Dialetti marchigiani

Da Nonciclopedia, l'enciclopedia libera...


NonEducazione

Ambra guadagna un sacco di soldi: perché io devo studiare?


Da Nonciclopedia, l'enciclopedia dei ciambotti

“Jimo jo ppele jieppe cola jippe jalla ?”
- Marchigiano con un problema al pomo d'Adamo
“Compàaaaa ...!!!”
- Richiamo rurale marchigiano
“Che vvoliiiiii ...???”
- Risposta la richiamo di cui sopra
“Ma te vai a fa da' ntel culo?”
- Cantilena portuale anconetana
“Perché noiàldri marchisciani l'itagliano lo sapiamo vene...”
- Italianized Marchigian
“Scì, Sci pòsci scialà cuscì!”
- Marchigiano con un problema alla lingua
“Oh và vo vè lo vì?”
- Ragazzo offre del vino al padre
“Oh ziu, gna che jimo co lu muturì jo la vocciofila”
- Un marguttu a un suo amico
“Eh sci, non me roppe li cojo, mo ce jimo, basta che staorda non me te sperdi, capitu ziu?”
- Altro marguttu che risponde al tizio di prima


I dialetti marchigiani sono un'accozzaglia di dialetti capitati per caso nella stessa regione, che a quanto pare è proprio le Marche. Gli abitanti di questa regione infatti parlando il proprio dialetto non si comprendo anche in spazi veramente ristretti, come per esempio fra vicini di casa. Se ora state pensando che le Marche sono l'unica regione plurale appunto perché ci sono milioni di dialetti vi sbagliate perché è una cazzata. La verità è tutta scritta qui.

Tuttavia i linguisti hanno osato dividere i dialetti marchigiani in quattro gruppi, e li hanno delimitati geograficamente con dei valli di tipo romano affinché non si possa trasmigrare da un gruppo a un altro e stravolgere così tutto. Questi quattro gruppi almeno fino a ieri erano:

  • la zona di Pesaro-Urbino (in cui il dialetto principale è il tavulliese, esportato poi in tutta la provincia da Valentino Rossi);
  • la zona dei ciambotti e dei mòscioli (volgarmente detta anconetana);
  • la zona de li contadì de cambàgna e de li pistacoppi de città (o maceratese);
  • la zona delle live fritte (o dell'asculà).

La prima e la quarta zona sono state linguisticamente espropriate da tempo dai romagnoli e dagli abruzzesi rispettivamente, tanto che molti si chiedono come cazzo fanno ad essere marchigiani se dicono Mentr’ acsè le parleva do’ ragazz malè passeva sai “bleu-geens” tutti sbrimbledi oppure Che te possa cascà adduosse na pioggia de chiuove 'rrezzentite.

Inoltre a Senigallia e nelle città circostanti la parlata è così bastarda (non nel senso di meticcia) che non può essere classificata fra le quattro, poiché per l'alta concentrazione di incompatibilità dialettale ogni abitante si sceglie il proprio dialetto fra quelli dei quattro gruppi. Ad oggi nella città di Senigallia i cartelli stradali sono scritti in sette-otto lingue, peggio che in provincia di Bolzano.

Dalle ultime ricerche si è scoperto poi che la zona dei ciambotti non è considerabile come avente un dialetto quasi-unico (come lo è ad esempio la zona delle live fritte). Infatti l'ancunetà vero e proprio non varca le porte della città, poiché ogni città della provincia ha il suo dialetto. Abbiamo così il favrianese (volgarmente detto fabrianese), il dialetto dei senzatesta (o anche osemà), il dialetto de Castèéèéèllo (o fidardense), il dialetto de Jèssssi (parlato dagli jèssssini), il dialetto de Filattrà (una sorta di maceratese del nord), e altri 3.212,345 dialetti ancora.

Indice

[modifica] Caratteristiche comuni (poche)

Ci sono (strano ma vero) delle caratteristiche comuni tra i dialetti, che smentiscono quelle non comuni e viceversa.

[modifica] no/ni/ne > insieme vuoto

Nella zona dei mòscioli, de li contadì e delle live fritte ad esempio il cervello dei parlanti per colpa di un bug non riconosce le parole che terminano in NO/NI/NE causando una ritrazione della lingua che fa dire queste parole solo fino all'accento: abbiamo così lu vì, el cà, li picciù, li contadì, 'l pà, la comuniò (ecc). Il cervello de li contadì è ulteriormente ridotto e va in tilt anche con le parole che finiscono in ARO/ORE: abbiamo così lu trattò, lu vergà, lu macellà (da macellaro), ecc.

