Francesco Boni

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Franco Boni Eeeeee.jpg

«Ghitgatto di...eeeeee... negd intento a... eeeeee... tgastullagsi col suo passatempo... eeeeee... pghefeghito!»

Quote rosso1.png Eeeeeeeeeee... Quote rosso2.png

~ Boni congiunge due parole
Quote rosso1.png Questo agtista...eeeeeee...si inseghisce a pieno dighitto...eeeeeee....tga i ggandi pgotagonisti del '900 Quote rosso2.png

~ Boni commenta Giotto
Quote rosso1.png ...Un'opega concettuale...eeeeeeee...di stgaogdinaghia impogtanza Quote rosso2.png

~ Boni scambia uno stronzo di cane per un'opera di Piero Manzoni
Quote rosso1.png Sono deluso di voi! Sono molto deluso di voi! Quest'opega avghebbe fatto la vostga fogtuna! E voi ve la lasciate scappaghe? Quote rosso2.png

~ Boni interroga i telespettatori immaginari che si ostinano a non fare offerte
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Per quelli che non hanno il senso dell'umorismo, su Wikipedia è presente un articolo in proposito. Francesco Boni

Scoliosi pronunciata, colorito grigiastro, ptosi bilaterale, guance cadenti, una sottile patina di cerone ceruleo, una pennellata di fondotinta color mattone, un pizzico di cremino bianco al lato delle labbra che ci sussurrano proposte improponibili. Egli ci parla da dentro la TV, dal canale con l'elefantino verde. Egli non conosce il significato delle sue parole, ma non gli importa. Piano piano, lentamente, la sua voce ci cattura, per non lasciarci più. Non possiamo reagire, non possiamo resistere alla cadenza ipnotica, ripetitiva, ossessivo-compulsiva. Non possiamo più farne a meno, siamo alla sua mercé! Egli ci plagerà, a pochi giorni dal Primo Contatto e senza consapevolezza... senza volontà... ci ritroveremo un giorno in salotto un'orribile crosta di Mario Schifano, uno dei grandi protagonisti del '900. Nessuno osi pensare di essere immune a tale incredibile prodotto della cultura mercantile televisiva: è sufficiente un solo contatto, anche fugace e distratto, durante un annoiatissimo e routinario zapping, per ritrovarsi avvolti in una spirale impetuosa ed irresistibile di assuefazione e dipendenza fisica e psicologica. Non passa con un'aspirina. Egli è Francesco Boni... ed è qui per vendere.

[modifica] Vita

Franco Boni in trasmissione.jpg

Franco cerca di vendere un brandello di un'opera del maestro Lucio Taglialatela

Francesco "Franco" Boni nasce cinquantenne in giacca e cravatta da un esperimento di botanica di un gruppo di ricerca costituito da ragionieri e geometri. Si conosce poco della sua gioventù proprio perché, come si è detto, nasce cinquantenne. I suoi amici più cari ricordano però la sua innata abilità nel rivendere i Gormiti falsi, spacciandoli per alieni di Ben 10 al banchetto che allestiva ogni estate in cortile. All'età di cinquant'anni ingoia involontariamente un rospo smeraldino che gli si avvinghia permanentemente all'epiglottide. Da allora Boni pronuncia correttamente tutte le lettere tranne la "R", della quale si occupa il suo simbionte. Compiuti cinquant'anni Franco si iscrive all'accademia d'arte. Durante l'esame ipnotizza la commissione con un soliloquio di 813 minuti ottenendo un dottorato in Grandi protagonisti del 900'. Negli anni '60, a cinquant'anni, apre una casa d'asta che riscuote un discreto successo, ragion per cui negli anni '80 Giorgio Corbelli, il padrone di Telemarket gli propone di dirigere la sua galleria di Cortina. Franco accetta ma il primo giorno si rende conto che non si tratta di una galleria d'arte, bensì del traforo Cortina-Marebbe-Mareo-Enneberg. Il povero[senza fonte] Boni, poco avvezzo all'uso di paletta e fischietto viene schiacciato da un furgone blindato. Il trauma rallenta ulteriormente il suo lessico. Ciò gli permetterà di dialogare con gli Ent. Proprio in virtù del suo nuovo potere viene assunto a Telemarket in pianta stabile poiché è in grado di riempire l'intero palinsesto con sole tre frasi. Franco Boni è tuttora cinquantenne.

[modifica] Le tecniche di vendita

Le tecniche di Franco Boni sono uniche ed inimitabili. L'abile spacciatore di chiaviche è in grado di trasformare ogni genere di scarabocchio in una tela di inestimabile valore servendosi delle sole parole.

