Giuseppe Mazzini

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Mazzini con il mal di testa.

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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente un articolo in proposito. Giuseppe Mazzini
Quote rosso1.png Pensiero e Azione, non Azione e Pensiero, cazzo! Quote rosso2.png

~ Mazzini sull'ennesimo moto fallito per futili motivi
Quote rosso1.png Se aspettavo a lui a quest'ora parlavamo austriaco. Quote rosso2.png

~ Garibaldi su Mazzini

Giuseppe Mazzini è una famosa scuola media statale di Roma, nonché un patriota e politico italiano, che dalla scuola media ha preso il nome. È stato un pericoloso latitante, ricercato per lunghi anni dalla polizia dell'epoca con l'accusa di essere un sovversivo, un rivoluzionario e una testa di cazzo.

Giuseppe Mazzini ha lottato molto e non ha ottenuto mai nulla. Le teorie mazziniane vengono tutt’ora mostrate ai giovani come esempio di cosa non bisogna dire in pubblico se si vuole essere presi sul serio. È tuttavia considerato, assieme a Garibaldi, Cavour e Tardelli, come uno dei padri fondatori della patria.
Giuseppe Mazzini era un uomo solitario, schivo, poco loquace. Forse portava pure sfiga.

[modifica] Vita

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Maggio 1838: Garibaldi, Mazzini e suo zio sbarcano a Lampedusa.

Non sappiamo di preciso quando Mazzini sia nato, gli storici sparano molte date a cazzo: chi dice sia nato nel 1805, chi nel 1968, chi dice di averlo visto sotto casa sua appena due giorni fa.

Sappiamo però di sicuro che si trattava di un uomo e che è stato partorito dalla madre e non dal padre, come si è pensato erroneamente per molti anni.

Il padre, Guidobaldo Annamaria Mazzini, era solito girare per casa in mutande e ruttare nelle lattine di birra vuote per sentirne l’eco; la madre lo sopportava aspettando il giorno in cui il divorzio sarebbe diventato lecito in Italia. Un giorno Guidobaldo convince il giovane Mazzini ad iscriversi all’Università.

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«Levati dalle palle, torna quando avrai imparato un mestiere!»
(Il padre di Mazzini dopo l'ennesima birra rutta in faccia al figlio le sue insindacabili ragioni)

Ma in verità Mazzini si parcheggiò all’Università come la maggior parte degli studenti suoi coetanei, cambiando facoltà con la velocità con cui Mastella cambia coalizione: medicina, legge, architettura, biotecnologie, scienza delle merendine, fancazzistologia.

Finché un giorno entra nei movimenti universitari sovversivi, una sorta di movimento della pantera che aveva lo scopo di sfanculare la monarchia e fare dell’Italia uno stato unico. Mazzini ne rimane affascinato e partecipa a numerosi sit-in e pranzi sociali. Una volta si incatena pure davanti al consolato austriaco, i suoi colleghi perdono le chiavi delle manette e lui rimane 3 giorni attaccato al cancello come uno stronzo.

Nello stesso anno divenne membro della Carboneria, una setta di rivoluzionari fanatici della carbonella. Ben presto si fa conoscere negli ambienti della polizia per piccoli atti dimostrativi balordi, come quando tentò di dare fuoco alla caserma dei pompieri.

La sua attività rivoluzionaria lo costrinse a rifugiarsi in Francia, precisamente a Montecarlo, dove organizzò nel 1831 un nuovo movimento politico chiamato Giovine Italia e dove puntò sul 12 rosso alla roulette perdendo un casino di soldi.

Il motto dell'associazione era: Dio, popolo e un po’ di culo , indicando così le tre condizioni necessarie e sufficienti alla creazione di uno stato unitario, una repubblica che avrebbe liberato il popolo italiano dagli invasori stranieri. L'obiettivo repubblicano e unitario avrebbe dovuto essere raggiunto con un'insurrezione popolare o tutt’al più battendo gli austriaci a una gara a chi mangiava più wurstel.

Mazzini fondò altri movimenti politici per la liberazione e l'unificazione di altri stati europei: la Giovine Germania, la Giovine Polonia, la Neonata Estonia e l’Attempata Albania.

