Cautela

Da Nonciclopedia, l'enciclopedia libera...

“Usare con cautela”

- Foglietto illustrativo su farsi le pippe

“Cautela? E chi è sto ebete? Ma che si fotta.”

- Maurizio Gasparri leggendo il foglietto di prima

“Andateci piano con questa pagina ”

- Uno cauto su Questa pagina qua

“Meglio leggerne il meno possibile”

- Quello di prima a riguardo dei giovamenti portati da questa pagina

“ La cautela è la virtù dei deboli, credo”

- Uno sbruffone in preda al dubbio su Cautela


La cautela è l'attenzione maniacale che si ripone in qualunque azione si compia per evitare di commettere un'azione avventata. Si manifesta nel meditare attentamente a ciò che potrebbe capitare ed evitare così di finire irrimediabilmente nella merda.


[modifica] La nascita di questa abitudine

La cautela è un invenzione di Epicuro, che la definì come l'arte del ben pensare. Ora, sappiamo tutti che non esiste "il ben pensare", ed infatti recenti studi dimostrano come Epicuro si nascose dietro questa definizione per poter entrare cautamente nei simposi filosofici. Si dice infatti che a questi raduni, gai ed erculei maschioni intrattenevano alla "greca"[1] il discorrere dei filosofi, in modo da permettere loro di meditare. Essendo lontano dai beni materiali, Epicuro preferì mantenersi dapprima al di fuori, utilizzando quella cautela di cui sopra, per poi infischiarsene di qualche dolorino al retto che avrebbe patito, pur di trovarsi a conversare senza freni su ogni carattere dello scibile umano. Ma forse usò troppa cautela e venne preso per un finocchio tanto da essere allontanato dal convivio da quegli stessi virtuosi omoni che lo scambiarono per una spia. Queste però sono solo supposizioni e sono state scritte senza un vero criterio di interesse eziologico o storico-antropologico, parole di cui non conosco il significato, ma che sembrava figo aggiungere.


[modifica] Note

  1. ↑ E non stiamo parlando di ballerini di sirtaki
Strumenti personali
.