Questa voce soffre di passatismo (... e di matusità). Nel leggerla non stupirti di tutte le convenzioni storiche e temporali che sono state violate e fregatene. Ormai rivedere in chiave fantastica i fatti storici è una pratica accettata anche dal Vaticano.
Ha fatto fuori galli, calli, britanni, pontici, iberici, cilici, daci, cappadoci, lici, traci, froci, repubblicani, russi, mongoli, germani, lusitani, egiziani e marziani. Ma dopo sono io l'assassino!
Gaio (o Allegro che dir si voglia) Giulio Cesare è stato uno dei più grandi personaggi della storia antica, così tanto importante da meritarsi il nome di una strada dietro casa mia. Di lui si sa che fosse stratega, statista, statistico, statico e stitico, pittore surrealista e un buon trequartista, nonché scrittore sulle bellezze della Gallia (De bello gallico - Il bello della Gallia). Nacque a Roma dalla gens Julia, che si riteneva discendente da Ascanio, o Julius, figlio di Enea (che a sua volta era figlio di quella gran gnocca di Venere).
Preso in giro dai compagni di classe, che lo appellarono Giulio Cesso, per vendicarsi delle vessazioni degli amici si ripromise di conquistare il mondo. Si diplomò in Strategia militare e vendetta privata e fece il tirocinio presso Mitridate nella guerra del Ponto. Il successo nella missione gli permise di conoscere influenti personaggi della vita politica del tempo. Roma all'epoca era sconvolta dalle guerre civili con Silla e Catilina, e Cesare fece di tutto per rendere ancora più torbida la situazione e avvicinarsi al potere. Instaurò una arcaica tanghentopoleis, grazie alla quale Cesare fu eletto tribuno, questore, prefetto, pontefice massimo e Miss Maglietta Bagnata.
Nel qualcosa a.C. fu inviato in Gallia in un'operazione denominata Duratura Libertas (Enduring Freedom in antico druidico), allo scopo di spodestare Vercingetorige, capo dei Galli, accusato di possedere armi di distruzione di massa nel suo pollaio.
In quest'impresa, Cesare passò alla storia come l'inventore della pollicoltura e tutti si rivolgevano a lui per avere consigli sul pollame. Fu allora che Cesare inventò un metodo detto "a dito cartaginese" (a dito medio) per accertare se la gallina fosse pronta a espellere l'uovo, un'invenzione ispiratagli dalla sua personale e soggettiva esperienza "ditale". Alla conquista romana resistette solo un piccolo villaggio in cui i Galli, guidati da Asterix, e sostenuti dalle cure di Panoramix resistettero fino alla pubblicazione dei fumetti.
Durante l'invasione della Gallia, Cesare pubblicò il suo primo best seller, il De bello gallico.
Cesare decise di tornare a Roma con tutto l'esercito per ricevere i giusti onori, ma il senato si rese conto che sarebbe stato troppo pericoloso: l'esercito di Cesare era troppo grande e il buffet non aveva abbastanza tartine. I senatori allora proibirono a Cesare di superare l'uscita del caselloRubicone Sud. I suoi ex-amici, Pompeo e Crasso, cominciarono a screditarlo con dossier e campagne diffamatorie, secondo cui i legionari lo chiamavano "Regina di Bitinia" e facevano gesti allusivi alle pratiche omofile di Cesare. Era un vero scandalo, con la plebe che si sollazzava e le urla di "ricchione!" che risuonavano per tutta Roma.
Cesare sfidò il Senato passando in armi il Rubicone e si dice che mentre attraversava il fiume domandasse al cuoco:
Cesare : Che si mangia oggi?
Cuoco : Oggi brodino di dado, o Cesare!
Cesare : Ma fa schifo!
Cuoco : Oramai il dado è tratto, sennò vattene in trattoria che ti trattano meglio! Ma guarda questo come mi tratta.
Il cuoco fu condannato a morte da Cesare per indisponenza, tramite fucilazione.
