Derby di Verona

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Quote rosso1.png Vi prego, fermate questa barbarie. Quote rosso2.png

~ Donna veronese sopravvissuta sul Derby di Verona.
Quote rosso1.png Neanche io ho mai visto un conflitto più sanguinario di questo. Quote rosso2.png

~ Reduce della Seconda guerra mondiale sul Derby di Verona.
Quote rosso1.png Cosa è diventato il calcio, cazo? Una giungla, cazo? Quote rosso2.png

~ Alberto Malesani sul derby di Verona.
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Il derby di Verona è considerato dai tifosi di calcio italiani [1] come il più sfigato dei derby della serie A. Tuttavia questa definizione è tipica però di ciarlatani ignoranti che preferiscono disprezzare tale partita per paura: molti infatti sanno che Chievo-Hellas o Hellas-Chievo è causa di infarto, coma e morte per la totalità della popolazione veronese. Si narra che molte donne incinte hanno dichiarato di vedere i bambini che portavano in grembo ritornare allo stato embrionale.


[modifica] Premessa

Come la maggior parte di noi sa, a Verona esistono due squadre di calcio, o almeno organizzazioni di delinquenti che si spacciano per tali: l'Hellas qua comandiamo noi Verona e i loro cugini sfigati e odiati del Chievo Verona, noti anche come Quelli che anche quest'anno retrocedono l'anno prossimo. Naturalmente e giustamente, anche le due compagini[2] di Verona si fanno schifo a vicenda. Ma come è nato questo odio? Che bisogno aveva la città di Verona di avere non una ma ben due squadre mediocri e scalcinate? Che bisogno avevano quattro tizi che passavano di li per caso del rione di Chievo di far diventare la loro squadretta di quartiere una squadra di serie A[citazione necessaria]?[3] Cosa c'era dietro tutto questo? La necessità di sentirsi autonomi? La voglia di creare scompigli in città? Il demonio? Studi recenti sulla popolazione locale hanno potuto dare una spiegazione razionale sul perchè di tutto questo.

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E' scientificamente provato che leccare il sudore della pelata di Hallfredsson ha lo stesso effetto di quintali di funghetti allucinogeni. Si sta in gran segreto cercando un metodo per indurre i giocatori del Chievo a farlo.

[modifica] Un po' di storia

Come ben si sa, il calcio è anche cultura[4], anche se qualche malalingua anticalcio continua a negarlo. Mentre l'Hellas è la tipica squadra fondata dai soliti capitalisti bastardi, il Chievo Verona, squadra il cui stadio è ogni domenica gremito di tifosi ospiti[5], è una squadra fondata da dei tizi del quartiere Chievo, gente tranquilla che passava il suo tempo a giocare a briscola sotto il baretto, a scatarrare, a bestemmiare e a maledire il governo. Anche il calcio era una loro passione, ma purtroppo un brutto giorno un tizio del posto disse:

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«Ma che c'è di bello nel calcio? Quattro scemi che corrono dietro ad un pallone...»

Naturalmente tale opinione venne accettata, così come il suo sostenitore: gli fu letteralmente accettata la testa. Ma Verona è grande, e più una città è grande, più vecchie pettegole ci sono, più le voci si diffondono. Una volta giunta al presidente dell'Hellas, fu deciso di prendere seri provvedimenti. Si sa, chi odia l'Hellas Verona odia Verona e non è ammesso a seguire le imprese di questa storica[citazione necessaria] squadra. Col tempo, infatti, si cominciò a cercare di proibire l'accesso allo stadio ai tipi del rione Chievo per tale eresia pronunciata da quell'empio, inizialmente con scuse credibili tipo: Il gatto del Presidente è morto, Non vi vogliamo uccidere ma lo faremo, Ma che cosa c'è di bello nel calcio? Quattro scemi che corrono dietro ad un pallone... et similia. Con il tempo, i cittadini del rione Chievo cominciarono a mangiare la foglia e decisero di prendere una posizione. Uno dei tanti giorni in cui trovarono le porte dello stadio Bentegodi chiuso, reagirono in questa maniera.

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Fu così che nacque il Chievo. Quando la notizia giunse alla società dell'Hellas[6], l'ilarità fu generale. Dove li avrebbero trovati giocatori semidecenti? Chi avrebbe fatto il tifo per loro? E soprattutto, cosa cazzo c'entravano il black jack e le squillo di lusso? Probabilmente erano stanchi del fatto che le uniche tette che potevano toccare erano quelle della statua di Giulietta.


