Carlo Emilio Gadda

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~ Chiunque arrivato all'ultima pagina di Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana.

Carlo Emilio Gadda (Evacuo sul Naviglio (MI), 1893 - Roma (MI), 1973) è stato uno scrittore italiano, ma poi per fortuna ha smesso.

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in data 24 marzo 2013
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[modifica] I primi scritti

Carlo Emilio nacque in una delle famiglie più in vista della borghesia milanese: il padre, Francesco Ippolito Gadda, lavorava come sosia di Giovanni Giolitti nelle conferenze pubbliche; la madre, Adele Sgorgacazzi, era un'ex playmate e amministratrice delegata di una hot line su Tele Brianza.
Gadda con cappello buffo.jpg

Gadda, di solito molto compassato, era capace di carnascialeschi sprazzi di gaiezza: qui lo vediamo travestito da paralume in una rara foto d'epoca.

La famiglia si ritrovò in braghe di tela nel 1909, quando il padre morì in un incidente sul lavoro (venne linciato da una folla inferocita durante un intervento a Confindustria), e la madre fu costretta a tirare la cinghia per allevare Carlo Emilio e il secondogenito Filippandrea Maria Abelardo Venceslao Cosma e Damiano, che per risparmiare venne chiamato Enrico.

Gli anni del liceo gli procurarono una grande sofferenza interiore ("gli altri ragazzi vestivano Adidas", amava ricordare lo scrittore, "io vestivo Caritas"), ma fu in questo periodo che Carlo scoprì e assecondò le proprie inclinazioni letterarie, vincendo:

  • il Premio Bram Stoker per la sua orrorifica descrizione del prof di ginnastica;
  • il Premio Giovane Promessa di Quarto Oggiaro, assegnato per l'impegno in un campo artistico che non sia la compravendita di cocaina;
  • il Premio Bella Grafia dalla prima alla quarta liceo;
  • il Premio Grafia di Merda in quinta, dopo che i compagni di classe invidiosi gli avevano spappolato la mano con un batticarne.

Al 1913 appartengono i primi carteggi amorosi di Gadda, le celebri Lettere a una gentile signora. Di seguito un breve stralcio:

Gentilissima Signora,
attendo fremente una sua missiva, a cui spero avrà la compiacenza di allegare una foto del suo clitoride.
Nerdamente suo, Carlo Emilio Gadda

[modifica] La prima guerra mondiale

Fantozzi e Filini.jpg

Gadda e Vittorini nella giuria del Premio Viareggio 1953, premio che loro stessi vinsero nel 1953.

Convinto dall'amico Elio Vittorini, che gli aveva assicurato un mare di patonza, Gadda si iscrisse al Politecnico di Milano: la miglior scuola di origami a livello mondiale, e la prima a insegnare l'omosessualità con metodi non coercitivi. Per pagare la cospicua retta scolastica la madre tagliò le spese superflue: acqua, luce, parrucchiere e le gambe a Enrico, che almeno la smise di consumare un paio di scarpe ogni anno.

Studente fuori dagli schemi, Gadda arrivò a un passo dalla laurea grazie all'elaborazione di un innovativo sistema di calcolo che consisteva nel considerare superati i trentacinque esami che ancora gli mancavano. Osteggiato dalla baronia universitaria, interruppe gli studi e partì volontario per la Prima guerra mondiale. L'amico Elio Vittorini gli aveva assicurato che sarebbe stata una pura formalità.
Entrato negli alpini col grado di piccola vedetta lombarda, Gadda fu inviato in avanscoperta da solo a Graz e ivi catturato dalle forze austriache nonostante il suo formidabile travestimento da wurstel gigante.
Gadda fu internato in un monolocale in compagnia di altri quindicimila italiani, per lo più genovesi. I sorveglianti brutali, gli scarafaggi violenti e la vergognosa mancanza di intimità durante il bidet lo spinsero a scrivere il Diario di guerra e di prigionia, una smielata cover de Le mie prigioni di Silvio Pellico.
Scrisse anche alcune poesie, poi ripubblicate con successo sul Corriere della Sera nella rubrica Animali scomparsi:

Se fossi sieropositivo

Se fossi sieropositivo
avrei un'aspettativa di vita
più alta

Carlo Emilio gadda foto segnaletica.jpg

Carlo, Emilio e Gadda schedati dalla Polizei austriaca.

Il sottotenente D'Eusebio

Il sottotenente D'Eusebio
è stato centrato da un colpo di mortaio.
Un pezzettino del suo orecchio destro
è finito nella mia gavetta.
Oggi mi sa
che salto il pranzo

Mi sorge un dubbio

Centoventiseiesimo giorno
di prigionia.
Mi sorge un dubbio,
vuoi vedere che venendo in guerra
l'ho pijato in ter culo?

Durante la prigionia Carlo Emilio Gadda trovò conforto in Bonaventura Tecchi, Camillo Corsanego e Ugo Betti, che sbranò per sopravvivere.

[modifica] La prima guerra mondiale: il remake

Melanzana.jpg

Enrico Gadda.

Nel 1919, in uno scambio tra ostaggi, Gadda tornò in Italia e all'Austria fu riconsegnato il dottor Ecocolor Doppler, luminare e inventore della disciplina del peto incendiario acrobatico.
A casa lo attendeva l'ennesima disgrazia, puntuale come un attacco di squaraus dopo la visione di Umberto Smaila in giarrettiera. La madre era morta in un incontro di boxe contro Primo Carnera e il fratello Enrico, scioccato dall'esplosione di una bomba di Mosca ("Beckenbauer alla Juve Stabia!"), era ridotto allo stato vegetativo: credeva di essere una melanzana.
Carlo Emilio provò ogni tipo di approccio medico e psicologico, ma alla fine, col cuore gonfio di tristezza, optò per la soluzione più umana: cucinò Enrico al funghetto.