Una filastrocca popolare narra, in distici elegiaci endecassilabici, un altro momento saliente della traversata del Rubicone, mettendo in evidenza la "completa" vita sessuale di Cesare:
E anche Giulio Cesare, passando il Rubicone,
per non bagnar l'uccello, s'inculò il centurione.
Arrivato a Roma, Cesare uccise tutti i suoi avversari politici, cioè nessuno, perché erano già scappati tutti, mentre i rimanenti erano già passati dalla sua parte.
Dopodiché Cesare si portò in Oriente, per uccidere tutti i suoi nemici rimasti. Vinse le battaglie di Tapso, Munda e Wateloo. In più era talmente megalomane che fece rifare la battaglia di Zama e la vinse. Fu in questa occasione che disse la famosa frase:
A chi gli faceva notare che ENI cominciava per E, e quindi non si poteva parlare di tre i, Cesare faceva tagliare la testa.
Tornato a Roma, si proclamò dittatore, che al tempo non aveva il significato di oggi di Individuo che comanda da solo e decide tutto, ma il significato di Individuo che in situazioni di emergenza comanda tutto lui. Peccato che lo stato di emergenza venisse deciso da Giulio Cesare stesso, senza che nessuno vi si opponesse. Il tutto era ovviamente per il bene della repubblica romana.
Importanti le riforme fatte sotto la guida di Cesare. Egli cercava sempre di accontentare il popolo in ogni modo: pare difatti che, un giorno, mentre Cesare attraversava Roma sulla sua biga d'oro, un tribuno balbuziente gli chiedesse: "Cesare, il popolo chiede sesterzi"; e Cesare rispose: "No, vado dritto".
A lui si devono:
lo spostamento dell'accento della parola Roma dalla a alla o
la riforma del calendario, dove fu cambiato il nome dei mesi che invece di I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, furono chiamati Gennaro (in onore di S. Gennaro), Febbr'haio!, M'arzo, Àprila, M'aggio (..rutto o' cazz), Grugno, Puglio, Aragosto, 7mbre, 8bre, 9mbre e Di Cembre (Cembre comprò l'ultimo mese a un prezzo spropositato).
Dopo tutto questo casino, Cesare si prese una vacanza in Egitto, dove si innamorò di Cleopatra, la regina ninfomane. Cleopatra infatti, regina d'Egitto, aveva una strana passione per serpenti, capitoni, mazze da baseball, pali telegrafici, e tutto ciò che aveva forma tubolare. Fu lietissima che in Egitto vi fossero tanti legionari "arrapati" (ossia, dal latino, desiderosi di mangiare rape) e trattenne Cesare in Egitto per tutto il tempo necessario a ripassarseli tutti, compresi cavalli, cavalieri, elefanti e cammelli catturati al nemico.
Per la verità Cesare era innamorato di Frucione, un numida al servizio di Cleopatra, ma, per l'occhio del pubblico, finse di essersi innamorato di Cleopatra.
La vita sregolata di Cesare fece andare su tutte le furie i deputati dell'opposizione, che votarono così la congiura ai suoi danni, ordita da Bruto e Cassio.
La notte prima dell'attentato Calpurnia, moglie di Cesare, fece uno strano sogno: sognò che tutti i legionari facevano il "trenino" e Cesare era la "locomotiva". Raccontò il sogno a Cesare supplicandolo di non andare in Senato; Cesare, indignato, replicò che lui era sempre alla testa dei legionari, soprattutto nel "trenino". Innanzi al Senato un arustico (un indovino agrario) gli disse: "Cesare, guardati dalle ire di marzo!" e Cesare rispose "E che mi frega, mi sono portato l'ombrello! e poi tu devi essere un po' jettattore; è una bella giornata!". Infatti...
Cesare fu ucciso in Senato, sotto la statua di Pompeo, e si disse che, ancora una volta, Cesare giaceva disteso sotto Pompeo, come sempre.
Mentre gli furono inferte le 23 coltellate, testimoni oculari raccontano che Cesare, strafatto di cocaina, non volesse proprio morire e sfacciato gridasse:
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