L'inizio delle ostilità

Mentre i fighetti dell'Hellas continuavano a farsi belli delle loro sconfitte in serie A[7], i poveretti del Chievo continuavano a riempirsi di ridicolo. Già la loro divisa era pessima, sembrava una caricatura di quella dell'Hellas, dal momento che i colori erano gli stessi ma abbinati in maniera diversa. Questo, infatti era già sufficiente a causare scandali[8] tra i benpensanti, peggio che avere due squadre nella stessa città, o, ancora peggio, nella stessa nazione. Accadde però un giorno che l'Hellas, dopo aver aderito alla mafia, alla camorra, alla 'ndrangheta, alla P2 e aver fatto quattro abbonamenti a vita a Famiglia Cristiana, nel 1985, vinse lo scudetto. E questo fu motivo di ulteriore motivo di prese per il culo nei confronti del Chievo. Furono infatti numerosi gli episodi in cui il loro presidente si recò alla sede di allenamento dei clivensi e, con aria spocchiosa, si faceva beffe di quei poveretti dicendo Noi abbiamo lo scudetto e voi no, pappappero... E possiamo giocare anche in Champions League e diventeremo fortissimi... pappappero... Peccato che l'anno successivo l'Hellas tornò alla sua brava tradizione di squadra perdente.
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Paloschi mentre si appresta a lanciare la bandierina del calcio d'angolo ad un avversario per infilzarlo.

La frustrazione in casa Chievo cresceva, ma, un bel giorno, passò di lì per caso un giovane rampollo della famiglia Campedelli, che, nonostante avesse più di 30 anni, era viziato al massimo e, notata la squadra, data la sua voglia di avere un animale domestico, cerco di convincere il padre all'acquisto, a patto che se ne occupasse lui. La notizia dell'acquisto fece scalpore in tutta la città.


Il primo Derby

Il destino si sa, è pazzo, pazzo da legare, talmente pazzo da essere stato chiuso in una cella dell'Arkham Asylum e aver buttato la chiave. L'internamento del destino fu causato da questo episodio: mentre l'Hellas si crogiolava nella serie B, con calciatori incapaci e allenatori che dicevano che la pioggia fosse causa della sconfitta, il Chievo cominciava la sua scalata, raggiungendo la serie cadetta dove ritrovarono i loro odiati rivali. Il presidente dell'Hellas cominciava quindi a farsela sotto, ma non poteva mostrarlo a tutti. Tramite un discorso alla nazione[9], cercò di rassicurare i tifosi con la sua abilità dialettica, con frasi tipo Ma li avete visti? Dove vogliono andare questi? Pfff... sono troppo cessi. La domenica del Derby, però, non fu un giorno come gli altri. Abbiamo qui la testimonianza di un sopravvissuto a quel giorno, quel giorno dell'ormai lontano 1994.

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«Ricordo quel pomeriggio. Che non fosse una giornata come le altre si sapeva, ma la tensione era davvero alta, si tagliava con un coltello. Il cielo era stato serenissimo fino alle 14:30, mezz'ora prima del fischio di inizio. Non appena però tutta la città si sintonizzò sul televisore per assistere all'incontro, si ebbe uno scenario apocalittico. Il cielo si fece completamente grigio, l'aria divento gelida. Sentivo il pianto disperato del figlio del mio vicino che era nato da poco. Il mio cane corse rabbioso alla finestra e cominciò ad abbaiare. Dopo un po' ritornò da me e si accucciò ai miei piedi spaventato. Accesi il televisore, ma non c'era audio. Per dieci interminabili minuti l'immagine rimase ferma sul pullman del Chievo e poi andò via la corrente. Quando ritornò, la partita era già cominciata. Indossai subito la maglia dell'Hellas, ma subito ebbi una sensazione di fastidio, tale da farmi piangere disperatamente. Avevo una sensazione di soffocamento e di irritazione. Me la tolsi immediatamente. Non avrei mai potuto credere che una partita di calcio avrebbe potuto turbare così profondamente la psiche umana.»

Si seppe poi in seguito che il testimone si era messo la maglietta al contrario e l'etichetta gli irritava la gola. Qui riportata un'altra testimonianza.

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«Mio padre mi aveva portato alla partita, all'epoca ero solo un bambino. Ricordo solo l'aria preoccupata di mio padre che, a due minuti dall'inizio del gioco mi coprì gli occhi con una sua mano raccomandandomi di non guardare. Non mi spiegò mai il motivo di quel gesto. A distanza di anni ho capito tutto. Ma era modo di giocare a calcio, quello? Che schifo...»

