Spezzeremo i remi", gloriosa società di canottaggio, e "Datevi all'ittica", importante associazione di pescatori e piscicoltori.

Studente brillante e sagace, riesce a conseguire la laurea con un anno di anticipo sugli studenti fuori corso, discutendo una tesi sui poteri taumaturgici del Duce. Uscito dall'università, Indro Montanelli comincia la propria gavetta da giornalista di destra, appiccando roghi davanti alle edicole e bruciandovi le copie de "L'Avanti!" e "L'Unità". Il suo indiscutibile talento non passò inosservato agli occhi lungimiranti di Benito Mussolini, che difatti convocò il promettente giornalista per congratularsi personalmente per la sua bravura ma anche per rimproverarlo per aver scritto la parola "Duce" con la "U" anziché con la "V" latina.
In segno di apprezzamento per il suo operato, Mussolini volle premiare Montanelli, offrendogli di scegliere tra una rilassante vacanza al fronte abissino e un placido soggiorno nel carcere di Turi, nella stessa cella dov'erano reclusi Antonio Gramsci e Sandro Pertini.
Montanelli, sinceramente commosso per la generosità del Duce, scelse di mettersi al servizio di Pietro Badoglio e di partire per l'Etiopia, giustificando la propria decisione con la scarsa tolleranza al fumo della pipa di Pertini.

[modifica] I primi decenni della Repubblica

Il crollo del regime fascista e la nascita della Repubblica furono eventi traumatici per Montanelli, che in principio fu restio a riconoscere l'avvenuto cambiamento, continuando ad esibire il saluto romano e a canticchiare "Faccetta nera" sotto la doccia.
Pare che alle elezioni del '46, non trovando nella scheda elettorale il simbolo del Partito Nazionale Fascista, Montanelli avesse provveduto a disegnarlo a mano sotto i simboli degli altri partiti e ad apporci la croce. Il voto non fu comunque annullato ma venne, per ragioni ignote, automaticamente assegnato alla Democrazia Cristiana.

All'inizio degli anni '70, Montanelli ruppe il sodalizio, che perdurava da decenni, con la redazione del Corriere della Sera, rea di non aver offerto a Montanelli sufficiente spazio per esprimere le proprie opinioni: effettivamente i ruoli di editorialista, opinionista, curatore di dieci rubriche differenti e Mega Direttore Galattico non erano all'altezza di un giornalista del suo calibro.
Montanelli radunò la redazione del Corriere per pronunciare il proprio discorso di commiato. Davanti alle facce sbigottite di Dino Buzzati, Enzo Biagi e altre autorevoli firme del quotidiano, Montanelli pronunciò le seguenti parole:

Wikiquote.png
«Mi dispiace, ma io so' io e voi non siete un cazzo!»

[modifica] "il Giornale"

Montanelli con sigaretta.jpg

Il dilemma del giornalismo italiano: Montanelli era di destra o di sinistra? Ma cos'è la destra, cos'è la sinistra? E quella che sta fumando in questa fotografia è una Marlboro o una sigaretta di contrabbando?

Abbandonata la redazione del Corriere, Montanelli decise di fondare un nuovo quotidiano.
Passò così intere notti in bianco scervellandosi sul nome da dare alla nuova testata: dopo settimane di riflessioni[1] Indro optò per battezzare il suo giornale "il Giornale"[2].
Questa scelta destò non pochi problemi agli italiani, che da quel momento si videro costretti, onde evitare spiacevoli fraintendimenti, a specificare, ogniqualvolta si recassero in edicola, se per "il giornale" intendessero un quotidiano qualunque o nello specifico quello di Montanelli. Questo stratagemma permise al quotidiano di Montanelli di vendere nei primi anni un numero sufficiente di copie per garantire il pagamento dei contributi INPS a tutti i membri della redazione.

Purtroppo però, ben presto tutti si accorsero del trucco e per "il Giornale" si aprì una fase di crisi, caratterizzata da una tiratura media di 15 copie al giorno, che Montanelli provvedeva di persona a consegnare in bicicletta a parenti e amici. Notando come le pagine del suo quotidiano fossero ormai destinate ai più disparati utilizzi, dalla realizzazione di cappelli di carta per gli imbianchini alla composizione di lettere minatorie con i ritagli di parole o frasi tratte dagli articoli, fuorché alla lettura; Montanelli convenne che fosse giunta l'ora di cercare un'acquirente disposto a rilevare la proprietà del suo giornale e a ripianarne i debiti: nel 1979 la proprietà de "il Giornale" venne così messa all'asta insieme al relativo patrimonio immobiliare, consistente in una scrivania, uno sgabello, una macchina da scrivere e un fermacarte.

