Latrinaro

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“E non vi confondete con il ruolo!

Sò latrenaro e nun sò cessaiuolo!”

- da una canzone di Mario Merola

Indice

[modifica] Cenni storici

Lui più che un latrinaro, tra poco sarà latrinato!

Tra i più antichi mestieri umani, quelli che nell'antichità consentirono il progresso della nostra specie, spicca la figura del latrinaro, cioè dello specialista che curava gli orinatoi e provvedeva alla raccolte delle urine che alimentavano le antiche fabbriche egizie di birra. Il mestiere era prestigioso e molto remunerativo, e al latrinaro furono dedicate divinità protettrici, poemi e odi, statue e rappresentazioni epiche. L'imperatore Vespasiano ne fece addirittura una figura preminente tra i maggiorenti dell'impero. In seguito questo prestigio si perpetrò nei secoli ed è giunto fino ai giorni nostri come titolo onorifico e di grande popolarità. Difatti portano questo titolo prestigiosissimo i parlamentari che siedono a sinistra del presidente dell'assemblea, mentre quelli che siedono alla destra sono insigniti del titolo non meno prestigioso di cessaiuoli.

[modifica] Etimologia

Il nome latrinaro deriva evidentemente dal verbo latrare, cioè il rumore del respiro affannato emesso dal cane e dal lupo dopo avere ululato. Nell'antica Pompei, infatti, il latrinaro proveddeva direttamente a reclutare i piscianti afferrando i passanti e obbligandoli a urinare nel suo apposito pisciaturo. Accadeva però che talvolta i passanti non avessero urina da depositare ed, in questo caso, il latrinaro li obbligava a sforzarsi strizzandogli i coglioni; ciò provocava l'emissione di un ululato (AUUUUUUUUUUU!!) lungo e modulato, simile a quello emesso dai lupi, dopodiché il malcapitato, affanava emettemdo una sorta di latrato. Il latrinaro era riconoscibile per il fatto che portava un cappello simile alla mitra vescovile, da cui poi i designer hanno ricavato la forma dell'orinatoio sospeso. Questo cappello si diceva sacro e difatti, in tempi moderni, esso è stato adottato da un grande esoterico, il Mago Otelma.

[modifica] Specialismi della professione di latrinaro

Il vero latrinaro in bagno monta lampade a Raggi UV, per abbronzarsi anche mentre espleta le sue funzioni, e porta con se anche un giornale, per leggere. Ma il bello è che esso non si reca alla latrina solo quando necessita, ma passa il suo tempo libero seduto sopra la latrina, con i pantaloni alzati.

Il latrinaro è, ovviamente il signore delle latrine, ed, in quanto tale, deve essere in grado di riconoscere i piscianti, di prevedere le quantità di urina pisciande, il loro colore, la loro composizione chimica, le proprietà organolettiche, l'odore, il pH, ecc. Ciò è assolutamente indispensabile per la pre-selezione delle urine, che devono essere raccolte con criteri di omogeneità al fine di consentirne l'utilizzazione ottimale. Questa abilità si acquista col tempo, osservando personalmente le pisciate e, spesso, guidando con la sua propria mano l'organo di emissone al fine di non disperdere il prezioso liquido. Dopodiche il latrinaro provvede a raccogliere anche le gocce residuali, squotento energicamente l'organo, indipendentemente dalle proteste (AUUUUUUUUUUUUUUU!) dei piscianti.

Una tecnica raffinatissima è stata elaborata dai celebri latrinari al fine di stimolare l'emissione del liquido da parte gli urinanti. Mediante la formula magica Utòr Kalèm---Itòr Ausìm---Olìm Peròr---Otelma Isi Tàu, nel pisciante viene indotta una diuresi a cascata, tale che, dopo la pisciata, questi è completamente disidratato e mummificato. Tuttavia esiste anche l'antica tecnica della retrocarica, cioè si introduce nell'ano dell'urinante un tubo da idrante e si apre l'acqua a 5 atmosfere di pressione.

I latrinari che riforniscono le industrie alimentari e dei cosmetici, adottano una tecnica di recente invenzione al fine di ottenere urine di una ben determinta colorazione e aroma; ciò è necessario in questo queste urine sono costituenti organolettici e aromatici dei prodotti. La tecnica consiste nell'obbligare il futuro pisciante a bere liquidi colorati e aromatizzati, circa 60 litri al giorno e nel tenerlo ad alta temperatura, in forno, in modo da otterene una pre-cottura prima dell'emissione. Spesso le urine vngono spillate dal soggetto imbibito mediante una pompa idraulica manuale.