I più coraggiosi si sono espressi con un semplice:

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«Che partita di merda...»

Per poi essere spediti direttamente nei Gulag dal presidente dell'Hellas.


La serie A

Arrivò quindi per entrambe le squadre la serie A, per l'Hellas un posto in cui fare delle belle figure di merda, per il Chievo... un momento, il Chievo nemmeno sapeva dell'esistenza della serie A. Già dalla serie B, infatti, i giocatori si lamentavano del casino che sentivano durante il gioco, chiedendosi da dove provenisse. E poi giunse un giorno, quel maledetto 18 novembre 2001. Tutta la città cercava infatti la testa di Eugenio Corini, il quale aveva dichiarato Andiamo, i ragazzi del Chievo non sono poi così male.... Il poveretto dovette quindi cercare asilo presso l'odiata rivale. Fu guerra. L'Hellas si sentiva tradita da Corini che, oltre ad aver elogiato un nemico, si era anche unito al suo esercito. Doveva morire. Il 18 novembre non si sarebbero fatti prigionieri. L'entrata in campo dei giocatori del Chievo fu condita da risate dei tifosi dell'Hellas che deridevano la ridicola acconciatura di Lupatelli e la sua geniale idea di avere come numero di maglia il numero 10 pur essendo un portiere. I tifosi del Chievo, dal canto loro, risposero con Ma quanto è brutto Camoranesi?. I presidenti, seduti sugli spalti, fino a quel giorno avevano sempre sostenuto i loro rispettivi tifosi, ma quel giorno erano muti, ma dentro si bestemmiavano a vicenda. Gli arbitri e i guardalinee abbracciarono le loro famiglie, il ritorno a casa non era sicuro. Abbiamo qui la testimonianza di Camoranesi:

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«Ricordo molto bene quello che successe quel giorno. Lo stadio era pieno di tifosi che gridavano il nome della nostra squadra. Nel tunnel per arrivare al campo, Corini, quel traditore di merda, venne da me e disse Quanto cazzo sei brutto... Volevo rompergli la faccia, ma Oddo mi fermò. Ne valse la pena, però, perchè ciò che successe in campo fu molto peggio. Continuò a dirmi cesso per tutta la partita, soprattutto dopo aver segnato il goal del vantaggio. Quando poi però pareggiammo e io segnai il 3 a 2 si stette zitto. Ancora oggi lo sento piangere, quel fottuto traditore.»

La partita terminò con la vittoria dell'Hellas per 5 mutilati del Chievo contro i suoi 8 feriti mortalmente. Molti tifosi rimasero feriti nel volo di caviglie e peroni, mentre furono dati per dispersi l'educazione e il portafogli di Alberto Malesani. Qui vi è la testimonianza di un sopravvissuto, un tifoso dell'Hellas.

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«Ero andato a vedere la partita con un mio amico e mio fratello. Sentivo dagli spalti Malesani e Delneri prendere in giro le loro rispettive mamme. Accanto a me vi era un tipo piccoletto, sugli ottant'anni, anche se diceva di averne solo 31 da poco compiuti, con un paio di occhiali spessi che lo rendevano talmente brutto da farlo sembrare una talpa. Diceva che si trovava lì perché cercava un posto dove sedersi. Ero impegnato a seguire la partita, quando il mio amico mi urlò Attento e mi strattonò via. Sentì un urlo strozzato. Quando mi rialzai vidi il tipo piccoletto sdraiato per terra che si massaggiava l'inguine per il dolore. Accanto a lui vi era una caviglia mozzata che doveva averlo colpito. Doveva essere la caviglia di uno dei giocatori avversari a giudicare dal calzettone. Devo la vita al mio amico. Passai tutta la notte con lui, mio fratello ed altri tifosi a fare baldoria e a sbronzarci bevendo dalla caviglia. Festeggiammo così la vittoria. Il piccoletto? Bho, nessuno dice di averlo più visto in giro.»

Abbiamo anche qui riportata la testimonianza di Oddo, autore del goal su rigore a favore dell'Hellas.

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Lupatelli rassegnato dopo aver saputo che Oddo potrebbe essere il suo nuovo papà.

