Carlo Gesualdo da Venosa

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Il più famoso ritratto di Gesualdo (autore anonimo).

Carlo Gesualdo (1566 - 1613) è stato un compositore del Rinascimento Italiano, anche se all'epoca l'Italia ufficialmente (ossia dal punto di vista politico) non esisteva. Questo non gli ha comunque impedito di svolgere un'intensa attività compositiva, diventando uno dei più influenti compositori di tutti i tempi: è infatti accreditato di aver lanciato generi musicali quali l'indie e l'emo, nonché la moda, oggi molto diffusa presso i musicisti famosi, di essere persone dai gusti sessuali un po' particolari.

[modifica] Biografia

I biografi ufficiali raccontano che Carlo Gesualdo da Venosa nacque a Venosa (in provincia di Potenza), donde il suo cognome, da famiglia nobile e visse e morì a Gesualdo (in provincia di Avellino), donde il suo soprannome.

Considerando, tuttavia, che il principale biografo di Gesualdo è stato Cantagallo, lo stesso di Robin Hood, e che su quest'ultimo pare si sia inventato tutto di sana pianta, compresa la sua stessa esistenza, nuove approfondite ricerche musicologiche sono state necessarie, vista l'attendibilità un po' discutibile della fonte in questione: un team di studenti del DAMS di Bologna ha così recentemente scoperto che in realtà Carlo il suo soprannome se l'è procurato per la strana abitudine che aveva assunto fin da bambino di tagliarsi le vene, forse data dalla stigmatizzazione cui era andato incontro fin da bambino a causa di sospetti di strane abitudini a letto.

Il povero Gesualdo fu così costretto a trovare rifugio nella musica, che imparò in parte da autodidatta ed in parte presso il laboratorio di un vecchio maestro di contrappunto: la sua attività musicale sembrava andare abbastanza bene, tuttavia continuavano a circolare voci persistenti sulle sue abitudini sessuali. Fu così costretto ad accettare il matrimonio, non foss'altro che almeno come copertura esso era necessario visto che all'epoca per chi fosse sospettato di avere strani costumi a letto l'applicazione di pene severe non era affatto infrequente.

Tuttavia, una notte, dopo aver scoperto la moglie a letto con un altro uomo si macchiò di duplice delitto d'onore: non è chiaro se il problema fosse la moglie che andava a letto con un uomo od un uomo che era andato a letto con la moglie invece che con lui, comunque vada Gesualdo li tolse entrambi di mezzo e per fuggire alla pena di morte cominciò a fuggire per tutte le corti italiane, offrendo il proprio raffinato gusto musicale a tutti i signori locali per guadagnarsi da vivere e dedicando a ciascuno di loro un libro di Madrigali.

Tornato negli ultimi anni di vita a casa in virtù della grazia ricevuta, patteggiò la pena che venne ridotta alla cessione di un piccolo gruzzolo in mecenatismo, ossia per finanziare artisti che avrebbero passato tutto il tempo a dipingere quadri che gli rinfacciavano tutti i peccati ed i reati commessi in vita, da quelli che l'opinione pubblica dell'epoca riteneva più lievi a quelli che essa riteneva assolutamente imperdonabili (anche se in cambio di un po' di grana, come già visto, si poteva anche chiudere un occhio...).

[modifica] La musica

Il genere compositivo preferito da Gesualdo è stato il madrigale, un tipo di composizione simile all'odierna Canzone, ma formato da quattro o da cinque melodie cantate tutte insieme appassionatamente invece che da una sola accompagnata da una chitarra od, all'epoca, da un liuto: infatti proprio in quel periodo compositori quali Giulio Caccini, Claudio Monteverdi, John Dowland e lo stesso Cantagallo iniziarono a farsi furbi ed a scrivere canzoni per una sola voce con gli accordi (anche se all'epoca essi venivano notati con un metodo pedante e di difficile comprensione ed interpretazione noto come "basso continuo" che è un po' l'equivalente chitarristico dei geroglifici, ma in questa sede possiamo anche sorvolare), ma Gesualdo continuava invece a sfornare madrigali nello stile della "vecchia scuola", a cinque voci: solitamente la prima era affidata ad una donna, la seconda ad un falsettista e le altre tre a uomini veri e propri.