Ad aggiudicarsi l'asta fu un imprenditore milanese, tale Silvio Berlusconi, che rilevò "il Giornale" offrendo 1000 lire del Monopoli e un abbonamento al Milan.

[modifica] La travagliata storia d'amore con Silvio

Montanelli e Berlusconi.jpg

Montanelli tenta di spiegare a Berlusconi il concetto di democrazia e libertà di espressione: notare l'ilarità suscitata in quest'ultimo dalle parole del suo interlocutore, che ha appena scambiato per una barzelletta.

I rapporti tra Montanelli e Berlusconi non furono mai idilliaci, nonostante la stima che quest'ultimo nutriva nei confronti del giornalista, che considerava "un promotore di libertà e un dono del Signore, come Gheddafi e Putin".
Tra il direttore e il proprietario de "il Giornale" sorsero numerose diatribe, dovute principalmente allo scetticismo di Montanelli (fedele ad un modo di fare giornalismo tradizionale) nei confronti delle innovazioni proposte da Berlusconi, il quale auspicava un nuovo modello di informazione nel quale il rispetto della verità non fosse contemplato tra gli obblighi del giornalista[3].

Secondo un macabro aneddoto che Marco Travaglio amava raccontare ai suoi figli prima di addormentarsi, pare che, durante una visita presso la villa di Arcore, Montanelli fu accompagnato da Berlusconi[4] a visitare il mausoleo funebre che, ispirandosi all'architettura funeraria egizia, Silvio aveva fatto costruire nel proprio giardino. Travaglio riporta come, al termine di quell'allegra passeggiata tra lapidi di defunti imprenditori e teste di pm esposte sulle pareti come trofeo di caccia, Montanelli fosse stato condotto da Berlusconi nella sala dei loculi, dove al giornalista fu offerto l'onore[citazione necessaria] di venir tumulato vicino ad Emilio Fede, Sandro Bondi, Mariano Apicella e lo stesso Berlusconi.
Montanelli declinò cortesemente l'offerta, asserendo di preferire essere imbalsamato e la sua salma esposta in Piazza Rossa a Mosca accanto a quella di Lenin.

[modifica] Le battaglie politiche

Dopo aver seguito con grande partecipazione le indagini sulla Loggia P2, rendendosi autore di scottanti inchieste e pubblicando innumerevoli saggi sull'argomento, Montanelli giunse alla fatidica conclusione: "Licio Gelli e la P2 non esistono.".

Con l'inizio dei libertini anni '80, il conservatore Montanelli fiutò, nell'ingresso in politica di giovani come Nichi Vendola e Franco Grillini, una minaccia per l'integrità morale della classe politica italiana. Fu in questa occasione che il giornalista, in un mordace editoriale dal titolo "Il PCI e la sodomia", formulò l'invito all'elettorato italiano, divenuto poi celebre:

Manifesto in memoria di Stalin.jpg

Tipico articolo redatto da Indro Montanelli.

Wikiquote.png
«Stringiamo le chiappe e votiamo DC![5]»

L'appello di Montanelli ricevette gli apprezzamenti della fazione cattolica e del "padrino della DC" Ciriaco De Mita, che come ricompensa concesse alla redazione de "il Giornale" una proroga al pagamento del pizzo mensile.

Con la nascita del "Pentapartito", Montanelli accentuò i suoi dissapori nei confronti del Partito Socialista, manifestati nell'insofferenza del giornalista verso la figura di Bettino Craxi. In seguito alla nomina di Craxi a Presidente del Consiglio, "il Giornale" adottò una linea editoriale profondamente avversa al segretario socialista.
Ogni tentativo di mettere a tacere "il Giornale" e il suo direttore sembrò vano, ma alla fine la linea della tolleranza, fortemente sostenuta da Craxi, pagò e le lettere minatorie, i pacchi bomba e le teste di capretto, recapitati all'indirizzo della redazione del quotidiano, convinsero Montanelli dell'opportunità di sposare una linea editoriale più moderata.