[modifica] Truffa occulta

Questa tecnica, utilizzata non solo dal Boni, è ampiamente conosciuta in virtù del suo frequente apparire un po' ovunque: sui canali commerciali, in banca, al mercato del pesce e nelle svendite fallimentari:

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«Se io fossi cegto...eeeeee...che quest'opega è un Botego oghiginale ve la pgopogghei a 60.000 Eugo ma considegato...eeeee...che non lo sono...eeeeeee...ve la vendo a 20.000, eeeeee...hai visto mai?»

[modifica] Triplo loop

Il triplo loop è una particolare tecnica di comunicazione basata sulla ripetizione tripla di un concetto cambiando solo un aggettivo, un verbo o un sostantivo che ha il triplice effetto di diluire un inutile flusso di coscienza, tritare finemente i coglioni e potenziare il lavaggio del cervello. Ecco un esempio:

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«Leggeghe Topolino...eeeee...può esseghe più istguttivo che leggeghe una ghivista d'agte»
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«Leggeghe Papeghino...eeeee...può esseghe più istguttivo che leggeghe una ghivista d'agte»
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«Leggeghe Minni ...eeeee...può esseghe più istguttivo che leggeghe una ghivista d'agte»

[modifica] Toccaggio

Quote rosso1.png Splatch! Splatch! Ptciak! Quote rosso2.png

~ Le mani di Boni devastano irrimediabilmente uno sburro su tela di Jackson Pollock
Franco Boni stoccazza una tela.JPG

Boni durante il toccaggio

Il "toccaggio" o "stoccazzamento" potrebbe apparire ai profani come una pratica da imbecilli. Toccare opere ad olio su tela significa lasciare macchie unte che forniranno un ottimo substrato per la crescita di muffe, muschi e licheni mangia-vernice, un'operazione molto rischiosa. Chiedetelo ai mutilati che hanno osato sfiorare il falso della Monnalisa al Louvre. Boni, d'altro canto, sa il fatto suo: le sue impronte disgreganti infatti risultano molto utili a Telemarket per riconoscere i quadri venduti e garantire ulteriore lavoro ai restauratori del suddetto network.

[modifica] Sproloquio

In quest'arte Boni è insuperabile e vanta allievi del calibro di Palmiro Cangini e Celentano. Interminabili frasi nebbiose infarcite di neologismi inverosimili e vocaboli altisonanti a casaccio portano lentamente il telespettatore verso lo stato catatonico e la sottomissione totale verso l'imbonitore. È riduttivo affermare che Boni abbia una buona parlantina, in realtà siamo di fronte ad un esemplare quasi unico di affabulatore surreale, che fa un'arte della sua stessa abilità oratoria, non disdegnando virtuosismi acrobatici dal sorprendente effetto persuasivo. Analizziamo insieme qualche passo delle sue migliori elucubrazioni: forse potremo imparare qualcosa anche noi.