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Mazzini cerca di saggiare la fedeltà dell'alleato Garibaldi tentando di infilargli un dito nel culo.

Dopo il fallimento dei moti intestinali del 1848 Mazzini guardò a Cavour come referente per portare avanti il suo progetto di riunificazione. Cavour nelle prime conversazioni al telefono lo assecondò su tutto, sulla creazione di una repubblica, sui moti popolari, perfino sul colore dei parati da mettere nel suo salotto; poi, quando decise che l’aveva preso per il culo abbastanza, si alleò con i francesi ed ottenne l’unificazione italiana sotto lo stato sabaudo.

Infine inviò una mail sul PC del patriota italiano, con un'unica scritta: Giuseppe Mazzini, re dei cretini.

Mazzini si trovò spiazzato e cadde in uno stato di depressione profonda; per due mesi parlò solo con un barattolo di sottaceti. Poi, ripresosi da quell’esperienza, continuò a lottare per gli ideali repubblicani. Nel 1870 fu recluso nel carcere militare di Gaeta e costretto a mangiare solo olive, ma riuscì a rientrare a cavallo a Pisa sotto falso nome. Per rendere la cosa più credibile travestì il cavallo, mettendogli in testa una parrucca bionda. Ciò spiazzò non poco i carabinieri:

Carabiniere: documenti, prego
Mazzini: eccoli
C: chi dei due è Giuseppe Mazzini?
M: il cavallo.
C: Ah. E lei come si chiama?
M: Heidi, e le caprette mi fanno ciao.
C: Beh, direi tutto a posto. Passa pure, piccola Heidi. Tu invece Mazzini, vieni con noi!
Cavallo: hiiiiii!!!

Mazzini rimase a Pisa fino all’anno della sua prima promozione in serie A, nel 1872. Durante i festeggiamenti per la promozione fu colto da malore per via di una soppressata mal digerita. Ricoverato all’ospedale di Limacchio sul Biturno, venne dirottato erroneamente al reparto di Ginecologia, dove gli venne praticato un taglio cesareo che lo rese padre di un escremento cilindrico lungo 18 centimetri, espulso dopo 4 ore di travaglio. Mazzini morì durante le doglie del parto. Il suo corpo venne cremato e le sue ceneri buttate nella prima ceneriera disponibile.

[modifica] Il Mazzini pensiero

Nel periodo storico di Mazzini gli ideali illuministi erano caduti. Assieme alle teste degli illuministi. Adesso si viveva in un periodo di grande avversione per il secolo dei lumi e così tutti quanti, pur di non passare per Illuministi e sostenitori dell’era della ragione, dicevano cazzate in libertà dalla mattina alla sera.

Stanco di essere responsabile delle sue azioni l’uomo aveva elaborato una nuova teoria romantica della Storia: cioè la Storia non è guidata dagli uomini ma da Dio, per qualunque idea, reclamo o multa da pagare rivolgetevi a Lui. Una teoria che aveva di colpo fatto tornare il pensiero dell’uomo indietro di 2000 anni, ai tempi in cui si pisciava sui tronchi di pino per propiziarsi il dio albero.

Secondo Mazzini i popoli soggetti al dominio asburgico avrebbero dovuto ribellarsi e in questo processo unitario europeo spetta all'Italia un'alta missione: quella di riaprire, conquistando la sua libertà, la via al processo evolutivo dell'Umanità. Un progetto ambizioso per un popolo che credeva che il Papa lanciasse raggi gamma dagli occhi come Mazinga, tuttavia Mazzini nella sua sconcertante incoscienza aveva molta fiducia nel belpaese. E fu così che iniziò ad organizzare, in un’escalation di fallimenti, i famosi moti mazziniani, i cui resoconti ogni intellettuale che si rispetti tiene nella propria biblioteca, accanto ai libri di Daniele Luttazzi.

[modifica] Il fallimento del moto in Savoia

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Mazzini dopo il fallimento del moto in Savoia.