Il suo processo compositivo era piuttosto tormentato, infatti essendo autodidatta i suoi madrigali prevedono un ampio uso di procedimenti imitativi, termine tecnico che all'epoca aveva un duplice significato: poteva infatti indicare l'uso del contrappunto, ossia di quella cosa complicata che usava Bach per scrivere le sue Fughe o, più semplicemente, che usano all'osteria per cantare alcune canzonacce quali El ciodo del fero vecio o, se proprio si vuole essere grezzi ed ignoranti fino al midollo, Wale (tanto wale) in canone, ossia prima comincia a cantare uno, poi, a metà della melodia, l'altro; altresì esso poteva indicare il procedimento compositivo col quale si prendeva spunto dalla musica di altri autori. Il problema è che Gesualdo finiva spesso per avere problemi a causa della sua scarsa preparazione: i suoi madrigali finivano così regolarmente per sembrare un incrocio a random tra la musica di Arnold Schönberg e quella di autori rinascimentali quali Giovanni Pierluigi da Palestrina, anche se l'autore si giustificava sostenendo che dietro vi fossero esigenze espressive. Le uniche parti che gli venissero bene erano quelle omofoniche, quelle cioè in cui i cantanti cantavano una melodia accompagnata da semplici accordi come se fossero una chitarra.

Il fatto che a Gesualdo piacesse scrivere musica in cui dei cinque cantanti quattro, o meglio tre e mezzo fossero uomini ha contribuito ad alimentare le già citate dicerie sui suoi gusti sessuali, ma noi non ci crediamo. Ancora meno credenza la voce la acquista poi quando si pensa che il nostro eroe fosse migliore nelle parti omofoniche e che le scrivesse con questi tre uomini e mezzo anche potendo usare la chitarra come gli altri.

Per quanto riguarda i testi, Gesualdo li sceglieva in base agli argomenti che più gli stavano a cuore: di solito essi parlano di morte o di amore, a volte parlano di morti per amore o di gente che si ama da morire (letteralmente!), ogni tanto, quando si sentiva veramente depresso, parlavano di amore per la morte.

[modifica] L'eredità artistica

Bistrattato in vita e dimenticato per lunghi anni dopo la morte, Gesualdo venne rivalutato solo agli inizi del '900: nei suoi ultimi anni di vita, infatti, il madrigale perse terreno a favore dell'Opera Lirica, genere inventato da Monteverdi per poter vendere meglio i suoi libri di madrigali; di fatto, in effetti, l'opera altro non era se non un susseguirsi di arie e cori, insomma, nulla di particolarmente differente dalle solite raccolte di canzoni e di madrigali, ma il marketing, si sa, fa la differenza...

La rivalutazione di Gesualdo ha inizio con la decadenza dell'opera lirica, iniziata per colpa di Giuseppe Verdi che tentò di ibridarla col Ballo Liscio: piuttosto che ascoltarsi ore ed ore di ballate da balera chiunque tentava di trovare una nuova strada, e Gesualdo fu l'ispiratore per più di un grande artista.

In particolare, dal suo metodo creativo basato sull'autodidattica e sull'improvvisazione nacque l'indie, con la quale i madrigali di Gesualdo hanno in effetti numerosissime assonanze, mentre dai testi che scavano approfonditamente l'argomento che più appassiona da sempre il pubblico medio cui questo genere mira deriva la grande musica italiana.

Molto importante è stata inoltre l'influenza della sua personalità: quasi una rockstar del Rinascimento, dalla sua personalità oscura, tormentata e complessa, nonché dall'abitudine che gli è valsa il soprannome, hanno preso le mosse gli esponenti di una sub-cultura che mira a mettere in risalto la perdita di senso dell'uomo contemporaneo, mentre muovendo dal suo esempio numerosi grandi musicisti hanno adottato lo stile di vita che lo ha reso famoso agli occhi dei suoi contemporanei.

Va inoltre ricordato che Rodolfo Cimino, il famoso scrittore di storie di Topolino, prendeva ispirazione per i lamenti di zio Paperone ascoltando a forza tutte le sere i madrigali di Gesualdo, donde possiamo ammirare in ognuna di esse un linguaggio attuale e facilmente comprensibile e qualche vetta artistica quale "Ohi, me misero, me lasso,/me tapino et sanza spasso!".

[modifica] Bibliografia

  • Cecil Gray, Philip Heseltine, "Gesualdo da Venosa: musicista e assassino".[1] Londra, St. Stephen's Press, 1926.

[modifica] Dolenti note

  1. ^ "Sì, assassino delle nostre povere orecchie!" come commentò la mia anziana, arguta insegnante di italiano invitata al Concerto di Madrigali Antichi nell'anno 1981 o giù di lì.

[modifica] Nessi a' madrigali esterni


[modifica] Voci correlate

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