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«Eeeeee...oga Maghina...eeee...spegni tutto... eeeeee...non voglio più contatti...eee...spegni tutto...niente telefonate[1]...oga vi mostgo il pezzo fogte della segata, che è il più ggande... eeeeee... fogse l'unico gappghesentante della scuola...eeeeee... dell'emicganismo, il misconosciuto Agtugo De Gagdenalis, allievo di Maghio Megz... eeeeee... fautoghe del movimento cosiddetto del "magtello ...eeeeee... pneumatico", il più clamogoso, il più gigantesco...eeee...il più clamogoso...eee...uno dei ggandi pgotagonisti del '900.»
Si noti la cadenza precisa, come se fosse scandita da un metronomo, della parola-jolly eeeeee, che stabilisce il ritmo narrativo, impetuoso ed incalzante come una pellicola di Ermanno Olmi, e contribuisce essa stessa ad un primo stordimento psico-intellettivo. Si aggiunga l'utilizzo di termini desueti (misconosciuto), di neologismi (emicranismo), di locuzioni abusate (uno dei grandi protagonisti del '900). Basterebbero solo questi elementi per mandare al tappeto il più sgamato dei telespettatori, ma non finisce qui.
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«Cionondimeno la veghecondia limacifogme assugge... eeeeee... a fanfaluca umbgatile, quindi il deittico vegbicausa è... eeeeee... allocgoico. Con tutto questo voglio significagvi... eeeeee... che abbiamo di fgonte un 70 peg 100, pgaticamente quattgo fogli A-tghe, in coghnice di faggio dell'Alabama... eeeeee... un olio di semi vaghi su tela scamosciata picchiettato con mozziconi di sigaghetta e tappi di bigga su fondo colog vomito. Ti fa così schifo che devi peg fogza aveglo!»
È questa la fase in cui lo sproloquio entra nel vivo, con l'esposizione di preamboli sesquipedali dall'oscuro significato, che assestano una serie di ganci, diretti, uppercut e montanti ai neuroni dell'ascoltatore, che infatti accusa il colpo, rendendosi prono e ricettivo ad ulteriori scariche logorroiche. Ma andiamo avanti.
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«Si paglava di Agtugo De Gagdenalis... eeeeee... possiamo ammigaghe il suo "Tgamonto su discaghica a cielo apegto non autoghizzata", che voi dighete... eeeeee...
« Ma non è un nome di gghido! »
...Eeeeee... invece questo ti fa gghidaghe eccome, dall'incazzatuga che ti sale pegché pensi... eeeeee...
« Dicono che questa goba vale tghentaseimila eugo, e io la so faghe molto meglio! E la vendeghei peg molto meno! »
...Eeeeee... Il gagionamento è cogghetto, difatti io, se me la chiedete, ve la do a soli dodicimila eugo... eeeeee... se facciamo senza fattuga diecimila!»
L'attacco frontale è stato sferrato: l'ignaro teleutente, già stordito dalle avanguardie lessicali dell'introduzione, cade inesorabilmente sotto i colpi della martellante regolarità sintattica, della prosopopea qualunquista, della piaggeria empatica. A questo punto la vostra volontà è del tutto asservita, interamente assoggettata al volere del Boni. Nello stadio precedente si poteva avere qualche speranza, ma ormai è troppo tardi: siete diventati schiavi della tambureggiante loquela, e l'esito finale di tutto ciò sarà che avrete dilapidato in un orribile[2] De Gardenalis, che neanche volevate, i vostri risparmi di una vita, quelli di vostro padre e quelli di vostro nonno, con i quali avevate già organizzato il senso fancazzista della vostra terza età. C'è dell'altro, purtroppo.
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«...Eeeeee... Maghina, Maghina, basta telefonate, stop, sospendi tutto! Eeeeee... quante sono? Dieci? Sono dieci supegfogtunati, pegché io nel magazzino avevo giusto dieci De Gagdenalis, tutti uguali e tutti autentici... eeeeee... De Gagdenalis ega chiamato dai suoi detgattoghi "Fotocopiatghice"... eeeeee... cosa, Maghina? Ce ne sono undici? E alloga, tu che sei stgavaccato in poltgona col sigago in bocca e col bgandy in mano... eeeeee... vuoi esseghe dileggiato a vita peg essegti lasciato sfuggighe l'occasione della tua vita? Cogghi a telefonaghe, muoviti, dai, ghiapgo le linee solo peg te... eeeeee... fai 'sto piccolo sfogzo, che ci vuole? Maghina, due minuti di linee apegte solo peg lui! Due minuti poi basta! Eeeeee... ecco, sento che sta peg squillaghe, ecco che agghiva...»
Franco Boni sa benissimo che l'effetto ipnotico della sua tecnica preferita è di breve durata, per quanto violento, devastante e annichilente. Quindi utilizza, come un colpo di grazia, l'opzione della fretta: è come un'improvvisa scarica di adrenalina che vi fa correre alla disperata ricerca del telefono più vicino, mentre avete già memorizzato il numero di telefono, il codice e il prezzo dell'articolo agognato. Il dado è tratto, e voi siete fottuti.

[modifica] Boni e Clyde

Franco Boni e Sgarbi Bonnie e Clyde.jpg

Boni e Clyde cambiano strategia di marketing: ora lo volete comprare questo cazzo di quadro?

A fine secolo, i managers decidono di sfruttare la grande popolarità che Boni ha guadagnato presso alcune tribù del Tagikistan ed affiancarlo a un famoso e simpaticissimo[senza fonte] critico d'arte: Vittorio Sgarbi . È la rovina. Invece di promuovere abilmente le opere, Sgarbi le distrugge, a volte anche fisicamente, sbatacchiandole sul capo di Boni[3]. Inoltre l'insta(nca)bile critico, a causa degli effetti collaterali di un tranquillante, è preda di frequenti allucinazioni in diretta durante le quali sente continuamente squillare il telefono o cade in irrefrenabili deliri di onnipotenza. La coppia con Boni sortisce un duplice effetto: da un lato non si vende manco una tela, dall'altro orde di anti-fans si accalcano davanti al teleschermo per godersi l'esilarante spettacolo.

Original video

L'audience sale vertiginosamente mentre le finanze precipitano. Qualche manager addirittura ipotizza di passare alle emittenti nazionali e competere con Zelig, poi il fattaccio: Corbelli viene arrestato per aver spacciato, attraverso il dinamico duo, un numero esagerato di falsi con la complicità di una bambina di quattro anni che replicava col piede sinistro opere di Andy Warhol, Picasso, Burri, Cezanne e molti altri grandi protagonisti del '900. Il compare Sgarbi cerca di difenderlo con una frase che farà riflettere:

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«Almeno erano copie di quadri belli e non di quadri di merda!»

[modifica] Truffe correlate

[modifica] Note

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ Quali telefonate?
  2. ^ Probabilmente falso, e di cui ignoravate l'esistenza fino a cinque minuti prima.
  3. ^ Il quale, peraltro, pare sottoporsi a questa pratica molto volentieri.
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