L’appuntamento era alle ore 22:30 in Piazza Principe degli Sfigati (poi diventata Piazza Mazzini) a Chambery, a 2 km da Albertville e a 300km da Casavatore.

Mazzini era in un ritardo osceno, la sveglia del cellulare non era suonata. Frattanto i rivoltosi in attesa del loro capo fallirono per la più stronza delle motivazioni: uno di loro, Giangiovanni Maria Marozzi, buttò una cicca di sigaretta a terra. Un vecchio sabaudo che si trovava a passare di lì, petulante e cagacazzi, lo riprese per questo suo gesto.
Ah sì? E vammi a denunciare alla polizia, babbeo! - furono le parole del Marozzi.

L’uomo lo prese in parola e due minuti dopo tornò con le forze dell’ordine. Il Marozzi e suoi colleghi vennero trovati in possesso di armi da fuoco e di alcuni LP di Mino Reitano e per questo condannati al carcere duro. Quando arrivò Mazzini trovò i rivoluzionari che trafiggevano il Marozzi con un’antica spada medievale a doppio taglio.

[modifica] Il tentativo d'invasione della Savoia e il moto di Genova

Il fallimento del primo moto non fermò Mazzini, convinto che era il momento opportuno per replicare la figura di merda fatta pochi mesi prima. Si trovava a Ginevra, quando assieme ad altri italiani, alcuni polacchi e a un cinese che vendeva gli orologi organizzò un'azione militare contro lo stato dei Savoia. A capo della rivolta aveva messo il Generale Gerolamo Ramorino, che aveva già guidato alcune gite scolastiche alcuni anni prima.

Ramorino tuttavia si era giocato i soldi della spedizione al videopoker e inventava le scuse più balorde per rimandare la spedizione (stanotte fa troppo freddo, la Luna non è nel segno dei Pesci, ho mal di testa, non ho portato il fucile, non sapevo dovessimo combattere, stasera si sposa mio cugino, ho l’herpes).

La spedizione venne infine fatta nel febbraio del 1834, con 6 mesi di ritardo, tanto che quando le truppe si decisero a passare il confine con la Savoia, la polizia era già lì a limarsi le unghie da un bel pezzo:

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«Finalmente! Non ne potevamo più di aspettarvi.»

Tutti arrestati. Mazzini venne rilasciato poco dopo perché sulla base di come aveva organizzato quella spedizione venne riconosciuto parzialmente infermo di mente.

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Le sorelle Bandiera, orfane dei loro fratelli.

Nello stesso tempo doveva scoppiare una rivolta a Genova, sotto la guida di Giuseppe Garibaldi, che si era arruolato nella marina da guerra sarda per viaggiare gratis sulle navi traghetto. I soldati genovesi però, non volendoci rimettere i soldi dell'autobus, organizzarono uno scherzone tremendo e non si presentarono. Quando giunse sul luogo dove avrebbe dovuto iniziare l'insurrezione Garibaldi non trovò nessuno e così, rimasto solo, dovette tornare indietro con l’autostop.

Mazzini invece, poiché aveva personalmente preso parte alla spedizione con Ramorino fu espulso dalla Savoia, dalla Svizzera e da altri dodici stati presi a caso dalla cartina e dovette cercare rifugio in Inghilterra sotto il falso nome di Jessica la Strappona.

Frattanto altri tentativi falliti si ebbero a Palermo, in Lombardia, in Toscana, a Cecina, a Castelnuovo Berardenga e perfino a Caprera, dove i rivoluzionari vennero ricacciati da alcuni pastori a colpi di caciotte rafferme.

Il fallimento di tanti generosi sforzi e l'altissimo prezzo di sangue e formaggio pagato fecero attraversare a Mazzini una profonda pausa di riflessione che durò purtroppo solo 20 minuti e da cui uscì ancora convinto della validità dei propri ideali e soprattutto della propria attitudine ad organizzare le spedizioni.

[modifica] I fratelli Bandiera

Prima di conoscere Giuseppe Mazzini, i fratelli Bandiera si esibivano con le loro sorelle (le sorelle Bandiera) sui palcoscenici del Granducato di Gazzo Veronese imitando versi di animali in calore.