[modifica] Gli ultimi anni

Enzo Biagi, Giorgio Bocca e Indro Montanelli.jpg

Montanelli in compagnia degli amici della bocciofila.

Con la prospettiva sempre più concreta di una "discesa in campo" in politica, Silvio Berlusconi cominciò a mobilitare ogni mezzo di informazione a propria disposizione, dalle reti Mediaset all'Istituto Luce, affinché lo appoggiassero nella campagna elettorale.
In tal contesto, nei confronti della redazione de "il Giornale" il Cavaliere avanzò pretese sempre più elevate, costringendo Montanelli nel 1994 ad abbandonare l'incarico di direttore del quotidiano, dopo essersi rifiutato di alzarsi in piedi e intonare "Meno male che Silvio c'è" in presenza di Berlusconi e di realizzare un'inchiesta per appurare la discendenza del futuro premier dalla gens Iulia.

Conclusasi malamente la sua esperienza presso "il Giornale", Montanelli decide di fondare un nuovo quotidiano, denominato "La Voce" in omaggio a Frank "The Voice" Sinatra, l'artista preferito da Montanelli insieme a Giorgio Gaber e Francesco Guccini.
L'esperienza de "La Voce" ebbe vita breve e ben presto il neonato quotidiano fu costretto a chiudere i battenti, soppiantato dalla concorrenza de "Il Foglio" di Giuliano Ferrara, di "Tuttosport" e dei giornali distribuiti gratuitamenti ai tornelli della metropolitana.
Sfrattato dal monolocale in cui ospitava la redazione de "La Voce", Montanelli dovette pubblicare gli ultimi numeri del quotidiano in forma clandestina, scrivendo a mano gli articoli sulla carta carbone per poter ottenere più copie possibili (in genere due o tre) da distribuire poi nel quartiere.

Indro Montanelli trascorse gli ultimi anni di vita lontano dai riflettori, rompendo solo sporadicamente il suo silenzio inviando delle lettere alla redazione di Topolino[6] o intervenendo nelle trasmissioni di Santoro con invettive contro Berlusconi.

[modifica] La scomparsa

Montanelli con macchina da scrivere.jpg

Montanelli fotografato nell'aldilà subito dopo la sua morte, mentre compone personalmente il proprio coccodrillo.

Mentre nelle seconda metà degli anni '90 il virus del berlusconismo dilagava tra la popolazione italiana inerme e priva di anticorpi, degenerando in una pandemia con l'inizio del nuovo millennio, Montanelli, che nel frattempo aveva dirottato tutti i propri sforzi nella disperata ricerca di un antidoto a questa piaga, nel 2001 potè finalmente annunciare durante un'intervista la messa appunto del vaccino contro Berlusconi:

« Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino. »

Montanelli accettò di collaudare personalmente davanti alle telecamere il vaccino da lui inventato: disgraziatamente, il rimedio si rivelò inefficacie e alla lunga dannoso a causa degli effetti collaterali dovuti alla presenza in dosi elevate nella composizione chimica di Prodio, una sostanza ottenuta dalla distillazione dei ramoscelli di ulivo. Il giornalista morì difatti di overdose pochi mesi dopo.
Le sue ultime parole pronunciate furono "Beffo la morte e ghigno.".

[modifica] Note

  1. ^ E dopo aver valutato diversi nomi, da "L'Eco di Umberto" a "il Resto del Cassiere".
  2. ^ Fantasia e originalità furono doti che a Montanelli non mancarono mai.
  3. ^ Modello che fu applicato successivamente ai telegiornali delle reti Mediaset.
  4. ^ Che evidentemente non aveva ancora scoperto le gioie del Bunga Bunga con le quali intrattenere i propri ospiti...
  5. ^ Lo stesso monito verrà rinnovato da Montanelli diversi anni più tardi, in occasione della candidatura di Berlusconi alla Presidenza del Consiglio.
  6. ^ Che però non sempre venivano poi pubblicate sul giornalino...
Giornalismo
Ovvero, come farsi i cazzi degli altri senza sembrare guardoni o maniaci.

Giornali Giornalai Tele-giornalai Gli strumenti del mestiere
Clicca su una categoria per espanderla.
Strumenti personali
wikia