Alberto Zaccheroni

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Quote rosso1.png Il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo. Quote rosso2.png

~ Arrigo Sacchi su Zaccheroni
Zaccheroni con uomo baffuto.jpg

Zaccheroni e consorte.

Alberto Zaccheroni (Meldola, 1º aprile 1953 - Juventus, 2009/10) è un allenatore e porchettaro italiano.
Dotato di un acume tattico inferiore solo al cono d'ombra proiettato dal suo quadruplo mento, Zaccheroni è entrato nel mondo del calcio dalla porta di servizio e non è più uscito, in virtù di un modulo di gioco frizzante e spregiudicato e di un cognato psicolabile e pregiudicato: entrambi ottimi metodi per tenere buoni stampa e tifosi.

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Articolo della Settimana
dal 8 febbraio 2010 al 15 febbraio 2010.

[modifica] Carriera

[modifica] Centomila gavette di culo

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Zaccheroni a dodici anni nell'inedito ruolo di portiere. Certe cose ti segnano dentro.

Zaccheroni inizia a interessarsi al calcio in tarda età, e solo per scongiurare il pericolo di osteoporosi ipotizzato dal suo medico di famiglia. Da piccolo non ama giocare a pallone, e di certo non lo aiuta il fatto di essere una pippa colossale. Costretto dai suoi compagni a giocare in porta, Zaccheroni sviluppa un odio inveterato per la fase difensiva, tanto che negli anni a seguire farà giocare tutte le sue squadre con moduli aggressivi come il 3-4-3, il 2-5-3 o lo 0-0-10, lasciando a protezione della porta solo l'estremo difensore o al limite uno spaventapasseri.
Vive le prime esperienze da allenatore con le squadre di Cesenatico, Riccione, A.C. Mirabilandia e Baracca Lugo, dividendosi con successo tra i polverosi campetti di provincia e il litorale romagnolo, dove si diverte a raccogliere e catalogare per annata e grado di putredine le alghe marcescenti.

Zaccheroni però trova stretta la realtà del calcio semidilettantistico. E non può essere altrimenti, dato il volume della sua pancia. D'un tratto il permesso di dormire di notte negli spogliatoi o il venir pagato con gli avanzi delle cene societarie sono privilegi che non gli bastavano più. Zaccheroni ambisce a ben altro: un ingaggio milionario, un autista personale, una scatola di cartone tutta per sé.
Nel 1994 la svolta: Zaccheroni continua ad allenare da schifo, ma per le alghe è un'ottima annata.
L'anno seguente l'immane fondoschiena dello Zac si palesa in tutta la sua sfacciata rotondità: viene ingaggiato come tecnico del Cosenza, allora in Serie B. Una notevole parte di addetti ai lavori ritiene che sulla decisione di affidarsi a Zaccheroni può aver influito non poco il fatto che in quel momento i dirigenti si trovassero al ristorante e che il presidente, con la bocca piena di antipasti, stesse ordinando dei maccheroni.

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Il modulo ultraoffensivo varato dallo Zac.

A Cosenza compie quello che resta la sua più grande impresa, se si esclude quella volta che grattandosi l'ombelico ci trovò dentro una moneta da venti lire: con un ottimo gioco e una perfetta applicazione del proprio modulo tattico, trascina la squadra a una lunga serie di vittorie e a fine anno sfiora la zona promozione. Peccato che il Cosenza partisse da -79 per una storia di calcio scommesse e fosse già matematicamente retrocesso alla seconda giornata.
L'ottima stagione in Calabria, una tormentata relazione con il preparatore atletico e un debito di trecento milioni contratto con la 'ndrangheta spingono Zaccheroni a tentare fortuna in una piazza più ambiziosa: ad assicurarsi i suoi servigi è l'Udinese, che con un solo, vantaggioso, contratto risolve tutti i suoi problemi d'organico.
Nella nuova veste di allenatore, magazziniere e bagarino Zaccheroni dà il meglio di sè. La sua Udinese gioca un calcio allegro e spumeggiante, un modo carino per dire che attacca per novanta minuti e poi prende gol su rinvio a caso degli avversari.
La squadra fa della difesa a tre il suo marchio di fabbrica; tale lungimirante disposizione tattica venne sperimentata per la prima volta durante una partita contro la Juventus, quando i friulani si ritrovarono con 7 giocatori espulsi al primo minuto di gioco perché non si erano tolti la coppola e fatti il segno della croce all'arrivo di Luciano Moggi. Grazie al collaudato gioco di squadra, all'abilità del bomber Oliver Bierhoff nel far rimbalzare in rete le pallonate che lo centrano in faccia e al proprio monumentale deretano, che a forza di panini imbottiti è in continua espansione tanto da rappresentare un serio pericolo per la sopravvivenza dei giocatori in panchina, Zaccheroni porta l'Udinese a risultati inimmaginabili, come:

