Antonio Salieri

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Antonio Salieri. Amadeus.jpg

Antonio "Picciriddu" Salieri mentre propone ai suoi allievi un'offerta che non potranno rifiutare.

Quote rosso1.png Pfui! Uno dei tanti, falliti, eterni secondi! Quote rosso2.png

~ Buzz Aldrin su Antonio Salieri

Antonio Salieri (Verona, c'era una volta... - Sacher-city, ... e vissero tutti felici e contenti) è stato il più grande compositore della categoria "loser forever" della sua epoca. È infatti noto non tanto per le sue capacità e men che mai per la sua bellezza, quanto per essere uno di quei tizi insipidi che diventano famosi perché associati a personaggi davvero famosi. Ne sono esempio Amerigo Vespucci, Kit Carson, Rubbé Casaleggio, Telespalla Bob e altri luminari storici.
Nonostante ciò Antonio Salieri è stato globalmente riconosciuto come musicista dal talento non comune, oltre che maestro spirituale di geniacci del calibro di Beethoven, Schubert, Hummel. Il vanesio Antonio non mancava mai di farlo notare nei suoi discorsi, anche quando parlava nel sonno, assumendo un atteggiamento aristocratico e sfoggiando un'espressione del tipo Ehi, dolcezza, stai forse parlando con me?Snob.jpg Beethoven, Schubert e Hummel, dal canto loro, giurarono per tutta la vita di essere stati autodidatti.

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Articolo della Settimana
dal 17 novembre 2014 al 24 novembre 2014.

[modifica] Biografia

[modifica] I primi anni

Antonio Salieri naque in provincia di Verona, cosa che lo rese di diritto un "provincialotto".
Si avvicinò che era ancora giovane alla musica grazie al suo violino, da lui usato come remo per raggiungere un isolotto in mezzo all'Adige: era infatti su quello scoglio brullo che sorgeva il conservatorio, dove una giovane promessa della melodia suonò fino ai quattordici anni, senza che nessuno gi aprisse.
Nel 1964 comunicò ai suoi genitori di voler diventare un grande compositore e loro, per tutta risposta, creparono dalle risate. Orfano dunque in età adolescenziale, nel fiore della sua carriera artistica e con due spalle da rematore da far squirtare pure la Pellegrini, Antonio si affidò al fratello Francesco, detto "il gorilla" perché riusciva a toccarsi le punte dei piedi mentre stava sull'attenti. Approdati a Venezia, Francesco e Antonio presero strade diverse: il primo venne notato dall'allenatore del Foot Ball Club Unione Venezia e ingaggiato come portiere con un contratto secolare, il secondo riprese gli studi musicali al conservatorio, dove questa volta riuscì a farsi aprire spacciandosi per il fattorino delle pizze.
Non passò molto tempo che un ancor giovane Antonio venne notato da Florian Leopold Gassmann, il maestro di cappella "dalla gaia favella" della corte austriaca.
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Antonio Salieri fu il primo a sperimentare il pianoforte elettrico.

Florian decidette di portare Antonio con sé a Vienna per insegnargli tutto lo scibile umano, tranne la ricetta delle strauben al mirtillo con panna, di cui era geloso, e gli lanciò la proposta. Probabilmente, dal momento che il giorno dopo era già al cospetto dell'imperatore d'Austria, Antonio accettò l'offerta di Florian, anche se arrivò alle porte di Vienna sotto sedativo.

[modifica] L'apice della sua carriera

Nel 1770 Antonio Salieri si esibì con il capolavoro che consacrò la sua figura artistica: Le Donne letterate è l'opera buffa, cioè eseguita interamente con peti ascellari e gargarismi, che inaugurò La Scala. Il pubblico accolse con entusiasmo quel compositore che era rimasto fino a quel momento nell'ombra e insistette tanto per il bis che Salieri fu costretto ad accontentarli. E dopo fu obbligato a concedere pure il tris, il poker, il contorno, il dolce e persino il Fernet-Branca. Alle quattro del mattino un esausto Salieri, con un principio di enfisema e le stille di sudore che gli facevano sembrare la faccia una placenta di vacca, fu costretto a chiedere un po' di riposo al pubblico. Alché un vecchietto del loggione si alzò di scatto, gli puntò il dito contro e sibilò a denti stretti:

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«E no, caro nostro! Tu continuerai a ripeterla finché non la farai giusta!»

Salieri non eguagliò mai il successo clamoroso della suo debutto come compositore professionista. Come la libidine di un uomo sulla cinquantina, iniziò un declino lento ma costante: L'Europa riconosciuta ricevette un boato d'applausi; con Der Rauchfangkehrer si conquistò un terzo posto in una gara per bambini a Casalpusterlengo; Axur, Re d'Ormus fu accolto tiepidamente; durante l'esecuzione di Il mondo alla rovescia un pomodoro marcio gli sfiorò l'orecchio sinistro, mentre con La Follia di Spagna rischiò il linciaggio.
Ritiratosi dalle scene in maniera definitiva, Antonio decise di trascorrere in completa riservatezza il resto dei suoi sessant'anni brizzolati, trovando un impiego tranquillo e sicuro nel campanile della chiesetta di paese: il batacchio.

