Il cane mi ha mangiato il compito

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GIOITE!
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"Nonciclopedia ha questo articolo e Wikipedia no, pappappero!"
Alla facciaccia tua, Wikipedia!
Quote rosso1.png No, professoressa, avevo ultimato il compito di millemila pagine sulla storia delle crociate, ma il cane lo ha mangiato! Quote rosso2.png

~ Studente qualunque in una qualunque scuola.
Quote rosso1.png Il compito mi ha mangiato il cane. Quote rosso2.png

~ Inversione russa su il cane mi ha mangiato il compito.
Quote rosso1.png Il cane mi ha mangiato il compito. Quote rosso2.png

~ Albert Einstein su unificazione delle teorie gravitazionali.
Cane mangia compito.jpg

Tieni questo, bello!

Quote rosso1.png Il gatto... Cazzo! Quote rosso2.png

~ Schrödinger su Il cane mi ha mangiato il compito.

Il cane mi ha mangiato il compito è una delle frasi più dette nelle scuole del regno italico e si presenta nelle sue varianti The dog ate my homework (Inghilterra), Le chien a mangé mon devoir (Francia) e Mein vicinen sbronzen der birren has mangnaten mei compite (Germania), in tutto il mondo. Secondo il ministero dell'istruzione Il cane mi ha mangiato il compito è causa del 98% dei cattivi risultati degli studenti italiani ai test ocse sulla preparazione scolastica, si è quindi stipulata una convenzione con il ministero della protezione animale per abbattere tutti i cani presenti in Italia.

[modifica] Storia

Cane con foglio scritto in bocca.jpg

Il bastardo tenta pure di discolparsi, dopo averti messo nella merda fino al collo.

La frase ha origini antichissime: da alcuni geroglifici rivenuti nella tomba del faraone Tutkamonmose III, detto l'ignorante, infatti si è scoperto come già nell'antico Egitto essa fosse in uso nella sua variante Geroglifici2.png(Anubi mi ha mangiato il compito). Si hanno anche tracce della frase in Grecia, specialmente nella scuola di Aristotele dove agli studenti più scarsi erano propinati ogni giorno come pasto i compiti degli studenti migliori, nella speranza che imparassero qualcosa.

Sappiamo poi che anche presso i romani la frase ebbe una notevole fortuna, se ne sono ritrovate tracce infatti nelle iscrizioni fatte dagli scolari nei cessi pubblici di Pompei ed Ercolano. Frasi come: canis edebat compitum meos, maeremmam maialam o Damanre canis, quem te traversum andare possit ci testimoniano l'amarezza degli studenti dell'epoca, spesso costretti a rifare i compiti così perduti dai loro sadici insegnanti.

Durante il medioevo nessuno sapeva scrivere, non esistevano scuole e quindi questa espressione cadde in disuso e stava quasi per essere dimenticata del tutto quando un monaco la trovò in un antico dialogo di Socrate, nel quale Platone tentava miseramente di giustificarsi con il maestro. Comprendendo la reale portata della sua scoperta l'amanuense la ricopiò in un solo libro che poi cosparse di veleno e affidò alle cure di un vecchio monaco cieco e pazzo.

Gatto che mangia un compito.jpg

Un gatto si spazzola un compito. Tanto, daranno la colpa al cane.

Così questa frase rimase sconosciuta agli scolari rinascimentali per essere poi riscoperta e largamente utilizzata dagli illuministi francesi. Da Jacques Necker che tentò di giustificare la bancarotta del 1788 con le parole "Le chien a mangé mes BTP. a Napoleone che si discolpò dalla disastrosa spedizione in Russia affermando: "Le chien des russes a mangé mes soldats.", le espressioni legate ai cani e all'atto di mangiare si sprecavano finché non giunse un laconico duca di Wellington ad affermare, sul campo di battaglia di Waterloo, "I ate Napoleon".

Al giorno d'oggi, dopo lo scarso utilizzo nei primi del '900 a causa delle politiche naziste a fasciste di riempire le pance dei cani con gli ebrei, il cane mi ha mangiato il compito vive un intenso revival in tutto il mondo. A tal punto che, a volte, addirittura un professore tira in ballo questa scusa quando, dopo nove mesi, non ha ancora corretto il compito di uno studente.

[modifica] Conseguenza del pronunciare questa frase

Visto che questa scusa viene usata fin dalla notte dei tempi ovviamente non vi sarà di alcun aiuto nella vita reale, a meno che non vogliate scrivere un articolo su Nonciclopedia al riguardo. Il pronunciarla di fronte ad un'altra persona, ed in particolare di fronte ad una appartenente alla razza del professore, sia maschio che femmina, provocherà all'istante una reazione alquanto convulsa; a meno che non sia seguita prontamente dalla frase: "No, guardi. Stavo scherzando, ecco il mio compito con un extra di venticinque pagine su quanto erano fighi gli etruschi."

Le reazioni in caso contrario potrebbero comprendere accessi di risa isteriche, improvvisa incontinenza, battutine da quattro soldi sul proprio conto[1], nota di merito su registro e sanzione disciplinare. A meno che, certo, non si proceda ad uno spontaneo versamento su conto corrente di una sanzione pecuniaria di importo stabilito.

[modifica] Possibili soluzioni al problema

Radiografia di un cane.png

Questa potrebbe essere una soluzione. Se avete 5Kg di radio a portata di mano.

Ogni tanto capita che il cane mangi veramente il compito, in tal caso si tratta di sfiga, la cui soluzione principale è il sacrificio canino davanti al prof per estrarre il compito dallo stomaco della bestia.

Anche rimestare nella cacca dell'animale può rappresentare una soluzione per tentare di recuperare almeno parte del lavoro fatto, magari sarebbe meglio munirsi di un bastoncino e guanti di gomma prima di tuffarsi nell'impresa. Una volta recuperati i frammenti si può dimostrare ulteriore buona volontà e riattaccarli tra loro con lo scotch per poi consegnarlo l'indomani, possibilmente spruzzando l'eleborato con un po' di deodorante prima.
Forse si impiegherebbe meno a rifare tutto daccapo ma chi te la fa fare di sprecare preziose energie studiando?

Un'altra soluzione può essere il far fare il compito al cane, nella speranza che la punizione sia così terribile da insegnargli a non combinare altri guai in futuro. Sempre che non si mangi anche il nuovo compito.
Oppure sperare che il professore se la beva.

Seeh... Come no.


[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Alle quali tutta la classe non si esimerà dal ridere con compiacenza.
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