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Zaccheroni, qui con i colori sociali dell'Udinese, si toglie le prime soddisfazioni.

  • Il terzo posto in campionato nella stagione 1997/98.
  • Il successo nel Trofeo Birra Moretti. L'intero montepremi alcolico fu scolato dallo Zac per togliersi il gusto di peperonata dalla bocca.
  • Il Premio Squadra Simpatia dell'anno, ottenuto battendo sul filo di lana rivali agguerriti come il Dopolavoro Mobilificio Scalcagnati e il Vodafone Cervia.

[modifica] Al Milan: dove osano gli idioti

Nel 1998 passa al Milan, dove pensava di avere a che fare con un gruppo di campioni e invece si trova a dover gestire gente come:

Contro ogni pronostico Zaccheroni riesce a dare una parvenza di spirito di squadra a questa masnada di cialtroni, puntando tutto sull'innovativo modulo "Tutti su e speriamo di fare goal in qualche modo" e sulla benevola intercessione della Madonna.
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Ronaldo, allora all'Inter, diede un apporto fondamentale alla conquista dello scudetto milanista spappolandosi il tendine rotuleo in settordici punti.

Il rapporto con la dirigenza rossonera è però controverso, e Silvio Berlusconi gli è ostile da subito: il Cavaliere non gli perdona il gioco sbarazzino (come una qualsiasi squadretta proletaria, cribbio!), la scarsa attenzione data alla fase difensiva ma soprattutto il fatto di essere più alto e capelluto di lui. Anche Arrigo Sacchi, da buon aziendalista, si scaglia contro Zaccheroni, temendo a ragione che il più giovane collega possa sottrargli il primato di allenatore romagnolo dal culo più stratosferico. A marzo, quando il primo posto sembra un'utopia, il Mago di Fusignano arriva a sentenziare:
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«Se Zaccheroni vince lo scudetto giuro che limono con Galliani

Due mesi dopo, grazie a un recupero da record nelle ultime giornate e una dose di culatello sufficiente a cancellare per sempre la fame nel Terzo Mondo, il Milan vince il suo sedicesimo scudetto. Alla festa di fine anno Berlusconi si lancia in lodi sperticate a Zaccheroni, anche se poi gli chiude le dita nella portiera dell’auto, gli rovescia addosso del caffè bollente e gli nasconde il Rolex in una fetta di torta rompendogli un molare.
Suscita qualche perplessità la contemporanea assenza alla festa di Galliani e Sacchi. Un paparazzo specializzato in scandalacci giura di averli pizzicati mentre si baciavano avvinghiati su una spiaggia a Copacabana, ma le fantomatiche fotografie gli vengono sottratte e nessuno gli dà molto credito.

[modifica] Il tuffo a bomba nel dimenticatoio

Berlusconi e Zaccheroni (I'm with stupid).jpg

Fu chiaro fin da subito che tra i due non correva buon sangue.