Nel 1920, irrompendo in aula magna urlando: "Ho una bomba!", si laureò finalmente in ingegneria elettrostatica con una tesi sui panni Swiffer. Scritta su un panno Swiffer.
L'anno dopo, su consiglio dell'amico Elio Vittorini, che durante la guerra aveva servito nelle retrovie (a Porto Cervo), si iscrisse al Partito Fascista credendo che fosse la raccolta punti del supermercato. Iniziò a pubblicare con regolarità: nel 1929 diede alle stampe Masturbazione milanese, un trattato filosofico nel quale manifestava il suo interesse per Gottfried Leibniz, Immanuel Kant, Baruch Spinoza e la pratica dell'onanismo a due mani. A sconvolgere i benpensanti fu soprattutto la copertina del libro, che ritraeva Gadda in tutto il suo turgore.
Con Il Castello di Udine, edito nel 1931, vinse il Premio Marchetta indetto dalla Pro Loco di Udine.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Vittorini propose a Gadda di paracadutarsi sulla Casa Bianca e di uccidere Franklin Delano Roosevelt leggendogli uno dei suoi racconti.
Memore degli eventi passati, Gadda accettò con entusiasmo. Non la proposta: accettò Vittorini e seppellì i pezzi nel campo dietro casa.

[modifica] Il pasticciaccio

Nel 1944 lo scrittore si trasferì a Pustole sul Glande e convolò a nozze con Alessandro Manzoni. Il matrimonio fece molto discutere perché Manzoni doveva ancora ottenere il divorzio da Enrichetta Blondel.

Nel 1950 Gadda ricevette una e-mail che diceva:

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«Complimenti! Lei è il fortunato vincitore di un'Audi A4. Inoltre è esentato dal pagare il canone. Si presenti negli uffici RAI di Roma per riscuotere il premio.»
Gadda abboccò e firmò un contratto capestro con cui accettava l'incarico di responsabile culturale dei programmi RAI, che nessuno voleva, in cambio di sedici lire al mese, un domestico senegalese e un calco in cera delle tette di Gina Lollobrigida.
Michele Santoro.jpg

Anche Santoro ESIGE sapere chi è il colpevole in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.

Gadda rivoluzionò il modo di concepire la TV: da forma di intrattenimento ad arma impropria.
Lanciò volti nuovi come Mike Bongiorno, Pippo Baudo e il suo domestico senegalese Carlo Conti; lanciò anche una teglia di lasagne fumanti in faccia a Giuseppe Ungaretti, durante un acceso dibattito sugli Scapigliati alla Prova del cuoco. Ungaretti, ricoverato nel reparto gravi ustionati, scrisse una poesia sulla vicenda:

Cazzo se brucia
'sta besciamella!

('Sta besciamella, dalla raccolta M'illumino di merda)

Fu sempre lui a ideare quei film che trasmettono a tarda notte in Fuori Orario su Rai Tre, lasciando poi il timone al figlio Enrico Ghezzi. Quello a cui voleva più bene, perché l'aveva partorito lui.

Nel 1957 pubblicò Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana, il suo capolavoro incompiuto, la cronaca di un brutale omicidio che si protrae per duecento pagine e si conclude con la ricetta della crostata al rabarbaro. Era un nuovo genere poliziesco: oltre al giallo storico, al giallo deduttivo, al giallo classico all'inglese, esisteva finalmente il giallo a ceppo di minchia!
Carlo Emilio Gadda era ormai una delle più grandi personalità letterarie del Novecento: così almeno recitava la targhetta sotto il suo campanello.

[modifica] Gaddaland

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«La complessa ricchezza linguistica e tematica dell’opera gaddiana, così visceralmente composta e tramata, e sardanapalesca, e pantagruelica, continua a sollecitare una pluralità di letture, a diversi livelli, lungo differenti parametri, secondo i più svariati presupposti e pregiudizi: a costo di razionalizzare fin troppo lucidamente attraverso nitidi procedimenti di schede e di referti quel suo atrabiliare viluppo di fantasticate irrisioni e di furie compossibili. Non per nulla, gl’interessi enciclopedici dell’Ingegnere coincidono (fino al delirio di riversare tutta la Funzione nell’Espressione) coi manifesti tracciati due secoli fa dagli impeccabili fratelli Verri e da Cesare Beccaria, risoluti a insultare programmaticamente la Crusca in nome di Galileo e di Newton, cioè a sviluppare una cultura extraletteraria cosmopolita e un pensiero intellettuale «assolutamente moderno» a dispetto della grammatica arcaica dei Pedanti, trasgredendo al purismo imbecille che caldeggia l’impiego di qualsiasi grulleria del Piovano Arlotto per definire prodotti e nozioni del nostro tempo»

Vecchio e imbolsito da una vita di stravizi (il golf, la Caccia al Nusbari e la dipendenza da cassoeula), nel 1967 si ritirò con l'amato Manzoni nel suo lago privato, il lago di Gadda, che aveva comprato grazie ai proventi dei suoi scritti e dei romanzi rosa che aveva firmato con lo pseudonimo di Danielle Steel. Qui fondò Gaddaland, un parco divertimenti per ingegneri. Fedele al proprio stile, lasciò le montagne russe incompiute: solo nel giorno d'inaugurazione totalizzò più vittime del genocidio del Ruanda.
In punto di morte, Gadda ebbe un pensiero per i suoi lettori:

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«Ebbene, è giunta l'ora. Non posso più tacere: il colpevole in Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana è...»

A Carlo Emilio Gadda è stata dedicata una casa popolare a Milano, con una targa che reca la scritta:

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«Se Gadda fosse vivo di certo non vivrebbe qui.»
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