Accisa

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L'accisa che uccise...

L'accisa è una tassa aggiuntiva sui beni di consumo come le sigarette e i superalcolici. Questa tassa extra è utilizzata dallo stato italiano per fottere i soldi dissuadere dall'uso di queste sostanze (ad esempio la benzina).
Lo stato infatti si comporta come un padre premuroso che crede che i suoi figli, i cittadini, siano troppo idioti per scegliere liberamente di bere un bella bottiglia di Martini o di fumarsi una bella sigaretta.
L'accisa è applicata anche sui carburanti e corrisponde a più della metà del prezzo di un litro di combustibile. Quando la benzina aumenta si può dare sempre la colpa al prezzo del petrolio, della guerra in Iraq o in Afghanistan, però più della metà del prezzo per un litro di benzina se lo fotte lo incamera stato che allegramente poi lo spreca lo utilizza per il bene della collettività.
Questo rende ovviamente felici tutti gli automobilisti che ad ogni pieno mandano avanti la baracca.
Se l'utilizzo dell'accisa su alcool e sigarette (75,5% del prezzo di un pacchetto di bionde tra IVA e accise se lo intasca lo Stato) ha la scusa (mediocre) di essere un deterrente contro l'uso di queste sostanze, gli scienziati ancora si chiedono che senso abbia sovratassare la benzina o il diesel dato che spesso non vi sono alternative al loro impiego.
Fate un camion che va a gas invece che a diesel se ci riuscite...

[modifica] Origini del nome

Il termine accisa venne introdotto da Pinco Pallino quando l'impero Austro-Ungarico introdusse la tassa sul tabacco nei territori del nord Italia. La leggenda vuole che un contadino meridionale trovandosi nel Comacchio a comprare un sigaro, si stupì del prezzo che la tabaccaia esigeva e disse "Puozz esse accisa!" che tradotto vuol dire "Dovrebbero ucciderti!". La parola "Accisa" fu simpaticamente associata alla tassa sui tabacchi lavorati.

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