[modifica] Uso elogiativo del titolo

A parte quanto suddetto, nell'uso popolare si è affermato l'uso della terminologia latrinologica per affermare il valore di determinati personaggi politici. Tuttavia, volendo anche ingentilire la lode, detti termini vengono declarati al femminile. Di determinati personaggi illustri e meritevoli, come ad esempio l'On. Veltroni, di è soliti dire: "È na' latrina!", cioè un politico meritevole e abile. E, possiamo aggiungere, il complimento è effettivamente meritato.

[modifica] Differenze tra latrinari e cessaiuoli

Gli effetti collaterali per un latrinaro...

Spesso il profano confonde erroneamente il latrinaro con il cessaiuolo. In realtà, anche se le sfere di competenza dei due possono talvolta intersecarsi, tra i due mestieri esistono delle sostanziali differenze. Innanzitutto nell'etimologia, poiché cessaiuolo viene evidentemente da cesso che, in questo caso, non è il presente indicativo del verbo cessare, ma l'oggetto che il cessaiuolo sovraintende, studia e mantiene in efficienza. Una seconda distinzione è nel simbolo, poiché i cessaiuoli hanno come emblema lo scopino del cesso, mentre i latrinari il catetere.

Il cessaiuolo è, quindi, uno specialista di cessi: di solito lo si incontra nelle pubbliche latrine dove, a seconda del cacante, assegna il cesso adatto, essendo anche il grado di prevedere peso e puzza della cacata; dopodiche il cessaiuolo riporta il cesso, dopo l'uso, allo stadio virginale. In base alla sua valutazione, il cessaiuolo è anche in grado di stabilire quantità e tipo di carta igienica da fornire agli utenti, e ciò, come si comprende, richiede anche una perfetta conoscenza della consistenza delle merde. Infine il cessaiuolo, grazie alla formidabile resistenza alle puzze acquisita e, si badi, senza l'ausilio di alcuna maschera o apparecchio respiratorio, recupera i prodotti gassosi della cacata per aspirazione.

È dunque molto importante distinguere latrinari e cessaiuoli per non offendere l'orgoglio professionale di entrambi. A questo proposito riportiamo un breve aneddoto:

Nella storia di Napoli figura un personaggio famosissimo che gestiva i pubblici orinatori posti a via Foria: si chiamava Ernesto e rimane nella memoria popolare come "Ernesto a Foria", spesso citato per consigliare una meta oppure, anche, per ottenere un efficace paragone a scopo laudativo. Questo personaggio era tipicamente il decano dei Latrinari e, a chi gli chiedeva prestazioni dei suoi attrezzi diverse dallo sversamento dei liquidi, rispondeva con malcelato orgoglio: "Io sò latrenaro, no cessaiuolo!". Tuttavia l'azienda di Ernesto a Foria fallì a causa della concorrenza sleale fattagli dai politici che stavano diventando latrinari di ineguagliabile valore.

Per chi dovesse avere ancora difficoltà a distinguere i due ruoli, basti ricordare che:

  1. il latrinaro ha una resistenza alle puzze molto minore di quella del cessaiuolo;
  2. il latrinaro è un esperto di liquidi (urine, sperma e sputi) ma non di semisolidi, o plastici, come le merde che sono malleabili.

[modifica] Termini tecnici

  • Latrina - riferito a soggetto femminile di nobili virtù o anche di rara bellezza (vedi cesso fotonico)
  • Orinatoio - strumento di raccolta delle pisciazze
  • Catetere - protesi per latrinaggio
  • Pisciaturo - termine di origine classica che indica un particolare tipo di orinatoio mobile a forma di vaso con manici che solitamente era tenuto sotto il letto per usi notturni. I suoi effluvi erano utilizzati per aromatizzare le stanze da letto. Solitamente era in coppia col cacaturo, addetto quest'ultimo alla raccolta dei materiali merdici. Questo nome è tuttora utilizzato per politici di particolare celebrità, pronunciato in modo significativo, trascinando la sc: Pisccccccciatur!.

[modifica] Voci correlate

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