[modifica] Verso la fine

Giunto alle pendici della vecchiaia i segni del tempo cominciarono a farsi sentire, tanto che Antonio fu costretto a usare la sua tuba in zaffiro da 18 chili come apparecchio acustico. Terrorizzato all'idea di finire come uno dei suoi allievi più sfigati, Salieri prese la draconiana decisione di autoaccecarsi, convinto che ciò avrebbe potenziato gli altri quattro sensi e in particolar modo il suo amato udito. Cominciò dunque a tracannare bidoni di alcool metilico, con qualche patata fritta per accompagnare, finché non fu talmente stordito da non sentire nemmeno più gli ultimatum del suo fegato, che alla fine fu soggetto a un'esplosione così spettacolare che i cinesi vollero conoscerne il trucco per il loro capodanno.
Al suo funerale Antonio Salieri ricevette, come ultimo saluto, un requiem in Do diesis minor sesta diminuito sopradominante allegretto ma non troppo scritto da uno dei suoi discepoli prediletti, Joseph "la bestia der Colosseo" Weigl:

« Te salutamooooo o bel frocioneeeeeee!

Con questa composizioneeeeeee!
Rimarrai sempreeeee nei nostri cuooooor!
O nostro amato......!
...
O nostro amato......!
...
[Rivolgendosi alla platea] Oh, regà! Com'è che se chiamava, coso?
[Parlottio confuso] »

[modifica] La presunta e amichevole confermata e feroce rivalità con Mozart

La storia di rivalità tra Salieri e il suo allievo Mozart viene narrata dai nostri nonni mentre si sgranocchiano sementine salate, si vuotano i bicchieri di vino novello e la neve scende oziosa ricoprendo i tetti e i comignoli.

Ichabod Crane. La leggenda della valle addormentata.jpg

Antonio Salieri ogni volta che giocava con Mozart a "chi ce l'ha più lungo".

« C'era una volta un compositore che non sapeva che viene per chiunque il momento di tirare i remi in barca.
Il suo nome era Antonio, Tonio per gli amici, Io per gli egocentrici, oh mona! per i suoi compaesani. Egli aveva un discepolo infido e ambizioso che, giorno dopo giorno, rosicchiava un pezzetto della sua poltrona del successo. Il suo nome era Wolfgang Amadeus, Lupobanda Amedeo per gli amici italiani, secchione di merda per gli amici rosiconi, cipollino per il suo babbo. Tra i due la disputa diventava sempre più aspra finché un giorno degenerò, tanto che finì che uno soffiò il pan di bocca all'altro:
- Tonio: “Ehi, Amedè! Ti dispiace se ricopro io il ruolo di insegnante di musica della principessa del Württemberg?”
- Amedè: “Umpf! Ma sì sì, va', fai quello che ti pare!”
- Tonio: “Ti sembra il modo di rispondere? Mi sembra di essermi rivolto a te con gentilezza.”
- Amedè: “Gentilezza mia nonna! Mi stai puntando una colubrina in faccia!”

Si narra che tutto naque da uno scherzo innocente di Amedè ai danni del suo maestro, quel giorno che gli piazzò un cuscino pernacchione sulla sedia della sua cattedra, causando un'imbarazzante ilarità in tutta la classe. Tonio non la prese bene e si vendicò: introdusse dello sciroppo di ipecac nel vino dell'imperatore durante il debutto di Amedè con le sue Nozze di Figaro, cosicché il primo commento del sovrano, a opera conclusa, fu uno sbrozzo dai toni accesi che centrò un violinista della seconda fila. A quel punto fu guerra dichiarata e per il povero Amedè, che era più piccolo, più ingenuo e più puro di cuore del perfido Tonio cominciò un umiliante calvario. Lui subì per anni le angherie del maestro senza rendergli mai decentemente la pariglia. Sopportava e sopportava, in fondo era un gran sopportone. Ma dopo l'ennesima burla a suo danno, quella volta che Tonio lo svegliò spalmandogli del wasabi in gola, ad Amedè cedettero i nervi ed esplose. Ci vollero quattordici ore per recuperare e sepellire tutti i pezzi. E intanto Salieri se la rideva sotto i baffi... »

Dagli eventi poc'anzi fedelmente riportati vennero fuori leggende dimenticate e miti norreni, poemi, fiabe con draghi marroni e frodi di furbastri che specularono sulla morte di Mozart, come con il boom di vendite delle sue maschere mortuarie, rigorosamente tarocche.

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