Come la pazienza, anche il culo ha un limite. Raggiunta la circonferenza massima, il posteriore dello Zac si affloscia improvvisamente e per il suo proprietario inizia un mesto declino.
Nell'annata successiva il Milan gioca male: tutto come al solito, dunque, ma a salvare la squadra non ci sono più i tanto amati rimpalli sulle tibie, i lanci lunghi alla cazzo e gli autogol degli avversari ubriachi. Il Milan paga il debito con la fortuna con un annus horribilis: sconfitto in Supercoppa italiana dalle riserve sciancate del Parma F.C., fuori dalla corsa scudetto dopo una partenza handicap, eliminato in Champions League dopo un estenuante spareggio contro il Dopolavoro Mobilificio Scalcagnati (che assapora finalmente la giusta vendetta).
Zaccheroni diventa la barzelletta della categoria allenatori, tanto che persino Zdenek Zeman si sente libero di definirlo un perdente. A rincarare la dose è Berlusconi, che con la gioia tipica di chi infierisce con uno spillo sulla carcassa di un opossum paragona a più riprese lo Zac a un tessitore che ha della buona tela ma non la sa tessere, a un cuoco che ha dei buoni ingredienti ma non li sa cucinare e a un Presidente del Consiglio dei Ministri che ha delle belle escort ma non ne sa approfittare. Nel 2001, essendo a corto di similitudini obbrobriose, lo esonera in diretta da Sofia con un celebre editto:

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«Dico che Zaccheroni ha fatto della difesa del Milan, pagata dai soldi di tutti, un uso criminoso e io credo che sia un preciso dovere da parte della dirigenza di non permettere più che ciò avvenga!»

Zaccheroni tenta allora l'avventura alla Lazio, dove entra subito nelle grazie dei tifosi romanisti grazie a un magico derby perso 5-1, di cui si ricordano un pallonetto di Francesco Totti da metacampo e un gol di tacco di Jonathan Zebina dalla tribuna. A fine stagione il presidente Cragnotti lo liquida con un: "Le faremo sapere", un biglietto di sola andata per Cesenatico e una pacca sulla spalla che è più che altro una scusa per attaccargli alla schiena un biglietto con scritto "IO PUZZO".
Raggiunto il giusto livello di disperazione, sfiducia e aura negativa, il tecnico è pronto per allenare l'Inter. Nell'ambiente nerazzurro non si sente mai a proprio agio: non sopporta il fatto di dover vedere la faccia di Alvaro Recoba tutte le mattine appena dopo la colazione, e inoltre trova irritanti alcuni dettagli apparentemente insignificanti, tipo:

  • Il fatto che i giornalisti al suo passaggio si diano l'un l'altro gomitate e lo indichino sghignazzando.
  • Il fatto che chi si rivolge a lui chiamandolo allenatore lo faccia mimando con le dita le virgolette.
  • Il fatto che nel suo posto auto ci sia scritto: Riservato a Roberto Mancini.
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    Neppure l'acquisto di campioni conclamati risollevò le sorti dello Zac.

Un giorno, mentre raccoglie alghe marcescenti a Milano Marittima, gli viene il dubbio di essere stato assunto solo per scaldare la panchina in attesa della firma di Roberto Mancini. Preso dallo sconforto, chiede lumi a Massimo Moratti, che fuga le sue sciocche paranoie:

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«Ma no, come può pensare che io voglia esonerarla a fine stagione? Io voglio esonerarla adesso! Non si preoccupi per gli oggetti personali nel suo armadietto, ho già buttato tutto nella spazzatura!»

Nel 2006, dopo un anno sabbatico passato a guardare Controcampo in mutandoni e canottiera e a mangiare wurstel scongelati direttamente nel lavandino, Zaccheroni tenta di tornare a rendersi ridicolo sui campi di Serie A. Accetta l'offerta del presidente del Torino F.C. Urbano Cairo, che non aveva più nessuno da mettere alla guida della squadra dopo aver esonerato, nell'ordine, Gianni De Biasi, la moglie di De Biasi, Vittorio Pozzo, se stesso, di nuovo De Biasi e infine Franky il triceratopo anoressico volante.
Nonostante la dieta ricca di lipidi e lo scarso moto, il culo di Zaccheroni non riesce a riacquistare lo smalto di un tempo, e il tecnico romagnolo viene esonerato per l'ennesima volta dopo sconfitte imbarazzanti contro Empoli, Palermo e Orbetello United. A differenza dei predecessori Urbano Cairo non fa nemmeno la fatica di cercare una motivazione plausibile, e liquida Zaccheroni con un:

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«Il mio oroscopo dice che oggi devo licenziare il mio dipendente col tasso di colesterolo più alto. In realtà toccherebbe alla cuoca della mensa, ma quella fa dei polpettoni da favola!»