[modifica] s/ss > sc

Nelle stesse tre zone si verifica un altro degli innumerevoli bug del sistema che colpiscono i marchigiani: l'impossibilità di riconoscere gran parte delle S (doppie o no) che si trovino fra due vocali o prima d'una consonante. L'esito di questo difetto è una S strisciata sul palato: abbiamo così scì (sì), cuscì (così), tosce, posci, pasciò (passione), shpettà (aspettare), shcòjo (scoglio), vashtò (bastone), ecc. Nell'inutile tentativo di rimediare a tal difetto, i marchigiani ar-fatti (quilli che vole parlà l'italjano justo) danno vita ad obbrobri linguistici come coscì, cussì (così), (sì), shpettare, vastone, tossa (tosse), shcoglio, ecc.

[modifica] essi sono > essi è

L'altro grosso difetto di un po' tutti i marchigiani è quello di usare la terza persona plurale molto ma moooooolto raramente, perché vedendo che ce n'è già una singolare capiscono non c'è bisogno di usarne una plurale, ovviamente. Abbiamo così il record di minor cambiamento di parole da singolare a plurale che possa mai verificarsi in ogni lingua:
pistacoppese: sing. LU CA' È VELLU (il cane è bello) ~~ plur. LI CA' È VELLI (i cani sono belli)
Non c'è trucco non c'è inganno, fra singolare e plurale cambia solo una lettera (U > I) !
Nel vano tentativo di rimediare a codesto sgradevole difetto, i mosciolari per eccellenza hanno escogitato una forma di pseudo-terza persona che assomiglia vagamente a quella italiana:
mosciolaro: sing. EL CA' MAGNA 'NA MUCHIA (il cane mangia molto) ~~ plur. I CA' MAGNANE 'NA MUCHIA (i cani mangiano molto)
Per quale arcano motivo ci sia una E al posto di una O in quel màgnane è ancora ignoto.

[modifica] Caratteristiche non comuni nelle 2 zone centrali (tante)

[modifica] co'? co'!

Nonostante i tratti comuni di cui sopra, i dialetti marchigiani prendono le distanze fra loro per via di differenze eclatanti pari a quelle che differenziano il Quechua dal fiorentino. Ad esempio la mente perversa dei Marchigiani fa sì che ad Ancona e a Macerata la stessa parola significhi due cose quasi opposte: presso i ciambotti infatti co' significa che? mentre presso i pistacoppi significa niente. La differenza sta solo nell'accento, chiuso a Macerata, aperto ad Ancona.
dice il ciambotto: CO' FAI? (che fai?), risponde il pistacoppo: NON FACCIO CO'! (non faccio niente!)

[modifica] un gambu tandu véllu

La provingia di Macerata è corbita purdroppo da un derribile difetto di pronungia che fa sì che NT divendi ND, MP cambi in MB e NC sia reso NG. Inoltre sembre presso i pistacoppi la B in mezzo alle vocali divenda irrimediabilmende una V.
pistacoppese: -CHE MESHTIERE FAI? -FACCIO LU VARISHTA A LU VARRE DE VABBO MIA!

[modifica] te 'l fago ntun mumènto!

I mosciolari/ciambotti, essendo vicinissimi al mare, hanno una mèntalità molto più aperta dei maceratesi, perciò aprono la E della parola MENTE, e di conseguenza anche di tutte le parole che finiscono ugualmènte. Qualche esempio ? Pratigamèèènte, mèèènta, svenimèèènto, gudimèèènto, sentimèèènto, velucemèèènte, ecc.

[modifica] e' sdupiamènto de le letere dopie

Nel dialeto dei mosciolari, forse per una penetrazione del dialeto dei Veneti, vengono sdopiate tute (ma proprio tute) le letere dopie, cioè quele che vano in copia. Fano ecezione le dopie S, che rimangono come sono.
esempio: EL GATO HA CIUCIATO EL LATE NTEL PIATO DE COCIO (il gatto ha succhiato il latte nel piatto di coccio)

[modifica] quanno? domà, quanto? dumà

Maceratesi e favrianesi a differenza dei mosciolari compiono delle assimilazioni, cioè una consonante si mangia quella dopo e la risputa sotto forma di mutante a sua immagine e somiglianza. Infatti la loro N si mangia la D succesiva, la loro M si mangia la B successiva e a volte la loro L si mangia la D successiva. Sono senza dubbio lettere molto ghiotte, queste tre. Il risultato:
pistacoppese: QUANNO LA GAMMA SE SCALLA (quando la gamba si scalda)
Questo fenomeno dell'assimilazione dai cloni mutanti migrò nel lontano milleduecentotrentadodici verso nord-est, portandosi anche in alcune città meno lontane dalla Ciambott-country (Ancona), nelle quali ancora persiste la N mangiona (prsmp ad Osimo mannà, mandare). I bravi ancunetà invece non hanno di questi problemi, e anzi, per far vedere che non temono la N mangiona, hanno fatto diventare la D della parola quando una bella T.
QUANTO SEI BELA ANCONA QUANTO È SERA ...

