Eliocentrismo

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Elio e le Storie Tese ultima sera di Sanremo.jpg

Gli Elio e le Storie Tese, visibilmente ingrassati grazie alle donazioni delle fave, sono un pessimo esempio di sfruttamento dell'incapacità di intendere e di volere altrui.

Quote rosso1.png Alfieri dell'uomo del Giappone! Quote rosso2.png

~ Persona affetta da Eliocentrismo durante una partita a scacchi
Quote rosso1.png Lasciami, sto andando a fare un duetto con Claudio Bisio Quote rosso2.png

~ Malato agli ultimi stadi della malattia
Quote rosso1.png Ma cosa piangi? Ti è forse entrata una bruschetta nell'occhio? Quote rosso2.png

~ Fava di fronte al proprio migliore amico a cui è appena morto di tumore il padre

L'eliocentrismo è una patologia psicologica ufficialmente riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Caratteristica della persona affetta da questa malattia è il continuo collegamento di ogni frase o situazione del normale tran-tran giornaliero a qualcosa riguardante Elio e le Storie Tese, citando quest'ultima a qualsiasi persona che abbia condiviso con il malato tale attimo risultandone il più delle volte fortemente fuori luogo ed inopportuno.

La storia editoriale dell'eliocentrismo è legata a doppio filo con quella dell'omosessualità venendo inserita nella scrittura scientifica esattamente lo stesso anno in cui l'essere gay venne rimosso dalla lista delle malattie mentali.

I più attenti avranno già notato l'incoerenza di questo in quanto l'omosessualità venne rimossa nel 1974 quasi 20 anni prima che il complessino cominciasse a destare qualsivoglia interesse a livello nazionale. Il perché di questa cosa è presto detto, semplicemente sembrava brutto lasciare vuoto lo spazio occupato dall'omosessualità e venne scelto casualmente dal dizionario il termine Eliocentrismo; solo la fortuna (o sfortuna, dipende da punti di vista) volle che 14 anni dopo il termine cominciasse a significare qualcosa anche dal punto di vista medico.

Curioso è il fatto che i malati non solo sian ben consci del loro problema ma, anzi, lo considerino un vanto riunendosi spesso e appellandosi tra di loro come "fave"; per questo è bene ricordare che l'eliocentrismo non è da confondersi col favismo, malattia notoriamente meno grave, a meno che tu non sia una pornostar.

[modifica] Dibattito scientifico all'interno dell'Eliocentrismo

L'attestazione dell'Eliocentrismo come di una malattia mentale non fu facile né immediata.

In un primo momento fu accomunato ad un semplice fungirlismo da parte di una fetta di gioventù verso un gruppo che diceva le parolacce e scoreggiava in pubblico sfidando le più semplici regole della società civile; solo dopo alcuni anni si cominciò a intravedere del marcio in quello che sembrava solo essere una delle cose più normali del mondo. Quel marcio erano le fave, persone in grado di acquistare tutto il merchandising possibile e immaginabile di Elio e le Storie Tese e, al tempo stesso, di seguirli in capo al mondo pur di sentire i loro idoli che apertamente li disprezzavano, come ammettono loro stessi nella canzone "Alfieri":

Schema vita di un fan di Elio e le Storie Tese.jpg

Schema che spiega la trasformazione della vita del pazienta da persona normale a fava.

« Siamo una banda di bastardi!

Al soldo dell'Uomo del Giappone

stasera ad esempio noi incassiamo

e voi ve la picchiate dentro al culo »

Questo quadro cominciò a preoccupare gli alti vertici della sanità italiana che cominciarono a discutere della cosa arrivando alla tragica conclusione che la malattia era più diffusa di quel che si pensasse quando un dottore accusò un suo collega di avere delle opinioni che valevano come un due di picche e si sentì rispondere "allora ci vediamo questa sera? Una serata tra amici, una chitarra e uno spinello".

Da questo momento ogni discussione a proposito dell'inclusione o meno nella lista delle malattie mentali dell'eliocentrismo perse di senso facendo accettare questa patologia da tutta la comunità scientifica nazionale, internazionale e intergalattica.

[modifica] Le 5 fasi

Elisabeth Kübler Ross.jpg

« Ed è così che Faso mi fece sua »

I medici, in particolare Elisabeth Kübler Ross storica fava svizzera rimasta nel cuore degli appassionati per aver mostrato le tette a Faso nel famoso concerto di Lugano, hanno individuato nel decorso della malattia 5 fasi, simili a quelle dell'elaborazione del lutto che identificano le dinamiche mentali più frequenti nei malati:

  • Fase 1

Detta anche della negazione o del rifiuto: il paziente nega di star entrando nel circolo degli appassionati di Elio e le Storie Tese, cancella dai preferiti Marok.org e rinuncia, davanti ai suoi amici, a comprare i biglietti per il prossimo concerto in zona per poi acquistarli sottobanco al triplo del prezzo. Le frasi tipiche di questa fase sono "Ma sì, son simpatici ma non mi piacciono così tanto" e "Capisco la qualità della musica ma in fondo mi lasciano poco" affermazioni dette tutte ovviamente senza che nessuno gli abbia chiesto nulla a proposito degli Elii, facendo salire i dubbi alle persone vicine al malato.

  • Fase 2

Detta anche della rabbia: il paziente dopo aver cercato di darla a bere ai suoi amici, vedendo che questi ultimi non credono neanche a una parola uscita dalla sua bocca, si lascia prendere dalla rabbia accusandoli di non fidarsi di loro e minacciandoli di essere il loro piccione e loro il suo monumento. La frasi tipiche sono "Mi fate incazzare come quella volta che li hanno cacciati dal concerto del 1 maggio" e "Pippo Baudo nel 1996 era una brava persona in confronto a voi"

Zorro Elio.gif

Trasformazione di una persona normale in Fava.

  • Fase 3

Fase della contrattazione o patteggiamento: in questa fase il paziente ormai ha capito di non poter più fingere di non essere fava e cerca di contrattare una soluzione coi suoi amici per la pacifica convivenza. Invano. La frase tipica di questa fase è "Non distruggete l'EP di Servi della gleba, posso pagarvi, davvero!"

  • Fase 4

Fase della depressione: il malato si rende conto che la sua passione lede la sua socialità, indossa la migliore faccia di legno che ha e si presenta piagnucolante dai suoi amici che loro perculeranno mettendogli sotto le orecchie le canzoni del peggior Fedez e Modà provocandogli il pianto. La frase tipica di questa fase è "No, non sto piangendo, è che mi è entrata una bruschetta nell'occhio"

  • Fase 5

Detta dell'accettazione: il paziente ha elaborato il suo problema capendo che non è lui a crearlo ma lo sono i suoi amici. A questo punto si ritira a vita eremitica continuando a stressare solo i suoi stessi familiari e le altre persone a lui vicine con citazioni improbabili. I più fortunati trovano altre fave passando il resto della propria vita con loro. Non è raro infatti che gruppi di due o tre fave si riuniscano tra di loro in particolari fattorie dedicate all'autoconsumo, chiamate Kibbutz, travestendosi da Zorro.

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