[modifica] Al peggio non c'è mai fine: la Juventus...

Quote rosso1.png Ma come traghettatore invece che Zaccheroni non era meglio Caronte? Quote rosso2.png

~ Tifoso juventino medio sulle strategie di mercato della Juve
Zaccheroni scende gradinate.jpg

La discesa all'inferno fu costante e implacabile.

Nel gennaio 2010 il cadavere di Ciro Ferrara inizia a puzzare e la dirigenza della Juventus si vede costretta a rimpiazzarlo con un tecnico altrettanto scaltro ed esperto, uno che accetti come pagamento una Fiat Tempra fuori produzione, che si esponga sorridendo al pubblico ludibrio e che al momento del bisogno possa essere gettato in pasto ai tifosi inferociti come capro espiatorio.
Chi scegliere? Dopo scrupolosi sondaggi di mercato e affannose ricerche su Ebay alla voce Allenatori usati la scelta ricade su Zaccheroni. Jean Claude Blanc ne rimane affascinato dopo averlo visto in un talk show in onda su un'emittente televisiva romagnola, dove nel tentativo di prendere la parola per ricordare ai presenti che lui una volta allenava in Serie A risveglia l'ira funesta di un'anziana signora del pubblico, che dapprima lo zittisce e poi lo percuote con un ombrello.
Zaccheroni appare entusiasta della nuova avventura, e si presenta a Vinovo spavaldo, ringalluzzito e perfino dimagrito di un etto. Il suo proclama iniziale infonde coraggio e speranza nei cuori bianconeri:

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«Guarirò Buffon dalla sua ernia, ridarò l'uso delle gambe a Cannavaro e perché no, insegnerò ad Amauri a fare 25 gol in campionato!»

In realtà Zaccheroni raccoglie meno punti di Ferrara, la Juve non si qualifica per la Champions League, Buffon convive ancora con l'ernia tanto da aver abbandonato la Seredova pur di stare con lei, Cannavaro muore sul campo in un drammatico Fulham - Juventus (venendo peraltro comunque convocato per i Mondiali 2010 in Sudafrica) e Amauri come al solito non segna neppure nella pubblicità della Costa crociere. L'esperienza bianconera si rivela così disastrosa che i tifosi per un attimo temono che Blanc decida di riconfermare il tecnico a stipendio raddoppiato: in realtà i due neuroni del presidente fanno accidentalmente contatto e Zaccheroni viene licenziato con ignominia, stabilendo quello che il Guinness dei Primati riconosce come il nuovo record di siluramenti a fine stagione.

[modifica] ... e la nazionale degli otaku

Nell'estate 2010 gli scaltri dirigenti nipponici fiutano l'affare e ingaggiano come c.t. della nazionale di calcio del Giappone il pingue allenatore, che percepirà uno stipendio di 6 yen e una cassa di numeri invenduti di Mermaid Melody. Nel corso della prima conferenza stampa, dopo un inchino ufficiale e la conseguente craniata contro lo spigolo del tavolo (15 punti di sutura, ndr), Alberto Zaccheroni fa sfoggio di un giapponese stentato ma comunque migliore del suo italiano, e si dice sicuro di vincere la prossima Coppa d'Asia e forse anche i Mondiali grazie a giocatori come i "funambolici gemelli Derrick" e il "portentoso Mark Lenders". Lo Zac si permette persino una frecciatina nei confronti dei suoi predecessori, non mancando di sottolineare gli scarsi risultati ottenuti da questi ultimi nonostante potessero contare su un organico di eccelsa qualità.
Scoppia poi in lacrime non appena il suo vice gli comunica che i personaggi di Holly e Benji non sono giocatori reali.


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