Dopo essere stati arruolati da Mazzini i due fratelli si diressero alla volta della Calabria per guidare un’insurrezione. Il piano era molto semplice: non c’era. Ma i fratelli Bandiera erano gente d’esperienza, avrebbero potuto sopravvivere ad un intero plotone di esecuzione, o con un po’ di fortuna ad un programma di Pippo Baudo.

A causa di alcune coordinate sbagliate sbarcarono presso un villaggio Valtour dove vennero costretti ad esibirsi al karaoke per una buona mezz’ora prima di poter riprendere la spedizione.

Nascosti dalla vegetazione e a causa della loro abilità a riprodurre i versi degli animali furono oscenamente scambiati per selvaggina da un gruppo di cacciatori dilettanti ed abbattuti a colpi di colubrina. Le salme vennero anche messe sui banconi del mercato di Cosenza come cervo con la barba prima di essere rivendicate dai familiari.

[modifica] La spedizione di Sapri

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Mazzini dopo il fallimento della spedizione di Capr... ehm, di Sapri.

Il piano originale, secondo il metodo insurrezionale mazziniano, prevedeva di accendere un focolaio di rivolta in Sicilia, rubare qualche chilo di cannoli e da lì estendere la rivolta a tutto il Mezzogiorno d'Italia, magari occupando qualche Università o distruggendo qualche McDonald. Stavolta Mazzini aveva calcolato tutto, dalle scorte d’acqua alle soste negli Autogrill. Capo della spedizione Carlo Pisacane, marito di sua sorella, che aveva insistito per partecipare. Partiti dal porto di Genova sbarcarono a Ponza per liberare alcuni prigionieri rinchiusi e farsi qualche bagno a mare.

Il luogo dell’incontro era Sapri, ma questa scelta si rivelò fatale.

I rivoltosi scambiarono Sapri con Capri e si presentarono il 4 giugno del 1857 in costume da bagno davanti al lido di Marina Grande. Pisacane, capita la madornale svista, si dileguò a bordo di un pedalò e di lui si persero le tracce, altri ne approfittarono per farsi qualche altro bagno di mare. Di loro ci rimase una ben nota poesia popolare, La Spigolatrice di Sapri:

Eran trecento,
eran giovani e arditi
ma dove minchia sono finiti?

Mazzini, appena appreso l’esito della spedizione tentò di infilzarsi con un fermacarte ma venne fermato dal suo cane.

[modifica] Mazzini oggi

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«Se Mazzini fosse vivo ai nostri giorni la Lega Nord avrebbe i record dei consensi»
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Il monumento di pubblico biasimo a Carlo Pisacane, a Sapri.

Il giudizio degli storici contemporanei su Mazzini non è certo molto lusinghiero, tuttavia non bisogna dimenticare che Mazzini, è vero che ha fatto dei tentativi ridicoli, è vero che ha sempre fallito, è vero che ha sbagliato tutto, è vero che non sapeva neanche allacciarsi le scarpe da solo e che faceva la pipì a letto ma come ha detto il nostro Presidente della Repubblica in occasione del 2 giugno: ha saputo coniugare lo spirito riformista ad un’efficace azione sensibilizzante gli animi e le coscienze popolari, un fulgido esempio di morale cattolica applicata allo spirito civile. Di più non so che cazzo inventarmi per dire qualcosa di buono su di lui, mi dispiace.

[modifica] Curiosità

  • Giuseppe Mazzini dopo l’ennesimo moto fallito divenne ateo.
  • Giuseppe Mazzini aveva paura del buio. E il buio di Giuseppe Mazzini.
  • Giuseppe Mazzini durante uno scontro di piazza rimediò un pugnale nella pancia. Non essendo riuscito a rimuoverlo lo fece passare per un piercing all’ombelico.
  • Giuseppe Mazzini non fumava ma soprattutto non beveva, rischiando così di morire disidratato.
  • Nel 1974 alcuni ricercatori cileni credettero di aver ritrovato le ceneri di Giuseppe Mazzini ma dopo due settimane arrivò secca la smentita: era una Marlboro Light.


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