[modifica] il > lu, lo > el

Una delle differenze più eccclatanti fra mosciolaro e pistacoppese è l'uso diametralmente opposto dell'articolo determinativo maschile. Infatti a macerata l'articolo IL è sempre LU, mentre ad Ancona è sempre EL (anche quando non deve, e l'effetto è davvero brutto!).
mosciolaro: E' SGUARDO, 'L SPAGO, EL STUCCAFISSO (lo sguardo, lo spago, lo stoccafisso)
pistacoppese: LU GRA', LU LUPU, LU TAULU (il grano, il lupo, il tavolo)
Inoltre ad Ancona si usa EL anche al posto di LO come pronome: EL MAZO, EL SPEGNO (lo ammazzo, lo spengo).
Il terribile difetto di EL al posto di LO (el spago) si ha solo ad Ancona, mentre la maggior parte degli altri comuni della provincia hanno creato un mix fra articoli mosciolari e pistacoppesi:
osimano, jesino e altri: EL GATTO, LO RIFUGIO, LO RAMO, LO SPAGO (il gatto, il rifugio, il ramo, lo spago)
filottranese: IR DIAULU, U GATTU, RU CA', RO ZUCCHERO (il diavolo, il gatto, il cane, lo zucchero)
Da notare la finezza del filottranese RU, articolo determinativo di rara eleganza.

[modifica] brào!

Succede in gran parte dell'area centrale che la V scompaia spesso in posizione interVUcalica, e che non si trovi ancora nonostante gli appelli a Chi l'ha visto?. Gli unici ad andare fieri delle loro V sono i mosciolari, mentre gli altri le ripudiano:
marchigiano centr. generico - {mosciolaro}: TAOLO, BRAO, DORMìO, 'NA ORTA, LE ACCHE (tavolo, bravo, dormivo, una volta, le vacche)

[modifica] iéri o ièri?

L'apertura del dittongo IE è l'aspetto vocalico più strapazzato in assoluto nelle province di Ancona e Macerata. I pistacoppi infatti lo pronunciano chiuso nella maggior parte delle parole (ri, pnu, camanzinre, pde, insme), mentre a Jesi, Osimo e altre città dei dintorni esso è sempre aperto tranne in alcuni casi (ri, pno, vne, dci, pde, ferovre, insme). I ciambotti/mosciolari per non sbagliare pasticciano come possono prendendo un po' qui un po' là (ri, pno, vne, pde, insme, tne, dci).
Chiamamisivi ... chiamisivici ... chiamasi ipercorrettismo il fenomeno per cui jesini, osimani e coloro che hanno il dittongo IE aperto lo chiudono (rinnegando la loro lingua madre), sebbene in italiano corretto esso vada pronunciato per regola aperto (ièri, e non iéri, zucconi!, imparate a parlare da uno jesino o da un toscano, bestie!)

[modifica] me sindìo strittu

Succidi ai marchigiani dilla pruvincia di Macirata di parlari un pucu cun la prununcia stritta, pirchì upira un finuminu chi si chiama metafonia, o metafonesi, o umlaut, o HP³109™4²,9A. Quistu finuminu si applica a li paruli chi finiscunu in O, I, U, i cunsisti nillu scurimintu dilla vucali sulla quali cadi l'accintu. Quindi iu stu prupriu isagirandu a parlari cusì strittu.

[modifica] Cortesie marchigiane

  • Te dago do' sardèle ntele custarèle che te fago piagne finché nun mori! (Ancona)
  • Ma vàte a fa' da' ntel culo! (Ancona)
  • Te do 'n cazzotto che tte sparìscio! (Osimo)
  • Un gorbu che tte spacca! (Macerata)
  • Piassa un colp ma te e ma chi t'ha fat (Fano e dintorni)
  • Te pijesse nu sciordo' addè 'ddè! (Fermo)
  • Mo vengh' ess' e te sdrovell' co su mis da cà lip! (San Benedetto del Tronto e dintorni)

[modifica] Voci correlate


Strumenti personali