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«Lupatelli aveva appena travolto Mutu in area. Quel figlio di puttana continuava a ripetere Sta fingendo, non l'ho toccato mentre Adrian gridava per il dolore, come un maiale al macello e la sua caviglia sembrava essersi staccata, ma quello stronzo non voleva saperne. Adrian, però riuscì ad alzarsi e minacciò Lupatelli dicendo Spacco bottiglia, ammazzo famiglia. Lupatelli gli rispose male e dovetti intervenire perché altrimenti ci scappava il morto: Adrian aveva tirato fuori un coltello. Lo allontanai e mi presi la responsabilità di tirare il rigore. Lupatelli era in mezzo alla linea di porta, quello spocchioso. Mi guardava facendo delle smorfie, dicendo di salutargli mia sorella. Ero davvero nervoso, ma riuscii a rilassarmi. Guardavo la sua testa pelata con quelle orribili basette ai lati della sua testa. Che cazzo ci fai con il numero 10, tu che sei un portiere? E poi che vai facendo con quelle basette cosi lunghe se sei pelato come un supplì? Questo è ciò che pensai per farmi coraggio. Chiusi gli occhi e diedi una pedata ignorante al pallone che entrò in rete. Mi avvicinai a lui e gli dissi Guarda, tua madre mi sta salutando. Gli indicai un punto sugli spalti, esattamente dietro di lui. La vecchia era li e mi mandò un bacio volante che ricambiai. Il dopopartita fu fantastico con lei, ma questa è un'altra storia.»

Dalla parte del Chievo, riportiamo la testimonianza di Bernardo Corradi.

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«Ad un certo punto un boato si alzo dallo stadio e cominciarono a volare insulti di tutti i generi nei miei confronti. Molti dicevano di essersi fatti la mia ragazza. Sapevo che prima di mettersi con me aveva avuto una vita sessuale molto attiva, ma non sapevo fino a questo punto. E perché tutto questo? Perché avevo semplicemente tentato di spezzare le gambe a Colucci. Avevo apposta portato un'accetta da casa ma l'arbitro mi proibì tassativamente di usarla perché era contro il regolamento. Dovetti arrangiarmi con i piedi. E che avrei mai fatto? Quella checca era sdraiato per terra a gridare Voglio la mamma, voglio la mamma e subito quegli stronzi dell'Hellas cominciarono a fare da leccaculo all'arbitro perché mi espellesse, nella speranza di ricevere un biscottino, tzè. Poi quello stronzo di Cannavaro mi spaccò la faccia. Perdevo copiosamente sangue e dovetti uscire a medicarmi. Sentivo quello sfigato frustrato dire Ma dai, è solo un taglietto e rideva. Che bastardo...»


Un altro scherzo del destino

Un giorno Joker venne portato all'Arkham Asylum, scortato da Batman. Ma quel pipistrello incapace fece in modo che Joker si liberasse e a sua volta liberasse tutti i detenuti, tra cui il destino[10]. Questi fece un terribile scherzo all'Hellas: la squadra retrocesse in serie B e quindi i tifosi, dopo essersi lamentati dicendo Che destino di merda. furono costretti a vedere i loro odiati cugini del Chievo rischiare di essere di retrocedere ogni anno per poi salvarsi a culo nelle ultime giornate di campionato. Naturalmente tutto ciò causo crisi isteriche al presidente. Per molti anni il Chievo poté guardare dal basso dall'alto della serie A gli odiati rivali.

[modifica] Giorni nostri

Ai giorni nostri il derby di Verona è uno degli spettacoli più deplorevoli e osceni del pallone italico di massima serie e continua a far tremare appassionati di calcio e gente a cui non gliene frega un cazzo. Resta sempre uno spettacolo vietato ai minori.


[modifica] Voci Correlate


Note

Cioè, stai davvero leggendo le ♪♫note♫♪?! Pazzesco...
  1. ^ Naturalmente da quelli che hanno di più la puzza sotto il naso.
  2. ^ Vi piace la parola compagini?
  3. ^ Tra l'altro spendendo soldi su soldi per giocatori che, oltre a delle facce da delinquenti e delle capigliature improponibili, avevano il brutto vizio di confondere il pallone con lo stinco dell'avversario.
  4. ^ Adesso l'ho detta la cazzata.
  5. ^ Ma di tifosi locali sono sempre i quattro fessi
  6. ^ Sempre per via delle già citate vecchie spione
  7. ^ Canzonando i clivensi dicendo Noi almeno in serie A ci stiamo...
  8. ^ O, come era in uso dire all'epoca, scandoli.
  9. ^ Si, perchè Verona è considerata una nazione da parte dei veronesi.
  10. ^ Che, tra l'altro, vaga ancora a piede libero per il mondo. Se lo rintracciate avvertite subito la polizia, è pericoloso.


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