Don Bosco
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Don Bosco (all'anagrafe Giovanni Battista Maria Vittorio Amedeo Filiberto Antinolfi Deodati Serbelloni Orpello degli Orpelli; Orizzonte degli eventi, 1821, Torino, Terra di mezzo, 1914) è stato un sacerdote cattolico, particolarmente noto per il suo grande amore per i giovani.
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[modifica] Gli esordi
Figlio di genitori molto poveri, all'età di 7 anni cambiò nome in Donato Bosco detto Don perché consumava un quaderno ogni volta che la maestra gli faceva scrivere il nome, ed i suoi non potevano permetterselo.
In gioventù il pio Don si dedicò con profitto alla vendita di pozzi petroliferi inesistenti. Quando questo suscitò l'ostilità di alcune associazioni umanitarie, fu costretto a cambiare attività ed a cercare l'appoggio di un'associazione ancora più potente.
[modifica] L'oratorio
Il giovane Don riuscì ad inserirsi ben presto nell'organigramma della nuova associazione, e mise subito a frutto l'ampio bacino di utenza giovanile che il suo ruolo gli metteva a disposizione.
Dopo aver inventato la bestemmia in contrappunto e lo spaccio di droga organizzato, li applicò in maniera industriale negli oratori, ritrovi dove i giovani potessero incontrarsi per giocare malamente a pallone, sfogliare riviste vietate e sopratutto dove potesse essere accentrata la distribuzione di sostanze vietate dalla legge.
L'idea alla base del buon Don era quello di creare un centro di controllo delle tenere natiche menti infantili, per poterle più facilmente condurre sulla retta via. I risultati pratici furono però quantomeno discutibili dal punto di vista di cattoliche. Lungi dal piegarsi agli insegnamenti dei preti guardiani, i giovani approfittarono delle favorevoli condizioni per sviluppare nuove forme linguistiche e dialettali, e per avvicinarsi a filosofie alternative e stili di vita non certificati.
[modifica] Le sQuole
L'attività di Don non si limitarono a far giocare a pallone la miglior gioventù dell'epoca. Conscio dell'importanza dell'educazione nella vita delle persone, fondò apposite sQuole volte a far sì che gli alVnni potessero parcheggiarsi per un congruo numero di anni uscendo poi più ignoranti di quando erano entrati. Don Bosco infatti sapeva bene che ad una persona colta è difficile far credere che puoi inchiodare uno ad un palo e quello poi se ne resuscita come niente fosse; ed ancor più difficile convincerlo a prenderti il fazzoletto in tasca, raccoglierti l'aspersorio, accompagnarti in quel boschetto fuori mano dove non passa mai nessuno... Insomma, l'azione congiunta degli oratori e delle sQuole era volta alla creazione di una sana e forte gioventù.
[modifica] Le missioni
Notevole fu, durante tutta la sua vita, l'attività missionaria. Ancora maggiore fu però l'attività alla pecorina, che gli veniva più comoda data la natura essenzialmente mascolina dei suoi assistenti.
[modifica] Gli screzi con la casa reale e la morte
Don Bosco aveva il vizietto di andare a battere cassa presso i Savoia. Il suo metodo per riscuotere era molto semplice: o gli davano quello che chiedeva, oppure il pretacchione urlava "Lutto in casa Savoia" e se ne andava. Qualche giorno dopo, come per magilla, si verificava la tragica dipartita di qualche membro della Real Casa; di fronte al vero miracolo della preveggenza della docile rappresentante del Signore, nel giro di pochi giorni il tenero sacerdote riceveva la somma richiesta. Il fatto che il giorno stesso del pagamento un losco figuro si allontanasse nottetempo dalla canonica del sacerdote con una valigia contenente il 30% della somma non getta di certo alcuna ombra sulla purezza del miracolo.
Nel 1914 però, il giorno dopo aver pronunciato l'ormai celebre frase, il pretone fu trovato morto nel suo studio. L'autopsia ufficiale parlò di avvelenamento da metalli pesanti, ed il fatto che lo stesso losco figuro quella sera stessa sgattaiolasse fuori da Palazzo Reale con due valigie non ci consente certo di porre in dubbio questa versione. Il funerale si svolse due giorni dopo, e la salma fu vegliata dai suoi bambini assistenti favoriti.
[modifica] Curiosità
- I celebri fioretti di Don Bosco - ben più tosti di quelli di San Francesco d'Assisi - sono, in realtà, piante carnivore giganti del peso di circa centocinquanta chili, in grado di mangiarsi in un sol boccone anche Giancarlo Magalli.
- Ha brevettato diverse epidemie, fra le quali va ricordata la celebre Caduta Testicolare Fulminante, la Dilatazione Anale Esplosiva e la Coppa UEFA al Cagliari.
- È imparentato (cugino di sesto grado) con il Divino Otelma, mistico, guaritore e corruttore di minorenni del XXI secolo.


